La Materia Prima

di Stanislao Scognamiglio - Il compito finale dell’alchimista consiste nel trovare la Pietra Filosofale, cioè trasformare il Mercurio volatile in Mercurio fisso, che poi trattato dovrebbe liberare il principio Solfureo.

Si deve cioè, trasformare tutto ciò che è causa in causato e viceversa. Così solo, l’operatore potrà prendere possesso delle virtù della materia, della natura, e di trasformarle a suo piacimento.

Ma prima è necessario capire da cosa o da dove si parte. Da quale principio fisico o metafisico bisogna muovere, applicare le leggi alchemiche, per dare luogo alle trasmutazioni necessarie per compiere la Grande Opera.

Mi sono chiesto e continuo a chiedermi, anche se già sono anni che opero nell’ambito dell’alchimia grossomodo teoricamente, ma allenando mente, corpo e anima in maniera pratica e sperimentale sul processo alchemico, cosa sia la Materia Prima, cioè la forza, l’ente o sostanza sulla quale agire per prima. E in questa ricerca sono aiutato dai grandi maestri del passato, che danno chiare indicazioni a chi sa leggere tra le righe e conosce le connessioni che esistono tra microcosmo e macrocosmo, da un lato, simbologia e inconscio dall’altro, ove, ribadisco[1], queste suddivisioni servono solo per facilitare il discorso dal punto di vista concettuale, dato che nella realtà, siamo un tutt’uno, un'unica realtà che comprende in egual misura tutte queste variabili.

Si osservi, che per comprendere soltanto la natura della Materia Prima, gli autori della Tradizione, hanno speso il grosso delle energie cognitive, in quanto si tratta della “radice” fondamentale di tutte le cose create.

Quasi tutti gli scrittori di alchimia ce la indicano come essenza presente in tutte le cose, e dicono che ha proprietà straordinarie, come se il punto di partenza e quello di arrivo della ricerca coincidessero, cioè come se la Pietra ricavata dalla Materia Prima non sia che il risultato di trasmutazioni successive consistenti in un affinamento evolutivo della prima, un adattarsi delle proprietà soprannaturali innate della Sostanza primigenia, alle esigenze e strutture umane dell’alchimista. Come un passaggio dal mondo delle idee a quello della realtà concreta, come la materializzazione della divinità attraverso il mezzo Yehoshua.

Alcuni autori, lasciano intendere che la Materia Prima sia un vegetale, ma il grande alchimista Basilio Valentino, ci spiega[2] con magnanimità, come, pur producendo una sorta di vegetazione, non bisogna cercare tra le piante. Ed esclude il mondo animale ed umano… eppure qualcuno la descrive come una sostanza presente dappertutto, addirittura ci viene suggerito che con essa i bambini ci giocano ogni giorno…

Tutte le risposte sono esatte, e tutte, come sovente accade in alchimia, possono essere sbagliate, perché il linguaggio alchemico, come già accennato, tende a sviare l’attenzione di chi studia, anche per effettuare una scrematura di allievi che faccia risultare solo pochi allievi degni.

Per individuare la sua natura, si può partire dal termine “vegeta” usato alludendo a lei da alcuni esperti dell’Arte Regia. Qui si intende la capacità di questa sostanza di provocare, dopo la sua origine,  successivi impulsi trasmutatori se vogliamo usare un termine alchemico, o di interazione biochimica se parliamo con linguaggio della scienza ufficiale. Questi fenomeni partono dalla nascita(riferendoci a organismi viventi) o dalla creazione (parlando di cose inanimate) e continuano con l’accrescimento o il deterioramento, l’acquisizione di caratteristiche elettromagnetiche diverse, ovvero la definizione delle caratteristiche peculiari impresse nella struttura subatomica. E addirittura procede attraverso la malattia e la morte fino ad avviare nuovi procedimenti trasmutativi.

Si capisce allora che stiamo trattando di una energia, una forma energetica molto sottile, infinitamente piccola, una forza che tiene unite le strutture ultime del cosmo, perfino delle manifestazioni più evolute di energia che vengono definite a volte con nomi di divinità, enti sovraordinanti, Eoni. Sì, anche le forme di energia superiore, infinitamente superiore all’uomo risentono dell’influenza della Materia Prima, che nel loro caso, viene controllata  e diretta secondo la loro volontà. Questa sostanza che altro non è che la forza vivificatrice del Tutto, risiede per questo in ogni ordine di elemento chimico e in tutte le creature. Secondo gli ermetisti, proviene giustamente dai recessi più reconditi del cosmo e attraverso la volontà e l’azione trasmutatoria del ricercatore che riesce a trovare la Pietra, riesce ad ottenergli il controllo totale sulla materia tale da renderlo capace di controllare l’accrescimento delle sue cellule a piacimento, di guarire dalle malattie e di procurarsi oltre all’oro dei filosofi, il metallo solare che gli servirà per poter provvedere a sé stesso, senza che la schiavitù dell’accaparramento di beni materiali condizioni fino a bloccarlo il suo lavoro di alchimista.

Comprendere come impadronirsi della Materia Prima per potervi applicare le trasmutazioni necessarie, significa assimilare una consapevolezza nuova che considera innanzitutto ogni singola cellula come maglia di una catena interconnessa, in larghezza, lunghezza, altezza, profondità con quella a lei vicina, sopra, sotto di lato e poi con l’insieme di cellule e i campi magnetici che le caratterizzano collegate intimamente a tutto il creato. Questo è l’ordine delle cose, un ordine che tiene conto di una legge che regola l’universo: l’attrazione o desiderio.

