Cristo Avatar ?


di Filomena Diana - La tesi che intendo sostenere è quella della non applicabilità del concetto di Avatara, tanto frequente nella cosmogonia classica dell'India  alla figura del Cristo.

Dalla sapienza indù, come sappiamo, ci proviene una concezione del mondo molto articolata e complessa; al suo interno, si colloca la figura dell’Avatar, meglio Avatara secondo la translitterazione dal sanscrito.

Il compito che la cosmogonia induista riconosce all’Avatara è quello del ristabilimento della legge cosmica, il Dharma, nel momento in cui essa viene messa ciclicamente in pericolo dal caos  dell’Adharma.

Il pantheon induista assegna a Visnù –il Conservatore- la funzione di ripristinare l’equilibrio e di permettere l’inizio di una nuova fase. In realtà questa funzione si può comprendere solo collocandola nel contesto generale della dottrina delle Quattro Età, conosciuta dai popoli tradizionali e tipica anche della tradizione induista.

In questo quadro tracciato in particolare dalle Upanishad, Brahma, attuando il principio assoluto ed unico, Brahman, crea di volta in volta il mondo, durante il corso delle sue ricorrenti vite. Che occupano, ciascuna, uno spazio temporale di 100 anni divini (pari a 15.780.000.000.000 di anni umani). Brahma crea il mondo ad ogni alba dei suoi giorni (Kalpa o Eone) e lascia che si dissolva ad ogni crepuscolo (Pralaya).

Ogni Kalpa, o Eone, la cui durata è di 4.320.000.000 di anni terrestri, comprende 1000 grandi periodi temporali (Mahayuga), ciascuno dei quali si articola in 4 Età (Yuga), nel corso delle quali, come l’equilibrio in un bue che si regga prima sulle quattro zampe, poi si tre, due ed infine una sola, così la legge cosmica (Dahrma) viene progressivamente meno.In ciascuna delle età, quindi, l’emanazione brahminica (Visnù) si manifesta per ristabilire l’equilibrio attraverso un Avatara.

Nel corso della presente creazione, e all’interno delle diverse età (Krtayuga, Tetrayuga, Dvaparayuga), Kaliyuga), la tradizione indù individua dieco manifstazioni atavariche, sotto sembianze umane o animali ( Pesce, Tartaruga, Cinghiale, Uomo-Leone, Nano, Rama Combattente, Rama Eroe, Krisna scomparso nel 3.102 a.C, Budda ed infine Kalkin –il Cavallo alato- che chiuderà l’attuale Kaliyuga).

Compiuta l’opera di Kalkin e dopo il crepuscolo, sorgerà il nuovo giorno di Brahma e la nuova creazione.
Viene così tracciato nella cosmogonia induista un divenire perenne in cui a ciascuno vengono offerte infinite possibilità di purificazione del suo comportamento per renderlo sempre più coerente con il Dahrma e, con ciò di interrompere il Samsara (il ciclo delle rinascite).

In questo perenne divenire, l’Avatara svolge, da un lato, la funzione di reintegrare ritmicamente l’equilibrio cosmico, quindi una funzione dinamica che assicura all’energia totalizzante della concezione induista la circolazione tra i vai stati dell’essere; dall’altro, sul versante del modo manifesto (mondo di Maya) rappresenta l’occasione per ciascun vivente di liberare l’Atman (il principio divino individuale) e avviarlo prograssivamente alla identificazione con il Brahman (il principio divino assoluto).

Il discorso proposto all’uomo dal Cristo Gesù induce alcune riflessioni quando lo si voglia raffrontare alla concezione induista.  

Gesù si pone come seconda Persona della trinità Cristiana, così come Visnù (e i suoi 10 Avatara) rappresenta la terza persona della Trinità Brahmanica; tuttavia,  mentre nella prospettiva cristiana la Trinità esaurisce nella sua indissolubile unità la divinità, nella visione induista la triade Brahma-Shiva-Visnù racchiude le modalità attraverso le quali il Demiurgo Brahma attua il principio divino assoluto che è il Brhaman. Inoltre, per ciò che riguarda la funzione assegnata alle diverse figure dell’Avatara e a qella assegnata al Cristo-Gesù, si osserva che in entrambi i casi ci troviamo di fronte ad una funzione di collegamento cn il divino ed in particolare con il ristabilimento della Legge, e dell’Alleanza nel caso particolare del cristianesimo, e perciò di reintegrazione della persona e del mondo. Funzione simile a quella dellAvatatara che ripristina il collegamento  con il Dahrma affievolitosi con il crescere dell’Adahrma.

Tuttavia, al Cristo-Gesù si riferisce una funzione di salvezza essendosi egli caricato del peccato originale commesso da Adamo ed avendolo riscattato con la sua morte. In tal modo, Gesù riapre con la sua missione esemplare la possibilità, per l’uomo del suo tempo e per quelli a venire, di riconciliarsi con il Padre celeste. Una opportunità che verrà verificata per ciascuno all’avvento del Giorno del Giudizio, nel quale Gesù, con la sua seconda venuta, chiuderà la stagione dell’uomo separando definitivamente il pio dal peccatore.

Nel caso appena descritto ci troviamo di fronte ad una missione salvifica centrata sull'uomo e sulla necessità del suo riscatto, che si colloca in un contesto religioso di tipo antropocentrico, quale quello del pensiero cristiano.

Nella figura dell’Avatara, la funzione sembra essere invece essenzialmente quella di catalizzatore, rispetto al fluire ciclico dei giorni di Brahma, per assicurare sistematicamente in ogni Yuga il ripristino del Dahrma riferito però non al solo uomo, ma a tutto il Creato, in un contesto religioso non antropocentrico, ma di respiro cosmico e in un contesto temporale eternamente rinnovantesi, circolare e perciò inesistente, a fronte della temporalità finita del messaggio cristiano.

 

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