Riflessioni sul significato esoterico della Pasqua

PESAH

Premessa

di Giuseppe Citarda - E' ampiamente riconosciuto che la “fede” israelitica si qualifica come adesione a YHWH (DIO), presente operativamente nella storia per liberare e salvare il Suo popolo; tale adesione si può definire un'esperienza di tutto il “Popolo” israelitico che si apre a YHWH, manifestatosi come “futuro”, che lo chiama a mettersi in viaggio. Essi (gli israeliti) da semi-nomadi, in cerca di una terra da abitare, hanno incontrato YHWH come Colui che promette ed è fedele alla promessa.

Le tribù israelitiche salvate, cominciano a riflettere su ciò che avevano vissuto e giungono a farsi un'idea sempre più chiara della presenza liberatrice di YHWH. La loro “fede”, il loro riconoscersi, si esprime così in forme sociali “esterne”, assumendo i caratteri tipici della “religione”.

E' qui che nasce il culto rituale; l'incontro con YHWH nella storia viene celebrato, cantato, espresso con simboli sacri; rivissuto nella festa con grande gioia.

A questo riguardo nel libro dell'Esodo, dove si ha il primo e sicuro riferimento alla pasqua, appare sintomatico l'intreccio tra narrazione storica e celebrazione liturgica. In tale libro, il redattore ha unito strettamente il ricordo della liberazione (dalla schiavitù) alla celebrazione liturgica, per dire con tutta evidenza che la pasqua significa memoria (zikkaron) della storia dell'esodo, celebrazione ad onore di YHWH per quanto Egli ha operato.

Seppur i riti pasquali non erano affatto nuovi, avendo la loro radice nell'ambiente e nella cultura del tempo (l'agnello immolato era uso religioso del clan dei pastori; il rito dei pani azzimi faceva parte della religione degli agricoltori, etc.), oggi la pasqua è intesa come festività propria del popolo ebraico; “più recentemente” (si fa per dire) è anche la festività del popolo cristiano che vede nella morte e resurrezione di Cristo, la prosecuzione del piano salvifico di Dio nei confronti del Suo popolo e dell'intera umanità.

Invece, l'ultima cena celebrata da Cristo, la sua collocazione cronologica, costituiscono due grossi problemi sul piano storico-esegetico, di cui quello cronologico è da considerarsi previo all'altro in cui ci si domanda se l'ultima cena fu realmente un banchetto pasquale, seppur pregna di “ritualità pasquale”.

Ma passiamo alle riflessioni

Inizieremo ad attribuire al termine “pasqua”, il significato di “passaggio”; pertanto bisogna chiedersi: passaggio per dove, per cosa?

E' senza dubbio un cammino evolutivo dell'umanità, e non del singolo uomo, che si incontra  con Dio, inteso come la “prima” e allo stesso tempo, la massima manifestazione Divina possibile su questo piano, il cui nome, riferendosi al Vecchio Testamento, è COLUI CHE E'/COLUI CHE SARA', o più propriamente, Sarò quello che Sarò; mentre se ci riferiamo al Nuovo Testamento, tale nome diviene il SALVATORE (Joshua: Iod, He,Shin, Vav, He; o più semplicemente: YHSWH) o il Riparatore.

Paradossalmente tale evoluzione avviene attraverso il singolo uomo e finisce per coinvolgere l'intera umana famiglia.

Nel libro dell'Esodo, al capitolo 12, leggiamo: “il Signore disse a Mosé (la Legge) e ad Aronne (colui che media, che traduce, che spiega, che avvicina con autorità; per altri versi il “catalizzatore”; la funzione del “sale” nel rito di Melchisedech) nel paese d'Egitto: “questo mese sarà per  voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno...”.

