Portici culla dell' Ermetismo: le radici del Martinismo Napolitano.

di Stanislao Scognamiglio - Le radici del Martinismo Napolitano 

Il senso delle riflessioni che seguono e' riconoscere a Portici un ruolo fondamentale nella storia della Tradizione e Pensiero nel periodo a cavallo tra l'Ottocento e Novecento. Anni in cui

contemporaneamente tra Parigi e Napoli e segnatamente a Portici, si rielaborarono le istanze dell'Ermetismo classico.

Il termine Ermetismo e' l'accezione più corretta per definire lo studio di scienze umanistiche che riguardano l'evoluzione spirituale dell'uomo.

Spesso però per metonimia questi studi sono definiti con il termine Esoterismo. La disciplina che oggi incorpora diversi argomenti non sempre omogenei ha subito, di pari passo con la globalizzazione, una volgarizzazione via via più degradante. Per cui gli ufo sono esoterici al pari delle scie chimiche, lo spiritismo e l'onnipresente complotto di turno. In realtà il termine è da attribuire a Pitagora che divise le scienze in essoteriche ed esoteriche. Le prime erano riservate agli acusmatici, ovvero gli allievi che potevano solo ascoltare(akuo in greco). Le seconde, le esoteriche, erano riservate ai matematici, cioè i filosofi addetti alla preservazione della Sofia, La Conoscenza. Ove per Conoscenza intendiamo proprio le leggi più recondite della natura.

In età alessandrina, dalla Gnosi gemmò una corrente di pensiero che poi era destinata a diventare indipendente : l'Ermetismo. Hans Jonas, massimo conoscitore del fenomeno gnostico, autore de " Lo Gnosticismo" ci spiega come dalla Gnosi e dalla sua concezione spazio-temporale derivi il panteismo dei filosofi ermetici.

La scuola filosofica "ermetica" prende nome da Ermete Trismegisto, un saggio (o più di uno) di epoca alessandrina o antecedente, che se da un lato e' la personificazione del dio egizio Thot assimilato al greco Hermes, dall'altro si identifica col filosofo padre della dottrina. Egli fu autore del testo che è considerato il sunto della sua concezione del Cosmo: La Tavola Smaragdina (Tavola di Smeraldo). In essa si descrivono i principii fondamentali dell'essere e dalla Gnosi si mutua la cosmologia.

Per gli ermetisti il mondo non è solo la Terra ma l'intero universo creato come atto espansivo ed autoidentificativo del Tutto. L'espressione indica un concetto modernissimo secondo il quale la realtà oggettiva non esiste. Ma si manifesta come attributi dell'indefinito, del nulla, che e' poi l'aspetto paradossale e recondito del Verbo-Dio. Ma per manifestarsi, per mostrarsi ai nostri sensi, il Cosmo, ha bisogno di un filtro che muti in sostanza l'invisibile e l'impalpabile. Un demiurgo, che addirittura dona forma agli dei, sottoposti a loro volta alle leggi del Tutto.

Questa dottrina fu divulgata in maniera occulta, fino alle soglie della modernità, a causa del suo contrasto col dogma cattolico e della conseguente persecuzione dell'Inquisizione.

A partire dal medioevo, fino all'umanesimo, nel periodo della sua massima fioritura, e continuando alle soglie dell' Illuminismo, l'ermetismo comunicò fondamentalmente attraverso due linguaggi, la Cabbalah e l'Alchimia.

La Cabbalah (dall’ebraico=”tradizione”) è un sistema metafisico derivato dalla mistica ebraica, secondo il quale il Creato non è altro che la rappresentazione di emanazioni divine. Ogni singola emanazione(sephirah) è il risultato di un meccanismo alternato di espansione e contrazione della divinità, coadiuvata dalle lettere dell’alfabeto ebraico e dai numeri. In tale maniera, partendo dall’ Ayn Soph Aur, cioè l’infinito, si genera una prima scintilla divina, Kether, che rappresenta la Maestà, La Corona. Questa prima luce accende il motore del cosmo ed esso si agita in un movimento alternato espandendosi e contraendosi, riscaldandosi e raffreddandosi, fino a giungere, all’ultimo stadio di trasformazione che condensa la materia, Malkuth, il Regno.

Se si osservano le antiche illustrazioni dell’Albero della Vita o Albero delle Sephiroth, ovvero il diagramma che illustra il procedimento cabalistico della creazione, spesso si incappa nella figura coronata di Dio seduto in trono che appoggia i piedi su Malkuth, a significare che i due estremi della creazione sono entrambi sostanza divina. E l’iniziato, quindi, deve percorrere il sentiero a zigzag(zym zum in ebraico)dell’Albero della Vita, per ritornare a reintegrarsi con la scintilla iniziale che lo ricondurrà all’Indefinito.Ma, in senso inverso, l’evoluzione divina si compie nella materia. Cioè Dio, percorrendo il percorso contrario evolverà in materia attraverso la sua ipostasi umana che è il principio del Cristo 

Fig.1 Cabbalah-Albero della Vita

Il secondo linguaggio ermetico è l’alchimia. Essa fu l’antenata della chimica, o per meglio dire, fu la chimica fino all’avvento della modernità e prima della tavola periodica di Mendelev , gli elementi chimici venivano indicati con i simboli alchemici.

