Della coscienza e di alcuni suoi stati rilevanti.

"La coscienza è qualcosa di cui conosciamo
il significato finché nessuno ci chiede di definirla"
W. James (The principles of Psychology)

di Emanuele Gin - Le riflessioni che si espongono di seguito si propongono come

contributo adun'analisi, compiuta esclusivamente da un osservatorio psicologico e neurofisiologico, dell'ipnosi, della suggestione, della meditazione, in una parola, della fenomenologia della coscienza e degli stati di coscienza ad esse collegati, per la rilevanza che esse hanno nei confronti della dimensione esoterica.

Infatti, chiunque, e a qualunque livello, operi in un contesto esoterico si trova quasi subito ad essere coinvolto nel delicatissimo problema della gestione della coscienza, dovendo fronteggiare stati di meditazione, concentrazione, di alterazione, appunto, degli stati di coscienza.

La delicatezza di questo problema è così accentuata che, prima ancora dell'individuazione, della scelta e dell'uso delle tecniche adatte per queste operazioni, si esige che l'operatore possieda una definizione il più possibile chiara e soprattutto operazionalmente[1] efficace del concetto di coscienza prima e di quello di stato di coscienza poi.

Tuttavia, già questo a livello preliminare il problema si complica, come risulta chiaro ove solo si rifletta al fatto che, per operare la definizione richiesta, è necessario superare l'inevitabile coincidenza tra giudicante (l'io cosciente che riflette) e giudicato (la coscienza, appunto, o i suoi diversi stati) e risolvere quanto Kant invece aveva considerato irrisolvibile per via di ragione, con ciò stimolando, come è noto, una discussione scientifica ed interdisciplinare che ha assunto, nel tempo, dimensioni vastissime, tali che qui non è possibile neppure farvi un accenno[2].

Eppure, quando dalla mera lettura dei testi esoterici e/o tradizionali s'intenda, avendone la necessaria qualificazione, avviarsi ad una qualunque operatività rituale, non è più possibile utilizzare della coscienza e dello stato di coscienza quella rappresentazione intuitiva, e perciò stesso vaga, che basta invece per la nostra quotidianità.

Proprio perché consapevoli dell'ambiguità del termine[3], si deve invece poter disporre di una definizione che sia, almeno il più possibile, univoca. In altri termini, i ricercatori della comunità esoterica hanno, più di altri, l'esigenza di potersi riferire operativamente ad un identico concetto di coscienza e, conseguentemente, di stati di coscienza.

A ben guardare, infatti, soltanto la possibilità di ispirarsi ad un concetto di coscienza intersoggettivamente condiviso ed empiricamente fondato, può, in qualche modo, porre al riparo da quelle costruzioni teoriche autoreferenziali ed apodittiche, vaghe quanto vane, che tanto danno hanno recato e ancora recano alla tradizione esoterica e a tanti suoi malcapitati cultori.

Naturalmente, nell'ambito dei testi esoterici classici, del concetto di coscienza si tratta molto spesso e, a volte, anche ampiamente. Parrebbe perciò possibile all'epigono, si spera oramai raro, della dottrina della oppositività tra conoscenza intersoggettivamente fondata e conoscenza esoterica[4], che un ricercatore accorto possa, in qualche misura, fare riferimento tout court alle rappresentazioni della coscienza offerte dalla letteratura esoterica, così come sono date, senza essere costretto a compiere quei passaggi epistemologici preliminari, onerosi, quanto a suo modo di vedere superflui, di cui sopra si stava parlando.

Purtroppo, le cose non stanno così. Com'è noto, infatti, a chiunque abbia frequentazione dei testi tradizionali, il linguaggio in essi adottato è di necessità di natura speciale; un linguaggio in cui alla sineddoche, alla metafora, alla metonimia, alla allegoria, alla prosopopea è affidato il compito di velare sempre più, per i motivi che gli autori, peraltro, frequentemente ribadiscono, il senso profondo dei concetti e dei simboli di cui si va trattando.

Perciò, chi volesse pervenire ad una definizione intersoggettivamente valida dell'idea di coscienza esclusivamente per la via dell'esegesi del linguaggio esoterico si troverebbe esposto al serio pericolo di smarrirsi nella rete labirintica di specchi semantici costruita a difesa del significato autentico.

A quel punto lo stesso epigono di cui sopra potrebbe domandarsi perché mai debba perdere il proprio tempo nella ricerca di un'idea di coscienza che sia valida anche intersoggettivamente, quando appare così semplice (ed…esotericamente corretto!) imbroccare con decisione uno dei sentieri interpretativi così generosamente indicati nei testi della Tradizione ed andare avanti.

