L'albero Sephirotico

albero

Premessa

di Giuseppe Citarda - Se in psicologia con il termine albero, in certo modo,  si rappresenta l’Io freudiano o meglio l’Io (sé) così come concepito da Assagioli: “centro di pura coscienza“ o di “auto-consapevolezza”, analogamente con il termine albero Sephirotico, si vogliono porre le basi per approfondire le tematiche e le dinamiche dei vari corpi, o elementi, che costituiscono l’essere umano, le analogie con la divinità o meglio con le varie manifestazioni divine e, non ultimo, le relazioni tra l’uomo e il cosmo.

In ultima analisi, quando parliamo di “Cabbalah”, intendiamo porci delle domande in relazione ai vari corpi che costituiscono l’essere umano e le relazioni tra questi corpi e Dio, oltre  al rapporto esistente tra gli esseri umani e, tra questi e il Creatore.

Con lo studio cabalistico e la relativa meditazione, intendiamo, quindi, porre le basi per “svelare” Dio attraverso le Sue manifestazioni e suoi Nomi; intendiamo cioè  comprendere le relazioni e le influenze tra Dio, il cosmo, e l’essere umano, sin dalla creazione  ad oggi. Vi è poi l’aspetto non minimale della cabala operativa che si sviluppa nella Teurgia, cioè tutto quel complesso di operazioni “magico-spirituali”, aventi come fine la propria ascesa e il bene dell’umanità e la gloria di Dio.

Oggi la psicologia transpersonale con i suoi assunti (Assagioli, Ferrucci, Wilber), con i suoi esercizi meditativi (dall’Io sono, fino all’esercizio della rosa), può considerarsi  un ottimo ausilio per la scoperta del Sé transpersonale ovvero dello Spirito (“ruah”, qui inteso quale prima Manifestazione divina nell’uomo, la più pura, e che l’uomo può non solo comprendere ma con cui può anche relazionarsi); in ultima analisi la psicologia transpersonale, può considerarsi un ottimo ausilio per comprendere sé stesso e il rapporto con il Cosmo, aumentando la propria consapevolezza e strutturare il proprio Io.

Un minimo di storia

Il termine “qabbalah”  significa innanzitutto “tradizione che si riceve”; solo nel medioevo passò ad indicare una tendenza speculativa che divenne prassi di vita in seno all’ebraismo, per rappresentare la tradizione più antica e più segreta o, iniziatica.

La cabbala classica, si è diffusa nel 1300, a partire dalla Spagna settentrionale, grazie alle opere di Joseph Abraham Gikatilla (v. cabbala profetica) e agli scritti di Mosheh ben Samuel de Léon, inizialmente seguace di Maimonide ma ben presto divenuto il più influente rappresentante della corrente teosofica (sefirot-teologica).

Il contenuto delle dottrine cabaliste non ebbe uno sviluppo lineare ed unitario e, contrariamente a quanto si voleva far intendere, non era affatto antico ma si basava su di una visione del mondo tipica della tarda antichità e del medioevo, pur avendo come elemento centrale la Torah con il suo simbolismo della lingua, delle lettere e dei numeri; tali dottrine furono un insieme della concezione neoplatonica del mondo, unite a elementi stoici, pitagorici e a concezioni tradizionali tipicamente ebraici, oltre a scritti espressi in lingua ebraica della letteratura tradizionale e, in diversi casi, in aramaico, lingua questa tradizionalmente rabbinica.. Questo fu il fondamento che permise agli ebrei, nel tempo, di non avvertire come “estranee” le espressioni formulate in un linguaggio chiaramente filosofico e di percepirle, come formulazioni provenienti dalle proprie concezioni di fondo.

