Processi neuro-comportamentali e l’Armonia degli opposti.

di Stanislao Scognamiglio- Nonostante il titolo del presente articolo possa ingenerare aspettative su una trattazione scientifica di argomenti che hanno attinenza con la medicina e la psicologia, devo chiarire che utilizzerò

la descrizione di alcuni processi cerebrali al solo scopo di servirmene per spiegare in maniera pratica alcuni aspetti di un principio invece esoterico, nello specifico alchemico: l’ Armonia degli Opposti.

Armonia Oppositorum è il punto dell’ Opera alchemica, in cui Zolfo e Mercurio, intesi come princìpi, si amalgamano lasciando che le caratteristiche “di segno opposto” (espansione-contrazione; maschio-femmina; istinto-ragione) si fondano in una nuova “materia” che viene identificata simbolicamente con il Rebis, un essere vivente perfetto in grado di dominare le sue pulsioni ma non di sopprimerle e di orientarle per il conseguimento di qualunque scopo, imprimendo loro una scala infinita di energia pressoché illimitata.

Il Rebis si manifesta quando l’Opera è compiuta, quando cioè la materia si trova nella fase al rosso, e  le nuove proprietà acquisite con la trasmutazione, proprietà che corrispondono nell’operatore a mutamenti evolutivi di grado superiore, diventano stabili. Ma nella pratica quotidiana, punto di partenza di tutte le operazioni alchemiche, bisogna preparare l’insieme delle tre entità che compongono secondo Tradizione l’uomo: corpo, anima e spirito, attraverso una sorta di allenamento costante, ad uno sforzo graduale ma disumano perché il limite paradossale sono proprio le tre strutture, e in particolare, il corpo, cui appartiene il cervello e la sua struttura complessa, “programmato” per funzionare entro limiti ben definiti, uno tra tutti, costituito dal dualismo emotività-razionalità, logica-immaginazione, generati da una coppia vera e propria di cervelli costituita dai due emisferi cerebrali. Il destro, appunto, sovrintende la creatività, l’immaginazione, l’inconscio, il sinistro, la ragione, la logica, il calcolo. Il destro, la comunicazione simbolica non verbale e il destro, quella verbale.

In questa breve trattazione, voglio esaminare due paradossi comportamentali che danno il senso della complementarità delle due menti, e la relazione che lega questi meccanismi ai rituali iniziatici e i procedimenti messi in atto per conseguire il raggiungimento della Pietra Filosofale.

Non amo citare episodi che mi riguardano per un senso di pudore, ma credo che l’esperienza che sto per descrivere possa essere illuminante proprio circa questo complesso di cose da analizzare.

Mia madre è in una lunga fase riabilitativa a seguito di un ictus  e contemporaneo sanguinamento di un aneurisma cerebrale, per fortuna ridotto grazie ad una clip di titanio innestato sull’arteria ospite.

I medici, che spesso dimostrano di conoscere pochissimo le potenzialità del cervello e della mente umana, ci avevano dato poche speranze sulla ripresa cognitiva di mia madre, che ci prospettavano come un piccolo miglioramento delle sue condizioni, che all’epoca determinavano afasia totale e un livello di comprensione bassissimo, e  capacità di memoria imponderabili a causa dell’afasia che non consente di poter fare una statistica sui successivi progressi.

Sta di fatto, che, molto lentamente, ma in maniera costante, mia madre, nell’arco di quattro anni, non solo ha ridotto di molto l’afasia che non è più totale, ma parla. Si esprime attraverso concetti semplici e ripetitivi, locuzioni e perifrasi molto lunghe accompagnate da gesti, ma comunica brevi frasi compiute e, a volte narra brevissimi episodi.  L’attenzione è aumentata di un buon 50% e ricorda tutto.

Ma gli effetti più straordinari dei miglioramenti si producono, quando mia madre è animata dalle emozioni. Quando, per esempio “racconta” un momento del suo passato che la ha emozionata, o quando deve reagire a un necessario rimprovero, le parole escono nell’ordine giusto, e ben scandite.

Due esempi recenti, in un pomeriggio in cui lei non riusciva a darsi pace per un oggetto smarrito, in risposta ad una mio risoluto intervento verbale per evitare che la sua agitazione potesse diventare pericolosa, lei, incalzata dalle mie parole e dalla conseguente emotività, mi disse in maniera chiara:- Perché ti arrabbi, non dirmi così-

Cosa era successo? Per sopperire ad una mancanza di concetti astratti, l’emisfero sinistro, stimolato dall’emotività del destro che rafforza proprio la memoria attraverso immagini ed emozioni, era riuscito a legare impulsi emotivi ai concetti, e trasformando gli impulsi in agganci logici tra parola e significato, li aveva richiamati alla mente, attraverso un lavoro di squadra tra i due emisferi.

In effetti, Giordano Bruno ed altri filosofi umanisti avevano intuito questi meccanismi e basavano i trattati di mnemotecnica proprio su queste interazioni.

Allo stesso modo, ma attraverso fasi invertite, emozioni negative persistenti, come l’ angoscia del lutto, che tendono a modificarsi col tempo, senza un processo di elaborazione razionale, tendono a radicalizzarsi e a portare alla depressione. L’angoscia tende a invadere tutta la sfera comportamentale dell’individuo che ne è colpito, e il suo animo reagisce come se si sentisse a proprio agio in questa condizione e pian piano, ciò che doveva essere una fase di transizione(lunga o lunghissima) diventa una pericolosa fase di routine. Per cui diviene necessario un atto volontario di rivalsa, che si articola attraverso un’analisi razionale dell’accaduto, che lo scompone in elementi più semplici,  inquadrando il dolore in una dimensione più consona, grazie proprio alla mente sinistra, serbatoio di logica e raziocinio.

Come si vede, in entrambi i casi, lo squilibrio cagionato dal malfunzionamento di uno dei due emisferi, quando finalmente viene equilibrato con l’intervento del suo complementare, si risolve non solo, con la soluzione del problema, ma con la riscrittura delle funzioni neuronali in una modalità di sintesi che è migliore della situazione di partenza. Nel primo caso, i danni cerebrali, seppur irreversibili, si riparano attraverso procedimenti non abituali, ma risolutivi. Come quando, per risolvere un problema aritmetico posso giungere a soluzione con due operazioni apparentemente opposte.

Tutto ciò dimostra che, in campo esoterico, non si opera come nell’ambito religioso( in verità non si opera ma si è supini rispetto al dogma), dove si tende a disgiungere, a separare, anziché armonizzare gli opposti, per cui il corpo viene considerato acerrimo nemico dell’anima, ostacolo della sua evoluzione, la  ragione nemica acerrima della spiritualità, il maschile strenuo avversario del femminile. Nei lavori trasmutatori, al contrario, si cerca, come detto, di armonizzare gli opposti perché la soluzione derivante, come dimostrato dalle attitudini cerebrali qui descritte, consiste nel raggiungimento della perfezione.

 

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Immagini:

http://obiettivi.wordpress.com/2012/06/01/il-vero-vedere-e-quando-non-ce-nulla-da-vedere/

http://lascuolaconvoi.it/index.php?i_tree_id=75145&plugin=news&i_category_id=118&i_news_id=1690

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