Alla fine i più pervicaci perverranno certamente a costruirsi una idea di coscienza, che, tuttavia, nel migliore dei casi potrà essere utile per organizzare per sé le proprie idee, le proprie esperienze, ma non a superare le difficoltà che sorgeranno nel momento in cui le si vorrà scambiare con quelle di un altro, che avrà seguito magari un altro sentiero interpretativo e sarà pervenuto ad una idea di coscienza costruita secondo un'altra angolatura semantica.

Nel qual caso, a causa dei diversi referenti semantici, all'uno, modificazioni della coscienza quali sensazioni[5] avvertite in una particolare condizione della mente, allucinazioni[6], immagini ipnagogiche o verificatesi nel corso di una meditazione o comunque di stati crepuscolari o torpidi dell'attenzione, oppure un senso particolare di familiarità avvertito nei confronti di un certo luogo o situazione o persona[7], peraltro sconosciuti, che sono eventi del tutto normali se inquadrati nel giusto contesto biospsicofisiologico che le esplica esaurientemente, potranno essere percepiti e rappresentati sempre dallo stesso epigono, così come sovente si verifica, quali eventi singolari, "sottili", quando non addirittura numinosi. A quel punto, di solito si spalancano all'incauto panorami interpretativi affascinanti e misteriosi quanto irreali e vani, con l'effetto di spingerlo lungo la una spirale che lo porterà inevitabilmente a cadere nella pania detta della realtà separata, governata dal pensiero dereistico di cui Arieti(1979)[8] ha chiaramente indicato le dinamiche.

La solidità intersoggettiva dell'idea di coscienza ha così la funzione di costituirsi come uno stabile fulcro su cui articolare, certo faticosamente, tutto il successivo itinerario esoterico serio, autentico, non solipsistico, forte delle progressive conquiste individuali ma anche arricchito dal confronto e dallo scambio autentico delle esperienze con gli altri ricercatori, nel che consistendo il valore intrinseco di una scuola iniziatica.

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Detto ciò, appare chiaro che prima ancora di parlare, nei termini che si sono indicati, di stati di coscienza, della loro natura, della loro gestione e della loro funzione, è indispensabile accennare a quella condizione della mente che rispetto ad essi si pone come la base di partenza, cioè lo Stato Ordinario di Coscienza.

A questo proposito, v'è una prima precisazione da fare, rilevante anche per recuperare la contestualizzazione esoterica del discorso, ed è quella che suggeriscono le riflessioni che James (1901)[9] ha affacciato a proposito della concetto di "corrente" del pensiero "La coscienza consiste nel confronto di queste (possibilità simultanee) fra di loro; nello sceglierne alcune e nel sopprimere tutte le altre, mercè il meccanismo rinforzatore ed inibitore dell'attenzione.".

Posta in questo modo, la questione definitoria dello statuto della coscienza si corrisponde con la formulazione di Tart (1977)[10] che, facendo coincidere con tutte le cautele del caso, la nozione di coscienza e quella di energia, introduce il concetto altrettanto selettivo di attenzione/consapevolezza come carattere distintivo della coscienza. In altri termini le due funzioni cardinali dell'attenzione e della consapevolezza convergono, mediante una molteplicità di rapporti reciproci, ad orientare un complesso di elementi psicologici e fisiologici che danno origine alla coscienza.

Tra gli elementi fondamentalmente connessi alla determinazione dello stato di coscienza, Tart, con un approccio di tipo sistemico, indica: l'enterocezione, l'esterocezione, la struttura di processamento dell'input, la memoria, l'inconscio, le emozioni, il meccanismo valutazione/decisione, il senso di spazio/tempo, il senso di identità le funzioni dell'Io, l'output motorio. Tutti questi elementi sono sinergicamente interconnessi e si attivano in proporzioni reciproche di volta in volta diversificate per dar luogo a ciò che sarà uno stato alterato di coscienza, che a sua volta andrà contestualizzato nei suoi elementi culturali e sociali di appartenenza.

Lo stato di coscienza come si vede muta in funzione del gradiente di attivazione del meccanismo attenzione/consapevolezza e favorisce od ostacola l'azione di forze disgreganti o strutturanti che, mediante la sottrazione di energia fornita dal complesso di attenzione/consapevolezza sopra detto, stabilizzano[11] uno stato di coscienza di base (b-SoC) oppure lo trasformano in uno stato discreto ordinario di coscienza (d-SoC) o, addirittura, in uno stato discreto alterato (d-ASoC).

Più in particolare, se consideriamo che la variabilità degli stati di coscienza può essere descritta, in una prima approssimazione, entro una dimensione individuata dalla bipolarità sonno-veglia, la applicazione della funzione attenzione-consapevolezza, e il suo gradiente, ad un oggetto esterno od interno all'organismo è sufficiente a spiegare abbastanza efficacemente la variabilità degli stati di coscienza stessi.

