Gurdjieff e il suo insegnamento 4^ ed ultima parte

di Mario de Maria -  Gurdjieff ha trasmesso un insegnamento spirituale finalizzato al risveglio interiore. Il suo insegnamento espresso in un linguaggio adatto al mondo moderno,

integra elementi dell’antica sapienza, della psicologia e della religione. Gurdjieff non è un maestro religioso in termini tradizionali, egli non cerca di inculcare credenze nei suoi discepoli, ma insegna, piuttosto, una pratica analoga a quella della tradizione esoterica o alchimia occidentale.

Georges Ivanovič Gurdjieff nasce nella città di Alexandropol, in quella che ai giorni nostri è l’Armenia. Trascorre la sua infanzia nel Caucaso, una regione in cui convivono diverse culture, lingue, religioni e in cui l’oriente e l’occidente si incontrano con i modi di vivere al tempo stesso tradizionali e moderni. Suo padre, un esponente della recitazione narrativa tradizionale di quei luoghi, influenza in modo significativo il giovane Gurdjieff trasmettendogli la sua capacità di esposizione orale. In essa, Gurdjieff sente che si tramanda una saggezza antica e sconosciuta al mondo moderno. Gurdjieff racconta come da ragazzo desiderasse scoprire in significato della vita umana ed il ruolo dell’uomo nell’universo. La forza di attrazione di queste domande, lo spinge ad esplorare diverse fonti, ma in ognuna trova contraddizioni anche presso studiosi riconosciuti. Alla ricerca di una conoscenza non-contraddittoria, si dedica alla lettura di numerosi testi scientifici e religiosi e segue un corso di studi sia in medicina sia in teologia ortodossa. Ancora giovane, Gurdjieff si convince che né la religione convenzionale né la conoscenza scientifica, affrontano adeguatamente i problemi che gli si presentano di fronte. Ritenendo che la soluzione dei suoi interrogativi si sarebbe potuta trovare presso le antiche tradizioni il Medio Oriente e dell’Asia, decide di accantonare lo studio accademico e di mettersi a cercare le vestigia di queste Tradizioni.

Nel suo racconto “Incontro con uomini straordinari”, descrive i suoi viaggi nel Medio Oriente, il Tibet, l’Asia centrale: viaggiando impara nuove lingue ed esamina documenti e monumenti antichi, studia con maestri spirituali e visita centri religiosi e monasteri isolati. Le sua creazioni successive che comprendono esposizioni delle sue idee in forma di saggi, musica, danza ed esercizi psicologici indicano una varietà di fonti alle quali egli sembra aver attinto, ma che non rivela. Tuttavia nei suoi scritti egli menziona non soltanto l’influenza delle grandi religioni, Cristianesimo Ebraismo, Induismo, Zoroastrismo, ma anche gli insegnamenti dell’Antica Grecia, di Babilonia, dell’Egitto e della mitica Atlantide. Dopo aver elaborato un insegnamento coerente sulla base delle sue scoperte, egli si muove verso l’Occidente e forma gruppi di discepoli. Gurdjieff modificava costantemente le condizioni dei gruppi e degli esercizi, per evitare che le esperienze dei discepoli divenissero abitudinarie. Secondo la sua testimonianza, il suo modo di insegnare era molto esigente ma nondimeno attraente. Egli creava opposte situazioni difficili da un punto di vista sia sociale che psicologico, il che spingeva i discepoli a compiere un esame sincero della loro vita interiore o ad andarsene. Gurdjieff mise spesso in grado o obbligò i suoi discepoli, perfino quelli più fedeli a compiere il passo che raramente essi desideravano compiere: la separazione dal loro maestro. Queste rotture con i suoi discepoli fanno parte del metodo di un maestro spirituale che ha più a cuore la crescita della coscienza dei suoi discepoli che la crescita della sua organizzazione. Per un discepolo che aveva sviluppato la capacità di crescere in modo indipendente, la sottomissione ad una forte personalità poteva significare la fine di una ricerca individuale.

Secondo l’insegnamento d Gurdieff, l’Umanità si trova ad essere separata dall’Assoluto, che è la Coscienza Suprema, attraverso numerosi livelli di leggi meccaniche, che costituiscono una specie di prigione. Gli uomini hanno la possibilità di liberarsi da queste leggi, attraverso sforzi prolungati e costanti. Il suo insistere sulla necessità di realizzare la vera natura dell’uomo presenta affinità con gli insegnamenti orientali sulla autorealizzazione, che vertono sulla potenzialità latente nell’uomo di raggiungere livelli superiori dell’essere, fino ad arrivare alla perfezione.

