Giustiniano Lebano, lo "stregone" di Torre

di Carmine Pescatore - Provate ancora oggi a recarvi nel centro di Torre Annunziata o, meglio ancora, se possibile, nella zona di Trecase e chiedete in giro notizie sull’avvocato Lebano.

Probabilmente la maggior parte delle persone, e sicuramente i più giovani, scuoteranno la testa in senso di diniego. Provate invece a specificare che cercate notizie su di lui, l’unico ed inimitabile “don Giustiniano”. Le cose probabilmente cambieranno. Qualcuno non ne saprà niente, qualcun altro, forse, si segnerà con la croce e se me andrà sbuffando. Ma una persona un po’ più loquace certamente riuscirete a scovarla. Don Giustiniano? Certo! Chi non ha mai sentito narrare da bambino, dei cupi misteri della sua villa (ancor oggi visitabile, anche se in rovina, in via 4 Novembre) e degli strani prodigi che Lui e Lui solo era in gradi compiere? E se siete davvero fortunati, ecco giungere una cascata di aneddoti, di frammenti di immagini più o meno incerte, più o meno veritiere e quasi sempre confuse.

Aveva un gran libro nero, don  Giustiniano, e con quello chiamava gli spiriti. E un anello magico con una gran pietra di un colore che nessuno è mai stato in grado di descrivere. Ricchissimo, sensuale, avaro: don Giustiniano, che al lotto vinceva sempre cifre incredibili, viveva rinchiuso nella sua villa e lì, nel segreto di quelle mura, consumava rti proibiti e terribili. Guai ad avvicinarsi alla sua proprietà o toccare senza permesso uno dei frutti del suo giardino. Un viandante che, senza sapere a chi appartenessero quelle terre, stese innocentemente la mano per cogliere un melograno sporgente dal muro di cinta, anch’esso scarlatto, della villa, si ritrovò col braccio paralizzato: con la mano tesa ancora semiaperta verso il frutto neanche toccato. Ci volle del bello e del buono per convincere don Giustiniano ad annullare quel maleficio.

Sono soltanto leggende. Ma sufficienti senza dubbio ad incuriosire chiunque. Ma cosa si conosce, di concreto, della vita di Giustiniano Lebano (1832-1910)? Assai poco e abbastanza stranamente, perché egli fu, ai suoi tempi, una personalità più che celebre, prima assessore poi vicesindaco a Torre Annunziata, avvocato di fama e anche uno spiritista di vaglia. Invano ne cerchereste la biografia in un libro di storia, o anche di storia locale; in un annuario forense, o  in una storia dello spiritismo. Nulla. Vedrete il suo nome tutt’al più emergere sporadicamente ee talvolta neanche troppo a proposito, in qualche raro testo della Massoneria o del Martinismo. Troppo poco per colui che molti hanno considerato (e nel segreto delle proprie ricerche, ancora oggi considerano) uno degli esoteristi più importanti dell’800, e tratteggiano come illustre adepto e qualche volta capo, di varie associazioni iniziatiche fra ‘800 e primo ‘900.

Abbiamo dunque chiesto qualche informazione supplementare a uno studioso di esoterismo che ha accettato un’intervista a condizione di restare nell’anonimato.

Chi era Lebano?

“Difficile rispondere, Lebano fu senza dubbio una personalità complessa, impossibile da definirsi in due parole”.

Ci provi.

“Beh, può essere utile la metafora dei livelli. A un primo livello, Lebano fu un personaggio colorito, careìatteristico dei suoi tempi: un uomo impegnato da giovane nelle battaglie preunitarie contro i Borbone, e che si diede quindi all’attività forense, esercitata con successo sini alla fine dei suoi giorni. Come molti avvocati, pubblicò alcuni libri di vario argomento, per lo più a carattere polemico; e come molti borghesi e gran parte della aristocrazia di quegli anni, dedicò molte energie allo spiritismo. In lui si combinavano l’elemento istrionico e apparentemente ciarlatanesco co la serietà più assoluta”.

E al secondo livello?