A questo punto, anche perché non è questo il luogo per una accurata esposizione delle teorie sulla coscienza, per la quale non può che rimandarsi agli AA.[12], si ritiene che quanto detto sopra possa assumersi nel nostro ragionamento, se si vuole provvisoriamente, come un utile contesto psicologico generale sufficientemente intersoggettivo e condivisibile, entro il quale analizzare brevemente i fenomeni che si vogliono studiare: l'ipnosi nelle sue diverse modalità fenomenologiche, con particolare riferimento a quella suggestiva, gli stati alterati di coscienza, la meditazione, tutti considerati nei loro rapporti con la dimensione esoterica.

Per ciò che si riferisce all'ipnosi, in prima approssimazione e tenendo conto di quanto detto questo contesto, questo fenomeno si può assumere, con Tart, come la promozione e la stabilizzazione di uno speciale stato discreto alterato (d-ASoC) al quale si perviene mediante la applicazione, allo stato ordinario, di forze disgreganti e la successiva attivazione di meccanismi di stabilizzazione, la cui dinamica è accuratamente descritta dallo studioso ed alla quale si rimanda[13]. Qui interessa solo sottolineare, ai fini di quanto si andrà dicendo, oltre la grande fragilità del processo di transizione tra i due stati nel suo complesso, il fatto che il gioco tra forze di rotture, forze modellanti e forze stabilizzanti può rendere disponibili fenomeni esperienziali che si possono assumere "come indicatori di alterazioni delle forze pulsioni e difese inconsce"[14]o, in altre parole, come misura di elementi profondi della personalità, appartenenti cioè all'inconscio individuale e/o collettivo, che vengono resi suscettibili di affiorare, proprio in funzione dell'attivazione della dinamica descritta, al livello di coscienza ed interferire con il comportamento secondo le modalità che ciascuno può immaginare..

Ma, parlando di ipnosi, subito si richiama la nozione di suggestione, che nella psicologia del senso comune[15] con essa si mostra indissolubilmente correlata tanto da costituirne un sinonimo. Può essere perciò utile, a questo punto, ricercare brevemente le eventuali differenze tra il concetto di suggestione, appunto, e quello di ipnosi, magari in collegamento con i meccanismi neurofisiologici sottesi ai due fenomeni, sempre al fine di chiarire le modalità più sicure ed efficaci di una loro gestione nel contesto esoterico.

Vi è subito da dire che effettivamente i due termini si presentano in letteratura così strettamente intrecciati da rendere difficile una distinzione netta, anche solo sul piano concettuale.

Storicamente, la distinzione tra suggestione ed ipnosi riecheggia le due importanti scuole psichiatriche di Parigi e di Nancy proprio all'interno delle quali i due concetti cominciarono ad essere posti in maniera scientifica. La Scuola di Nancy, condotta da Liébeault e da Bernheim[16], riteneva preminente nella determinazione del "sonno nervoso" il ruolo della suggestione, mentre la Scuola di Parigi, ispirata da Charcot, si mostrava ancora in qualche modo sensibile all'influenza di Mesmer (1797) e alla interpretazione della suggestibilità[17] e dei fenomeni ipnotici come manifestazione o correlati di uno stato patologico, ed in particolare della patologia isterica.

In linea più generale, volendo procedere ulteriormente nella analisi distinta, e accedendo con Dalla Volta(1974) ad una definizione che mette in qualche modo d'accordo gli studiosi, il termine suggestione[18] sembra indicare un fenomeno che si manifesta "quando l'individua accetta con convincimento credenze e modi di pensiero, o anche è influenzato dalla azione di altre persone senza una valutazione critica adeguata"[19] Ed infatti, non diversamente, Mosconi(1993) la descrive come "un processo mentale che deriva dalla accettazione acritica e dalla realizzazione, in atto o in credenza, di idee che sorgono dalla mente come effetto di parole, attitudini o atti di un'altra persona."[20]

Per ciò che si riferisce all'ipnosi, invece, sulla scia dell'interesse suscitato dal cosiddetto magnetismo animale sostenuto da Mesmer[21], al quale sopra si è accennato, vi è da notare che già la prima formulazione del termine, proposta da Braid nel 1841 per indicare la fenomenologia ipnotica come "uno stato particolare del sistema nervoso determinato da manovre artificiali"[22], sembra recare l'accento sulla componente neurofisiologica del processo Nel 1955, poi, la Commissione della British Medical Association spiega il fenomeno ipnotico come "uno stato passeggero di attenzione modificata, stato che può venir prodotto da un'altra persona e nel quale possono comparire fenomeni, spontaneamente o in risposta a stimoli verbali o di altro tipo. Questi fenomeni comprendono un mutamento nella coscienza e nella memoria..." (Rapport de la Commission désignée par la British Medical Association Brit. med. J., suppl. 23 avril 1955).

