Corrispondenze tra divinità egizie e principii alchemici.

di Stanislao Scognamiglio - La civiltà egizia costituisce un unicum, non solo, nella storia e nell'arte:rappresenta infatti il più originale esempio di religione   nell'area che idealmente si estende dalla Mesopotamia alla Mezzaluna Fertile, inglobando il Nord Africa.

 Se e' vero che la devozione religiosa dei sudditi dei faraoni deriva dai culti mesopotamici, nella personificazione di astri ed eventi astronomici legati al ciclo dell'agricoltura, e' pur vero che la religione dell' Antico Egitto, più di tutte e' legata al culto dei morti. Al delicato passaggio tra vita e aldilà.

Proprio questa soglia da attraversare e' lo snodo fondamentale, ciò che è riservato, nell'esercizio del culto, ai soli sacerdoti.

Perché?

Probabilmente gli scribi e i sacerdoti avevano osservato lo stretto rapporto tra la distruzione portata dalle acque e la rinascita della natura e il successivo rigoglio della terra. L'Egitto era infatti la più estesa tra le terre bagnate da un fiume. E il destino di una nazione era legato proprio alle inondazioni del Nilo.

Quando il fiume divino esondava, ritiratosi, a causa dei processi biologici messi in atto dagli organismi vegetali ed animali in decomposizione, lasciava sulla sabbia delle rive l'elemento apportatore di nuova vita, il limo, in lingua egizia "kamu".

Una élite sacerdotale, probabilmente studiando i rapporti morte-vita generati dalle acque, aveva intuito, prima nella Tradizione Occidentale, le trasmutazioni alchemiche. Non a caso, Kimiah(Al), il termine arabo che indica la Scienza Sacra, deriva dalla stessa radice di kamu.

Da queste connessioni, quindi, prima ancora che la Civiltà Egizia definisse i suoi connotati storici e mitologici, la sua classe sacerdotale strutturò una mitologia di principii divinizzati e, non, come accadeva nelle altre religioni, un mito di divinità che presiedono a fenomeni naturali.

Paradossalmente con l' "invenzione" da parte di Imothep, lo scriba e architetto della piramide di Djoser, della religione egizia, cioè della sua catalogazione di dei e riti, comincia a sfumare l'originale peculiarità del Pantheon egiziano. E a partire dalle dinastie faraoniche, le divinità, pur mantenendo un carattere ieratico peculiare, assumono il ruolo antropomorfo di dòminus, di nume.

Ma, come detto, in epoca predinastica, grazie a Imothep, si stabilisce un primo canone per il culto e non si fa altro che mettere per iscritto i nomi dei principii-divinità. Ciascun nome, a differenza delle altre religioni, designava una "sostanza" considerata nella sua "radice essenziale, anziché descrivere un fenomeno o un ambito esistenziale su cui la divinità dominava.

Ecco quindi spiegato il nome, per esempio, di Horus, che significa " Ciò che va in alto" . Ovvero un principio, elemento chimico o meno, che"vola". Quindi il falco Horus, indica ne' più ne' meno che un principio o la caratteristica di un metallo da trasmutare. Come metalli o meglio, i principii metafisici che li governano, sono le altre divinità, almeno fino a quando, in epoca dinastica, non divengono, come detto, numi protettori come nelle altre civiltà mediterranee.

Prova di questa ipotesi potrebbe rintracciarsi nell'uso codificato e standardizzato che gli scribi praticavano di adornare le figure degli dei con i simboli alchemici che per analogia gli competevano. Così, non è raro vedere divinità solari(legate al fuoco) che sono adornate di simboli legati allo Zolfo, al Fuoco (elemento) e al metallo oro.

Esempio lampante e' l'ankh, di solito associato alla dea Iside, il principio lunare. Questo glifo, infatti, costituito da una croce ansata, diede probabilmente origine al simbolo del mercurio. Infatti aggiungendo delle corna (falce di luna) sull'ansa dell'ankh otteniamo proprio il glifo alchemico del metallo emblema dell'alchimia.E diversi altri esempi si osservano non solo, negli adornamenti, ma anche nei cartigli che descrivono sui papiri le diverse divinità.E' chiaro che ciascun glifo corrisponda a una lettera ma è noto come nelle lingue antiche, e in questo le lingue semitiche come l'ebraico e l'egizio, le lettere siano ideogrammi dal significato magico(vedasi il ruolo che rivestono le lettere ebraiche nella Cabala). Quindi non è tanto improbabile che all'interno di geroglifici si celino sovrapposti serie di significati occulti.E tra questi, i procedimenti alchemici potrebbero costituire il messaggio esoterico più importante, vista la natura "metallica" di questi dei.

