Pasquale de Servis, l'uomo nell'ombra

di Carmine Pescatore - Un'intera esistenza consacrata allo studio, alla divulgazione e all’insegnamento dell’ermetismo lasciando un’impronta notevole, ma segnata dal segreto iniziatico, nell’esoterismo italiano. Viaggio nella vita del misterioso alchimista di Portici.

 

I. Sul cercare storie e incontrare la storia

La consapevolezza della nostra vicenda collettiva si può avere studiando la storia con passione culturale e al contempo civile e pedagogica perché mai come oggi, il passato è diventato luogo di aspre contese ideologiche. In questo senso, gli apporti della ricerca locale, con la sua opera di distinzione fra memorie collettive, personaggi e ricostruzione documentata.

In quest’ambito, ci si accorge quanto sia impossibile separare l’uomo dal suo territorio, in particolare quando i luoghi rivestono un’importanza reale e simbolica, quando esprimono fattezze sia tangibili che ideali. E’ proprio il caso del territorio vesuviano, dove la storia locale si unisce a quella comunemente intesa con suggestioni inaspettate e forti.

Lo sanno bene i fortunati ricercatori che talvolta incontrano nelle loro ricerche di “archeologia cittadina” segni di un passato irripetibile, e provano la sensazione inesprimibile di far rivivere ciò che è stato ingiustamente dimenticato. Immergersi in una città, evocare i suoi ieri, separare gli strati del passato, leggere libri e documenti di centinaia di anni fa, studiare vecchie mappe, farsi narrare storie di altri tempi prima che nessuno possa più narrarle. Diventa esoterismo urbano guardare e decifrare nomi di luoghi e famiglie, leggere vocaboli in cui lingua e dialetto si confondono dissotterrare simbolicamente resti, lapidi, corpi, decifrare iscrizioni, ricostruire biografie dimenticate, perdute, misteriose.

Non vogliamo utilizzare a caso il termine esoterismo perché tale controversa disciplina ci permette di narrare di Pasquale De Servis (1818-1893), Uno dei tanti figli illustri di una città vesuviana ricchissima di storia e ancora di scoperte impensate come Portici.

De Servis, identificato dagli iniziati come “Izar”, è una delle figure rilevanti dell'ermetismo italiano dell’XIX secolo, ma soggiace ad una sorte paradossale perché risente di due fattori paralizzanti per la sua conoscenza: il primo è il fatto di essere un occultista e quindi finire relegato (quando va bene) dall'opinione comune nel novero dei maghi. Il secondo è da ascrivere alla scarsezza di notizie biografiche e mancanza di opere e documenti a suo nome; ma come se non bastasse la sua figura risente anche all’appropriazione, non indebita ma spesso forzosa, in contesti magico-iniziatici non di rado immaginari o a misura di chi vi è iscritto.

Il risultato è che a causa della propagazione di notizie errate e copiate senza controllo la sua vicenda è purtroppo difficile da delineare; tutto nel peggior stile dei nostri giorni di informazioni confuse e fuorvianti quando non in malafede.

Potremmo però cominciare a narrarlo partendo dalla sua sorprendente cultura di frontiera e sulla verità intellettuale della sua parabola umana. Quella di un  maestro di una straordinaria cultura di frontiera.

II. Sui Maestri e la loro necessità

In tutte le religioni millenarie e in ogni disciplina esoterica non si può prescindere dalla figura di un Maestro per chiunque voglia percorrere le vie del sacro e della conoscenza tradizionale. Un Maestro è semplicemente imprescindibile per ogni adepto, pena il continuo inseguimento della conoscenza oppure l’illusione di averla conseguita.

La trasmissione di conoscenza può avvenire solo tra Maestro ed allievo, dal mondo scolastico a quello delle scienze pratiche sino a quelle occulte. Un apprendimento non può definirsi completo se non avviene attraverso il testimone di tanti passaggi di consapevolezza. 

Pasquale De Servis fu un Maestro e tutto nella sua vita lo testimonia. Un Maestro perfetto perché ancora oggi lo circonda il silenzio iniziatico.

