Mitraismo e culti misterici egizi nella cultura greco-romana del sottosuolo napoletano

di Stanislao Scognamiglio - La scelta di alcuni siti archeologici napoletani, per la trattazione del tema della Conferenza, non è stata casuale.

Spessissimo a Napoli, e nel circondario, negli ipogei greco-romani  si celebrava il culto di Mitra, ma particolarmente il culto del dio mediato dalla cultura sincretica di Alessandro Magno, che aveva portato in Occidente liturgie anche prettamente asiatiche, ma che nel Mediterraneo si strutturarono sul substrato religioso preesistente.

Il dio Mitra (o Mithra) rappresenta l’esempio più significativo di questo complesso di sovrapposizioni culturali, religiose e iniziatiche alle quali si assiste proprio a partire dalla conquista romana di quei territori che furono  sotto il dominio alessandrino.

Queste religioni giunsero a Roma e a Napoli tra il I e II secolo d.C.

Il dio Mithra, sebbene possa apparire nell’iconografia occidentale come una divinità mediorientale, è l’unica, di tutto il pantheon delle cosiddette religioni “orientali” a nascere addirittura in Estremo Oriente, ovvero in India,  e infatti secondo la tradizione dei Veda, il suo nome completo è Mitravaruna, una divinità analoga a quelle solari della Tradizione Occidentale, ma completamente diversa nelle forme devozionali e di culto.  In India, Mitravaruna fu il dio del Sole inteso come astro.  In Persia e in tutto l’Oriente romano,  e all’opposto, nella stessa Roma e, a Napoli,  Mitra rappresenta il Sole come principio vitale. Nonostante i punti di contatto, Mitra e il mitraismo mediterraneo rappresentano ben altro.

La personificazione del dio con il Sole, ha probabilmente indotto una affrettata interpretazione di alcuni studiosi, che probabilmente, hanno scarsa confidenza con la simbologia misterica e che hanno con faciloneria legato il Mitravaruna  indiano col Mithra- Mazda persiano. I due probabilmente nascono da una ispirazione comune di ordine solare, ma poi, Mitravaruna è restata una divinità vedica, mentre il Mitra venerato a Roma e a Napoli assume caratteristiche proprie delle religioni mediterranee, con una forte impronta misterico- orfica. 

Per spiegare e per provare che la divinità mediterranea Mitra  non ha nulla a che vedere con l’interpretazione che lo vorrebbe una divinità legata alla precessione degli equinozi, voglio porre l’attenzione sul bassorilievo, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che è stato trovato nella Crypta Neapolitana, ovvero la grotta artificiale che ha dato nome alla chiesa cristiana dedicata alla Vergine di Piedigrotta.

La simbologia è complessissima, talmente complessa che l’autore l’ha ripetuta già nell’ambito del bassorilievo, ha duplicato elementi simbolici in elementi scultorei perché la costruzione artistica ricordi all’osservatore che l’opera vuole raccontare da diverse angolazioni lo stesso principio esoterico, lo stesso ciclo vitale che il mito mitraico ricorda.

Per facilitare il compito, per paradosso quasi, preferisco non raccontarlo, ma partire proprio dall’analisi dell’immagine. 

Ho elementi certi per sostenere che quel bassorilievo rappresenta per metafora, un delitto, un deicidio, compiuto circa 3100 anni prima della nascita del culto di Mitra.

Mi si chiederà: come mai un delitto avvenuto così lontano nel tempo possa essere così importante da essere divinizzato nella figura e nel culto di cui parliamo?

Si tratta del delitto più ricordato, in forma trasversale, da tutti i miti e tutte le storie del mondo, da tutte le arti, si tratta del delitto, del sacrificio di un principio, grazie al quale se ne genera uno ancora più importante, si ammazza una legge dell’Universo, per trovare l’immortalità.

Ma per capire come si rappresenti in quel bassorilievo il delitto, bisogna trovarvi le tracce, che risalgono, come affermato, a 3100 anni prima del culto mediterraneo di Mithra.

Prima di giungere a capire come questo delitto possa essere stato raffigurato nel bassorilievo  bisogna osservare attentamente l’opera.  Ci sono elementi centrali e laterali, che proprio per la loro posizione, rivestono importanza primaria o secondaria per chi deve interpretare, ma limitandomi solo a quelli centrali già possiamo procedere per ricostruire la scena del delitto. Ma prima ancora dobbiamo capire perché il dio Mithra è raffigurato con alcune caratteristiche.

                     

Egli ha un copricapo particolare che è un berretto frigio, cioè un copricapo che indica il potere regale, da un lato, ma lo stato iniziatico dall’altro. Ed è la deformazione di un copricapo più antico adoperato sia dai sacerdoti egizi, sia da quelli ebrei, la mitra (o mitria) che ha lo stessa etimologia persiana del nome del dio.

Altro elemento indiziario del bassorilievo è una croce accennata alla sua destra , che poi ha il suo “antenato” di culto, il dio assiro babilonese “Tammuz, che come si vede è raffigurato mentre tiene una croce, che in Attis, divinità frigia, è sostituita da un semplice bastone.

