Amore e Creazione

amoredi Giuseppe Citarda - L'essere umano da sempre si interroga sul perché dell'esistenza e sul  significato della propria vita, in altre parole si interroga sul “chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo”. Oggi che il materialismo sembra dominare e la “globalizzazione” sembra foriera  di espressioni dell'essere quali egoismo, egocentrismo, sesso e danaro,  avendo la meglio sulle “antiche” domande, il senso di trascendenza del singolo, trova riscontro “aggregandosi” in varie forme e correnti quali la “new age”,  il fondamentalismo, la “scientology”, ecc., che non sempre conducono ad esperienze  armoniche e/o  positive.

Di contro, sin dagli albori, ogni area culturale, ogni  religione,  ha espresso sempre le proprie  teorie  e i propri miti sull'origine del mondo o sulla nascita  dell'universo al fine di rispondere alle classiche domande; Se analizziamo i concetti fondanti di tali teorie, ci accorgiamo che ogni origine è sacra, quindi, a maggior ragione, lo è l'origine assoluta.

Sempre le cosmogonie traducono la necessità di trascendenza dell'uomo attraverso il sacrificio;  lo stesso Jung osserva che “ogni cosmogonia implica una certa nozione di sacrificio: dare forma a una materia significa partecipare all'energia primordiale per modificarla e ciò non può accadere senza lotta”.

Nello specifico, analizzando le tematiche monoteiste ricaviamo:

- dalla Genesi:  “In principio, quando Dio creò il cielo e la terra, essa era informe e deserta...”.

Con tale espressione il testo biblico individuando  un universo ordinato frutto di una creazione (in ebraico barà, azione creatrice di Dio), nello stesso tempo suggerisce che  la stessa creazione è integrata nella storia, di cui è l'inizio assoluto.

Ancora, leggiamo: “... Ora la terra era informe e deserta...” (tohu wa bohu), nel Libro Fulgido riscontriamo: “Dio ha fatto una cosa contrapposta all'altra, cioè Egli creò l'informità (bohu) e la collocò nella pace... nelle sue altezze; creò il caos (tohu) e lo collocò nel male. Questo passo insegna che Mika'el, il ministro di destra del Santo, sia egli benedetto, è acqua e grandine. Gavri'el , il ministro di sinistra del Santo, sia egli benedetto, è fuoco. Fra di essi ristabilisce l'equilibrio il ministro di pace, ed ecco che è scritto: Egli stabilisce la pace nelle sue altezze” (Giobb.25.2).

Questo passo a me particolarmente caro, unitamente a uno dei primi libri di F. Bardon, esprime come gli elementali riescono ad aggregarsi e come si può generare la vita; ma questa è un'altra questione.

Leggiamo ancora, “...e le tenebre ricoprivano l'abisso...”; le tenebre, secondo la bibbia di Gerusalemme, non sono frutto della creazione di Dio ma esprimono negazione cioè, il rifiuto di Dio stesso; esse, le tenebre, si contrappongono alla “luce”; la luce creata  è, invece, successione dei giorni e delle notti, cioè il quadro in cui si svolgerà l'opera creatrice;

“... e il vento (in altre versioni si legge “lo spirito”) di Dio aleggiava sulle acque.”; anche qui il vento (o lo spirito), come le acque, sono immagini che preparano alla nozione di creazione a partire dal nulla. Qui non si tratta dello Spirito di Dio e della sua funzione nella creazione ma rappresentano piuttosto l'opera della “parola” di Dio o della sua “azione”; parola che è meglio esplicitata in Giovanni capitolo primo:

           “In principio era già il Verbo,
          e il Verbo era già presso Dio
          e il Verbo era già Dio.
          tutto è stato fatto per mezzo di lui,
          e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
          In lui era già la vita
          e la vita era già la luce degli uomini;
          la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta”.