Le cose e le azioni degli uomini procedono solo secondo un processo di causa effetto automatico che funziona su base di stimoli che provocano azioni o reazioni uguali e contrarie, su base dell’attirarsi degli atomi di segno opposto e del respingersi di quelli di segno uguale. Non c’è niente, nemmeno la divinità che lo facesse senza spezzare questa legge, che può infrangere questa regola che tiene insieme la struttura del Mondo. Ma nella legge è inscritta anche la possibilità di infrangerla, nel senso che è una legge che prevede la possibilità di cambiarla ma perché è la legge stessa che lo vuole. Da un lato, una forza stabilisce l’equilibrio immutabile, dall’altro, per specchio inverso, si crea il caos che rigenera il ciclo delle energie e le riequilibra, quando, per effetto della legge del ritmo[3], la spinta verso l’ordine tendesse a sbilanciarsi.

Quando l’alchimista cerca di raggiungere il compimento della Grande Opera, non fa altro che un tentativo di ristabilire un principio di equità tra materia e spirito, per rettificare uno spostamento troppo a favore della sua natura materiale di uomo. Egli tenta di reintegrarsi con quell’Uno iniziale che l’ha generato, e acquisendo le grazie della Pietra vi riesce perché entra a pieno titolo a far parte della Legge o Materia Prima.

Ci sono delle finestre spazio- temporali, delle soglie tra i due mondi, che consentono di modificare la Materia Prima, di percepirla attraverso operazioni che mettono in gioco la radice stessa dell’umanità. E così a causa della profonda connessione che esiste tra i due cosmi, quello umano, e quello superiore, stimolando fonti energetiche del corpo che sono intimamente legate con la legge fondata sull’attrazione tra i corpi, per cui un elettrone gira solo secondo un senso, a meno che non intervenga una forza esterna, e per cui un grave invariabilmente cade al suolo, si può tentare di spezzare la forza del desiderio e di creare due forze autonome l’una dall’altra, si può cioè togliere le ali a Mercurio e imbrigliare la sua energia emotiva e creativa entro i dettami della volontà, in maniera da andare a influenzare quella Materia Prima che definisce le peculiarità radicali delle cose, ciò che in alchimia vengono definite “radici”.

Cosa sono i  bisogni primari dell’uomo se non il dettato della Materia Prima che lo obbliga a cibarsi dormire e riprodursi per portare a termine il suo fine ultimo, cioè perpetuare l’accrescimento “vegetale” della sua natura? Essa deve salvare se stessa, salvando sé stessa salva la Legge che tiene in vita l’Universo intero, allo stesso modo, l’uomo deve salvare sé stesso quando si ciba, dorme e si riproduce rispondendo all’istinto che gli viene a sua volta dalla Materia Prima. L’istinto non è altro che la conservazione, il guardiano più irremovibile dello stato perfetto delle cose, il Saturno-principio conservatore che agisce sugli impulsi elettromagnetici primordiali della mente.

Sappiamo, per esempio, che grattarsi a causa del prurito è un meccanismo di difesa attuato da un cervello primitivo che risiede nella spina dorsale, il quale ritiene(ma ritenere è un verbo eccessivo) che il dolore dell’azione della mano che gratta distragga fino al cessare naturale del fastidio, o che comunque il dolore sia più sopportabile del fastidio. Ecco perché la mano, al momento del prurito, si muove automaticamente verso la fonte del fastidio senza che il cervello abbia il tempo di impedirlo. Alla stessa maniera si mangia quando si ha fame, si dorme quando si ha sonno e si fa sesso quando alcuni impulsi visivi, emozionali, e biochimici ce lo richiedono in pochissime frazioni di secondo. E niente, in apparenza potrà impedirlo.

Ma se agiamo sull’origine del desiderio, funzioniamo come interruttori in un circuito elettrico e solo azionando il contatto tra i due fili elettrici(all’origine uno) riusciamo a far partire il meccanismo. Cioè la Materia Prima non ha continuato imperterrita a crescere e a vegetare nella natura intrinseca dell’operatore ma è diventata variabile dipendente perché l’operatore è diventato parte attiva del processo, ha interrotto e spezzato la catena delle interazioni regolate dall’attrazione, dagli stimoli. E la mente del ricercatore ermetico è diventata lo stimolo. Non è più un sistema esterno che interferisce su un meccanismo interno, ma tutto il procedimento formativo del pensiero che conduce all’azione è generata dal nulla, ex novo, non è frutto di una concatenazione di eventi partita probabilmente nel momento della nascita. Si è in grado di suscitare il pensiero, le emozioni, le creazioni e le trasmutazioni partendo solo e soltanto dalla volontà, così tutto si muoverà e procederà nell’armonia di spirito e materia, senza che l’uno non prevalga sull’altro, l’ottenimento del rebis filosofico, l’essere mitologico che possiede la tintura rossa o polvere di proiezione capace di mutare i metalli vili in oro.

 

 



[1] Cfr. lavori precedenti, sia cartacei sia sul sito.

[2] Cfr. Basilio Valentino “Le dodici chiavi della filosofia” stampato in Italia per Edizioni Mediterranee.

[3] Cfr. “Kibalion”

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