Solitudine e Silenzio

di Adriana Longarzo - Arti figurative, letteratura, musica da sempre si sono impadroniti del concetto di solitudine dando vita ad un sentimento inafferrabile profondamente radicato nell’immaginario culturale.

Basti pensare ai momenti di solitudine delle composizioni di Dante, Petrarca, agli eroi di Shakespeare, condannati alla solitudine di essere re, l’inappagabile ricerca del tempo perduto di Proust o la musica struggente di Debussy!

La solitudine, però, appare come un’esperienza talmente drammatica che la gente fa di tutto per evitarla. Superata la visione riduttiva, negativa e pessimistica, essa si rivela addirittura una componente indispensabile per una crescita armonica ed equilibrata e subentra la consapevolezza che la solitudine non è da considerarsi solo fonte di sofferenza,   ma una  componente importante della personalità umana durante tutto il corso dell’esistenza. L’uomo giunge all’attuazione di sé sia rivolgendosi al mondo sia ripiegandosi su se stesso perché è dotato di due componenti fondamentali:la socialità e l’individualità; con il termine “solitudine”non si intende soltanto un sentimento passeggero, uno stato d’animo momentaneo destinato a scomparire magari senza lasciare tracce e neppure una condizione di isolamento fisico. Si tratta di uno stato esistenziale che richiama l’aspetto metafisico dell’uomo e quello ontico e ontologico del suo stesso esistere; si tratta, dunque, di un’esperienza profondamente intima ed interiore. Nel pensiero di Kierkegaard il rapporto dell’uomo con se stesso è descritto come un’esperienza connotata dall’angoscia che assume anche una funzione formativa nel senso che egli  si rende conto di essere imperfetto, scopre le proprie illusioni, l’impossibilità di soluzioni totali e soddisfacenti e può aprirsi alla fede nonché a prendere coscienza della sua ricchezza interiore. Ciò che accade all’uomo quando è solo è altrettanto importante quanto ciò che gli accade quando interagisce con gli altri, è un’occasione di intimità, di sperimentazione e di autovalutazione,”un bene da ricercare, quale sublimazione dell’anima individuale” (Baldi). Infatti, la solitudine è una preziosa compagna che permette a ciascuno di scoprire la propria originalità che consentirà, poi, di collocarsi insieme agli altri a livelli più alti di comunicazione piena ed autentica. Lo Zimmermann afferma che quella condizione aggiunge vigore al carattere, che in esso impariamo a conoscerci perché “le facoltà dell’anima si rendono sommamente estese e vivaci, acute e sensibili”.

E’ il bisogno della condizione di silenzio interiore che, soprattutto nella vita attuale, si fa pressante per dedicarsi ad un mondo non tangibile, quello dei valori e per creare la possibilità di ascoltare la propria intimità, atteggiamento che produce effetti mirabili sulla personalità: si diventa più obiettivi nel valutare le situazioni, si acquisisce la capacità di decidere autonomamente , liberandosi dal peso dei condizionamenti ambientali e sociali. Pochi sono disposti ad immergersi completamente in loro stessi al punto da decidere di mutare la sostanza della loro vita in un silenzio vigile e continuo; coloro che  riescono a fare questa scelta radicale si rendono conto che il raggiungimento del vero silenzio intimo dipende da una continua ricerca. L’intera esistenza diviene, allora, un’incessante ricerca del silenzio, ritenuto l’unica via per attuare pienamente la propria “vocazione”, una vocazione davvero speciale!

Il IV Vangelo comincia così:”In principio era il Logos”, ma per gli gnostici “In principio era il silenzio” e l’insegnamento rivolto agli iniziati è:ascolta, raccogli, analizza, assimila, diventa e solo allora parla. L’insegnamento profano è nozionistico, infatti all’allievo si richiede intelligenza conforme all’apprendimento ed una buona memoria, mentre quello iniziatico è diretto al cuore e non al cervello, non alla mente ma alla nòesis, all’Intelletto e deve risvegliare la consapevolezza della coscienza; per l’iniziato è fondamentale saper vivere nel e del Silenzio perché è quello un momento creativo per la trasformazione e la strada per edificare il tempio interiore. Importante per la crescita dell’ iniziato è il controllo della parola che serve a dirigere correttamente il pensiero; la parola ha in sé potenza, quindi il suo uso deve tenere conto di ciò sia da parte di chi parla sia da parte di chi ascolta ed essere capaci di costruire il proprio silenzio interiore significa essere in grado di far posto alle parole altrui per poter condividere la Verità intesa come capacità di riconoscere come vero ciò che un altro sta dicendo.

Il silenzio, per gli alchimisti, è il principio di ogni pratica esoterica,difficile da comprendere, perché si richiede di fare il nulla dentro di sé per far maturare qualcosa in seguito, quella “nigredo” che elimina le scorie per far sorgere la materia pura. E’ una esperienza implosiva che dall’esterno procede verso i livelli più profondi dell’anima e “…Quando noi abbiamo conosciuto e incontrato realmente  il mondo del Silenzio le parole non separano noi dal mondo….perché non crediamo più che l’intera realtà sia contenuta nel linguaggio”(Thomas Merton).

Attraverso il Silenzio fisico bisogna raggiungere il Silenzio dell’anima, è necessario imporre il controllo della ragione e della volontà all’incalzare degli  istinti e delle passioni che è la vera base della virtù della temperanza, che è la capacità di trasporre le passioni in Silenzio interiore, è la preparazione ad un processo di elevazione che procede per gradi, lungo una via verticale, che la Tradizione  rappresenta mediante una scala.

Ricordiamo che la parola Tempio deriva dal greco “temno”(tagliare) da cui “temenos”(recinto sacro) e che essendo metafora del tempio interiore dell’uomo, ci riferiamo al Silenzio quale processo funzionale alla difesa dei limiti sacri di un luogo sia fisico che esistenziale. Nel “linguaggio esoterico” la parola rappresenta la corteccia più esterna al significato profondo che il linguaggio stesso vuole tutelare,linguaggio per iniziati e, per estensione, linguaggio del Silenzio che spesso estraniano l’uomo dal resto del mondo perché solo il Silenzio può consentirci di ascoltare la sottile voce dell’Essenza, preziosa come l’immagine che Hazrat Inayat Khan ci offre: “Conchiglia,da dove viene il tuo prezioso contenuto? Dal Silenzio; per anni e anni le mie labbra sono rimaste chiuse”.

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