La Quarta Dimensione

di Stanislao Scognamiglio - La ricerca esoterica, quella che ha, per intenderci, a che fare con la Tradizione ermetica, e non con quella paccottiglia "politically correct" che non è  nemmeno sincretismo, che

mescola tutto, trova applicazione dalla vita quotidiana.Ma i fenomeni e le forze a cui si interessa, risiedono in una dimensione non definibile ne' riconoscibile con i sensi. Un luogo che non consta delle geometrie della nostra dimensione, quella con tre parametri: altezza, lunghezza, profondità. Investono una dimensione che consta di altri parametri.

C' e'  un racconto di uno scrittore inglese, ampiamente citato in queste pagine, che vorrei brevemente tratteggiare e che aiuta a comprendere con un'astrazione  le discriminanti di questa dimensione. Si tratta della novella di Abbott "Flatlandia".

In questo mondo piatto, le figure a due dimensione, in particolar modo, i poligoni, vivono in pace e tranquillità fin quando, un quadrato, discendente della retta, vede apparire dal nulla una figura misteriosa che ha la capacità di allargarsi a dismisura: il cerchio. Che, in realtà è la proiezione sul piano della sfera. Allora gli abitanti di Flatlandia vogliono arrestarlo perché le loro leggi non consentono, anzi negano l'esistenza di una figura geometrica con tali caratteristiche.

Quindi ciò che apparentemente non esiste e' solo qualcosa che esiste, ma non può essere percepito dalle nostre leggi di mortali, ovvero dai sensi. Ma ciò non esclude che non esista in assoluto.

In questo senso è rivoluzionario il pensiero di Parmenide che sosteneva appunto che pensiamo ciò che è, e che ciò che non è non può essere pensato. Infatti la quarta dimensione esiste giacché gli attributi che la definiscono ci sono, e si manifestano alla stessa maniera di ciò che i sensi ci fanno riconoscere chiaramente.

Per capire, partiamo proprio da un paradosso analogo a quello di Flatlandia, ammettiamo che esista, come e' provato, un sole piu' grande del nostro, avremmo di conseguenza, dei pianeti piu' grandi del nostro, e ipotetici abitanti più grandi di noi. E fin qui, il tutto sarebbe ancora osservabile e dimostrabile, basterebbe semplicemente adeguare strumenti di osservazione ed unità di misura.

Ma, per un attimo, ipotizziamo che il nostro sistema solare, la nostra galassia, il nostro universo sia all'interno di un sistema "esterno" piu' grande nell'ordine di cifre a nove zeri. Cioè  immaginiamo che tutto l'universo da noi conosciuto sia grande quanto la parte più piccola di un batterio osservato su un vetrino grande nell'ordine di miliardi di miliardi di chilometri quadri, osservato in una stanza di una decina di miliardi di miliardi di metri cubi. Come farebbero degli organismi così piccoli quali la specie umana vista da quell'angolazione ad osservare e percepire l'ipotetico osservatore, grosso a sua volta decine di miliardi di miliardi di metri?

La quarta dimensione, quindi, invisibile per caratteristiche di ordine inverso all'esempio precedente ci risulta invisibile non solo perché non concepibile, ma inosservabile. Perché in effetti, nel suo caso, ci muoveremmo nell'ambito dell'infinitamente piccolo, della fisica quantistica.

Ma se dobbiamo poi ricorrere alle regole geometriche dovremmo servirci delle simmetrie dei frattali.

Quando mi sono imbattuto per la prima volta nei frattali, senza peraltro avvicinarmici più di tanto, ciò che mi affascinò consisteva nel perpetuarsi pressoché infinito delle forme geometriche. L'esempio più utilizzato in genere è  il fiocco di neve o la segmentazione della foglia. Ciascun elemento del fiocco di neve si ripete simmetricamente per ciascun lato della figura geometrica. Così accade pure sulla superficie di una foglia.

E quando realizzai il succo più o meno esatto della cosa, mi ricordai proprio di un simpatico esperimento, o meglio un gioco, un espediente, utilizzato da un noto settimanale, per "descrivere" la quarta dimensione. Un foglio del periodico riportava la riproduzione di un'immagine surrealista, ripetuta due volte e separata da una linea. Le istruzioni dell'esperimento, dicevano che per farsi un'idea della quarta dimensione, bisognava appoggiare uno specchietto a due facce sulla linea trasversale. E poi appoggiare il naso sul bordo dello specchietto, in modo da farlo coincidere con l'asse di simmetria. Poi bisognava sforzarsi di far cadere lo sguardo sulle facce dello specchio. Si otteneva l'illusione ottica di una profondità, in realtà inesistente.

La quarta dimensione è proprio quella profondità  ma senza lo specchietto. Insomma si tratta di una dimensione a portata di mano, sondabile con sensi allenati in bilico tra visibile e l'immaginazione. Perché, ritornando a Parmenide, sosteneva più o meno così " se immagini un animale con le corna da toro, le zampe di papero, la testa  di uccello, dato che immagini attributi esistenti, questo mostro esiste".

La quarta dimensione è il luogo dove avvengono le trasmutazioni alchemiche, e dove si muovono le energie evocate dalla Cabala.

Per chiarire (o complicare) il discorso, penso che al caso nostro faccia la cosiddetta Porta Alchemica   di Villa Palombara a Roma.

Si tratta di un rudere di notevole importanza storica risalente al Settecento. Il marchese di Palombara, alchimista, fece edificare su un muro adiacente la Villa(ora scomparsa) una porta costituita da glifi alchemici che sarebbero proprio una delle ricette per l'ottenimento della Pietra Filosofale. Si allude a sette sigilli da rompere corrispondenti a sette metalli e ad altre operazioni trasmutatorie. Alla fine delle quali, si otterrebbero i doni scaturiti dalla Pietra: longevità e onniscienza.

Ma perché la porta?

La soglia che si deve varcare per conoscere i segreti dell'Arte, affaccia proprio su una dimensione, una dimensione molto stretta, oltre la quale non c'è ritorno, ma nella quale sono racchiusi i segreti della natura. Ma questi si rivelano solo a chi osa indagare con occhi che riescono a sostenere quella luce, rubarne una parte e condurla nella dimensione che conosciamo, dove vanno utilizzati. Ed ecco che i sigilli sono in realtà le leggi impercettibili che quella dimensione reggono e ordinano. Per cui così ha senso il motto palindromo che campeggia sul basamento della Porta "Si Sedes Non Is".

 

 

Joomla templates by a4joomla