Anche qui le tenebre, in modo forse più marcato, esprimono la negazione di Dio o meglio il male e/o le potenze del male, anche se altre versioni traducono il “non l'hanno accolta”, con “non l'hanno compresa”, oppure con “non han potuto raggiungerla” o, ancora, “non han potuto coglierla”. Comunque sia, in tutte queste espressioni, ci si forma l'idea che la luce sfugga alle  tenebre.

- La tradizione qabbalistica parla di un Mondo creato da Dio totalmente spirituale e precedente a quello conosciuto qual è l'universo  propriamente detto; questo Mondo primordiale era governato principalmente dalla Sephira Chesed che riguarda la modalità della grandezza, dell'amore e della gentilezza, mentre quello attuale si dice sia governato in modo più evidente da Ghevurah, Sephira che riguarda la giustizia, la forza ed il timore.

Nel versetto di Gen. 1,1, che inaugura la narrazione, «In principio Dio creò il cielo e la terra», il termine ”in principio”  (Bereshit) esclude qualsiasi realtà preesistente al di fuori di Dio; i termini  “il cielo e la terra”, esprimono il concetto di “universo”, che la lingua ebrea non possiede come vocabolo unico, ed indicano sia le realtà spirituali sia quelle materiali, ciò che è visibile e ciò che non è visibile.

Secondo il testo “dell'Albero della vita”, la ragione della creazione sta “nella necessità che Dio fosse perfetto in ogni suo atto e potenza, e in tutti i suoi nomi di grandezza, di dignità e di gloria; Egli fu, è e sarà: prima della creazione, al tempo in cui la creazione fu stabilita, e dopo il suo rivolgimento in ciò che sarà. Se i mondi non fossero stati creati, assieme a tutto quanto è in essi, non sarebbe possibile rendersi conto del vero significato del suo essere eterno, sia Egli benedetto, nel passato e nel futuro, e non sarebbe chiamato col nome Yhwh. … In verità, nella creazione dei mondi, attraverso l'atto, le sue azioni e le sue potenze vengono manifestate, e in esse Egli è proclamato perfetto, cosi come è perfetto in ogni suo nome ed epiteto, senza difetto alcuno...”;

 a proposito delle “tenebre” Rabbi Bun, nel Libro Fulgido, spiega che in esse non vi è sostanza, non vi è azione ma solo separazione e distacco (vi è creazione), in contrapposizione alla luce dove vi è sostanza, o esistenza.

Il creato, quindi, è distinto da Dio e ne esprime un libero progetto che si dispiega nel tempo con ordine e gradualità, partecipando della bontà e perfezione divina. In tale contesto (creazione), l'uomo e la donna assomigliano a Dio molto più di quanto non faccia il resto del cosmo visibile;  la loro creazione si presenta come un nuovo atto divino, la cui solennità e trascendenza si manifesta nel nuovo triplice uso di bara’ (Gen 1,27). Ancor più, Dio impegna se stesso nella creazione dell'essere umano con un’azione che indica la donazione del suo spirito (Gen 2,7). L'uomo e la donna sono chiamati ad una vita di intimità con Dio e alla guida sapiente del creato in cui sono collocati come liberi e responsabili delle proprie azioni, come mostrerà la successiva storia di tentazione e di disobbedienza (Gen c. 3). La creazione non nasce da un contesto di conflitto fra forze avverse, ma dalla volontà creatrice di un unico Dio: anche quando il male nei suoi diversi contesti e personificazioni farà il suo ingresso nel mondo, esso si presenterà con un carattere creaturale  (Gen. 3,1; più tardi, Gb. 1,6), cioè, qualcosa che non sfugge all'onnipotenza divina, e, comunque, sempre riconducibile all'azione della sua provvidenza  (nel contesto del NT, Rm. 5,20).

- L'Islam condivide con le religioni monoteiste la fede in una creazione del mondo ad opera di Dio, con uno svolgimento temporale: «Veramente il vostro Signore è Allah, che creò il cielo e la terra in sei giorni ed è saldamente stabilito sul trono, a regolare e governare tutte le cose.» (Corano 10:3).