Ancora, la concezione secondo cui la struttura del corpo umano (microcosmo) corrisponda alla struttura del macrocosmo, presuppone normalmente l’analogia (come in alto così in basso) fra le realtà terrene e le realtà cosmico-astrali, compresa l’idea di reciproche influenze fra i due ambiti. Nel pensiero filosofico il termine “microcosmo”, in relazione all’uomo, fu introdotto da Aristotele, mentre l’idea di “macrocosmo”, come immagine/copia di Dio,  fu introdotta da Platone. Questi due presupposti, unitamente alla concezione platonica e neoplatonica dell’anima, diedero ai cabalisti dell’epoca, lo spunto per dimostrare la relazione tra Dio, l’uomo e il cosmo e, successivamente, rafforzò il ricorso alla correlazione Dio-cosmo-Torah-uomo (israelita!) per illustrare la destinazione e la realizzazione personale dell’individuo, in un “progetto divino”. Progetto, il cui fine non è, ovviamente, la corporeità bensì l’essere in quanto “Spirito”, ove l’anima funge da unione tra lo Spirito e il corpo; sotto questo profilo, la conoscenza di sé diventa il compendio della conoscenza del cosmo e, in definitiva, della radice spirituale del tutto, e quindi di Dio.

Per inciso si rammenta che per gli ebrei il concetto di anima è da intendersi nei suoi tre livelli: nefesh che è la forza vitale, fa respirare il corpo e la sua sede è il fegato;  ruah, localizzata nel cuore, è la capacità di sentire e di amare ma senza consapevolezza; mentre neshamah è l’anima spirituale, intellettiva, ed è ubicata nella mente; permette la consapevolezza del divino. Questi i tre livelli che bisogna compenetrare.

 

Le sephirot, modalità operative della divinità

 a)     Nome e significato

Il termine ebraico sephirah (plurale sephiroth) significa semplicemente “enumerazione”, “sequenza numerica”, con riferimento molto concreto alle dieci dita delle mani. In seguito, già con il primo uso specifico del termine Sefer jesirah (libro della formazione, Palestina VI e VII secolo d. C.), si è tradotto sephirah, con sfera o, in termini più recenti, con mondo.

Altro termine usato, per indicare le sephiroth, era middah, che significa “misura, proprietà, modalità operativa”. Si ricorse anche al termine “nomi”, inteso quali Nomi di Dio e, ancora, al termine raggi o lumi; questi ultimi termini derivano ancora dal simbolismo dell’emanazione della luce nel neoplatonismo, nel senso di una autorivelazione della divinità trascendente pur rimanendo essenzialmente nascosta, del che, anche le sephiroth, vengono chiamate “emanazioni”. Infatti, per i cabalisti, le sephiroth, sono al tempo stesso anche un processo di emanazione da Sopra a Sotto, dall’Uno al molteplice.

Ora premesso che le sephiroth, sono dieci, collegati da canali su cui fluiscono le “influenze” divine, ciò che interessava soprattutto i cabalisti, non era tanto la sephira nel senso di sequenza, quanto piuttosto, la gerarchia di queste dieci potenze operative, il tipo della loro associazione e, non da ultimo, il loro funzionamento globale, nel quale ogni sephirah può influenzare l’altra. L’interesse dei cabalisti si concentrava sul tipo di queste loro operazioni da Sopra a Sotto e sulle possibilità di esercitare un’influenza su di Esse a partire dal Basso(Sotto). Ma la questione fondamentale era il fatto di riconoscere dietro la molteplicità di queste potenze operative, ognuna delle quali poteva presentare a sua volta diversi aspetti, l’unità nascosta dell’Essenza divina, della stessa divinità assolutamente trascendente, attraverso l’esercizio di un’influenza, mediante la quale si concorre a realizzare l’unione delle stesse potenze operative, cioè quella che oggi si chiama “teurgia” cabalistica.

 b)     la configurazione delle sephiroth

La costruzione della struttura delle sephiroth esprime anzitutto la loro gerarchia, il loro ordinamento nel senso della corrente emanazionistica da Sopra a Sotto (dalla più elevata, in senso vibratorio, alla meno vibrante), ricordando sempre che ogni sephirah è un’espressione di Dio e, quindi, Dio stesso. Nella cabbala classica le sephiroth, in numero di dieci, sono state disposte orizzontalmente e allineate in tre colonne o pilastri: quello di sinistra, per chi guarda il glifo, così detto della severità, della giustizia; quello di destra, detto della misericordia e quello centrale, la così detta via iniziatica, con funzione compensatrice, di bilanciamento, di mediazione tra i primi due pilastri, non solo perché compensa gli opposti ma anche perché unisce le forze delle sephiroth Sopra e Sotto.