Questo è il primo dei 613 comandamenti che Dio dà ai figli d'Israele, ed è dato nel momento in cui il popolo esce dall'Egitto. Si tratta del primo mese della primavera (il risveglio per eccellenza),  come riaffermato nel Deteronomio (16,1). A tale mese corrisponde sia la lettera HEY (He) sia il segno dell'Ariete (simbolo sacrificale per eccellenza).

Per inciso ricordiamo che la lettera HEY, nella sua costituzione, rappresenta le tre direzioni dello spazio fisico: lunghezza, larghezza, profondità; rappresenta anche la nascita di un'idea nel mondo fisico, la sua entrata nel campo tridimensionale. Su di un piano più elevato, queste tre dimensioni sono i “rivestimenti” che l'anima deve indossare prima di potersi rivelare ed interagire con la realtà inferiore. Essi sono: pensiero, parola ed azione; tre fasi successive del cammino: dal segreto al manifesto. La lettera HEY, più di ogni altra, è la lettera dell'auto-espressione, della volontà di rivelare un processo nascosto, di creare, di far nascere. E' la lettera dei miracoli; rappresenta la “conversione” dell'elemento femminile, il suo “ritorno” (teshuvà) nell'ambito che le spetta, la fine del suo compromesso con le forze dell'oscurità. In realtà la HEY rappresenta la “Shekinà” o presenza di Dio. E' una lettera importantissima in quanto compare ben due volte nello stesso Nome Ineffabile di Dio e, come è noto, la Cabalà associa a ciascuna delle lettere del Nome di Dio, delle entità particolari chiamate “PARTZUFIM”, o Espressioni o, Ipostasi; più semplicemente Angeli o Manifestazioni divine.

Metaforicamente il mese di HEY, Nisan, è quello adatto a risollevare quella parte di noi che era rimasta intrappolata nelle oscurità paludose del male, del peccato, della sofferenza, dell'asservimento a forze estranee alla nostra individualità più pura; rappresenta il tempo della nascita in un mondo migliore.

Ricordiamo anche che, per gli Ebrei, il conto dei mesi incomincia dall'equinozio di primavera, quello degli anni incomincia dall'equinozio d'autunno.

Ma torniamo all'Esodo: “ ...sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno.”...   Come si può ben vedere è l'inizio di ogni cosa; il cambiamento totale, lo stravolgimento della consuetudine. E siccome l'UNO attiene al Divino, tale cambiamento proviene dalla stessa Divinità. E', in ultima analisi, una “manifestazione” (Epifania) che partendo dalla severità della Legge (di Dio) perviene all'Uomo attraverso la mediazione della Grazia dopo che se ne è accettata e/o incarnata la Giustezza.

Per quanto riguarda il significato “nel paese d'Egitto”, il De Pasqually sostiene essere il luogo dove furono scaraventati gli angeli ribelli e, secondo me, probabilmente, il paese dove furono rivelate le “Operazioni Divine” ma travisate nella loro sostanza: è un Prometeo tradito.

Torniamo all'Esodo.

Gli aspetti caratterizzanti il rito pasquale sono:

    l'agnello che deve essere maschio, senza difetto, nato nell'anno e che deve essere immolato al tramonto dopo un periodo di cinque giorni dalla sua scelta e, le cui carni, dovranno essere necessariamente consumate arrostite al fuoco con la testa, le gambe e le visceri;

    il sangue dell'agnello, che deve essere posto attraverso un fascio d'issopo sui due stipiti (colonne del tempio, corpo) e sull'architrave delle case (testa, Golgota), intese come luogo di consumazione del pasto (fuoco purificatore, trasmutazione);

    l'affermazione <dell'Io Sono il Signore> e della Giustizia divina (Tribunale superiore);

    gli azzimi  e le verdure amare;

    i fianchi cinti,

    i sandali ai piedi;

    il bastone in mano (scettro);

    la perennità del rito o istituzione della pasqua del Signore (DIO).