“Lebano fu più di tutto uno studioso, anzi un ricercatore instancabile: nella vita politivca, sociale, professionale. E, soprattutto, inutile negarlo, nell’occultismo. Liquidarne la figura come quella di un grande spiritista sarebbe certamente riduttivo. Ma qui entriamo nel terzo livello”.

C’è anche un terzo livello? Non ce ne vuole parlare?

“Parlare no. Posso dire, tuttavia, che Lebano riuscì, a quanto sembra, a conseguire in questo campo risultati eccezionali. E posso anche dire che la sua magia fu sempre rivolta al bene, e costantemente alla guarigione degli altri”.

Lei ce ne parla come di una specie di filantropo.

“Tale fu anche agli occhi dei suoi contemporanei. Pensi che nel 1870 una grave carestia coltì i contadini di Torre del Greco, Lebano anticipò ai coloni  600 quintali di farina, 1000 di granoturco e 300 di zolfo per le viti”.

La vita di Lebano è stata funestata da parecchi dispiaceri e perdite...

“Posso riassumerle leggendo quanto è stato pubblicato nel 1901 su un giornale locale, l’Irno, cui Lebano saltuariamente collaborava: “nel 1868, perduti tre figli, assalito da indicibile tristezza, si ritirò in una residenza di Torre del Greco. La moglie Virginia per tale irreparabile perdita, fu presa dall’alienazione mentale e si fece consegnare alle fiamme titoli di rendita, documenti di famiglia e politici o persino oggetti d’oro”. Per di più i suoi ultimi anni furono funestati da un procedimento legale dai particolari piuttosto scabrosi, intentatogli da un’avventuriera. Lebano ne fu molto depresso e anche La sua immagine pubblica ne venne a soffrire”.

Quali sono gli scritti di Lebano

Ha pubblicato poesie, inni, articoli. Ha collaborato al Mondo Secreto di Giuliano Kremmerz. Fra i suoi titoli: Del Mistero e della Iniziatura, Della stirpe di Virgilio, testi di archeologia ed erudizione antiquaria. E poi ancora, una traduzione molto eterodossa del Centico dei Cantici e un volumetto sulla discesa di Cristo agli inferi.

Sono testi reperibili facilmente?

“Sono edizioni rarissime, esistono anche numerose opere inedite che giacciono tuttora manoscritte. Purtroppo nelle mani di studiosi e collezionisti per nulla inclini a condividere le proprie carte”.

E' vero quel che si dice sulla rivalità con l'esoterista porticese Giuliano Kremmerz?

“Lebano e Kremmerz erano rivali, ma non nemici. Erano in un certo senso membri dello esercito, ma con gradi ed armi diverse”.

Ha notizie dei suoi discendenti?

L’unica figlia superstite di Lebano, Silvia, sposò un medico di Torre Annunziata, Giuseppe Cuccurullo, da cui ebbe diversi figli. Da uno di questi, Giustiniano, discendono gli ultimi eredi di Lebano, i quali non vivono più a Torre Annunziata ma dell’avo conservano alcuni ricordi e parte della biblioteca”.

Chi era il suo maestro spirituale che Lebano chiama "Geronta Sebezio"?

Partiamo dal principio. Lebano sposò nel 1859 Virginia Bocchini, nipote di Domenico Bocchini, un maestro di scienze occulte mai conosciuto dall’avvocato Lebano ma la cui b iblioteca e gli scritti inediti lo influenzarono molto. Lebano venne in possesso di tutti i volumi, i manoscritti e le memorie del fratello del suocero. E anche di tutto il suo lascito spirituale. A parere di alcuni, “Geronta Sebezio” (ossia il vecchio del Sebeto, il mitico fiume di Napoli), fu anche lo spirito guida di Lebano”.

Oggi la villa che fu del mago di Torre è in rovina e i furti e le devastazioni continuano. La statua di Flora, dea romana della natura posta dall’esoterista all’entrata della sua residenza, è stata rubata. A ricordarci del vecchio proprietario rimane una stessa a sei punte sulla facciata, il sigillo di Salomone così comune nelle pratiche di magia di ogni tempo, ma che evidentemente non protegge contro l’ignoranza e la barbarie del nostro secolo.

 

 

 

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L'articolo è già apparso sulla rivista "Miglioramenti" nel 2000

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