L’analogia che, secondo me, qui si può fare è quella della consacrazione del pane e del vino secondo il rito di Mechitzedek, ove il sale, è l’elemento catalizzatore o elemento compensatore oppure, su di un piano in un certo modo più vicino al mondo fisico, quello delle due colonne poste all’ingresso del tempio, ove l’elemento catalizzatore è l’arco-baleno o l’uomo (pentalfa)  nella sua posizione eretta( hestòs) e secondo le sue virtù prime: Uomo rivestito di corpo di gloria (vedi M. De Pasqually, trattato della reintegrazione degli esser, ed. Amenonthes).

Le dieci potenze, o Forze operative della divinità, individuate nell’albero, agiscono nel quadro di una struttura dinamica, in cui le singole potenze si influenzano a vicenda e ognuna delle quali, grazie alle altre, può agire anche verso l’esterno.

Oggi potremmo dire, in certa misura, che il glifo è un sistema olistico, dove il superiore ingloba l’inferiore e, l’intero, è un tutto superiore rispetto alla somma delle sue parti prese autonomamente. Occorre dire anche che le influenze reciproche delle sephirot sono spesso descritte in modo da far pensare a vasi comunicanti: ciò che avviene in una sephira si ripercuote anche nelle altre e quindi in tutto il sistema. Una conseguenza di quest’influenzamento reciproco è data dal fatto che una sephirah può essere presente in un’altra e rappresentare un aspetto al suo interno sia a livello di influsso sia a livello di azione. Di conseguenza, la sephirah ricevente assume anche il nome della sephirah che viene ad abitarla, per cui in questo caso, il cabalista parla di sephirah superiore e sephirah inferiore. Pertanto anche i termini Sopra e Sotto, possono indicare non solo una relazione all’interno delle sephirot, ma anche una relazione fra il gradino di essere delle sephiroth in quanto tali, e i gradini di essere subordinati (V. Scala di Giacobbe).

Analizziamo la configurazione dell’albero, dall’alto verso il basso e in una strutturazione orizzontale: in esso vi sono dieci sephiroth:

-        dalla 1 alla 3, troviamo le sephiroth superne, corrispondono al mondo dell’emanazione;

-        dalla 4 alla 6, corrispondono al mondo della creazione;

-        dalla 7 alla 9, corrispondono al mondo della formazione;

-        la 10^ sephirah, corrisponde al mondo dell’esecuzione.

Sotto tale glifo, si suole individuare anche il Mondo dei gradi spirituali intermedi/Merkavah/angelo; quindi, ancora più sotto, si individua il Mondo materiale o della divisione.

Per quanto attiene i tre livelli dell’essere umano,  secondo ‘Azriel, cabalista di Gerona, abbiamo:

-        Forza del mondo e del corpo modellato: sephiroth da 10 a 7;

-        Forza del mondo dell’anima: da 6 a 4;

-        Forza del mondo dell’intelletto “compreso”: da 3 a 1.

Volendo penetrare nei misteri dell’albero sephirotico (PORTAE LUCIS), l’operatività va dalla decima sephirah (Malkuth) e, salendo, via, via verso l’alto, fino a Kether, la prima sephirah; ricordando sempre che tutte le sephiroth superiori agiscono ed emanano sull’ultima, cioè Malkuth e, attraverso di essa, possono essere così presenti con i loro diversi aspetti tutte le sephiroth  dell’albero; bisogna inoltre ricordare che occorre unificare l’aspetto dualistico delle sephiroth opposte, in relazione allo “stato” vibratorio del momento (soggettivo) ed oggettivo. Altro elemento da ricordare è che occorre, per così dire, salire sull’albero così che la colonna di sinistra, guardando il glifo, corrisponde alla parte destra dell’uomo e la colonna di destra, corrisponde al lato sinistro.

Un’avvertenza è d’obbligo prima di ogni percorso cabalistico: l’obiettivo da raggiungere deve essere chiaro in noi; questo deve avere come scopo il bene dell’umanità e il desiderio di conoscere la Fonte del Bene Supremo.

