Il drago

dragodi Mario de Maria - In tutte le tradizioni popolari, nei racconti, nelle mitologie, ricorre l’immagine del serpente o del drago; il simbolismo è pressappoco identico in ogni cultura. Innumerevoli racconti narrano di un drago che ha rapito una bella principessa, innocente e pura e la tiene segregata in un castello. La poverina piange, si dispera e supplica il cielo di inviarle un salvatore. Tuttavia, uno dopo l’altro, i cavalieri che si presentano per liberarla si fanno divorare dal drago che si impadronisce delle loro ricchezze e le accumula nei sotterranei del castello. Finalmente, un giorno arriva un cavaliere, un principe, più nobile, più bello e più puro degli altri, al quale un a maga ha rivelato il segreto per sconfiggere  il drago, confidandogli qual è il suo lato debole, in quale momento ed in quale maniera lo si può legare o ferire. Ed ecco il principe privilegiato, ben armato ed istruito a dovere, ottiene la vittoria: riesce a liberare la principessa. Dopo di che entrambi, in sella al drago condotto dal principe valoroso, volano nello spazio e girano per il mondo.

Questi racconti che solitamente si crede che siano destinati ai bambini, costituiscono in realtà dei racconti iniziatici. Per poterli interpretare è necessario conoscere la scienza dei simboli. Il drago non è altro che la forza sessuale, il castello è il corpo dell’uomo. All’interno del castello sospira la principessa, cioè l’anima che la forza sessuale mal dominata tiene prigioniera. Il drago non è altro che la forza sessuale. Il cavaliere rappresenta lo spirito dell’uomo. Le armi di cui egli si serve per sconfiggere il drago, simboleggiano i messi che sono a disposizione dello spirito: la volontà, la scienza che consente di dominare questa forza e di utilizzarla. Perciò, una volta dominato il drago diviene un servitore dell’uomo e funge da mezzo per consentire a quest’ultimo di solcare lo spazio, dal momento che il  drago possiede le ali. Se l’uomo sa servirsene in maniera adeguata, sarà proiettato verso l’alto; se invece non sa farlo, perché ignorante negligente o debole, sarà bruciato, incenerito e scaraventato nell’abisso.

Esiste una forza cosmica primordiale che assume un particolare aspetto, in funzione dell’organo umano attraverso il quale si manifesta. Attraverso il cervello diventa ragionamento, attraverso il plesso solare diventa sentimento, quando transita nell’apparato muscolare diventa movimento, quando, infine, transita negli organi genitali, diventa attrazione sessuale. Eppure si tratta sempre della medesima energia. La sessualità e l’amore sono, dunque solo questione di gradi. Quando non ci si limita più a soffermarsi nella sensazione fisica grossolana e ci si apre ai gradi superiori di questa forza cosmica, si sperimenta l’amore. L’amore è anche sessualità, ma una sessualità amplificata, illuminata, trasformata: non si ricerca più un appagamento puramente egoistico.  Normalmente, la sessualità costituisce  una tendenza puramente egocentrica, che spinge l’essere umano  a ricercare solo il proprio piacere, la qual cosa rischia di portarlo alla massima crudeltà, dal momento che cerca esclusivamente di soddisfare se stesso.

La spiritualità, invece, comincia dove l’amore domina la sessualità. La sessualità  è di origine divina, ma fintanto che l’essere umano non si sa dominare, ne consegue che le sue manifestazioni non sono divine.

Per quanto attiene alle loro manifestazioni esteriori, non sussiste una grande differenza tra l’amore e la sessualità: si tratta degli stessi gesti, degli stessi abbracci, degli stessi baci. La differenza risiede nella direzione che prendono le energie.

In presenza di una sessualità puramente fisica, biologica ed egoistica, nei piani sottili  si manifestano eruzioni vulcaniche di ogni  genere che si palesano attraverso forme grossolane, emozioni molto dense dai colori opachi, confusi, in cui predomina il rosso, ma un rosso sporco. (fine prima parte)

 

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