A titolo di esempio, fu una figura cardine nelle scelte che avrebbe fatto un grande esoterista come Giuliano Kremmerz. Persona colta e schiva ma al contempo capace di essere carismatica per chi considerava degno di istruzione. E fu proprio Ciro Formisano-Kremmerz a potere usufruire di un insegnamento davvero particolare sui misteri dell’uomo e del cosmo. 

Fu il caso, oppure ciò che chiamiamo caso a fare incontrare il fondatore della Fratellanza di Miriam e portare a maturazione un legame fra Napoli e l’Egitto.

III. Sulle biografie dimenticate

Ma chi era De Servis? Dai limitati dati biografici, sospesi tra il vero e il presumibile, apprendiamo che, nacque a Portici il 5 ottobre 1827 figlio del medico Romolo De Servis e di Angela Fiorini, impiegata alla reggia di Caserta. Si narrava e si narra, fosse figlio illegittimo del sovrano Francesco I di Borbone. La storia presenta degli appigli, infatti è noto che avvennero dei maneggi effettuati allo scopo di far sposare la giovine a Romolo, in un matrimonio che sollevasse il sovrano da ogni responsabilità anche per mezzo di un aiuto economico fornito ai due giovani.

Abitava a Portici in via Parrocchia 2 (oggi via della Torre), figlio di un medico e con un fratello farmacista.  

Si diceva facesse parte di una gruppo di massoni interessati alla medicina ed alla terapeutica fra Napoli e Torre Annunziata. Questo gruppo era seguace di antichissimi insegnamenti provenienti dall’antico Egitto.

Si sa che studiò alla scuola militare per sottufficiali borbonici nell'esercito di Napoli per quattro anni, e ne uscì col grado di secondo Sergente del Genio Militare. Promosso Sottotenente del Genio Militare Ferroviario Borbonico, lavorò ai lavori di ultimazione della stazione ferroviaria di Castellammare di Stabia e quella di Caserta, ricevendo la croce di Cavaliere di Francesco I di Borbone per la costruzione del ponte metallico sospeso sul Garigliano, e si adoperò per il completamento del tronco ferroviario di Nocera nel 1844, sino a diventare Tenente. Si fece onore anche in operazioni militari in Calabria e a Messina, dove in seguito a una ferita ebbe il congedo una medaglia e una croce di cavaliere di prima classe al merito di guerra nell’Ordine cavalleresco borbonico nel 1850. Lasciata la carriera militare ritornò a Portici, dove lavorò con il fratello nella farmacia paterna conducendo  una vita modesta. Sbarcava il lunario  con i soldi derivati dal congedo dall'esercito, e grazie all'aiuto del padre, col quale, molto probabilmente collaborava per la cura degli ammalati, con l’aiuto supplementare della conoscenza della medicina ermetica. De Servis mise a frutto la sua abilità pratica nei medicamenti, e al contempo studiò profondamente trattati di chimica e fisica naturale, di erboristeria medica, di botanica, che lo condussero per sua propensione e per vastità di interessi a combinarsi con le scienze occulte.

Dopo essere stato a Torino, visse anche a Parigi dove incontrò, fra gli altri, il principe Michele Capecelatro (originario di San Paolo Belsito), e l'avvocato Giustiniano Lebano, letterato e instancabile studioso di esoterismo.  

Noto nei circoli ermetici con lo ieronimo di Izar Ben Escur (Izar fu probabilmente un nome iniziatico ispirato al nome grande sacerdote della città babilonese di Ur), fece ritorno a Portici nel 1860 divenendo amico fraterno di Giustiniano Lebano e seguendolo nei suoi studi sin nella residenza di campagna di questi (ancora oggi esistente sulla via che da Torre Annunziata porta a Boscotrecase), la quale divenne un centro studi ante-litteram, un luogo “magico” dove un gruppo di studiosi decise di rinverdire quella sapienza arcana che fece di Napoli il centro di una spiritualità “egizia” tramandata a pochi e da far tornare operativa con la creazione dell’Ordine Osirideo”.

Pasquale De Servis scomparve il 28 febbraio 1893 a Portici dove era ritornato da qualche tempo e ricevette l’ultimo saluto da Giuliano Kremmerz.  Aveva  vissuto una esistenza misteriosa e solitaria, socialmente sottotraccia tanto da non essersi mai sposato, ma mantenne costanti e importanti i contatti con gruppi esoterici (in particolar modo martinisti) francesi e naturalmente italiani. Avrebbe potuto senza dubbio alcuno aspirare alla guida di gruppi e logge massonico-ermetiche, ma non lo fece per sua inclinazione oppure non gli venne permesso?