Prima di relazionare l’albero sephirotico secondo la configurazione astrale e rapportata al microcosmo, diamo alcuni dei possibili significati per ogni sephirah; significati che andranno  approfonditi e meditati singolarmente e nei loro significati compositi. Le sephiroth, vengono riportate secondo la struttura gerarchica dello ZOHAR (sepher ha-zohar, libro dello splendore) e, ovviamente, in un percorso che va dal basso verso l’alto anche se la numerazione è espressa dall’alto verso il basso e da destra verso sinistra, nel senso della direzione della scrittura ebraica.

I Nomi divini, quanto di più sacro possa esistere per un ebreo e a maggior ragione per un cabalista, sono traslitterati dall’ebraico al latino.

-        Sephirah 10: Malkuth: Regno; Shekinah/femminile/gestazione; comunità d’Israele (nello stato d'attenzione e in piena coscienza: “Ascolta Israele...”); Torah orale; pietra angolare, femore di Giacobbe, Casa di “Dio” (=Tetragramma); Totalità; Tribunale Inferiore. Nome divino: ‘DNJ;

-        Sephirah  9: Jesod: Fondamento; Giusto, maschile/generativo; Grande Pietra; Totalità; “Zero” rivelato; Sion. Nome divino: ‘EL HAJ;

-        Sephirah  8:  Hod: Maestà;  la colonna <B> del ns. tempio. Nome divino: ‘ELOHE  SEVA’OT;

-        Sephirah   7:  NESAH (NETZAH): Vittoria; la colonna <J> del ns. tempio. Nome divino: JHW”H SEVA’OT;

-        Sephirah  6:  Tiphereth: Bellezza/Misericordia; Torah scritta; (il Cristo/Messia;) Giacobbe. Nome divino: JHW”H;

-        Sephirah   5: GEBURAH: Forza; Tribunale Superiore; Terrore;  Isacco. Nome divino: ‘ELOHIM;

-        Sephirah     4: HESED (CHESED): Grazia; Abramo; Liberazione. Nome divino: ‘EL;

-        Sephirah     3: BINAH: Intelletto; Vita. Nome divino:  ‘ELOHIM;

-        Sephirah     2: HOKMAH (CHOKMAH): Sapienza; Eden Superiore. Nome divino:  JH;

-        Sephirah     1: KETHER, CORONA. Nome divino:   ‘HJH  (IO SONO/SARO')

Al di sopra di questa sephirah, troviamo ‘EN SOF-infinito; tale sephirah non è scrutabile dall’uomo. Al di sopra di tale livello i cabalisti ammettono un ulteriore livello ancora più indecifrabile e misterioso.

Altra sephirah che si ritrova nel glifo, anche se materialmente non è rappresentata, è Da’ath; Essa è posta tra la terna superiore (1- KETHER, 2- HOKMAH, 3- BINAH) e quella centrale (4-CHESED, 5-GEBURAH, 6-TIPHERETH), ove ha sede “l’Abisso”; svelarla, equivale a possedere la “Conoscenza”. Il suo mistero è “jesh/essere presente; è la linea mediana che divide e riunisce allo stesso tempo destra e sinistra, Sopra e Sotto. Da questa sephira, secondo me, scorrono quelli che Jung chiama “archetipi”, perchè il “cervello del padre”,  da Binah, scorre in Daath e da qui lungo la conduttura della colonna vertebrale, giunge fino a Malkuth, per risalire in Jesod.

 

Albero sephirotico e corrispondenze che intercorrono tra l’universo e l’uomo

Gli antichi ebrei, ritenevano che le forze del mondo agissero sull’uomo da ogni parte e, quindi, da ogni direzione.

Per inciso, si rammenta che alle quattro direzioni canoniche (Nord, Sud, Est, Ovest), bisogna aggiungere altre due direzioni: l’Alto e il Basso (Sopra e Sotto); ciò dà veramente l’idea di un essere umano al centro della spazialità e forse… della sua propria spazialità.

La figura <1> è la rappresentazione maggiormente ricorrente nell’uso da parte dei cabalisti; la <2> indica le relazioni fra le sephiroth e le varie parti del corpo umano, o meglio le tre parti: testa, petto, basso ventre.

Dai disegni emerge in modo chiaro che vi sono dieci forze che agiscono sull’uomo da direzioni diverse, identificabili nei vari pianeti (fig. 1).