Secondo questa disciplina, nella sua accezione di mezzo per l’evoluzione verso lo Spirito, bisogna tramutare il piombo in oro per raggiungere la perfezione evolutiva verso l’immortalità. Ovvero bisogna trasmutare le pesantezze della materia in elementi volatili che si avvicinano per analogia alla sostanza spirituale.

I due linguaggi sono complementari e sovrapponibili ed entrambi vanno nella direzione finale della Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto, cioè quella di ricreare in basso(microcosmo) ciò che è in alto (macrocosmo) per ottenere “il miracolo dell’uno”, ovvero la perfetta armonia dei contrasti che genera l’energia e la forza necessaria per evolvere verso l’assoluto. 

Fig.2 Alchimia- Simboli alchemici

Nel Settecento, con la nascita dell’Illuminismo, ogni fenomeno della Conoscenza viene indagato alla luce della Ragione. Per noi osservatori del XXI secolo abituati alla separazione dei saperi sembra quindi una contraddizione quindi, che proprio durante il secolo dei Lumi si siano riscoperte le scienze ermetiche e si siano rielaborate, proprio secondo i canoni del rigore razionalista.

Furono ristudiate la Cabbalah e l’Alchimia perché l’una espressione occulta(quindi da indagare) della metafisica gnostico-giudaica e l’altra, perché sembrava ragionevole ricavare da una scienza così precisa che trattava la lavorazione dei metalli e degli elementi chimici, anche la chiave esoterica nascosta sin dalla notte dei tempi. E la molla di questa indagine è proprio la curiosità, la sete di conoscenza che sono la spinta per l’approfondimento di tutte le scienze.

Un illuminista poco conosciuto, il massone Louis Claude de St. Martin, ritrovò in questi linguaggi soprattutto una traccia di un sapere trascendentale che la sola ragione non poteva spiegare e utilizzò questi modelli per elaborare un filone di studi che partendo dalla gnosi greca e pagana, si integrava col cristianesimo sapienziale e ne derivò la cosiddetta “gnosi cristiana”.

 

Fig.3 Martinismo- L.Claude de St.Martin

 

Ma il maestro di St. Martin fu Jacques de Livron de Martines de Pasqually, più semplicemente conosciuto col solo cognome Martines de Pasqually.

Fig.4 Martinismo- Jacques de Livron Martines de Pasqually

Costui fu un cabalista francese di Lione (città con ascendenze ebraiche) che conosceva profondamente la tradizione rituale cabalistica e quella religiosa egizia. Infatti durante un  suo viaggio in Egitto rinvenne nelle tombe antiche, geroglifici corrispondenti a simboli alchemici fino ad allora sconosciuti.

Il martinezismo, ovvero la dottrina di Martinez de Pasqually fu appresa dal suo segretario Louis Claude de St. Martin, ma, fu in un certo senso accantonata perché ritenuta pericolosa per l’equilibrio mentale di chi leggeva. Ma le due correnti ermetiche erano integrabili e diedero luogo ad una sola tradizione ermetica che prese nome da quello di uno dei fondatori, e fu denominata Martinismo. All’epoca di St.Martin era però solo una sorta di club di cultori della gnosi e dell’ermetismo.

Circa un secolo più tardi, a Parigi, ad opera di un medico francese, Gerard Encausse, detto Papus, si ripresero le dottrine ermetiche anche collocandole nella luce del positivismo e affiancarono scienze come la medicina e le dottrine metafisiche dei filosofi del tempo.

 

Fig.5  Ordine Martinista- Gerarde Encausse detto Papus

 Egli strutturò il movimento martinista in vero e proprio ordine iniziatici, fondando l’Ordine Martinista. Ne facevano parte professionisti, l’alta borghesia, e la nobiltà parigina e molti affiliati alla massoneria e ad altri ordini esoterici. Tra essi spiccò anche la figura di Eliphas Levi, che giunto in Italia e a Napoli, conobbe l’abbate Marino, della chiesa di San Giovanni a Carbonara e lo accolse nell’Ordine.

 

Fig.6 Ordine Martinista- Eliphas Levi

E conobbe personaggi appartenenti al misterioso Ordine Egizio Osirideo al quale forse appartennero i porticesi Pasquale de Servis e Ciro Formisano, conosciuti rispettivamente con i nomi iniziatici di Izar ben Ascur e Giuliano Kremmerz  già delegato campano dell’Ordine parigino.

Il secondo soprattutto fu un pioniere della medicina cosiddetta alternativa e un fecondissimo autore di testi ermetici. Divenne in breve tempo notissimo in tutto il mondo culturale dell’epoca e quasi contemporaneamente alla nascita parigina dell’Ordine Martinista, fu tra i primi animatori del Martinismo Napolitano che però più diffusamente a Portici e nel vesuviano determinò un ruolo fondamentale per la Storia della Tradizione Ermetica.

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