Tentando a questo punto di tirare le somme per formulare una prima risposta al quesito, in modo molto approssimativo, si potrebbe affermare che con il termine suggestione ci si debba riferire ad un'attività, di natura prevalentemente semantica (gli induttori, le induzioni), applicata al processo attentivo del soggetto, idonea a produrre una condizione di coscienza speciale (un d-ASoC), lo stato ipnotico appunto, all'interno della quale si operano fenomeni di tipo comportamentale (verbale e/o non verbale) e si attivano processi psicologici e/o neurofisiologici di natura diversa. Ciò che corrisponde alla distinzione proposta fin dalla metà del secolo scorso da Gill e Brennan[23], tra induzione ipnotica e stato ipnotico, differenti l'uno dall'altro, nota Canestrari(1984) "come il processo di addormentamento differisce dal sonno già stabilitosi" [24]

Parrebbe, quindi, che ipnosi e suggestione non possano considerarsi per nulla sinonimi. Tanto più che i fenomeni legati alla suggestione (vale a dire l'accettazione acritica di idee o atti provenienti da altre persone, cfr. supra) possono prodursi, anzi si producono quotidianamente anche nello stato ordinario di coscienza, come è di osservazione comune[25]. E d'altro canto la stessa ipnoterapia moderna[26], tende a utilizzare sempre meno la suggestione come strumento essenziale nei suoi interventi.

Sennonché l'esperienza ha dimostrato che tanto le manovre suggestive quanto le tecniche ipnotiche, sia adoperate in sequenzialità che in protocolli distinti, si mostrano in grado di produrre una alterazione dello stato di coscienza di base sufficiente per accedere a quella tipica condizione definita trance, all'interno della quale possono prodursi quelle modificazioni neurofisiologiche e/o comportamentali alle quali sopra si è accennato.

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Allora forse non ci si può esimere dal valutare, sia pure in modo molto stringato, se e in quale modo la scoperta delle diverse attività elettriche del cervello corrispondente ai diversi stati di coscienza conosciuti possa offrire soluzioni al problema che stiamo discutendo ed inoltre a quali strutture nervose queste attività si debbano far risalire.

Tutti sappiamo quanto la scoperta della attività elettrica prodotta dal cervello si sia arricchita a partire dalle prime registrazioni dell'attività bioelettrica cerebrale sotto forma di EEG fatta da Berger nel 1929[27], e il contributo che oggi offre allo studio degli stati di coscienza, del sonno, del sogno, della veglia, delle emozioni, delle attività cognitive[28]. Sappiamo anche che l'attività bioelettrica correlata all'attività del nostro sistema nervoso centrale è diffusa e molto articolata.

Tuttavia, tanto ai fini dell'indagine biomedica, quanto a quelli scientifici in generale, alcuni ritmi bioelettrici, di diversa frequenza (misurata in Hz o cicli/sec) ed ampiezza (misurata in mVolt) sono risultati fondamentali: D (delta 0,5-3 c/s e 20-200mVolt), q (theta (4-7 c/s e 5-100mVolt), a (alfa (8-13 c/s per 10-50 mVolt), b (beta (16-30 c/s e 5-10mVolt) g (gamma >30 c/.

Più nello specifico, per quanto riguarda il discorso che andiamo costruendo nei confronti della suggestione, della ipnosi e della meditazione, le onde a (alfa) sono risultate essere particolarmente interessanti. Queste frequenze sono tipiche della zona occipito-parieto-temporale, con prevalenza occipitale, di ampiezza tra i 20 e i 50 mVolt, fusiformi. La localizzazione prevalente coincide con il lobo occipitale, che è sede della cosiddetta corteccia striata o visiva. La frequenza alfa viene prodotta dal soggetto in stato di vigilanza, alla chiusura degli occhi, in condizione di rilassamento, come precisa Kamiya(1958) con l'attenzione "rivolta dentro". Il ritmo a si blocca, con vari gradi di intensità, alla apertura degli occhi, oppure quando l'individuo è impegnato in rappresentazioni mentali prevalentemente di tipo visivo ed è in stretta correlazione anche con la tipologia dell'immagine vissuta. Il ritmo alfa è inoltre in rapporto con gli stati emozionali, che mostrano anch'essi la capacità di produrre il blocco della frequenza. Infine, l'alfa ha mostrato di avere relazione con tutta una serie di caratteristiche di personalità, livello di intelligenza, o condizioni espressamente patologiche, come ha più volte sottolineato Nencini (1959)[29].

