Considerazioni sull'Alchimia


di Stanislao Scognamiglio - E’ difficile spiegare nello spazio ristretto delle pagine e delle parole del linguaggio comune che cosa sia davvero  l’alchimia, perché l’alchimia è nello stesso tempo una scienza tradizionale e una forma di linguaggio. Il linguaggio sociale, quello dei media, la comunicazione verbale e scritta è una codifica di segni a cui corrisponde solo un tipo di significati. Ad esempio, se dico “mela” mi riferisco solo ad una grande categoria di pensiero composta da diversi sottoinsiemi che possono essere numerosi ma limitati e la parola “mela” potrà così

riferirsi al cibo, alla frutta, alla botanica ecc. In alchimia le categorie non sono univoche perché il suo è un linguaggio simbolico ed ha bisogno di interpretazioni, di solito lasciate al grado di conoscenza di chi la pratica.

La difficoltà consiste anche nell’identificare l’alchimia con una sola disciplina, perchè gli alchimisti sono essi stessi appartenenti a diversi tipi di studiosi. Si parte da una radice comune che chiameremo per convenzione, “alchimia operativa”, cioè dalla disciplina che è diventata la genitrice della chimica. Non è certo se lo studio dei meccanismi fisici delle combinazioni tra elementi o l’ottenimento di una certa purificazione dei metalli sia stato il criterio e fine iniziale di questi chimici ante litteram. Ma è certo che le due ricerche abbiano camminato parallele e si siano intrecciate. L’alchimia a cui si fa riferimento oggi non può essere certo la protochimica visto che la si cataloga ancora tra le scienze esoteriche e i manuali di alchimia si trovano nei settori delle librerie dedicate a quell’argomento e non certo (per fortuna) nei settori dedicati alla scienza e alla tecnica propriamente intesa. Per cui, mi accodo con molta modestia ad altri ricercatori che catalogano(sempre che possa attuarsi una precisa catalogazione) l’alchimia come disciplina esoterica. E anche in questa accezione ci sono diverse interpretazioni. Alcuni parlano di alchimia spirituale come di un insegnamento filosofico di orientamento ermetico, che punta ad un cambiamento dell’individuo, e da ciò poi deriva un atteggiamento affine al misticismo o alla ascesi religiosa. Poi si parla di alchimia come una sorta di catarsi psicologica che utilizza le simbologie ermetiche[1] come strumento terapeutico dell’analista.

L’alchimia è tutto questo messo insieme ma è niente di tutto questo. L’arte della trasmutazione è definita opera da chi la pratica proprio perché si tratta di mettere in moto una metaforica officina che risiede nell’uomo ed è messa al servizio dell’uomo per il suo miglioramento, come le arti, la matematica, le scienze. E’ una scienza iniziatica perché sarebbe insensato parlare di alchimia quale scienza per trasmutare nel senso letterario l’elemento della tavola periodica Piombo in un altro elemento della tavola periodica, Oro, oggi epoca in cui, seppure in piccole quantità, con processi elettrolitici o elettromagnetici, ovviamente con diverse produzioni e concentrazioni, si riesce ad ottenere quel risultato, ambito da quel genere di alchimisti che cercavano solo un lecito arricchimento personale. E nemmeno avrebbe senso la sopravvivenza di manuali di alchimia se questi fossero il sunto delle nascoste dottrine freudiane e iunghiane, che pure alimentano la ricerca del vero alchimista, perché basterebbe includere le simbologie e relativi significati in completi manuali di psicologia. E neppure l’interpretazione di tipo mistico può esaurire l’intero discorso esoterico relativo alla Tradizione alchemica, perché secondo tale interpretazione, la “trasmutazione alchemica” si esaurirebbe in una trasformazione dei desideri di origine materiale in sublimazione spirituale. Ma nei testi alchemici si parla di elisir di lungavita , una sorta di rigenerazione di anima spirito e corpo, durante la vita mortale. Si allude ad un capovolgimento dell’intera relazione vita-uomo che interessa tutti i meccanismi dell’esistenza che, attraverso un duro e costante lavoro artigianale, restituisce all’individuo nuove modalitа chimico-fisiche attraverso un totale cambiamento di stato, che parte dal presupposto fondamentale di unità iniziale di materia e spirito.

La parola alchimia, secondo una delle interpretazioni più accreditate deriva dal termine arabo Al Kimiah a sua volta mutuato dalla parola egizia Kamu che significava Nilo o, più propriamente il limo lasciato dal Nilo. Questa sostanza rendeva fertile la terra per via di complessi azotati disciolti in esso, il fulcro attorno al quale ruota tutta l’operazione di trasmutazione alchemica. Infatti una fase centrale di quella che viene definita grande opera è la putrefazione dalla quale si originano i Sali  necessari alla trasformazione.

Tutto allora parte e tende alla massima alchemica di Solve et Coagula, cioè sciogli e amalgama oppure separa e riunisci, ad un ciclo di operazioni che culmina nella trasmutazione finale di un elemento di partenza in un nuovo elemento. In questo entrano in gioco le forze della fisica vere e proprie ed altre concorrenti, in cui l’operatore è guida assoluta. Non devono intervenire condizionamenti esterni, per cui, in momenti preliminari si renderanno necessari quegli interventi di catarsi terapeutica che consentono all’iniziato di riuscire a costruirsi parte dell’armamentario alchemico. Ma la   filosofia dei simboli, come così pure uno studio psicologico di alcuni degli aspetti interpretativi non devono esaurire in se stessi le finalità del lavoro alchemico, che ribadisco devono essere tutt’altre. Meno che meno possono essere accettate interpretazioni filologiche o poetiche che riducono in sì importanti pulsioni emozionali le fasi dell’opera che si possono prestare a queste interpretazioni. Ma, il più delle volte, una lettura semplicistica di tali simbologie vengono espresse da persone non addette ai lavori, che totalmente all’oscuro di ermetismo, pensano sicuramente in buona fede, di poter interpretare soggettivamente l’alchimia. Trattandosi di disciplina esoterica, e comunque di disciplina, non consente interpretazioni diverse da quella tradizionale. Nessuno infatti si permetterebbe di parlare di cabala con canoni interpretativi diversi da quelli utilizzati dai rabbini, né parlando di metrica, ci si sognerebbe di dare un’interpretazione diversa dai canoni da sempre codificati e così non si potrebbe verificare in musica come nelle altre arti. Anche l’alchimia è un arte. L’arte della trasmutazione della materia, ma ogni arte ha bisogno di armonia e perché l’espressione artistica senza armonia non sarebbe neppure riconoscibile. Così come, anche la più astratta delle raffigurazioni pittoriche non può essere concepita senza la giusta quantità di colori con le misure dei contrasti e delle ombre, la scienza alchemica non può essere praticata senza la conoscenza delle leggi che la regolano.

 



[1] Ermetico: che fa riferimento alle dottrine filosofiche afferenti al mito di Ermète Trismegisto, secondo la Tradizione, primo iniziatore all’alchimia

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