Potremmo comunque definirlo discepolo della Scuola Napoletana Occulta di Raimondo De Sangro di Sansevero, e di suo figlio Vincenzo De Sangro (morto nel 1790) e dei loro cugini Luigi e Francesco D'Aquino di Caramanico .

Piuttosto conosciuta la sua amicizia e l’apprendistato che fece al già citato concittadino Ciro Formisano (1861-1930), poi noto alla storia dell'esoterismo con il nome di Giuliano Kremmerz (o Kremm-Erz) figlio dei proprietari dell’abitazione dove visse (Gaetana Argano e  Romolo Formisano). Attraverso questo contatto, il giovane, insegnante di ginnasio e poi giornalista al Mattino di Napoli, affascinato da tempo agli studi del suo attempato amico, decise di dedicarsi all’ermetismo  e su consiglio di De Servis fra il 1888 e il 1893 lasciò Portici, soggiornando secondo alcuni in Sudamerica, ma più probabilmente in Francia dove si dice abbia preso contatto con ambienti massonici ed iniziatici, conoscendo figure come Gérard Encausse (1865-1916, più conosciuto come “Papus”) le cui opere, ancora oggi vengono costantemente ristampate.

Oggi, la tomba del De Servis è situata nel camposanto di Portici sotto la chiesa madre in una cappella sotterranea che il padre Romolo fece erigere per le spoglie mortali della sua famiglia. Purtroppo il passare del tempo, i terremoti, gli allagamenti e l'incuria l'hanno danneggiata, ma è ancora possibile vedere impressa sulla parte superiore del sacello di famiglia lo stemma dell’ordine osirideo con la caratteristica stella a sei punte. Lo stesso identico simbolo (un esagramma, similare al “Sigillo di Salomone” e più conosciuto come “Stella di Davide” tanto prediletto dagli studiosi di magia) che si vede all’ingresso della residenza di Giustiniano Lebano nei pressi di Torre Annunziata.

IV. Sull’Egitto a Napoli: l’Ordine Osirideo

L'Ordine Egizio affonda le sue radici nella colonia greca degli Alessandrini che si era stabilita a Napoli, nell'area circostante via Nilo e l'omonima piazzetta. Attraverso i secoli i culti egizi si adattarono alla linea magico-ermetica e a quella pitagorica, dando vita all'Ermetismo Italico e con esso alla catena iniziatica probabilmente sino ai giorni nostri. Le origini sono non comprovabili con documenti conosciuti ma prendono le mosse da Raimondo Lullo, che fu iniziato all'alchimia da una confraternita partenopea. E giova ricordare che Giordano Bruno e Tommaso Campanella, personaggi fondamentali dell'ermetismo del Rinascimento, avevano studiato nel convento di San Domenico Maggiore, che si trova proprio alla fine di via Nilo. A tali personalità vanno aggiunte per linea geografica Giovanni Pontano, Antonio Allegretti e Giovanbattista della Porta, quali frequentatori di questa appendice napoletana. Non a caso anche il controverso Cagliostro iniziò a diffondere i gradi egiziani e i gradi segreti noti come "Arcana Arcanorum" o "Scala di Napoli". Raimondo de Sangro, a Luigi d’Aquino di Caramanico, a Cagliostro, fiorita a Napoli dal 1747 al 1795 e perpetuata negli ambienti napoletani e di alcuni comuni vesuviani tra Portici e Torre del Greco.

Questa scuola di pensiero si fuse in alcuni aspetti con l’Ordine egizio di Misraim presente a Napoli tra 1828 e 1869, che approfondiva studi sulle evocazioni eoniche e le ricerche alchemiche terapeutiche e spirituali così peculiari alla terra dei Faraoni.

