Lo Zohar

 

di Stanislao Scognamiglio - Prima di entrare in argomento, mi permetto di suggerire uno spunto di riflessione nell’intento di cercare di aiutare a decifrare meglio i parametri della ricerca di colui che si inoltra lungo il sentiero cosiddetto "del risveglio".

La mia esperienza personale mi suggerisce che che non è possibile operare in maniera esoterica solo dando ascolto all’ ”istinto”;  esso è fondamentale,  ma da solo non basta  e può, addirittura, diventare uno strumento dannoso. Accogliendo soltanto gli stimoli senza riflettere sulla loro origine e sul loro utilizzo razionale, commetteremmo un errore, daremmo il sopravvento alle istanze lunari, quelle per intenderci, di derivazione emotiva. Ma, quando la luna ottiene il predominio sul sole, quando non riusciamo a separare il mercurio, come si dice in linguaggio alchemico, il velenoso effluvio che da esso deriva può essere letale.

Mi spiego, nelle scienze esoteriche, come in tutte le scienze realmente sperimentali, l’unica discriminante dell’operare deve essere la ragione che, insieme alla volontà,  apre le porte di quella dimensione che è altra rispetto alla quotidiana manifestazione della materia, o meglio, è la manifestazione della materia vista dall’angolazione dell’ermetista che, avendo introiettato le simbologie dei misteri più profondi, ha acquisito il “codice” per decrittare  la sua rappresentazione della realtà con una coscienza ampliata.

Per utilizzare l’istinto esoterico nella maniera migliore, quindi, bisogna dirigerlo attraverso strumenti che non sono mere acquisizioni culturali, come una cattiva interpretazione potrebbe lasciare intendere, ma, se bene utilizzati,  essenziali supporti utili alle trasformazioni che ognuno di noi auspica di ottenere. Questi supporti sono costituiti dalle fonti della tradizione. Guarda caso, in ebraico tradizione si dice Qabalah e una delle sue fonti è lo Zohar. Ma disponiamo le cose in successione.

La Cabala, appunto, viene proposta allo studio al tempo stesso come come materia di indagine e strumento di ricerca per gli scopi che il ricercatore si prefigge. Questa dottrina mistica trae origine dalle correnti misteriosofiche orientali e, passando per il neoplatonismo, diventa una dottrina comprensibile al pensiero occidentale. Fonte assoluta della cabala è la Torah, quella che la tradizione cristiana chiama Pentateuco, ovvero i primi cinque libri della Bibbia, formato da Genesi, Esodo, Deuteronomio, Levitico e Numeri. La religione ebraica, però, viene spiegata ai suoi seguaci anche attraverso un cospicuo numero di scritti di commento ai testi sacri, detti midrashim.  I midrashim formano il corpus di quella che è poi la dogmatica dell’insegnamento rabbinico. Questi commenti sottoforma di racconti e parabole sono già presenti nel Talmud, che potremmo considerare una sorta di catechismo ebraico.

I primi cabalisti, quindi, ritennero opportuno, tramandare, se non l’essenza della cabala, operazione ovviamente impossibile,  una testimonianza che potesse essere considerata, con altri testi, come ad esempio, il Sepher Yetsirah (“Libro della Formazione”), una chiave di lettura per gli iniziati, ed ecco allora il Sepher Zohar o più semplicemente lo Zohar (“Libro dello Splendore”).

Le edizioni attualmente reperibili in commercio non sono complete, perché trattandosi di midrashim, in ogni comunità ebraica del dopo-diaspora ne aggiungeva o toglieva qualcuno.

Il libro si divide secondo i capitoli della Torah e nasconde, come tutti i testi esoterici, delle istruzioni molto circostanziate per ampliare la coscienza e per acquisire il pieno controllo sul microcosmo e, di riflesso, sul macrocosmo, bisogna ricordare sempre che l’uno si riflette nell’altro, evitando in pratica una vera e propria dicotomia che noi studiosi di esoterismo facciamo per comodità, per costruirci un modello di ricerca, alla stessa maniera del planisferio e delle carte geografiche.

Lo Zohar, oltre a descrivere le dieci sephiroth, ci illustra in maniera precisa le loro connessioni profonde, sul piano microcosmico, con il nostro io e con le sfaccettature della nostra persona, con il nostro inconscio. Racchiude conoscenze sulle nostre strutture mentali e addirittura sul funzionamento cerebrale. Poi, enumera diverse operazioni alchemiche, e questo è naturale dato l’insito significato delle corrispondenze cabalistiche.

Vi è una parte centrale (mi riferisco all’edizione in mio possesso) che attraverso una raccolta di apparenti parabole didascaliche per l’educazione sessuale, spiega alla perfezione i processi alchemici delle operazioni mercuriali e tutto il procedimento energetico messo in atto dall’unione ermafrodita tra maschio e femmina, se vogliamo, tra principio attivo e passivo della forza creatrice della natura.

Le sephiroth vengono mostrate come principi emanati che si suddividono in superiori ed inferiori, ma, alla fine, concentrici e complanari, fedeli dunque, alla legge del Kybalion che dice “Tutto è mente” così da essere solo il Tutto l’unica realtà immanente. Dice con precisione i nomi delle sephiroth e come siano posti arcangeli a dominio delle stesse.

Sottolinea come queste emanazioni siano collocate anche all’interno del nostro organismo e questo , almeno in parte, ci riconduce alla dottrina dei chakra indù. Definisce i numeri legati alle singole sephiroth e le lettere ad essi correlati. Infatti, per la cabala, i numeri e le lettere, sono enti primordiali ausiliari di Dio, scintille del Fuoco, che si è combinato in forma di simboli.

In effetti questo è il fondamento della cabala: le lettere e i numeri principi della materia. Sappiamo benissimo, infatti, quanto il simbolo, più della parola, comunichi concetti profondi, se vogliamo, occulti, magici. Quali simboli più delle lettere e dei numeri danno alla parola forza creatrice? Il simbolo, nella fattispecie, la lettera, o la cifra, diventa energia quando interagisce con le strutture intime della psicologia umana permettendo all’individuo di ordinare il suo comportamento secondo schemi matematici che però per paradosso appartengono all’emisfero destro cervello, quello che soprassiede all’immaginazione e al modo di estrinsecarla nell’uso quotidiano.

Così pure l’interpretazione del libro risponde a questa legge, di facile lettura, le interpretazioni sono molteplici ma complanari, distinte ma unite da un solo principio uniformante quello della ricerca iniziatica che è al tempo stesso complessa ma lineare, severa e gioiosa l’unica ricerca degna di questo nome.

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