Yoga e Sephirot: Analisi delle Corrispondenze

di Giuseppe Citarda - Seppure l'albero della vita ha una propria autonoma “filosofia” inserita in un contesto più generale che sinteticamente chiamiamo QBL e con una individuazione ben precisa

delle Sephirot a livello del microcosmo (cioè dell'Uomo), spesso ci imbattiamo in un sistema analogo a quello Cabalistico, in quanto al “risveglio”: la filosofia Yoga. Con la stesura di questo scritto, si tenta in qualche modo di porre in relazione i sette chakra principali, con i Sephirot del sistema Cabalistico, inserendo alcune note di psicologia.

Per la  filosofia Yoga, quindi, l’uomo è attraversato da diversi centri di energia detti chakra (letteralmente ruote o spirali), che sono serbatoi di forze e potenzialità di tipo  fisiologico  e psichico. I chakra, così detti principali, sono sette e sono allineati verticalmente lungo la colonna vertebrale; sono collegati tra loro attraverso dei canali (nadi) che costituiscono i mezzi di trasporto dell’energia.

Nella filosofia induista,  detti centri sono  associati  ai  cinque  elementi:  etere, aria,fuoco, acqua, terra (dal più sottile al più grossolano).

Nella psicologia transpersonale, l’apertura dei chakra inferiori (Muladhara, Svadithana, Manipura) corrisponde allo sviluppo della personalità, sono associati alla coscienza dualistica e, pertanto, appartengono alla personalità egocentrica e separata dal tutto. L’apertura dei chakra più alti corrisponde, invece, allo sviluppo transpersonale.

Nello specifico è possibile associare detti chakra, all’Albero della Vita (o albero Sephirotico), in un ordine oloarchico, dal basso verso l’alto e dove il superiore include l’inferiore (ma non viceversa). In particolare, mentre i chakra si possono definire “ruote”, ogni singola Sephira è un vero e proprio “Mondo” che “risente” dell'influenza della Sephira che la precede e include quella che la segue. Ma sia i chakra sia i Sephirot possono associarsi a dei veri e propri centri energetici.

In tale impostazione (la dottrina Yoga), ogni chakra ha una propria funzione e consente uno stato specifico di evoluzione o, di coscienza. Il primo “centro” Muladhara che in qualche modo corrisponde a  Malkuth  è associato all’elemento terra ed è ubicato nel coccige. Dal punto di vista fisiologico controlla le funzioni esteriori; mentre da quello psichico, rappresenta la dimensione dell’individualità collegata alla sfera delle sensazioni e delle percezioni più semplici ed è associata ai più arcani istinti di sopravvivenza (attacco, difesa, paura: la sopravvivenza nel mondo; incamera l’energia vitale); è l’energia che più accomuna l’uomo all’animale; la persona sofferente di un disturbo di questo chakra, è soggetta a paura primordiale e a stati di aggressività incontrollata, sviluppando malattie psicosomatiche quali la colite ulcerosa e, nei casi più gravi, la sindrome paranoica.

Il secondo chakra,  Svadithana che corrisponde, in qualche modo a Yesod,(preposto all'interazione e alle relazioni interpersonali, in particolar modo nella sfera sessuale) è collegato all’elemento acqua ed è ubicato in prossimità degli organi genitali; controlla le funzioni sensoriali. E’ anche preposto alla conservazione della specie ed è meno primitivo e più capace di un certo tipo di creatività, pur estrinsecandosi su un piano biologico.

L’energia immagazzinata in questi due primi chakra, appartiene quindi alla forza biologica naturale e collega l’essere umano all’esistenza istituzionale e riproduttiva dell’universo.

Il terzo, Manipura che trova relazionecon Hod e Netzach (ubicato nel plesso solare, legato a volontà ed emozioni. Se la mente e i sentimenti non sono equilibrati, ne risulta una distorsione di detta energia), è associato all’elemento fuoco e dal punto di vista fisiologico, controlla la digestione; dal punto di vista psichico, esprime l’energia dell’affezione e dei desideri. Da questo chakra, provengono forza, dominio, autorità; in questo campo il potere personale è il mezzo per non essere dominati; l’autostima è il risultato del possesso di beni relazionabili agli “status synbol” socioculturali. Dal punto di vista psicosomatico, si manifesta l’ulcera duodenale.

Questi primi tre chakra, sono associati alla coscienza dualistica e pertanto appartengono alla personalità egocentrica e separata dal tutto. Sono correlati alla paura e al risentimento, ai complessi di colpa e di inferiorità, alle dipendenze e alla conflittualità psicodinamica.

Il quarto, Anhata, relazionabile con Tiphareth, è in effetti una trinità perché i chakra del terzo occhio e del plesso solare possono funzionare anche in assenza di equilibrio, sebbene in modo distorto. Detto chakra, è come un interruttore “acceso/spento”, cioè è acceso se c’è energia equilibrata tra amore e volontà, rimane chiuso se non c’è; si trova dietro la base del cuore, sopra il diaframma  e corrisponde all’elemento aria. Dal punto di vista fisiologico controlla cuore e polmoni; dal punto di vista psichico, questo, è il centro del sentimento aperto all’universale; riguarda l’amore non individualizzato e rivolto alla vita. In questo centro energetico, le emozioni presenti nei tre chakra inferiori, cedono il passo a stati d’animo che sono associati alla compassione e alla comprensione. In esso risiede l’anima incarnata, il cui veicolo di manifestazione è l’intelletto puro; da qui si passa alla vita spirituale, all’amore che ricolma, porge e concede.

Il quinto, Vishuddhi, relazionabile con Daath,(l’aspetto esteriore creativo dell’armonia e dell’equilibrio interiore),  è posto all’altezza della gola; dal punto di vista fisiologico attiene  all’assunzione del nutrimento in sintonia con la tiroide. In chiave psicologica, l’alimentazione è in correlazione con la consapevolezza di essere amati e stimati in quanto facenti parte della vita, all’azione creativa e al comportamento ad esso collegato.

Il sesto, Ajna, corrisponde in qualche modo a Binah e Chockmah(è il così detto chakra del “terzo occhio”,  rappresenta l’amore sotto la volontà nel suo aspetto più chiaro; è collegato con intelletto, intuizione e veggenza), è posto tra le sopracciglia e attiene ad un modo di “vedere” (chiaroveggenza) che va oltre il sensoriale ed il mentale. Quando questo chakra è sviluppato, in stato meditativo, è possibile vedere scene passate, presenti e future, oltre a penetrare nei misteri della composizione della realtà dell’universo. E’ possibile vedere nell’essenza delle cose, in quanto, possiede una luce interiore di tipo intuitivo. Le emozioni  e l’intelletto, integrate da questo “centro”, alimentano l’attività creativa e conoscitiva.

In assenza di uno sviluppo armonico dei chakra precedenti, l’apertura di detto “centro energetico” è pericolosa, producendo situazioni dissociative di tipo paranoiche, in quanto viene a mancare la possibilità cognitiva di integrare l’esperienza.

Il settimo, Sahasara, relazionabile con  Kether,(loto dai mille petali, la realizzazione dell’unità all’interno e all’esterno; connesso con la medianità, la spiritualità l’estasi), è collocato alla sommità del capo (fontanella); corrisponde allo stato più puro e libero della conoscenza. E’ svelata l’identità e la divinità dell’anima. La sua qualità è puramente spirituale e da esso si accede al Sé traspersonale. Qui ogni racconto del “vissuto” è personale e inaccessibile all’altro, pur nella nitidezza di chi compie l’esperienza.

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