Le onde b (beta) di derivazione prevalentemente pre-rolandica e frontale, sono correlate con lo stato di veglia e di normali attivazione delle aree cerebrali e la attività motoria o di allerta. Questa frequenza scompare durante il sonno, ma paradossalmente caratterizza lo stato di sogno: quando, malgrado il corpo sia profondamente rilassato sul piano muscolare, il cervello, o meglio la corteccia cerebrale, sono attivi come durante la veglia (fase REM, o sonno, appunto, paradosso).

Il ritmo q (theta) di derivazione prevalentemente parieto-temporale, si è mostrato correlato con l'attività del talamo e delle strutture adiacenti, perciò con le attività emozionali del cervello e, sul piano patologico, con alcune sindromi distimiche. In circostanze ordinarie, infatti, i ritmi theta sono scarsamente visibili nel tracciato di veglia di un uomo equilibrato, per cui si assumono ad indice di benessere del cervello. Ma, ogni volta che una stimolazione piacevole cessa, la frequenza theta appare e poi scompare bruscamente (Gray Walter, cit.). Questo tipo di onda, inoltre, si fa registrare quando il cervello è impegnato nella fase che precede l'addormentamento (ipnagogica) o nel sognare ad occhi aperti (Kamiya, 1979)[30]. Si tratta, come vedremo meglio, di una frequenza particolarmente interessante ai fini esoterici perché concomita situazioni di insight ma soprattutto di allucinosi nel corso delle quali l'operatore realizza speciali condizioni di coscienza. Le onde D(delta), invece, prevalgono durante gli stadi 3 e 4 del sonno molto profondo, n-Rem.

Restano da considerare, per chiudere queste indispensabili, quanto per taluno (l'epigono di cui sopra) comprensibilmente noiose osservazioni, le strutture anatomiche cerebrali che sostengono le manifestazioni elettromagnetiche sopra osservate e che sono coinvolte direttamente nella determinazione dello stato di coscienza e nei suoi diversi processi di alterazione.

Se, come sappiamo oggi con sufficiente chiarezza, tutto il corpo partecipa alla determinazione dello stato di coscienza e dei diversi livelli di consapevolezza, con altrettanta sicurezza sappiamo che questa partecipazione avviene per il tramite e la mediazione del SNC, nel senso che è la funzione coordinatrice di quest'organo a rendere consapevole il soggetto di se stesso e del proprio stato e livello di vigilanza. In particolare, sappiamo che è l'incessante dialogo tra la struttura del neopallio e quelle sottostanti del paleopallio[31] a permettere lo stato di coscienza e a rendere possibile l'infinita gamma di coloritura che i nostri vissuti quotidiani ben conoscono.

E, ancor più nello specifico, la ricerca scientifica, avvalendosi delle rivoluzionarie innovazioni tecnologiche disponibili[32], ha chiaramente messo in evidenza il ruolo svolto da alcune strutture nervose nella determinazione degli stati di coscienza e nella transizione dall'uno all'altro.

Un primo gruppo si strutture costituisce la cosiddetta Formazione Reticolare[33](FR); il secondo è quello rappresentato dal cosiddetto Sistema Limbico.

Dagli studi di Moruzzi e Mangoun (1949)[34] in poi, le prove della importanza che la FR riveste nel determinare la veglia e il sonno, ma anche nel mantenere lo stato di coscienza e le sue variazioni, si sono via via accumulate, tanto da far riconoscere in questa struttura l'interruttore della coscienza, funzione che esercita attraverso la fitta rete di connessioni neurali con i nuclei della base, le vie motorie e le aree cerebrali.

Il secondo gruppo di strutture è rappresentato da quelle che fanno parte del Sistema Limbico (SL), coincide con quello che MacLean , nella teoria del cervello tripartito innanzi accennata, ha definito come "paleomammaliano" e comprende le strutture dei bulbi olfattivi, il setto, il fornice, l'ippocampo, l'amigdala, il giro del cingolo, e i corpi mammillari, prevalentemente collegati nel cosiddetto circuito di Papez. Come si immagina le funzioni assolte dal queste strutture, situate in un'area ad anello (limbus) di interfaccia interemisferica, sono così complesse da far parlare addirittura di Cervello Limbico, ma, in particolare per quanto riguarda il ragionamento che qui si conduce, importa riconoscere che questa struttura è la sede nella quale oltre alla regolazione della memoria ed a importanti funzioni fisiologiche, fa capo l'intero mondo delle emozioni dell'uomo[35].

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Riprendendo, quindi il filo della nostra ricerca, anche da accenni brevi e superficiali come quelli che si sono potuti condurre in questa sede, condizioni organismiche come la coscienza e i suoi diversi stati ed alterazioni, ed in particolare fenomeni speciali come quelli dell'ipnosi e della suggestione, appaiono eventi intricati e delicati, sia per la numerosità delle strutture nervose che concorrono a determinarli che per la complessità della fenomenologia che esse producono, tanto almeno da scoraggiare qualunque approccio per così dire naif, fai-da-te. Soprattutto se si osservi che si ha a che fare con una problematica che, come si è visto, ha a che fare non solo con la quotidianità per così dire ordinaria ma che risulta profondamente connessa anche con la psicopatologia[36].