Le prime tre sephiroth (Kether, Chokmah, Binah) costituenti il triangolo superiore con il vertice verso l’alto, sono le forze che agiscono sulla testa.

Qui si rammenta che il Sé, lo Spirito, l’Io sono, è individuato al di sopra della testa, in direzione della “fontanella”.

La 4^, la 5^ e la 6^ sfera, costituiscono il triangolo centrale con il vertice verso il basso; queste sono le forze che provengono rispettivamente da Giove, da Marte e dal Sole; agiscono sul petto e cioè sulla zona cardiaca e, quindi, sui polmoni e sulla circolazione del sangue.

Vi è, poi, il triangolo inferiore, anch’esso con il vertice verso il basso, costituito dalle forze provenienti da Venere, Mercurio e Luna e che agiscono sulle gambe, sui reni e sugli organi genitali; quindi, infine, proveniente dal basso, sotto i piedi, vi è la forza proveniente dalla Terra (MALKUTH).

E’ bene precisare che quando si parla di Malkuth, la Terra, non si intende il quaternario, il nostro pianeta, seppure vi è una certa attinenza; Esso rappresenta la condizione dell’Uomo,  Adam-Cadmon,  nel paradiso terrestre.

Kether era per gli antichi l’incarnazione di tutto ciò che doveva discendere negli uomini dal mondo spirituale in quanto sovrumanità e il cui potere, molto spesso, gli uomini, seppur iniziati, hanno usato a discapito dei propri simili. Questo potere, comunque ha bisogno di altre due forze: la prima, la saggezza o piano dell’intuizione, proveniente da destra (Hokmah, fig. 2), la seconda (Binah) intelligenza o piano della razionalità.

Vengono poi le altre tre forze (4-Chesed, 5-Geburah, 6-Tiphereth) che riguardano, come già detto, la zona mediana del corpo umano: il petto. Esse provengono da zone dell’universo meno alte, ma che comunque circondano l’uomo.

In armonia con Chesed (4^ sephirah, l’Amore), che influisce da una parte del corpo, si sviluppa dalla parte opposta Geburah (5^ sephirah), come di una Forza, o soffio di vita, che corre verso il cuore (plesso solare) entrando così nell’uomo dal di fuori non solo come forza fisica, ma anche come forza spirituale, andando, unitamente a Chesed e a Tiphereth (la Bellezza), a costituire la zona cardiaca.

Per maggior chiarezza possiamo dire che tutto ciò avviene con la respirazione. Infatti con essa noi non inglobiamo solo ossigeno, ma trasciniamo anche quello che gli orientali chiamano prana (“pra”: fuori, “an”: respiro) o energia vitale; il prana non è altro che il respiro del Creatore, il soffio di vita che animò Adamo ed alimenta anche noi o meglio, la nostra anima. Anima che è collegata al corpo e allo Spirito per doppia polarizzazione (V. Eliphas Levi, Papus, Kremmerz).

E’ in pratica il simbolo del triangolo equilatero con al centro l’occhio: la presenza di Dio attorno a noi e, in forza del respiro, dentro di noi.

L’uomo, però, è un essere dotato non solo di moto interiore ma anche di moto esteriore, infatti può cambiare di posto nello spazio. Questa facoltà, si attua con gli arti inferiori; ciò sta ad indicare una vittoria sullo stato solido della Terra: ecco Netzah, appunto Vittoria o Superamento. Vittoria o Superamento che unitamente alla forza agente sui reni (Hod: Gloria) porta a ciò che agisce maggiormente sul centro dell’uomo e cioè a Jesod (Fondamento) che accorda la conservazione della specie attraverso la riproduzione sessuale. Riproduzione che per il cabalista non può che avvenire nel talamo o letto coniugale. Istinto riproduttivo o conservazione della specie, che permette all’uomo di sentirsi legato alla terra e di tenersi ancorato su di essa.

Infine è dalla Terra stessa che proviene la decima forza agente sull’uomo: Malkuth: il Regno, il Campo; cioè il mondo minerale che con le sue energie penetra nel suo corpo attraverso le ossa cave a forma tubolare degli arti inferiori.