La tradizione massonico-egizia continuò in ambiente risorgimentale, con figure di spicco quali Mario Pagano e Pietro Colletta. Ad essi succederanno Orazio De Attellis 1774-1850, Domenico Bocchini 1775-1840, e Gabriele Rossetti 1783-1854. Quindi Michelangelo Caetani 1804-1882, principe di Teano e duca di Sermoneta, assieme a Eduard Bulwer-Lytton 1803-1873, sino a giungere a Giustiniano Lebano e proprio a Pasquale de Servis 1837-1893.

Molti studiosi identificano proprio in Domenico Bocchini avvocato e letterato di spicco (che scelse come pseudonimo l’anagramma Nicodemo Occhiboni avvocato e letterato affiliato alla Massoneria come “Geronta Sebezio”) come capostipite del suddetto Ordine. Egli negli anni trenta dell'ottocento incontrò il giovane Pasquale de Servis del quale fu con alta probabilità maestro.

Dopo la morte di “Izar”, quindi si formò una nuova terna, preposta alla direzione dell'Ordine. Accanto a Lebano figuravano Leone Caetani (1869-1935), e il già citato Giuliano Kremmerz (1861-1930). A cui, pare, si aggiunsero Eugenio Jacobitti (1868-1946), Giacomo Catinella (1876-1943) e Arturo Reghini (1878-1946). 

Dopo la guerra, il percorso storico dell’Ordine si fa decisamente più complesso poiché, come scrive lo studioso di religioni Massimo Introvigne: “la tradizione martinista napoletana è all'origine di una tradizione ermetica a simbologia “egizia” tutta italiana ma diffusa anche all'estero. Oggi ogni Fratellanza di Miriam o gruppo di ambiente kremmerziano rivendica di avere ricevuto la sua eternità da un Ordine Egizio o “Loggia Egizia”: quali di queste organizzazioni esistano davvero è spesso però difficile da accertare”.

V. Sulle Lunazioni

in alcuni ambienti si congettura di alcuni manoscritti Di Pasquale De Servis ancora esistenti in cui sarebbero rivelate conoscenze esoteriche di rilievo, ma ovviamente ben celati. Forse “Izar” è forse il vero autore di quelle "Lunazioni", firmate "Anonimo Napoletano", che Giuliano Kremmerz pubblicò rifiutandone sempre la paternità.

Il discorso su ciò che si intende con il termine “lunazioni” ci porterebbe lontano dai nostri intenti, ma poiché risulta così peculiare agli studi del De Servis e a quelli di tanti circoli iniziatici campani, ne accenniamo necessariamente qualche aspetto. Sia gli studi scientifici e quelli delle discipline di confine sulle fasi lunari, dimostrano che esse, non sono neutre per la nostra sensibilità biologica. Non sappiamo ancora spiegare come accade ma ne vediamo gli effetti.

In effetti, se i biotipi sensibili oscillano di più rispetto ai cambiamenti climatici, tutti siamo un po’ meteoropatici, in misura differente: l’uomo è un microcosmo inserito in un macrocosmo che lo influenza.

Sappiamo che la luna esercita sulla terra un'influenza di tipo gravitazionale che combinata con quella del sole provoca deformazioni, dette "maree terrestri". L'acqua è il nostro costituente fondamentale.

Proprio a causa di questo, per gli esoteristi, il simbolismo della luna è collegato al subconscio, all'acqua, alla sensibilità, alla ricettività, alla capacità di adattamento e all'istinto. Sicuramente certi alti iniziati della massoneria e di altre Società Segrete, sono ben coscienti di quanto gli influssi planetari siano efficaci e non a caso, particolari ritualità e attuazioni di eventi di portata planetaria, come l'inizio di una guerra o l'introduzione di una legge, sono avvenute (e avvengono) in giorni di precisi allineamenti astrologici.

VI. Sul cinema ed Osiride 

Nel tentativo di dare attenzione a una figura misteriosa come Pasquale De Servis, non pochi meriti devono essere ascritti al lavoro di ricerca di Francesco Afro De Falco poi confluito in un intrigante lungometraggio che possiamo definire degno di nota proprio in considerazione del basso budget con cui è stato girato. Il film in questione è “Vitriol” (acronimo del motto alchemico “Visita Interiora Terrae Rectificando Occultam Lapidem”, ovvero “Visita le profondità della terra e perfezionando troverai la pietra nascosta”). In quest’opera del 2012, che doveva inizialmente costituire un progetto documentaristico e poi divenuta fiction cinematografica, la trama trova spunto nelle vicende legate alle ricerche di una ragazza condotte per tesi di laurea sul simbolismo massonico a Napoli. Dopo una serie di informazioni raccolte in circostanze misteriose dalla protagonista e daui suoi amici, il ritrovamento di un oggetto fuori dal comune (un medaglione inciso dall’Ordine Osirideo) la porterà ad una concatenazione di scoperte.