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La sua spiegazione delle idee metafisiche attraverso la scienza, la matematica, la musica, riflette la razionalità del pensiero occidentale.

Secondo Gurdjieff ogni persona è composta da due parti. La prima, particolarmente apprezzata in occidente, è la personalità, che si forma sulla base delle influenze esterne, come l’educazione, la cultura, le condizioni materiali. La seconda detta essenza, è invece innata. Essa non dipende dalle circostanze esterne ed è la vera natura di ogni persona. Nella condizione umana, soprattutto quando il peso della cultura allontana l’uomo dalla natura, la personalità cresce, mentre l’essenza rimane sottosviluppata. Finchè l’essenza non è riscoperta e coltivata insieme alla personalità, gli esseri umani non possono dirsi completi e la vita non è reale.

Gurdjieff afferma che nell’uomo sono presenti tre centri, o cervelli, che corrispondono rispettivamente al corpo, alle emozioni ed alla mente e sottolinea la necessità di svilupparli simultaneamente ed armonicamente per ottenere una vita più cosciente. L’uomo comune vive adoperando in modo predominante uno di questi centri, senza prestare molta attenzione agli altri due. Guerdjieff distingue  nell’uomo quattro stati o livelli di coscienza,  anche se solitamente le persone vivono solo in due di essi. Il primo stato è il sonno, la condizione abituale di passività, nella quale la persona passa circa un terzo della sua vita. Il secondo stato, chiamato abitualmente stato  di veglia o coscienza ordinaria, è la condizione nella quale si svolge il resto della sua vita, ma, a ben vedere, non comporta nè chiarezza di pensiero,  nè ragione oggettiva. Piuttosto, lo stato di veglia è un mondo personale e soggettivo, nel quale la persona non può vedere il mondo reale in modo oggettivo, senza l’interferenza di desideri e fantasie. Tale stato di sonno vigile sfrutta la routine , gli istinti, le abitudini e le situazioni immaginarie. Queste azioni e pensieri ripetitive, occasionalmente interrotte da momenti di attenzione, sono in realtà nient’altro che i sogni di una persona addormentata, che non sta vivendo, ma per la quale la vita accade. La vita di una persona diventa sempre più meccanica. Il sonno vigile impedisce ad una persona di sviluppare il senso di responsabiltià. Il terzo stato di coscienza e l’autoconoscenza  ed è caratterizzato dalla capacità di essere consci della propria condizione effettiva. Questo stato è difficile da raggiungere perchè la maggior parte delle persone pensano di averlo già raggiunto, insieme ad un Io immutabile, alla individualità ed alla vera volontà. Ovviamente una persona non farà molti sforzi per ottenere qualcosa che ritiene di possedere già. Solo nel quarto stato, la coscienza oggettiva, una persona può vedere le cose per come sono. Le religioni si riferiscono a questo ultimo stato di coscienza, come al risveglio e all’illuminazione.  Il quarto stato è possibile solo come risultato di una crescita interiore, di un lavoro su se stessi.

Secondo l’insegnamento di Gurdjieff, ogni persona è composta non da un solo Sé indiviso, ma da molti Sé ed ognuno di questi pretende di avere l’autorità ed esige obbedienza dagli altri. In presenza di una pluralità di Sé, una persona non ha l’intenzionalità, il che significa che non può agire come una forza unitaria.  Una persona con molti Io, che non può agire coscientemente e alla quale tutto accade per caso,  manca di volontà. Per Gurdjieff nella vita della maggior parte delle persone sia la volontà che il libero arbitrio sono credenze illusorie. Le persone si trovano in uno stato di identificazione che preclude loro uno sguardo oggettivo sulle situazioni. L’identificazione si riferisce al completo coinvolgimento della persona in tutto ciò che attira la sua attenzione: pensieri, desideri o fantasie. Gurdjieff considera necessaria l’attenzione e attribuisce un grande valore allo studio del suo ruolo, condizione per raggiungere la salute mentale e spirituale. La condizione generale della persona è squilibrata: quando la conoscenza  predomina sull’essere, la persona può conoscere, ma non è in gradi di applicare la sua conoscenza in modo appropriato. Quando invece l’essere predomina sulla conoscenza, la persona ha la forza per agire, ma non sa cosa fare. In entrambi i casi, che sia l’essere  o la conoscenza a predominare, lo sviluppo è impossibile: quando la conoscenza e l’essere crescono insieme, aumenta la comprensione.

