Il segreto della perfezione nell’Architettura e nell’Alchimia, due facce della stessa medaglia, nell’interpretazione della Conoscenza.

 di Stanislao Scognamiglio - Spesso ritorna nei miei pezzi il tema della cosiddetta Geometria Sacra: penso che sia sempre utile aggiungere qualcosa a quanto sinora detto sul tema

 

perché esso stesso è di fondamentale importanza e si rivela sovente uno “strumento” di decodifica per chi voglia studiare il sentiero iniziatico nei suoi segreti radicali.

 

E’ chiaro che la definizione di “Geometria Sacra” sia una nostra espressione, definizione a posteriori di uomini del XXI secolo che dispongono della conoscenza come di un contenitore a compartimenti stagni incomunicabili fra loro. Per gli antichi  la diversificazione del sapere sarebbe apparsa come un’aberrazione e la scienza era una sola, la Scienza. Ogni disciplina veniva studiata per il valore intrinseco che apportava allo scopo unificante e finale della Conoscenza.

 

Quando l’uomo ebbe a disposizione i necessari utensili e le necessarie nozioni per farlo incominciò ad edificare, e da questa contingenza derivò il bisogno primario di misurare. Quindi l’aritmetica, al contrario di quanto avvenne dalla vigilia della modernità in poi, era concepita in funzione della geometria, nella suo compito specifico di misurare. Ma per gli antichi, costruire templi significava riprodurre l’armonia del Cosmo, e la Geometria, a partire dai popoli mesopotamici, raffinata dagli Egizi, divenne l’arte di descrivere il mondo e di riprodurlo in scala nel microcosmo. A partire dalla piramide di Zoser, intorno al 2500 a. C. circa, si hanno testi che comprovano questa attitudine codificata dagli architetti egizi. Tra tutti emerge la figura di Imothep, l’architetto preposto proprio a quella piramide che era ancora a gradoni, ma costruita secondo canoni di precisione e perfezione insuperati. Egli, secondo la tradizione, codificò la religione Egizia trasformando alcuni culti mediorientali e rendendo per primo sacra la figura del faraone. Avrebbe addirittura “inventato” il culto di hRa  divinizzando il principio aereo (hRa infatti significa “ciò che vola in alto”) che nella sua personificazione diventa Horo,  il figlio di Iside e Osiride, princìpi a loro volta divinizzati. Ma Imothep è colui, che innanzitutto codifica le regole per costruire. Non tanto quelle relative alle strutture dei templi, alle scelte dei materiali e degli utensili, compito perlopiù affidato ai capomastri, ma regole matematiche intese a produrre quel rapporto magico tra forze(tra cui quelle della gravità) ancora sconosciute, e natura divina del Cosmo, considerato parte integrante della divinità, una sorta di emanazione concreta. Queste regole, solo nell’ottica di quell’armonia rendevano la costruzione perfetta sia dal punto di vista formale che dal punto di vista strutturale, che religioso. Vale la pena ricordare i passi della Bibbia, dove Dio o i suoi messaggeri suggerivano a re o sacerdoti le misure esatte dei suoi templi, come per esempio quando a Salomone consiglia perfino le stoffe e le pietre preziose da utilizzare.

 

Il principio che alimenta la Geometria Sacra è l’Armonia. Concetto che sarà poi ripreso dai pitagorici, fu anticipato dai popoli mesopotamici prima e dagli Egizi dopo. L’Architetttura, che senza l’utilizzo di alcuni rapporti sacri perché simboli dell’Unità del Tutto, sarebbe capace di produrre comunque progetti, non ottiene più in tempi moderni gli stessi risultati che queste civiltà erano in grado di tramandare solo oralmente da maestro a discepolo, secondo i canoni della Tradizione, se si creano strutture molto resistenti non sono in equilibrio così armonioso da apparire belle, e viceversa, se appaiono levigate e stilizzate, tornite, e aggraziate, non sempre resistono nel tempo.

 

I rapporti a cui gli antichi architetti iniziati facevano riferimento erano quelli che consentivano di leggere i segreti del Cosmo e di riprodurli pedissequamente con la pietra. La misura, la lunghezza e la profondità del singolo mattone in comunione con l’intera economia dell’opera deve dare come risultato cifre finali altrettanto sacre, altrettanto significative delle leggi che governano l’universo. Ed ecco che ogni misura corrisponde al processo creativo e quando interagisce con un’altra del medesimo edificio, dà per risultato la raffigurazione del risultato di tale procedimento. Per sintetizzare l’espansione, la contrazione dell’Universo,  e tutte le conseguenti trasformazioni sono risultati di interazioni tra numeri ordinatori, ciascuno di esso legato ad uno stato dell’essere. E  l’interazione di queste forze numeriche regge la struttura stessa del creato.

 

Per questo, le corporazioni dei costruttori non trasmettono con le loro opere teoremi matematici occulti, ma l’occulta legge che li genera. E i templi prima, le piramidi e le cattedrali dopo, rappresentano il ricettario attraverso il quale l’iniziato legge le istruzioni per evolversi.

 

Ma se queste interazioni matematiche altro non sono che, come abbiamo detto, tracciati che indicano le trasmutazioni dell’essere per giungere alla perfezione, si capisce come le antiche gilde muratorie e gli alchimisti parlassero lo stesso linguaggio. Il primo, oltre che trasformare gli strumenti di lavoro in metafore sull’evoluzione spirituale dell’uomo, conserva intrinsecamente i rapporti magici del Logos, il secondo utilizzando l’analogia della legge ermetica di Corrispondenza insegna le stesse cose. Così le fasi alchemiche, le successive lavorazioni del “misto”, trasfigurano il cammino di chi opera per elevarsi verso una dimensione altra, perché se il linguaggio della Geometria Sacra allude alle misure magiche del cosmo, d’altro canto, quando realizza le opere architettoniche, compie a sua volta la Grande Opera. Non a caso, l’oggetto magico che dona immortalità per gli alchimisti è una Pietra. Per ricordarci la materialità della salvezza che risiede proprio nel mondo dal quale queste leggi ci accingiamo a leggere.

 

VITRIOL infatti è un acido, l’acido Solforico, è un acido che libera Zolfo che in alchimia è il principio Spirito. VITRIOL(Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem)  è infatti un acrostico che dà luogo ad un acido pur alludendo a una Pietra. La Pietra squadrata della simbologia massonica(custode di quella Geometria) equivale alla Pietra Filosofale degli alchimisti.

 

L’alchimia prima di trasmutare il microcosmo-uomo, trasmuta il Macrocosmo-Legge e come in Architettura sono fondamentali rapporti progettuali retti su rigorosi principi matematici che tengono conto della loro proiezione nell’Infinito, in Alchimia, le fasi del lavoro devono tener conto del rigore matematico delle quantità e qui numero e elemento corrispondono entrambi al procedimento da mettere in atto.

 

La misura, la temperatura e il regime del fuoco sono regolate tutte dal precise e inderogabili regole, che come nella disciplina edificatoria tiene conto del senso profondo degli enti ordinatori intrinseci in ogni numero, così nell’Arte Regia, la misura e i colori della sostanza lavorata dicono delle leggi interne che la regolano.

Se quindi, proprio come accade in una cattedrale, le fondamenta e i contrafforti sono la struttura portante del processo evolutivo che descrive, l’Arte Reale, una sorta di vetrata fantasmagorica, racconta i passaggi di questo cammino, fino a unirsi nell’armonioso risultato finale che è il raggiungimento della conoscenza assoluta.

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