La creatività in ambito esoterico

di Stanislao Scognamiglio -  Partendo da uno spunto reso da un saggio breve appena pubblicato su questo sito da Alessandra Calabrese, inerente la creatività, comincio proprio dalla sua descrizione riferita al “magma” sprigionato

da questo processo mentale, per approfondire il discorso in ambito esoterico.

Giustamente l’Autrice riferisce di un meccanismo quasi incontrollato che soggioga l’artista nel momento in cui ci si sente impossessati da una sorta di dàimon che determina le caratteristiche dell’opera d’ingegno.

Ciò è dovuto alla caratteristica peculiare del processo che risiede nella sua origine. Esso nasce e si alimenta nell’emisfero destro del cervello e rappresenta la categoria nietzschiana del dionisiaco, rispetto all’apollineo dell’emisfero sinistro e razionale. Paradossalmente potremmo dire che il processo è creativo sia a destra che a sinistra. E si manifesta come se un supervisore decidesse in automatico, a quale geografia cerebrale far risalire la manifestazione creativa.

E probabilmente, in esoterismo, il collegamento invisibile con questo supervisore, è il punto di partenza per l’elaborazione operativa e rituale sia in ambito strettamente magico, sia in quello teurgico, cabalistico e alchemico.

Se ipotizziamo infatti che la differenza stessa tra cervello e Mente, ponga la seconda in diretto contatto con il trascendente, ne deriva facilmente che risalendo il percorso al contrario, il mezzo più diretto per giungere all’indefinito dal finito, è proprio l’immaginazione, rafforzata dall’emotività. Entrambe ospiti dell’emisfero cerebrale destro.

In questa maniera, appare chiaro, che l’uomo, per aprirsi un varco nell’inconoscibile ha dovuto creare un linguaggio parallelo a quello verbale, probabilmente prima in ordine cronologico, di questo ultimo. E probabilmente dalla prima forma espressiva ne è derivata l’altra, quella razionale, dialettica, lessicale, alfabetica, generando un enorme paradosso:da una forma di metalinguaggio iperuranico è nato un linguaggio derivato dall’elaborazione sinistra del cervello. E’ come se affermassimo che è nata prima la famosa gallina dell’aristotelico uovo.

Insomma appare evidente che la Tradizione esoterica può fare assolutamente a meno del linguaggio verbale, in quanto è quello simbolico che genera l’effetto, se definiamo la causa l’Assoluto dal quale deriva l’impulso…

Ora, dovendo lo studioso d’esoterismo porsi comunque nei limiti storici del tempo che vive, deve per forza sintetizzare tra linguaggio creativo e linguaggio positivo. E la sintesi si attua con il rito, perché esso risveglia nell’operatore le discriminanti emozionali e fisiologiche che gli permettono di leggere il linguaggio ancora più alto che viene dal mondo che non è. Il mondo che non si manifesta in sé ma attraverso la manifestazione dei sensi, e quindi attraverso una lettura soggettiva dei fenomeni.

Il simbolo che è proprio uno degli effetti della creatività del linguaggio del mondo ulteriore, richiede che la sua estrinsecazione avvenga per analogia con atti creativi, azioni del pensiero nate dall’immaginazione che aiutano l’emotività a far sprigionare forze ed energie corporee e spirituali, fino a quel momento insospettate o sconosciute.

A questo punto, sta al “mago”(teurgo, alchimista, cabalista ecc.) diversificare le esperienze creative per rendere efficace l’esperimento continuo su se stesso che produce le trasmutazioni o le evoluzioni spirituali necessarie al suo ricongiungimento col mondo superiore.

Il cervello può interagire attraverso i cinque sensi nella maniera che più gli aggrada perfino per alterarli e questa modifica momentanea, coadiuvata o meno da una corrispondente alterazione dello stato di coscienza rende via, via più efficace il lavoro esoterico.