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Quando la persona si rende conto della negatività della condizione e si impegna a cambiare, sorge in lui la sensazione che qualcosa di sè debba essere abbandonato. È necessario che la persona muoia di dronte alla sola vita che ha conosciuto, una vita dominata dalla personalità e dalla mancanza di coscienza.  Esiste, infatti, nascosta nel subconscio di ogni persona, una facoltà innata: la coscienza. Essa è immersa ad una tale profondità in ogni persona, da non giocare, di fatto,  alcun ruolo nella vita quotidiana. Al suo posto, la personalità acquisisce un meccanismo, chiamato “moralità”, il cui scopo è in gran parte quello di assicurare l’obbedienza alle norme culturali. La moralità è relativa e varia a seconda delle condizioni della vita e dell’educazione. La coscienza invece va oltre le influenze personali e culturali ed ha una funzione legata all’evoluzione ed allo sviluppo. Per usare le parole di Gurdjieff, “la coscienza è quel fuoco che può da solo creare l’unità di cui l’uomo è privo”. Secondo Gurdjieff, tutti gli uomini rientrano in un numero limitato di tipi o categorie, a seconda del centro o cervello dominante in ognuno di essi. Ogni tipo segue un percorso distinto per lo sviluppo spirituale.  Il primo percorso “La Via del Fachiro”, sviluppa la volontà fisica ed il controllo del corpo attraverso Pratica delle Privazioni. Il secondo, “La Via del Monaco”, sviluppa il sentimento, la devozione e la fede. Il terzo è “La Via dello Yogi” e comporta lo sviluppo della mente alla ricerca della conoscenza. Nessuna di esse, però, concilia tutti e tre i cervelli.

Gurdjieff propone quella che egli chiama “La Quarta Via”, che non richiede una rinuncia alla vita di tutti i giorni. Egli crede che allontanare una persona dalle condizioni abituali di vita quotidiana crei una situazione artificiale. Lo sviluppo di una qualunque delle funzioni (sentimento, pensiero, movimento) è immediatamente integrato da quello delle altre due. I metodi della Quarta Via garantiscono che lo sviluppo sia portato avanti in modo armonico e diventi un’acquisizione permanente della persona. Gli esercizi e le pratiche sono applicabili in qualsiasi momento della vita. La Quarta Via deriva da fonti esoteriche e si presenta comunemente nella forma di varie scuole create da insegnanti che detengano la saggezza spirituale. Le scuole della Quarta Via appaiono in certi periodi particolari, quando si rendono necessarie, e scompaiono quando le condizioni cambiano di nuovo. Sino all’epoca attuale, tutti i cambiamenti avvenuti nell’homo sapiens sono stati il risultato di un’evoluzione meccanica. A partire da questo momento, tuttavia, i cambiamenti successivi devono essere il risultato di un lavoro cosciente. L’evoluzione della coscienza non è predisposta da un destino per tutta l’umanità. Per Gurdjieff l’avanzamento verso livelli superiori dell’essere è spinto da due forze complementari. Da una parte, la persona, attraverso il lavoro cosciente e la sofferenza volontaria progredisce verso la fonte della conoscenza. Dall’altro, la fonte della conoscenza attira la persona verso di sé. Nel punto in cui le due forze si incontrano, si trova la possibilità dell’evoluzione. Le persone comuni spesso ritengono di possedere già gli attributi, come la volontà, la conoscenza, l’individualità e l’immortalità dell’anima, che appartengono solo ai gradi superiori dello sviluppo. Occorre dunque misurare la grande distanza che separa le proprietà che pensano di possedere e la loro condizione effettiva, allo scopo di valutare adeguatamente l’entità del cambiamento necessario per l’evoluzione. Una persona dotata di coscienza “ordinaria” non fa parte di questa forza evolutiva, ma è trascinata nella forza discendente della involuzione , che si allontana dalla verità e dalla vera coscienza. L’evoluzione individuale fa sì che ci si renda conto della forza universale che scorre attraverso tutta l’esistenza e che trasforma ogni creatura secondo le sue possibilità. Quando una persona è pronta, questa forza è sentita come una chiamata verso l’Intelligenza Cosciente.

