Solstizio d'Estate



"Imprimere sul divenire il carattere dell'Essere"

                                                                                                                                          F.Nietsche


di Filomena Diana - La Tradizione esoterica conferisce, così come a quello di inverno, un grande rilievo a questo importante momento astronomico che segna l'ingresso del sole nella sua fase di piena maturità.

Infatti, seguendo la corrispondenza macro/microcosmica, il solstizio di inverno si assume come simbolo del caput mortuum, vale a dire di quella fase dell'Opera nella quale l'adepto, penetrato nell'Interiora Terrae, visitato con il coraggio di chi sa di non avere altra scelta che continuare il cammino, affronta il nero più nero del nero e sta stare dritto di fronte ad esso.

 

Nella tradizione induista il solstizio d'inverno viene indicato come dęva-yâna, ossia porta degli Dei; la porta attraverso la quale la discesa nell' Interiora essendo compiuta, si esce nella direzione divina.

Viceversa, il solstizio d'estate celebra nell'ascesa del sole la fase di combubere aqua, cioè della prosciugazione dell'acqua attraverso la sua combustione mediante il calore del sole giunto all'apice della sua maturità. Nell'adepto ciò corrisponde alla conquista del nuovo stato a partire dal quale potrà riapplicarsi alle cose dell'uomo per riavviare il ciclo successivo. Nella tradizione induista il solstizio d'estate è appunto pitri- yâna, ossia porta degli Uomini, uscendo dalla quale si saprà meglio lavare igne e compiere così i passaggi successivi della spirale della purificazione.

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