Più in particolare, la complessità e la delicatezza di quegli stati modificati di coscienza che vengono definiti dai termini di ipnosi e di suggestione è ulteriormente accentuata nel momento in cui si voglia condurre anche una osservazione al livello più complessivo della fenomenologia psicologica.

Gli AA. che sopra sono stati esaminati discutono tanto del fenomeno suggestivo quanto di quello ipnotico come fenomeno dipendenti, a questo livello, dall'azione svolta tra gli altri dal processo psichico definito di isolamento o scissione da un lato e, dall'altro, da quello detto di regressione.

Molto in breve, i concetti di scissione e di regressione appartengono alla riflessione freudiana[37] che li assegna tanto al comportamento "normale" ( da intendere come funzionale, adattivo) dell'Io quanto a quello schiettamente patologico. È, infatti, noto come uno dei maggiori contributi del pensiero freudiano e di tutta la ricca psicologia[38] psicoanalitica, sia stato appunto quello di aver messo in crisi il classico concetto di normalità vs. patologia, e di aver dimostrato, in entrambe le condizioni, la presenza e l'attività, sia pure con diversa intensità, degli stessi meccanismi psichici. Dei meccanismi in esame, la regressione indica un ritorno, che può essere automatico ed involontario, a modi di funzionamento psicologico caratteristici di stadi evolutivi già superati, specie a quelli dell'infanzia: una risorsa adattiva fondamentale anche perché consente all'individuo di ridurre i danni delle frustrazioni attuali mediante il rifugio in modalità ed esperienze gratificanti delle fasi evolutive passate.

Per quanto invece si riferisce all'isolamento, l'azione di questo meccanismo fa sì che il soggetto mantenga al livello di coscienza la rappresentazione dell'evento disturbante o patogeno, ma che questa rappresentazione sia stata "scissa" dal contenuto emotivo che lo accompagnava nel momento in cui l'evento si è prodotto. Risorsa adattiva anch'essa, ove si consideri che è proprio la capacità di distanziarsi emotivamente dal fatto, fornita dall'azione di questo meccanismo che ci permette, nella quotidianità, di esprimere giudizi il più possibile sereni ed oggettivi.

Come s'è detto sopra, la stessa riflessione psicoanalitica, tuttavia, ha permesso di riconoscere l'azione di questi stessi meccanismi anche nell'ambito della psicopatologia.

Il meccanismo di difesa dell'isolamento (o scissione), infatti come sottolinea Musatti(1970)[39], risulta essere la modalità di funzionamento comunemente riscontrato nelle nevrosi coatte e nelle nevrosi ossessive ma, fa osservare Fenichel(1943)[40] è considerato molto attivo anche negli isterici. La modalità difensiva della regressione, invece ha assunto un' importanza particolare tra i meccanismi di difesa a causa dell'interesse sempre maggiore legato agli stadi borderline e psicotici, che in queste sindromi, come è stato indicato per es. da Krenberg(1984)[41] può arrivare addirittura a provocare nel soggetto la scissione degli oggetti interni considerati completamente negativi dagli oggetti esterni, tutti positivi, inaugurando così l'instaurarsi di una grave rottura del rapporto con la realtà.