Per quanto riguarda la Cosmologia, Gurdjieff mette in relazione gli ampi processi operanti nell’universo, con quelli che hanno luogo in ogni persona. Egli afferma che l’universo ha bisogno dell’umanità per conservarsi e per crescere. Il fine della vita umana consiste nello sviluppo della coscienza per favorire il processo dell’evoluzione su scala planetaria, cosicché il lavoro fatto verso il raggiungimento della coscienza è anche un servizio svolto per il Divino.

Secondo Gurdjieff è impossibile studiare il sistema dell’universo senza studiare l’uomo. Allo stesso modo è impensabile studiare l’uomo senza studiare l’universo. L’uomo è una immagine del mondo, egli è stato creato con le stesse leggi con cui è stato creato l’universo. Lo studio dell’uomo e lo studio dell’universo devono quindi procedere di pari passo, contribuendo l’uno all’altro.

Tutto l’universo, per Gurdjieff è materiale. Materia e Spirito  non sono qualitativamente differenti: vi sono solo differenze nella densità della materia, che va dalle sostanze più dense sino ai più sottili regni dello Spirito, incluso Dio.  Ma la percezione e il pensiero umano non sono in grado di cogliere l’intero spettro della materia.

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Esistono due forze che operano in due direzioni complementari: una forza creativa ed involutiva scende dai livelli sottili dell'Energia verso il basso, mentre una forza evolutiva sale dai livelli più densi dell'energia verso l'altoIn questo universo vivente, in continua trasformazione l'umanità svolge un ruolo importante, come un ponte tra il mondo sottile delle forze spirituali ed il mondo quotidiano dell'esperienza. gli sforzi coscienti della vita umana verso lo sviluppo spirituale contribuiscono all'evoluzione cosmica.

L'organismo umano è mosso, secondo Gurdjieff, da sette Centri fisici e psichici, frenati, nelle loro attività da ogni genere di inibizioni, e funzionano con diversi tipi di idrogeno. La sessualità consumando l'idrogeno "SI 12", la sostanza più elevata e potente che possa prodursi all'interno del nostro sistema organico, costituisce la via maestra per la liberazione della energia utile alla piena realizzazione. Data la gramnde importanza del centro sessuale, non bisogna permettere che questo venga saccheggiato od impoverito dagli altri centri. Si deve evitare tanto l'astinenza quanto la dissolutezza. i rituali previsti dalla "Quarta Via" comprendono movimenti ritmici ma nessuna pratica licenziosa o intemperanza erotica. A differenza di Crowley, Gurdjieff esclude dalla sua Scuola gli psicopatici sessuali, che ritiene incapaci di realizzare la metamorfosi del loro corpo fisico in corpo astrale. Nel lavoro, solo la persona sessualmente 'normale' ha la possibilità di raggiungere l'obiettivo prefisso.

La pratica dell'erotismo cosmico e degli amplessi ierogamici richiede una adeguata preparazione ed il rispetto delle condizioni preliminari. Nella pratica ierogamica si fondono infatti gli aspetti più qualificanti e per questo più insidiosi della tradizione occulta. Si tratta di un itinerario che se ben condotto può mostrarsi estremamente produttivo, ma che senza la necessaria saldezza psicofsica e una consapevole penetrazione dei principi teorici della dottrina su cui si fonda, può alterare anche profondamente l'equilibrio delle persone in esso incautamente impegnate.

 

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Bibliografia:

Gurdjieff, G.I., Incontri con uomini strapordinari, Adelphi, Milano, 2000.

Ouspensky, P.D., Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, Roma, 1976.

Ouspensky, P.D., La Quarta Via, Astrolabio, Roma, 1974.

Peters, F., I miei anni con Gurdjieff, Adea Ediz., Cremona, 2001.

Jones, C. A., Zoccatelli, P., G.I. Gurdjieff e la sua eredità, Elledici, Padova, 2005.

Gangi, G., Misteri esoterici, la tradizione ermetico esoterica in occidente Ed. Mediterranee, Roma, 2006.

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