I Re Magi, metafora degli Iniziati.

di Stanislao Scognamiglio - Si sa e si è detto di tutto sui Re Magi, quindi questo breve lavoro vuole solo essere uno spunto di riflessione, per chi come i Re dall'Oriente, cercano la luce e la seguono.

La Luce e' l'elemento cardine della metafora dei Tre Saggi. Ci sono tre gradi fondamentali della Conoscenza. Il primo che e' quello del neofita, rappresentato dal Re Giovane, che può osservarla solo da lontano attraverso il riflesso che gli manda il suo Maestro. Il secondo è quello legato alla piena consapevolezza del cammino iniziatico propria dell'adepto, colui che ha imparato ad usare gli strumenti per raffinare la propria conoscenza. Egli riesce a stare ritto di fronte alla Luce. E poi c'è il grado della maestranza, del Re Vecchio che è in grado di rifletterla.

Ed è interessante analizzare le figure dei tre Magi per le loro allusioni alle fasi del lavoro alchemico. Il re Giovane, quello dalla pelle scura che veste un manto bianco rappresenta, a  mio avviso, la Nigredo o Opera al nero e contemporaneamente l'inizio della fase successiva, l'Albedo, quando cioè dalla putrefazione della materia nasce un "manto" bianco derivato dal Sale.E l'incenso che trasporta indica i rituali di sepoltura propri del mondo antico e moderno.

Il Re Adulto rappresenta la pienezza dell'Albedo perché trasporta come dono la mirra, erba medica che secondo la Tradizione assicura la Resurrezione, culmine del Bianco, quando il misto lavorato acquisisce un "nuovo corpo".

Il Re Vecchio, che in alcune raffigurazioni veste significativamente con un manto rosso, rappresenta l'Opera al Rosso o Rubedo, quando dal misto stesso grazie, alla Pietra Filosofale, scaturisce l'Oro , che poi è il dono finale della Grande Opera.

Così quando un Re Vecchio, dona a un Re Bambino, nato in una grotta/tomba, Oro, significa che la Grande Opera sceglie il nuovo adepto pronto a riprendere il ciclo.

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