Tali “ingredienti” caratterizzano il rito sacrificale! E' quindi consequenziale, aprire una parentesi sul significato di sacrificio: dal latino sacrificium, atto di offerta a Dio, è in stretta connessione con il fuoco, con la purificazione corporale (libagione) e si concretizza sull'altare, catalizzatore del sacro, nonché del microcosmo (uomo). Dunque il concetto di sacrificio è legato all'idea di scambio sul piano dell'energia creatrice o dell'energia Spirituale; cioè più l'oggetto materiale offerto è a noi prezioso, più l'energia spirituale ricevuta in cambio sarà potente. In ultima analisi si può affermare che attraverso il sacrificio (espresso con ritualità e con cuore sincero) si possa agire sulle forze spirituali per il tramite o la mediazione delle forze materiali, attraverso un catalizzatore (altare e/o uomo-sacerdote).

Ma torniamo agli “ingredienti”.

- L'agnello

Nell'Apocalisse, l'Agnello è sulla montagna di Sion ed è al centro della Gerusalemme Celeste. Guénon suggerisce una analogia fra l'Agnello e Agni, il fuoco vedico; entrambi appaiono come la Luce al centro dell'essere, quella Luce che si raggiunge nel corso della ricerca della “conoscenza suprema”. Tale accostamento illustra l'aspetto solare, virile e luminoso dell'agnello, Cristo sacrificato, ovvero dello Spirito doppiamente forte, in contrapposizione allo spirito perverso.

Si riannoda qui la “manifestazione di COLUI CHE E' ”, sul piano umano o quaternario. Sinteticamente potremmo dire che la tremenda forza emozionale messa in libertà con il sacrificio, compensa la forza squilibrata del Regno. Cabalisticamente, Tiphereth si propaga in Malkuth ...e, Tiphereth, nell'uomo, è ubicato nel plesso solare o gemma lucente!

Ancora, Giuseppe Gallo nel suo commento all'Apocalisse di Giovanni, edizione Maki, al capitolo 14 (l'agnello e i 144.000) dice: “anche qui ci sono molti elementi rituali. C'è un officiante (angelo) nel Tempio, qui chiamato Monte Sion... (omissis)... da lì è possibile passare dalla terra al cielo come attraverso la porta del tempio...”.

L'agnello, quindi, ha funzione prettamente sacrificale; cioè è lo “strumento primo” che attiva il “catalizzatore” per volontà comunque sacerdotale. E i sacerdozi sono di due specie: quello di MelchiTzedek (Melchisedech) e quello di Aronne (il primo “opera”; il secondo è “portavoce”).

- Il sangue

E' il simbolo di tutti i valori connessi al fuoco, al calore e alla vita che rimandano al sole. E' universalmente considerato come il veicolo della vita, principio corporeo o veicolo dell'anima. Nel suo perenne fluire porta con sé non solo l'ossigeno necessario al sostentamento della vita ma trascina anche il “prana” o soffio vitale, presenza di Dio in ogni luogo e alimento primo del perispirito o anima.

E ritornando alla pasqua, se lo stipite (spina dorsale, luogo di risalita di Kundalini) è l'elemento che sorregge l'architrave (testa, fontanella: Sé), il corpo (stipite) è sorretto dal soffio vitale di Dio-Giustizia. E' il Prometeo riconquistato o “rivelato”.

In chiave psicologica (psicosintesi)  è il percorso dell'Io che, liberatosi dalle sub-personalità e sbarrato l'accesso agli “spiriti perversi”, si unisce al Sé (transpersonale) operando la tramutazione del “piombo in oro”.

- Azzimi

Nel contesto dell'Esodo, gli israeliti si dovranno cibare di pane azzimo. Non solo “non c'è tempo per la lievitazione”ma si dovrà stare in stato di vigilanza o di attesa. Tale stato, nella Istituzione massonica è ben rappresentato dal “gallo” ma, questa volta, non è necessario l'altro simbolo che ad esso si associa: il “V.I.T.R.I.O.L.” (visita la “terra  interiore” e, rettificando troverai la pietra occulta). L'uomo, divenuto nuovo Adamo, per rivelazione di COLUI CHE E', anzi, divenuto egli stesso Agnello sacrificale in forza del sangue e, quindi, per mezzo del sacrificio, è pronto per incarnare la “SALVEZZA”.

