Scienza e Tradizione(1): Gaia e il Tutto, spunti di riflessione

di Stanislao Scognamiglio - James Lovelock, un rivoluzionario scienziato britannico indipendente, formulò nel 1979 la teoria di Gaia, secondo  la quale, la Terra, la cui divinità greca era appunto Gaia o Gea, è considerata come

 un superorganismo, un pianeta vivente, dove “ gli oceani, i mari, l'atmosfera, la crosta terrestre e tutte le altre componenti geofisiche del pianeta terra si mantengano in condizioni idonee alla presenza della vita proprio grazie al comportamento e all'azione degli organismi viventi, vegetali e animali. Ad esempi, la temperatura, lo stato d'ossidazione, l'acidità, la salinità e altri parametri chimico-fisici fondamentali per la presenza della vita sulla terra presentano valori costanti. Questa omeostasi è l'effetto dei processi di feedback attivo svolto in maniera autonoma e inconsapevole dal biota. Inoltre tutte queste variabili non mantengono un equilibrio costante nel tempo ma evolvono in sincronia con il biota. Quindi i fenomeni evoluzionistici non riguardano solo gli organismi o l'ambiente naturale, ma l'intera Gaia”.

Non sappiamo quanto l’ipotesi abbia preso spunto dalla mitologia e dalla Tradizione, ma è palese quanto, non solo, risulti sovrapponibile al concetto di cosmo elaborato dai filosofi presocratici e, in seguito umanistici, ma  quanto di essa appaiono evidenti diversi punti di contatto con quelle formulazioni.

Innanzitutto gli umanisti, in particolar modo, tutti i neoplatonici, del XV secolo, che riuniti in accademie più o meno iniziatiche, come i naturalisti, Giovan Battista della Porta, Giovanni Pico della Mirandola, e l’ultimo umanista(anche perché con la sua morte sul rogo, nel 1600,  coincide proprio la fine dell’Umanesimo), Giordano Bruno, ritenevano la Terra, e, in senso lato, il Cosmo, un organismo vivente, spesso rappresentato nella forma antropomorfa di Grande  Madre. Quella stessa archetipa divinità che rappresentava la vitalità della Terra e che millenni prima di questi filosofi, viene ritratta in tutte le iconografie delle religioni mediterranee e trasversalmente in quelle di tutto il globo.

Ma in Occidente, è interessante leggere il mito di Gaia, dell’Universo vivente, animato e vegetante, quale elaborazione successiva di un concetto prettamente ermetico e, prima ancora gnostico. Il Tutto, la Mente omnicomprensiva del Cosmo, la totalità delle diverse strutture degli esseri, le molteplicità delle manifestazioni naturali, contenute nell’Uno indivisibile del Creatore, che è in una sola volta, autore e prodotto della Creazione. Ma pure, e in questo, consiste la rivoluzione di Lovelock, la cui ipotesi, è apertamente definita olistica, di considerare la vita, formata da diversi punti di osservazione, la cui sommatoria dà la realtà visibile. Non più, quindi la separazione delle discipline, la frammentazione del sapere che rende incomprensibile la visione unitaria che la Tradizione conserva da sempre, ma un’unica macrodisciplina capace di far interagire più forze, più leggi e di mettere in comunicazione anche l’apparentemente irrazionale, coll’apparentemente razionale, per trovare finalmente la sintesi tra coscienza individuale e coscienza cosmica.

Lovelock è un chimico, forse non per caso, perché probabilmente la sua aspirazione all’unità della Conoscenza gli deriva dall’antenata spirituale della chimica, l’alchimia, che metteva in relazione, non tanto gli effetti delle reazioni tra diversi agenti, ma cercava di giungere alle loro cause, probabilmente cause prime, dinamiche primigenie, che nulla avevano a che vedere con i moderni procedimenti di laboratorio.

In quella disciplina, il fine non era un mero prodotto della reazione finale tra diversi metalli, ma capire prima l’origine archetipa di ciascun elemento, l’energia nascosta che lo muove, e l’eventuale legame trascendente con un mondo parallelo e sottile che quelle energie regola in maniera ancora misteriosa. Ma gli alchimisti non si riferivano a un dio, una divinità , oggetto di culto, un genio superiore, ma sempre antropomorfo, dipinto più o meno liberale o misericordioso dalle religioni, come del resto, non può farlo Lovelock, a ragione scienziato razionale e positivista. Essi si spaccavano la testa, passavano il resto della vita, non solo, a trovare il nesso tra le forze visibili e invisibili del mondo, ma a diventare loro mediatori, cioè uomini, ricercatori, capaci di rendere coerente l’intero percorso della Scienza, senza soluzione di continuità.

Nella stessa direzione va la fisica che nelle sue applicazioni contemporanee, parallelamente alle ricerche sulle particelle, sta tentando di uniformare le grandi leggi del cosmo, in maniera coerente con la visione olistica di Lovelock e di altri. Infatti con la relatività ristretta e generale, Einstein teorizzò che nello stesso spazio-tempo, dove si manifestano campo elettromagnetico e campo gravitazionale, doveva essere formulata una teoria del campo unificato in grado di conciliare il campo elettromagnetico, non ancora descritto in termini geometrici, con il campo gravitazionale, descritto come una variazione della geometria dello spazio-tempo circostante. E partendo da queste considerazioni, si sta cercando di elaborare faticosamente, ormai da decenni, la TOE(acronimo dell'inglese theory of everything) ovvero la cosiddetta Teoria del Tutto, che vede impegnato, tra gli altri, Stephen Hawking, il padre dei buchi neri, una Legge unitaria che tenga insieme meccanica quantistica e relatività generale, per ottenere un unico modello che descriva le interazioni fondamentali della natura.

Forse allora il sogno umanistico dell’uomo Vitruviano, quello ritratto da Leonardo proprio come un ologramma bidimensionale, che tiene conto anche di dimensioni intellettuali che si legano con i bisogni fisici, le emozioni, che governi e gestisca le passioni, per goderne in pieno, potrebbe avverarsi in una Scienza in constante interconnessione con le forze che la generano.

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