Anche la nomenclatura dell'Arte Regia origina proprio dalle divinità egizie.

Erroneamente si includono nella categoria " solare", senza distinzione di sorta, molti dei egizi. Così Osiris, Ammon, Athon(nel periodo monoteista), hRa vengono definiti dei del sole.

 Questo pressappochismo deriva da una visione erroneamente positivista che tende a catalogare solo secondo attributi formali ciò che invece andrebbe considerato da un punto di vista sostanziale profondo che pesca negli archetipi dell'inconscio collettivo oltre che in una dimensione che a monte deve tener conto del contesto culturale delle civiltà ancestrali come quella del Nilo. Un popolo antico infatti, non distingue mito da storia, il sacro dalla scienza. Per cui i concetti metafisici sono un tutt'uno con quelli fisici. Così, se da un lato, esprimendo un principio fisico, l'antico scriba sottintende la simbologia mistica che lo caratterizza, dall'altro lato, sceglie accuratamente il termine che vuole utilizzare, proprio perché bada maggiormente al significato altro del concetto enunciato. Pertanto, ciascun dio solare non sempre illustra il sole in quanto astro. Solo Osiris e' il Sole in quanto luminare maggiore del cielo. Ecco quindi che le altre divinità del sole indicano alchemicamente dei suoi derivati utilizzati specificamente in quella conformazione materiale.

A questo punto poniamo l'attenzione sulle singole manifestazioni di materia solare divinizzata. Ammon(considerato dio solare), ad esempio e' stato nei secoli assimilato al dio hRa' dagli stessi egizi delle epoche successive a quella in cui(3600 a.C. ca.) fu codificata la religione classica. Probabilmente perché i culti furono influenzati da popoli orientali che immigrarono nella terra dei faraoni.In realtà Ammon originariamente era un dio della fertilità simile al Tammuz mesopotamico, che rappresentava la rinascita dalla morte ed era la deificazione del sale azotato, ovvero quello che chiamiamo tuttora ammonio. Dunque Ammon diventa spesso Ammon hRa'. Ma hRa', naturalmentedio solare, altri non è che Horus, come sostengono molti autori. Infatti i due sono l'uno la copia dell'altro, entrambi sono rappresentati come falchi ed entrambi presiedono un principio solare. L'equivoco nasce dalla lettura errata dello ieronimo di Horus, che in egizio e' solo HR. La prima lettera, come l' aleph ebraico e' muta. Ma per regola di assonanza non scritta vuole una vocale aperta, una "a" o una "o". E in caso in cui non ci sia alcun segno grafico che suggerisca diversamente la H resta muta o diventa uno spirito aspro. Per cui HR, il nome del dio conosciuto da noi moderni come Horus perché latinizzato, sarebbe più correttamente HoR o hRa'.

Ho già spiegato che il nome del dio Hor(us) significa "ciò che vola in alto". Cosicché siamo di fronte a un principio volatile, figlio del Sole. E lui stesso " solare". Se, per ipotesi, attribuiamo al dio-principio la stessa natura ignea del Sole, considerati i significati della Legge di Corrispondenza, ne deduciamo che si parla di un metallo-principio che ha caratteristiche proprie della fiamma, anzi che è origine della fiamma. La simbologia del Fuoco ci dice che tutto ciò che brucia va verso l'alto...Qual è il Principio che va verso l'alto? Il Solfo.

Ma in che condizioni trasmutative il figlio del Sole e' libero di salire verso il Padre? Soltanto quando si è liberato di certe scorie, quando cioè quel particolare Sale di Ammonio, facilità il suo volo...ed ecco quindi la metafora Ammon hRa'...

 Chiudo col racconto del mito di Isis e Osiris perché confermi, in qualche maniera ciò detto finora. Salterò diversi passaggi per centrare il necessario.

Il dio Seth, geloso del fratello Osiris, gli regala un sarcofago, mentre il dio lo prova adagiandovisi, lo ammazza e lo smembra. Getta il sarcofago col dio Osiris in un fiume sotterraneo. Isis moglie e sorella di Osiris con la magia ritrova i resti del Re e lo resuscita. Dalla loro unione nasce Horus venendo alla luce dalle viscere della terra.

 Con le premesse fatte, e' adesso chiaro che si è realizzato l'intero processo alchemico.  Sole e Luna, rappresentati nelle allegorie medievali come Re e Regina che si sposano, uniscono i loro principii solfureo e mercuriale, e sottoterra, come era accaduto alla coppia divina, concepiscono un Figlio che, grazie ad un Sale di Ammonio (Ammon hRa')  viene sciolto dai vincoli impuri e vola verso l'alto liberando HoR(us)-Solfo. E la Pietra dei filosofi e' ottenuta.

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