Altra divinità che si rigenera è Adone, il dio greco della bellezza, che pure come Mitra, e Tammuz, resuscita dopo morto.

Dobbiamo fare un salto spazio-temporale di circa tremila anni e giungere nell’Egitto dei Re, nell’ Egitto precedente i  faraoni. E arriviamo a Horus. Il dio figlio di Iside e Osiride, il cui nome significa non “Sole” o “Falco” ma semplicemente “ciò che vola in alto”.

Ma il nome Horus, è un latinismo del nome egizio originale che è HR vocalizzato in  hRa, o in grafia moderna ‘Ra. E in questa accezione assume i connotati del Sole, per gli attributi di lucentezza o meglio splendore, ma non è per intenderci propriamente il Dio-Sole, ma il dio di ciò che “va verso l’alto”. Quindi, vedremo che si tratta di un principio generico, il dio falco, rappresenta una Legge cosmica, un principio, la Luce pura derivata dalla morte di suo padre Osiride.

Con la stessa parola, HR, in ebraico, si indica appunto la Luce, come diretta emanazione del Sole, perché Dio nella Genesi affermo’ “yehi-OR vayehi-OR”  “Sia Luce e Luce Fu”, non affermò “Sia il Sole”, ma “Sia la LUCE”.

Quindi appare palese che pure qui si faccia riferimento a un principio che risplende… così pure nella parola latina mediata dall’indoeuropeo “Aurum”, che si traduce “Oro”, non solo riferendosi al metallo nobile, ma con una formidabile assonanza col dio Egizio.

Allora di che principio si tratta? Direi dell’unico principio, per la conservazione o per il raggiungimento del quale, viene legittimato un apparente deicidio, quando in realtà si tratta della soppressione di un principio contenitore, che deve essere “eliminato”, per permettere a “ciò che vola in alto” di essere estratto e di donare l’immortalità.

A questo punto è necessario parlare del mito del suo genitore, Osiride e della madre Iside, sorella e sposa di Osiride.

Secondo il mito, Osiride è il primo re( non faraone perché il suo culto si sviluppa nel 3000 a. C., in epoca predinastica) d’Egitto ed era il dio del Sole, nel senso che era proprio la rappresentazione dell’astro ma anche della sua forza vivificatrice. Iside, sua moglie e sorella era la dea della Luna.

Il fratello di Osiride, Seth, geloso del potere del fratello, decise di ordire un trabocchetto per ucciderlo: fece costruire una bara preziosissima dicendo che l’avrebbe donata a colui che ci sarebbe entrato. Dopo averla fatta provare a diversi cortigiani e divinità, spinse il fratello ad entrarvi, e ovviamente, essendo stata costruita su misura, la bara gli calzava a pennello, per cui, Seth, la fece sigillare e la gettò in un fiume sotterraneo dove Osiride trovò la morte per annegamento. La dea sua sposa, trovata la bara, si accoppiò al dio ancora morto tramite un pezzo di legno e poi lo resuscitò con le arti magiche. Da questa unione tramite il legno, che aveva forma di Tau o di croce, Iside diede alla luce “ciò che vola in alto” cioè Horus (‘Ra).

Horus organizzò una battaglia contro lo zio Seth per vendicare l’uccisione del padre Osiride, nel combattimento corpo a corpo, Horus strappò i testicoli a Seth e, quest’ultimò cavò un occhio ad Horus.

Quindi abbiamo il primo indizio che ci aiuta a sostenere l’argomentazione secondo la quale il complesso bassorilievo e tutte le rappresentazioni figurative di Mitra, dove il toro viene evirato, potrebbe ricondurre proprio al deicidio, e alla conseguente vendetta, Seth ammazza Osiride, Horus per condurlo a processo presso gli dei ingaggia una lotta con lui e lo evira. Come si auto-evira il dio Frigio Attis, che, come Tammuz (nato anche lui da legno) e Adone, rappresenta un ciclo morte-resurrezione. Quindi l’evirazione diventa elemento centrale della metafora di Mitra.

Altro indizio della messinscena per ricordare il “delitto” cioè la distruzione di un principio per ricavare l’immortalità, è dato dalla presenza della dea Iside nel bassorilievo, cioè la divinità femminile che ha come diadema una falce di luna, che è in alto a destra. In epoca ellenistica, al posto delle corna di … toro, che adornano il copricapo della Iside Egizia, si preferisce rappresentarla con ciò di cui le corna taurine erano la rappresentazione, cioè la Luna, che erano opposte alle corna di Ariete, che in testa ad Osiride rappresentavano il Sole.

Adesso è chiaro lo stesso toro al centro della scena, oggetto del sacrificio, richiama sempre il principio lunare, femminile, seppure di genere maschile… quindi un vero rompicapo…

Sappiamo che però i simboli parlano per allegorie, è vero che il toro è dotato di attributi maschili, ma quando lo scorpione, lo castra, ovviamente quel principio che vuole rappresentare assume valenza contraria.