Per alterare i sensi, un vero iniziato, o un iniziato che ha il coraggio di spendere le sue energie in piena presenza di se stesso, non ha bisogno di sostanze psicotrope per alterare gli stati di coscienza. Infatti esistono metodi e strumenti psicologici che riescono nell’intento al pari delle sostanze citate, col vantaggio, che la piena padronanza dell’Io, anche in condizioni estreme di veglia, elimina effetti collaterali nocivi per la mente, e fissa attraverso procedimenti sinaptici le esperienze del vissuto, che restano registrate in maniera  indelebile.

Fatta questa premessa, esistono tantissimi metodi creativi conosciuti dai tempi più remoti, che non solo, sono indispensabili all’azione “magica”, ma la rendono più fluida in termini di comprensione profonda.

Succede, in pratica, che il processo creativo diviene leva fondamentale per le operazioni “magiche”. Si ottiene cioè, nell’ambito somatico di chi opera una reazione emotiva e fisiologica che indica, come una cartina tornasole, l’efficacia di ciò che si sta compiendo.

In altri termini, ricordando sempre che le “entità” richiamate sono proiezioni o introiezioni di stati di coscienza in interazione con l’universo, evitando in maniera assoluta di pensarle come ipostasi evanescenti raffigurate con attributi umani, il processo creativo che richiede fantasia e dimestichezza con le rappresentazioni simboliche, le corrispondenze tra cause incidentali come colori, musica, sensazioni indotte, fonda il legame tra lo studioso e le forze soprasensibili. Ed è così che, tramite le Leggi, che la Tradizione attribuisce all’Ermetismo, la causa-operatore, riesce a influenzare l’effetto-oggetto.

Ci sono diversi metodi per “creare” agli scopi prefissati dalla ricerca esoterica. Metodi già conosciuti nell’antichità e utilizzati in maniera empirica. Poi, con l’avvento della modernità, del razionalismo cartesiano, anche per questi procedimenti si è sentita la necessità di catalogare per categorie di pensiero, ciò che per natura non può essere classificato, completando anche in questo campo lo scempio della separazione dei saperi cominciata proprio a partire dal rogo di Bruno.

I procedimenti di cui adesso do accenno, trovarono però per fortuna, nella moderna psicanalisi, soprattutto quella di tipo junghiana, che tanto dedicò ai fenomeni alchemici, una efficace sponda che li traghettò fino al XXI secolo, trattandoli nella duplice veste di strumenti d’indagine scientifica e di supporto per la comprensione dei fenomeni esoterici in generale.

Già Freud se ne servì, sebbene riportandoli nell’alveo della ricerca positivistica della patologia. Esempio emblematico è proprio l’interpretazione dei sogni, che partendo appunto da una pratica divinatoria in uso presso gli ebrei e gli egizi, fu utilizzata come strumento investigativo. Ma parti dello  svolgimento, vengono utilizzati dagli studiosi di esoterismo come modello di studio per la catarsi propedeutica all’iniziazione.

Tra le tecniche creative più utilizzate per costruire l’operazione cabalistico-trasmutatoria, vanno ricordate oltre alla meditazione, la visualizzazione, che consiste nell’immaginare in maniera attiva e partecipata l’oggetto verso il quale si indirizza  la volontà di cambiamento attraverso immagini dinamiche. E diversi tipi di rappresentazioni mentali che facilitano la concentrazione.

A questo punto, ci si chiederà come questi procedimenti creativi possano poi determinare i risultati che si ricercano, ovvero le trasmutazioni spirituali che si attendono.

Succede che le creazioni mentali, agendo su un piano sottile, per una corrispondenza “fisica” vanno a modificare il corso degli eventi nel mondo umano. Così l’agente, non solo utilizza il prodotto dell’elaborazione creativa come modello di studi, ma lo inserisce in un iter complesso che farà coincidere l’atto creativo con l’effetto desiderato.

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