Dei diversi tipi di Sale


di Stanislao Scognamiglio - Come sappiamo, i tre principi della materia, secondo la Tradizione sono Sale, Mercurio e Zolfo.

I diversi autori che si sono occupati dell’arte reale hanno sempre sottolineato l’importanza rivestita dal Sale nella realizzazione dell’Opera, questo perché il Sale, in quanto ipostasi del corpo è l’origine del fuoco, il principio che cuoce il Mercurio utilizzando un fuoco segreto che arde senza bruciare.

Il Sale, come gli altri due principi passa per diversi gradi di purificazione per poter permettere al Mercurio di diventare da volatile fisso e di liberare il principio Zolfo. Insomma il Sale è il catalizzatore del processo di Separazione delle due nature del Mercurio che dall’influenza della Luna passa a quella solare e sprigiona Zolfo.

A questo punto bisogna specificare che il Sale prodotto dall’artista deve essere il più puro e raffinato possibile, il frutto cioè della putrefazione che deve avvenire secondo le regole della natura.

L’opera al nero deve realizzare la trasformazione principale del misto che deve attraversare l’intero procedimento di putrefazione in modo da permettere alle acque di separarsi dal secco e quest’ultimo deve originare il Sale adatto, quello impersonato dal leone verde che divora il sole. Si tratta di un sale che è passato dalla putrefazione ma non contiene nemmeno la minima traccia di Acqua. Il procedimento, in pratica deve portare alla formazione di un Sale raffinato particolarmente aggressivo che asciuga a sua volta, la natura acquosa del Mercurio. Questo stato di aggregazione del sale è l’Antimonio o Cinabro. Esso è il frutto dell’unione del Re e della Regina che hanno dato luogo ad un essere androgino che riunisce in sé i caratteri della madre e del padre in maniera da equilibrare gli opposti.

La produzione dell’androgino deve seguire scrupolosamente i dettami della Tradizione. Esso, tra l’altro, ci dicono i maestri alchimisti, deve maturare nella terra ed essere riscaldato dal Sole. Quindi il principio igneo deve asciugare le sue umidità, ma si badi bene, il regime del fuoco deve essere lento, perché se il composto si asciuga troppo rapidamente l’operazione non avrà raggiunto i suoi frutti e l’alchimista sarà colpito dagli effetti venefici di un altro sale, il salnitro. Questo elemento seppure utile in altre condizioni, è altamente venefico per l’operatore poco avveduto che, spinto dall’ansia di raggiungere la pietra dei filosofi entro il più breve tempo possibile, imposterà un regime del fuoco tale da bruciare il misto. Questo risultato potrebbe anche non essere riconosciuto perché il prodotto finale, cioè il salnitro assume tutte le caratteristiche esterne del Sale che dobbiamo ottenere da utilizzare per aggredire i metalli da lavorare. Si presenta infatti, con la stessa colorazione e con una struttura simile all’Antimonio, bianco, lo stesso bianco dell’albedo, perché è a sua volta un prodotto della putrefazione, ma è frutto di una cattiva gestione del fuoco che invece di asciugare ha fatto percolare l’umido che si è trasformato in un finto Sale. In effetti è stata la natura subdola di Mercurio, che, per difendere la sue prerogative, vistosi raggiunto da un calore tale quasi da farlo fondere, ha assunto la forma del Sale e ne ha usurpato, agli occhi dell’alchimista, le funzioni. Ma quando l’artista ha proceduto il lavoro con questo pseudo-Sale, non essendo ancora di natura solare ma lunare, i veleni del mercurio percolati attraverso il salnitro lo avvelenano in maniera grave.

Joomla templates by a4joomla