Nell'Islam ogni creazione è attribuita ad Allah . Egli è l'unico Dio per i musulmani ed è chiaramente identificato come la "prima causa" in numerosi versetti del Corano.  A Lui è attribuita la proprietà di qualsiasi atto creato, ivi compreso quello apparentemente riferibile all'essere umano, il quale ne avrebbe in definitiva il solo possesso.

Ancora, sempre nel Corano, nella  Sura del Limbo, verso 54, si afferma: “In verità, Dio è il Creatore dei Cieli e della Terra. Egli creò l'Universo in sei giorni, prima di sedersi sul Trono. ...A Dio appartengono la Creazione ed il suo ordine! Sia lode a Lui, il Padrone dell'Universo”.

Ora non bisogna essere necessariamente dei sufi per comprendere che al di là del significato letterale, termini quali “Creatore del Cielo e della Terra”, “Universo, “sei giorni”, assumono significati più profondi di quello letterale.

Per quanto riguarda l'amore di Dio, in Giovanni, apprendiamo che lo stesso Yhswh  (Yhoshua) è manifestazione e figlio unigenito dell'amore di Dio: Giov.  1,14: “...(Dio) ha tanto amato il mondo da dare (in sacrificio) il suo figlio prediletto, l'unigenito, perché chiunque crede in lui non perisca ma abbia la vita eterna”.

Il Cristo si pone innanzi all'umanità quale esempio e “Via” da percorrere se, oltrepassato il velo, vinti i fantasmi che ci siamo creati, vogliamo ascendere (Giov. 14,6 “Io sono la via, la verità e la vita”).

Ma ancora, l'amore di Dio può esser compreso dal poema:

“Mi baci con i baci della sua bocca!
Si, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
Attirami dietro a te, corriamo!
M'introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano...”

Questi versi  hanno già il tono di tenerezza appassionata che dominerà l'intera raccolta; l'amato è assente, ma è presente nel cuore della sua amata.  Si legge, ancora:

“… Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe sono vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!...”.

In nessuna parte il Cantico dei cantici, da cui sono stati tratti questi versi, aveva definito l'amore. Qui l'amata lo fa con termini molto forti; descrive la sua forza invincibile, il suo carattere ineluttabile, il suo valore senza pari. Questo Dio che non si vede eppur presente, quando si manifesta “brucia” a tal punto che non è possibile tacere il suo amore per l'umanità intera, come testimoniano i profeti e uomini a noi più prossimi che la Chiesa Cattolica chiama Santi.

Allora l'amore non  è altro che la ricerca di un centro unificatore (Uomo-Dio, Uomo in Dio) che permette la realizzazione della sintesi dinamica delle sue potenzialità; è una fonte ontologica di progresso nella misura in cui è effettivamente unione e non solo appropriazione; è la riunificazione di due parti separate della conoscenza e dell'essere. Tale riunificazione, secondo la psicologia transpersonale, avviene nel momento in cui l'Io assagioliano(anima, ndr), si unifica con il Sé transpersonale (spirito, ndr) o scintilla divina.

Ecco perché “l'uomo combattente”, ormai sacerdote di sé, conduce una “esistenza realizzata”, conforme all'ordine cosmico, fianco a fianco al fratello, chiunque egli sia, purificando, pregando, agendo contro le forze del male, in unione ai  Maestri che ci hanno preceduto.




Bibliografia:

-      La Bibbia di Gerusalemme, EDB
-      Nuovo dizionario di teologia, EP
-      Mistica Ebraica, Einaudi Editori
-      Il Corano, Fratelli Melita Editori
-      Imparare a vivere – la saggezza dei miti, Gruppo Editoriale Mauri Spagnol
-      Dizionario dei Simboli, Dizionari Rizzoli
-      Wikipedia, voce: creazione – teologia

 

Joomla templates by a4joomla