Tentando una prima ricapitolazione, quindi, sappiamo che lo stato di coscienza "ordinario" lungi dall'essere un fenomeno monodimensionale, unitario ed inscindibile come la nostra intuizione (cfr. Heider, cit.) ci porterebbe a credere, è la risultante di una complessa serie di processi che, partendo dalla profondità della realtà sub-atomica, che in ultima analisi governa i flussi di onde elettromagnetiche registrate dall'EEG, raccoglie il vissuto emozionale e la dota, infine, in un continuum, di significato, facendo sì che la "lettura" e le sfumature di "colore" di uno stesso campo percettivo siano uniche ed irripetibili per ciascuno degli osservatori del campo stesso. Sappiamo anche quanto altrettanto complessi siano i meccanismi che intervengono nella crisi di uno stato di coscienza ordinario per trasformarlo in uno stato discreto ed eventualmente in uno stato alterato, anche qui in un continuum. Possiamo quindi immaginare questo continuum come caratterizzato da una progressiva gerarchizzazione delle funzioni ai vari livelli, bioelettrico, molecolare, neuro-ormonale, sistemico-strutturale ed infine cognitivo, che corrispondono ai diversi livelli di organizzazione della personalità, i quali, a loro volta, organizzano i diversi livelli di comportamento adattivo. Ma, proprio per questo, se da un lato appare lecito, seguendo la proposta di Venturini[42], descrivere lungo questo continuum i livelli di vigilanza che caratterizzano la vita psichica, dalla eccitazione al coma, altrettanto lecito appare collocare, nella misura in cui ciò può giustificarsi, la bipolarità normale vs. patologico di cui sopra si è discusso. Va infatti ricordato che fu proprio la discussione di stati alterati di coscienza quali la catalessia ed il sonnambulismo e l'esame del fenomeno della scrittura automatica e della suggestione post-ipnotica che "porterà Janet a formulare il concetto di subconscio e di "désagrégation psychologique" che sarà successivamente ripreso da H. Jackson come dissoluzione gerarchica delle funzioni e da H. Ey nella teoria dell'organodinamismo, e che ritornerà in voga nella psichiatria odierna per spiegare il fenomeno della Personalità Multipla" (Lalli,1996)[43]. Un continuum, lungo il quale, in interazione reciproca con la gamma di stimoli esterocettivi o enterocettivi, ogni punto corrisponde ad una precisa configurazione delle componenti bioelettriche, molecolari, neuro-ormonali, sistemico-strutturali ed, eventualmente, cognitive, puntualmente relazionata ad uno specifico set comportamentale. Pare a questo punto formulabile la risposta al quesito sulla eventuale differenza tra ipnosi e suggestione di cui ci si è occupati, ma in via interlocutoria, alcune righe sopra. Abbiamo visto che sul piano neurologico, la lettura di un EEG in stato ipnotico si mostra simile a quello dello stato di veglia

Sappiamo, ancora, che l'ipnosi presenta due effetti: nel primo si verifica la delega da parte del soggetto, del governo dei livelli di vigilanza e di parte delle funzioni dell'Io cosciente all'operatore; ciò che consente comprese di promuovere modificazioni bioelettriche (il passaggio dalle onde beta alle alfa, theta e così via) che si concomitano non solo a stati di ottundimento del sensorio ma stati di regressione neuro-psicologica ed è quindi lecito descrivere la suggestione e l'ipnosi come uno strumento operativo in grado di promuovere la locomozione del soggetto lungo il tutti i punti del continuum sopra descritto e dei suoi correlati stati di coscienza: dai livelli di vigilanza fortemente attivati, come nella eccitazione, a quelli via via meno attivati. Tuttavia, proprio in funzione delle modalità dinamiche con cui la fenomenologia prodotta dalle techiche ipnotiche si realizza, in particolare attraverso la attivazione dei meccanismi di rimozione e di isolamento, può incoraggiare, come vedremo meglio, fenomeni di disaggregazione psichica e di slatentizzazione di dinamiche endogene fino ad allora controllate.

Volendo osservare ancora più da presso, e sulla scorta di tutto quanto abbiamo avuto modo di osservare fin qui, appare giustificato definire le fenomenologie legate alla meditazione, alla suggestione, che si può quindi discutere come distinta dall'ipnosi ma in continuità con essa, alla ipnosi stessa, come un processo estremamente delicato che ha inizio "quando gli impulsi sensoriali non essenziali all'azione vengono esclusi, il soggetto sviluppa uno «stato di aspettativa» e di accettazione di ciò che l'ipnotista suggerisce: con il risultato che il flusso di impressioni sensoriali si riduce ulteriormente. A livello neurofisiologico ciò che accade è probabilmente una inibizione corticale nella quale l'apparato immaginativo viene mediato dal sistema limbico e, più specificamente, dal circuito d'azione ippocampale connesso col sistema di proiezione talamica diffusa. Quest'ultimo, a sua volta, medierebbe la riduzione o la intensificazione della conduzione neuronale alla corteccia limbica ed all'ippocampo, e funzionerebbe come strumento regolatore nell'escludere determinate impressioni sensoriali. La distorsione e esclusione di informazioni sensoriali che in tal modo ne deriverebbe, può aiutarci a comprendere il formarsi delle allucinazioni ipnotiche positive e negative."(Arnold, 1959)[44].

Se queste sono le caratteristiche dinamiche delle complesse fenomenologie di cui si tratta, così esaurientemente illustrate dalla ricerca scientifica, resta da spiegare come si possano verificare i danni ai quali più sopra si è accennato, derivanti da un uso improprio o malaccorto di esse.

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Ricordiamo innanzitutto, con Tart, che il mantenimento di uno stato di coscienza ordinario (b-SoC) è il risultato di un processo di stabilizzazione tra le sue parti che gli permettono di restare identico malgrado i cambiamenti ambientali. Perciò, il cambiamento di uno stato di coscienza (come ad es. il passaggio da uno stato ordinario ad uno stato alterato) avviene promuovendo la crisi di questa identità, mediante l'interruzione di un numero sufficiente dei suoi processi stabilizzanti. Tra i fenomeni più suscettibili di indurre questa crisi si distinguono, oltre all'addormentamento, appunto, l'ipnosi e la meditazione. Questi processi, che generalmente avvengono in un setting preparatorio di per sè altamente suggestivo, utile a predisporre il soggetto alla produzione dei fenomeni di cui si discute, favoriscono l'instaurazione della crisi e si pongono come gli strumenti classici per la sua promozione, anche se si conoscono altri processi in gradi di ottenere identico risultato.