Dunque riassumiamo per chiarezza, abbiamo detto che la simbologia mitraica del bassorilievo è la metafora – traccia di un “delitto”, ovvero dell’assassinio di una legge cosmica, per ottenerne un’altra di ordine superiore, l’immortalità.

Ma qual è il passaggio fondamentale che rischiavamo di dimenticare? Il legno, il pezzo di legno che la dea Iside ha utilizzato per dare alla luce Horus.  Il legno innanzitutto è adoperato quando il morto- Osiride, è già in putrefazione, e poi è a forma di Tau, cioè rappresenta l’unione di due principi che ne originano un terzo.

Si è appena sostenuto che la dea si è accoppiata attraverso il legno con Osiride, quando il corpo del dio era in putrefazione. Riflettiamo solo su ciò che poteva significare per un popolo il limo, il prodotto di putrefazione di alcune alghe che rendono la terra del deserto fertile, e su tutti i prodotti biologici che la putrefazione origina utili alla vegetazione. Quindi questo passaggio che non appare nella tradizione cristiana della morte e resurrezione, rende possibile la nascita di un principio che assicura l’immortalità a ciò che è integro ancora, non si perde, non si decompone del tutto, perché… si mummifica. Credo che la mummificazione oltre a perpetuare il mito di Osiride e Iside e di essere il mezzo per permettere al corpo del faraone di raggiungere l’aldilà integro, è proprio l’allusione a quello che il principio di Horus nato dalla putrefazione simboleggia. Uno stato di conoscenza superiore, che “vola in alto” da acquisire, a differenza di ciò che accade nel cristianesimo, da integri, cioè da vivi.

Il simbolo di questa conoscenza acquisita è il berretto frigio, che prende nome proprio da Attis(dio frigio), che indossa questo copricapo, che è in realtà una mitra un po’ deformata, quello stesso indossato dal dio Mitra e che ne indica lo stato di adepto di colui che ha raggiunto la conoscenza superiore tramite proprio la trasformazione dei principi e il raggiungimento dell’armonia degli opposti, Maschio e Femmina, Osiride e Iside, rappresentato dalla Luce di “ciò che vola in alto”, Horus, che è proprio il risultato di questa nuova armonia.

Apparentemente c’è un particolare che non torna, proprio lo scorpione rappresentato nel bassorilievo, mi sono chiesto cosa avesse a che vedere lo scorpione con la storia dell’evirazione di Seth… ebbene in una tradizione il dio Horus è chiamato Re Scorpione, ma anche se esiste un’altra divinità che è chiamata Re Scoprione, a noi interessa la sua simbologia: per gli Egizi, il segno dello Scorpione protegge le… acque putride, quindi si allude oltre alla lotta tra Seth e Horus, e alla evirazione di Seth, anche al fatto che l’immortalità di “ciò che vola in alto”, di Horus deriva dal processo di putrefazione, cioè da una purificazione dolorosa che porta alla conoscenza perpetua.

Come allora il culto di Mitra rappresenta tutto questo complesso di miti e simbologie?

Innanzitutto attraverso il culto di Iside e Osiride che si sviluppava sempre nei pressi di un mitreo, quasi a significare una continuità tra le due simbologie e infatti, ai piedi della Crypta Neapolitana, all’epoca del Cristianesimo,  fu eretto il santuario della “Vergine” di Piedigrotta e .. tutto torna: si osservi la figura di sotto: a parte la somiglianza imbarazzante del viso della Vergine con quello della dea del bassorilievo, ma tutti i caratteri riportano alla divinità egizia.

Sole e Luna tra dodici stelle: Unione di Alto e Basso Egitto sotto il cielo dello Zodiaco, rappresentate dall’est e dall’ovest corrispondenti ai due astri.

Le corone della Vergine e del Bambino: sono mitre orientali, come orientale è la fasciatura dell’infante che pare proprio bendato come una mummia.

La croce a bracci  uguali posta in petto al Bambino : simbologia solare simile a tutte le rappresentazioni di divinità di rinascita(bassorilievo di Mitra; Tammuz; Horus) nati da una grotta e rinati.

Le decorazioni floreali che sono allusione lampante alla pigna simbolo della regalità dei re egizi. 

                                                       

E poi attraverso una dottrina esoterica inventata proprio dagli Egizi, l’Alchimia, infatti i sacerdoti del Mitra ellenistico sono i seguenti personaggi di cui non sappiamo in quale ordine apparissero

  • Corax (il corvo; Mercurio)
  • Cryphius o Nymphus (l'occulto o lo sposo, Venere)
  • Miles (il soldato, Marte)
  • Leo (il leone, Giove)
  • Perses (il Persiano, Luna)
  • Heliodromus (il corriere del sole, Sole)
  • Pater (il Padre, Saturno).

Ciascuna figura, come si vede, è legata ad un pianeta e in Alchimia, proprio queste figure allegoriche e questi pianeti, operando secondo le istruzioni degli alchimisti, uccidono i metalli pesanti simbolo della materia e la trasformano in Oro, il metallo lucente simbolo della conoscenza superiore.

Joomla templates by a4joomla