Osiride e Dracula, una suggestiva rassomiglianza.

di Stanislao Scognamiglio - La recente scomparsa di Christopher Lee, il bravissimo attore famoso per la più nota interpretazione del Conte Dracula, mi dà lo spunto per cercare di riflettere sul significato simbolico ed esoterico del personaggio vampiro.

 

La ricerca del raggiungimento dell’immortalità è il sogno più ossessivo dell’uomo e le metafore conseguenti hanno ispirato da sempre tutte le arti.

Il vampiro, che poi nella realtà scientifica, almeno per i caratteri non magici, è un malato di porfiria, una malattia che rende anemici e che tende a far assottigliare le labbra(ecco la sporgenza dei denti).

Ma nella mitologia e nel simbolismo onirico, nella magia assume svariati significati omogenei.

Nella mitologia greca, il vampiro appartiene alla genia dei mostri nati dall’accoppiamento tra divinità e forze della natura. Così i greci ci raccontarono di arpie e le sirene, metà donne e metà uccelli rapaci, le Gorgoni, donne con serpenti per capelli, e i vampiri che erano licantropi e non avevano nulla a che fare con i pipistrelli. Probabilmente fu il contatto con le Americhe e con l’Africa  e con una particolare specie di pipistrello autoctoni in quei continenti, una varietà che succhia il sangue anche di grandi mammiferi, ad ispirare la metamorfosi del protagonista del suo romanzo con i pipistrelli, che sino a quel momento non erano stati assimilati a nessun mostro succhia sangue. Al massimo, nelle arti, le ali nere e palmate del piccolo mammifero erano state associate, purtroppo, al diavolo.

Il conte Dracula è un no sferatu, che nelle lingue neolatine della Mitteleuropa significa un non morto, non nel senso cristiano ed ermetico della resurrezione, ma una persona che per opera di maleficio, ha aggirato le leggi naturali e non è spirato. E già in questo elemento possiamo rintracciare una nobile aspirazione alchemica, la possibilità di raggiungere l’immortalità attraverso una sorta di intervento magico sul destino biologico dell’uomo. In magia, esiste un procedere per analogia, si cerca cioè di propiziare un evento prodigioso, emulandolo con azioni che quel evento ricordano ed evocano. Così alcuni popoli primitivi, per attirare i pesci nelle reti gettavano a mare statuine d’argilla che ne imitavano le forme. Gli stregoni propagherebbero malattie nelle loro vittime con le cosiddette fatture, cioè generalmente materiale organico al quale si velocizza la putrefazione attraverso l’inserimento di chiodi o spilli.

Per lo stesso principio, l’immortalità si evoca cercando di aggirare la morte attraverso pratiche che però presuppongono la conoscenza delle leggi che la regolano.

Su questi complessi antropologici, il bravo Bram Stoker, l’autore del Dracula romanzesco, ha costruito il suo personaggio più felice. Il Conte, infatti, viaggia di giorno in una bara piena di terra, quasi a ricordare il ciclo vitale legato allo scambio energetico che si produce al momento della dipartita. E intervenendo alchenicamente su questo ciclo, legando la consapevolezza alla fisica e alla biologia, l’iniziato diviene padrone della morte, fino a decidere di sua volontà il momento del viaggio finale dalla sua condizione materiale.

Il morto, il principe morto che sfugge alla morte  è l’archetipo più antico della narrazione  dell’autore britannico, perché risale, anzi meglio, è stato codificato tre millenni prima di Cristo, dagli Egizi dell’epoca dei Re, e messo per iscritto dall’architetto della grande piramide, Imothep. Il mito di Osiride.

Brevemente, i fratelli divini e principi dell’Egitto dei primordi, Osiride, Iside e Seth governano il cosmo egiziano. Osiride, sposo di Iside, governa il mondo superiore e Seth quello inferiore. Seth vorrebbe accaparrarsi anche la parte del fratello ed escogita un tranello per ammazzarlo. Organizza una festa in onore di Osiride e gli mostra una preziosissima bara che dice che vuole donargli, ma che vuole essere sicuro che la misura sia adatta. Osiride entra nella cassa e immediatamente Seth la richiude e la fa gettare nel Nilo. Così il dio muore asfissiato e la sua salma si perde nelle acque del sacro fiume. Quando il feretro divino viene ritrovato, la dea Iside, con le arti magiche, insuffla vita allo sposo e si accoppia con lui attraverso un ramo di vite e il dio acquisisce definitivamente eternità, grazie proprio alla rigenerazione tramite un elemento che si alimenta dalla terra.

Il mito di Osiride, così affascinante proprio per la speranza di immortalità che diffonde, giunge così, tramite diverse tradizioni iniziatiche fino a noi quasi intatta e si incarna nella storia del conte carpatico. E anche qui, il protagonista, per acquistare definitivamente la vita cerca in maniera disperata di accoppiarsi con la sua compagna Elisabetta, che ha molti punti comuni con la dea egizia. Il carattere malinconico della donna è attributo della Luna, pianeta di cui la dea è sovrana, così pure la forte sensualità che poi è peculiarità di una dea che nei secoli delle guerre orientali dell’Egitto, è combaciata con Iside, la babilonese Istar.

Ci si chiede come mai se Osiride è una divinità positiva, il nobile transilvano appaia quasi una sua caricatura in negativo.

Alla fine dell’Ottocento, inizio Novecento, sebbene il positivismo sia talmente predominante sulle altre concezioni filosofiche, tanto da entrare di prepotenza anche nello spiritismo e nel racconto di Dracula, dove Stoker si compiace di nominare fonografi, medicinali appena sperimentati, lampadine elettriche, alcune idee son considerate ancora eretiche. L’alchimia e la tradizione ermetica, dirette discendenti dei culti misteri dell’Antico Egitto, vengono demonizzate anche dalla scienza e quindi Stoker è costretto a dipingere il Conte Dracula come la personificazione del male.

Ma le simbologie esoteriche presenti nel romanzo sono anche altre e alcune sono ispirate in maniera un po’ traslata alla tradizione massonica.

Partendo da Osiride, anche attraverso una sua propria leggenda, la massoneria ha posto il tema della rinascita al centro della concezione libero-muratoria , che punta alla rinascita evolutiva dell’uomo.

Particolarmente il grado del maestro rappresenta questa nuova modalità consapevole di vita, a cui si approda attraverso la morte iniziatica e il suo superamento. Per cui nel rito vengono utilizzati la bara(anche in ricordo della cassa da morto di Osiride) e altri simboli funerei e in qualche maniera si impersona il delitto di Seth.

I vampiri di Stoker( anche le mogli di Dracula lo sono, altri lo diventano) sono in realtà, adepti appena accolti in un tempio massonico e per liberarsi delle pesantezze della materia, devono attraversare lo stato letargico della vita senza consapevolezza di sé.

L’adepto che ha scelto la massoneria come modello di studio, è sottoposto ad un particolare giuramento, cui le pene per l’inadempiente ricordano il metodo di purificazione usato dal personaggio Van Helsing, per uccidere, eliminare il potere maligno e liberare le anime dei vampiri coinvolti nella storia. Egli, infatti infigge un ramo di frassino nel cuore del vampiro da liberare, e successivamente lo decapita. E le pene (ovviamente simboliche) per i massoni spergiuri prevedono la decapitazione e l’apertura del petto.

Ma queste operazioni macabre e l’uso del sangue inteso come elemento rigenerante alludono ad operazioni alchemiche che precedono e seguono il ritrovamento della Pietra Filosofale, che, alla stessa maniera del legno di Osiride dona l’immortalità.

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