Il film offre momenti suggestivi, rafforzati dall’autentico mistero che circonda i riti e le finalità dell’Ordine Osirideo, ovvero, di fatto gli scopi a cui aderiva. Senza dubbio alcuno Giovanni Mazzitelli, a cui si deve la sceneggiatura ha compiuto un lavoro affascinante e lo stesso giudizio vale per quanti, come Luigi Braco e Michele Di Iorio si impegnano a portare alla luce testimonianze di un epoca d’oro della Tradizione esoterica a Napoli e nei comuni vesuviani.

Non rinunciando (giustamente) all’idea iniziale, il film si mostra anche come un mockumentary, cioè un finto documentario con alcune riprese sempre in soggettiva attraverso una videocamera che aiuta a precisare i ruoli e gli ambienti. Particolarmente riuscito il ricorso ad un medaglione diviso da recuperare In villa Lebano a Torre Annunziata e nei cimiteri di Portici e Napoli. L’oggetto circolare presenta due facce incise e contornate da un serpente in bassorilievo che si morde la coda (l’Ouroboros), con inciso un quadrato magico dove la somma di ogni riga e colonna dà come risultato 111. Sull’altro lato si evidenzia  un uovo alato con al centro la scritta “Quod Vixt Adam”, sormontato da un occhio all’interno di una piramide. Ai lati delle ali ci sono due serie di nove stelle e sullo sfondo il mare. Non manca infine una enigmatica serie numerica. Ma non è nostra intenzione svelarvi il finale.

Non è neanche nelle nostre finalità (essenzialmente divulgative) e capacità (visto il segreto a cui sottostanno), definire con precisione gli insegnamenti teorici e la ritualità dell’Ordine, ma possiamo ipotizzare che avessero a che fare senza dubbio con l’Alchimia nella sua forma più alta ovvero una disciplina che lenisca e migliori il corpo mortale sino a tramutarlo definitivamente in un’altra esistenza. Tutto ciò veniva compiuto partendo  dalla taumaturgia e procedendo sino all’evocazione eonica. Per Eone si intende secondo gli gnostici, ognuno degli esseri eterni che derivano per emanazione da Dio e che svolgono la funzione di intermediari tra Dio e il mondo. Quindi un’operazione di magia eonica aprirebbe le porte dell’invisibile al praticante conferendogli il potere di agire sulle creature che vivono nella sua dimensione e di entrare in contatto con quelle che stanno al disopra di essa.

Nella magia evocativa gli eoni sono esseri, enti, idee, potenze, intelligenze poste oltre la sfera umana. Essi sono liberi dalla catena delle rinascite e non più sottoposti al divenire ed alla fatalità e alle vicissitudini della ruota cosmica. Da aggiungere che la corrente magica relativa all’ordine osirideo ne aggiunge altri che definisce “eggregore” 

Nell'occulto, il termine eggregora o egregora (“vigilante", "sveglio" in greco), si riferisce a un'entità incorporea, creata attraverso particolari metodi di meditazione, in grado di influenzare il pensiero di un gruppo di persone.

Secondo alcuni filoni dell'occultismo, le eggregore possono essere create anche inconsapevolmente da un pensiero ossessivo (e in quel caso si parla di Forme Pensiero o Lamie) e possono nuocere alla persona di cui sono parassite, sottraendole energia vitale.

Ma possono anche essere create intenzionalmente, con lo scopo di dirigere energie spirituali, scaturite durante rigidissime ed arcane operazioni rituali, con, in questo caso, aspetti pericolosi in quanto, secondo gli insegnamenti di associazioni come la britannica Golden Dawn, sono inconsapevoli della nostra esistenza e tendono a distruggere le forme viventi con malattie e talvolta anche qualcosa di peggio. 

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