- Cintura

E' simbolo delle funzioni che esigono dedizione e fedeltà. Più in generale nella Bibbia è simbolo di stretta unione, di attaccamento costante, nel duplice significato di unione nella benedizione (salmi 76,11) e di tenacia nella maledizione (salmi 109, 18-19).

Secondo lo Pseudo Dionigi l'Areopagita, teologo e filosofo del V secolo, è possibile associare il simbolismo della cintura a quello della fecondità sia materiale (Yesod) sia spirituale. Simbolo della sorgente di tutte le grazie, nella tradizione cristiana è segno di protezione, di continenza e di castità. E' assimilato al primo abito di cui parla la Bibbia, formato dalle foglie di fico raccolte da Adamo ed Eva dopo il peccato. Protezione contro gli spiriti malvagi, racchiude e traccia in qualche modo un cerchio attorno a chi la indossa, isolandolo e permettendogli di concentrare le proprie forze.

- Sandali

Simbolo di elevazione mistica o tracce dei due aspetti polari dell'Essenza (polo positivo+ polo negativo; o meglio elettro-magnetismo), nel mondo della manifestazione, i sandali, sono il sostituto del corpo degli Immortali ma anche strumenti per spostarsi nell'aria.

Mangiare l'agnello con i sandali calzati, quindi, sta a significare la capacità di trasmutazione di cui è capace l'uomo che ha rettificato sé stesso. Più pragmaticamente dimostra che l'uomo ha uno Spirito.

- Bastone

Arma magica, sostegno per camminare ma al contempo segno d'autorità, il bastone, è sinonimo di conoscenza acquisita, simbolo dell'anima trasfigurata dalla Spirito (divino) e prefigurazione della Croce redentrice. E' collegato pure al simbolismo del fuoco e quindi della fertilità, della rigenerazione e della resurrezione.

- Verdure amare

Il simbolismo si ricollega al verde, alla natura, all'acqua. Qui sta a rappresentare l'amarezza della natura umana senza la “Manifestazione”, ovvero, l'amarezza dell'uomo dopo la separazione o la cacciata dell'Eden.

Per concludere, quindi, possiamo dire che, la pasqua, ripropone la storia dell'uomo dopo la caduta, il suo apprendimento delle arti magiche, prima di divenire “sacerdote perfetto” o Mago; il suo divenire SACERDOTE, quindi, capace di accettare Dio attraverso il sacrificio, dopo essersi purificato (digiuno), la sua capacità di compiere il sacrificio perfetto: il donarsi completamente sulla Croce, simbolo ultimo del cambiamento e di rinascita del nuovo Adamo-Cristo. E Cristo, sulla croce dice a Giovanni: “... ecco tua Madre...”, quella Madre (Amara) a cui fu predetto dal profeta: “una spada trafiggerà il tuo cuore!”. Quella Madre (Terra), per altro Vergine, a cui Gesù affida l'Amore (Giovanni).

 




Bibliografia

-       la Sacra Bibbia, edizione ufficiale della CEI;
-       Giuseppe Barbaglio e Severino Dianich: nuovo dizionario di teologia, ed. Paoline;
-       Jean Chevalier- Alain Gheerbrant: dizionario dei simboli, Bur – dizionari Rizzoli;
-       Rev. James L. Dow: dizionario della Bibbia, a cura di Giampiero Bof, ed. Vallardi;
-       Nadav Eliahu – Mevasser Tov: la Sapienza della Verità, scuola di studi cabalistici,
edizioni “O.R.”


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