Il Tuffatore

di Perceval - Nei giorni caldi d’estate, come questi, chi può scappa al mare e nei litorali ameni del nostro Paese è facile essere attratti dall’invitante scintillio delle acque marine che promettono sicuro refrigerio dalle torride giornate.

Così, molto spesso, ci è capitato di passeggiare in tenuta balneare lungo i bordi di una scogliera combattuti tra la prospettiva di godere dei benefici raggi del sole in riva al mare e quella di un tuffo rinvigorente tra le fresche onde. Molto spesso ci si trova così in bilico su uno scoglio indecisi ma sospinti da un sottile spirito di avventura inconsapevoli di stare per compiere un gesto dall’elevato significato simbolico. Il volo verso il mare può ben essere paragonato, infatti, al tuffo nella vita.

Una volta vinte le resistenze che ancora lo trattenevano al sicuro e alla calda luce del sole, il bagnante si trova, infatti, attratto irresistibilmente verso l’ignoto spinto dalla promessa di ricevere dal tuffo un indubbio beneficio. La precipitazione nel mondo materiale delle forze che compongono l’individuo avviene pertanto in modo comparabile all’immersione nel mondo liquido del bagnante che, come l’Uomo precipitato, è allettato dall’azione rinvigorente dovuta al rapido cambio di ambiente e si predispone a una fase di attività intensa che dovrà ricondurlo –dopo il tuffo- alla superfice.

In effetti, complice la forza di gravità, l’impatto con l’acqua produce nel tuffatore un considerevole shock –ancorché benefico- che coinvolge tutto l’organismo e sconvolge l’apparato sensoriale nel suo insieme costringendolo ad un processo di adattamento che può ricordare anche, in parallelo, quello del bambino nei primi anni di vita.

L’udito e la vista, ad esempio, investiti dall’acqua e dalle bolle d’aria perdono per alcuni instanti alcuna funzionalità e tutti i sensi faticano ad adattarsi al repentino cambio d’ambiente. Proprio come l’Uomo caduto nel pesante mondo della materialità, dello spazio di una frazione di secondo il tuffatore è costretto a dimenticare le coordinate sensoriali ed anche quelle motorie del mondo da cui proviene. Egli, infatti, da quel momento deve imparare a fare i conti con una realtà acquatica molto più densa, che ne limita i movimenti, molto diversa dallo spazio dominato dall’aria fine e sottile dal quale si è tuffato.

Così, una volta immersi nel nuovo ambiente si scopre che i sensi forniscono delle informazioni diverse e addirittura distorte rispetto a prima proprio a causa della maggiore densità dell’acqua. L’udito riceve i rumori in modo attutito e distorto ma forse l’effetto che più di altri ben rappresenta il parallelo tra il tuffo e la vita è quello che si ha sulla vista: come l’Uomo precipitato è inizialmente incapace di vedere molto al di là del suo naso, preso dagli interessi quotidiani della vita materiale, l’immersione nell’acqua più densa rispetto all’aria rende il tuffatore fortemente miope.

Come la discesa nel mondo della manifestazione anche il tuffo in sostanza è un’esperienza, un esercizio, una prova che deve concludersi con un ritorno, faticoso ma con tutti i benefici del caso, alla dimensione originaria. Una volta dunque esauritasi la forza della spinta con cui il tuffatore è caduto dall’alto e si è immerso a fondo nell’acqua ha inizio il processo di risalita seguendo spontaneamente la via indicata dai “raggi del pianeta che mena dritto altrui per ogni calle” mentre i movimenti del corpo si fanno sempre più coordinati. E anche in questo caso il tuffatore, come l’Uomo, deve fare i conti con drastico un mutamento della dimensione temporale che è intervenuta dal momento delle rispettive “cadute”. Il tempo diventa limitato e definito. Per il tuffatore esso è dato dalla quantità di aria incamerata prima del tuffo, per l’uomo dalla propria energia vitale.

In questo modo, la riemersione in superficie da parte del tuffatore, la rottura del velo che separa l’acqua dall’aria, rappresenta il coronamento dei suoi sforzi e il momento in cui la testa riacquisisce le sue capacità sensoriali e rendere ancora più piacevole l’immersione potendone anche prolungare la durata: corrispettivo del momento fondamentale dell’opera iniziatica nel momento in cui la cui mente dell’Uomo raggiunge la capacità di sforare il velo delle necessità contingenti e elevarsi al piano più sottile e fine della riflessione spirituale.

Joomla templates by a4joomla