Fra le dieci sephiroth, questa è l’unica a non provenire dallo spazio e ciò a sottolineare come l’uomo, con il suo corpo fisico, faccia parte del mondo minerale e perciò della materia, mentre le altre nove, stanno a sottolineare lo stretto legame dell’uomo con il mondo superiore e pertanto, la sua natura spirituale. Tutto ciò, naturalmente, dopo essere approdati su Malkuth (sala dei passi perdutiàgabinetto di riflessioneà iniziazione), continuando con la terna inferiore (Netzah, Hod, Jesod) per proseguire con la terna mediana (Chesed, Geburah, Tiphereth) e terminando con la terna superiore, con le forze più nobili che agiscono sulla testa (Kether, Chokmah, Binah).

Ancora, le dieci sephiroth, erano per gli ebrei ciò che per noi rappresentano oggi le lettere dell’alfabeto che se opportunamente disposte, danno un preciso significato; ciò tenendo anche conto del fatto che nel disegno <1>, vi sono ventidue linee dette canali o sentieri che collegano fra di loro le “sfere” e che corrispondono alle 22 lettere dell’alfabeto ebraico (Aleph-Beit; Aleph-Beth). Questi “segni” o alfabeto, avevano un significato proprio; infatti se per noi lettere come A, B, C… prese singolarmente non significano nulla, sono astratte, la lettera Aleph, Alfa per i greci, sta ad indicare ciò che si muove spiritualmente nell’uomo; la parola Beth, invece, indica una casa, qualcosa che circoscrive, per cui, quando noi diciamo alfabeto, in realtà diciamo ciò che per gli ebrei (e per i greci) significava:  l’uomo nella sua casa, ovvero nel suo corpo o involucro.

Le dieci Sephiroth corrispondono invece ad un alfabeto spirituale, per conoscere le relazioni tra mondo fisico e mondo metafisico (v. anche tavola Smeraldina).

L’energia racchiusa nelle lettere, che trascende i limiti della conoscenza razionale, è, quindi, il legame nascosto della molteplicità dell’esistere e la ragione ultima del divenire. La dottrina ebraica dell’alfabeto rappresenta, dunque, un vero e proprio progetto di conoscenza dinamica del fluire dell’esperienza e dell’infinito comporsi e scomporsi delle realtà individuali. Essa, la lettera ebraica, può assurgere alla funzione di icona di meditazione che con la sua pronuncia e/o la sua visualizzazione, mette in moto uno stato vibratorio, divenendo lo spunto per intense esperienze estatiche. Infatti  le lettere sono dei segni che rappresentano dei suoni, questi a loro volta, sono Esseri sacri, rappresentano la manifestazione del Verbo Creatore per cui possiamo anche  dire e comprendere l’assunto: 1+2=4.

In definitiva attraverso lo studio dello Zohar concretizziamo le lettere sotto forma di esseri animati e intelligenti; così che ogni parola, composta di lettere, e quindi di una valenza o numero, è un Essere vivente, a cui corrisponde una forma o “un’immagine”  con la quale si può interloquire, in quanto presenza intelligente che si manifesta sul nostro piano fisico.

 

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Bibliografia:

- Johann MAIER,  la Cabbala: introduzione, testi classici, spiegazione,  ed. EDB

- Ovidio LA PERA, Ars Regia, rivista bimestrale di studi e ricerche sulla tradizione iniziatica

   occidentale ed orientale, Anno II  n° IV  Gennaio-Febbraio 1992

- Giulio BUSI ed Elena LOEWENTHAL, Mistica Ebraica; ed. EINAUDI

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Indicazioni per un percorso di studio:

-        Eliphas LEVI, Storia della magia; ed. Mediterranee

-        Israel REGARDIE, Il giardino dei melograni, dalla cabala alla magia; ed. Mediterranee

-        Dion FORTUNE, la cabala mistica; ed. Astrolabio

-        Gershom SCHOLEM, la cabala; ed. Mediterranee

-        Johann MAIER,  la Cabbala: introduzione, testi classici, spiegazione;  ed. EDB

-        Giulio BUSI ed Elena LOEWENTHAL, Mistica Ebraica; ed. EINAUDI

-        Will PARFITT, Cabbalah per l’esercizio della volontà; ed. PIEMME

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