La rottura delle condizioni di base interviene perciò non solo quando vengano esclusi gli impulsi sensoriali non essenziali all'azione, come notava Arnold, ma più precocemente, anche a seguito della semplice chiusura prolungata degli occhi, quando, nella condizione di in silenzio, il soggetto cerca di fare il vuoto mentale ed ascolta le prime suggestioni proposte con tono dolce e rassicurante dall'operatore, come è testimoniato dal passaggio dalle onde eeg beta di alta frequenza, che sappiamo essere predominanti durante la veglia ordinaria e gli stati di vigilanza e allerta, alle più lente onde alfa.

Questa prima modificazione bioeletterica si accompagna anche al rallentamento di altre attività organiche quali il respiro, le pulsazioni cardiache e, su un piano più strettamente neurofisiologico, concomita con due eventi importanti per il discorso che andiamo conducendo, innanzitutto con la regressione del locus dell'Io dai centri superiori di controllo ed elaborazione della corteccia, alle strutture più profonde dell'encefalo, titolari di funzioni meno complesse ed analitiche alle quali si è accennato sopra: ciò che dispone il soggetto alle propriocezioni, all'ascolto del proprio corpo e alla graduale disattivazione dell'attenzione verso l'esterno. L'altro evento è rappresentato dalla progressiva inversione della dominanza cerebrale[45]. L'inversione comporta l'emergenza in primo piano dell'emisfero destro che, con le sue caratteristiche funzioni offre una ricostruzione della realtà diversa da quella alla quale il soggetto è quotidianamente abituati, in quanto descritta da un punto di osservazione diverso, quello del cervello destro, appunto.

Nel corso di questi preliminari avvenimenti si avvia la transizione verso lo stato alterato di coscienza propriamente ipnotico, che involve come si è visto lo schema corporeo e il rapporto realtà/irrealtà. Perciò in questo momento di transizione tutto il sistema di personalità mostra una straordinaria delicatezza e vulnerabilità perché abbandona il rassicurante feed-back che gli proviene dall'usuale stato di coscienza per inoltrarsi in uno stato-altro, ed è quindi indotto ad attivare i meccanismi di delega sopra detti per poter procedere senza smarrirsi.

Un esempio di quanto possa essere produttiva di effetti anche solo questa fase prodromica della condizione ipnotica è costituito dalla tecnica terapeutica del Réve Eveillé Dirigé (RED) di Desoille (1974)[46]. Questo studioso si muove lungo i due binari rappresentati dalla scuola di Pavlov e da quella di Freud e sottolinea l'importanza di quello che lo studioso russo definiva il secondo sistema di segnalazione (il linguaggio) per modificare, ricondizionandoli, i processi dell'attività nervosa superiore, specie per la particolare capacità che il linguaggio ha di produrre immagini mentali. La tecnica consiste nel portare il soggetto ad un livello di coscienza (specifico per ciascun soggetto) "…tra la veglia e il sonno, assai più vicino alla veglia che al sogno"(ibd. p. 17) ma comunque in grado di produrre e mantenere l'indispensabile inibizione della corteccia, della quale sopra si è detto.

Non qui si possono commentare le ricche scenografie naturali che il soggetto è invitato a costruire:la spiaggia, la foresta, il cielo, nelle quali è invitato a muoversi anche attraverso effetti speciali come il salire nello spazio verso il sole, il volare sopra la foresta, l'immergersi nelle profondità marine, l'esplorazione delle grotte, incontro con animali o personaggi, figure archetipiche, che forniscono i materiali simbolici ed esperienziali sul quale il terapeuta e il soggetto lavoreranno.

Qui si può solo sottolineare, ai fini del discorso che si sta conducendo, il ruolo importante che l'A. assegna al rapporto che si stabilisce tra i due protagonisti[47] del RED: il transfert.

Questa dinamica psicologica nota al pensiero psicoanalitico, si instaura nel RED come nelle altre procedure di tipo suggestivo-ipnotiche per via diversa. Alle usuali dinamiche transferali che sorgono all'interno rapporto terapeutico e più in generale all'interno di un qualsiasi rapporto one-up/one-down[48], quale può essere quello nei confronti di una guida, di un conduttore di gruppo, e quale tipicamente è quello nel quale il soggetto vive la disgregazione del suo stato ordinario di coscienza e l'avanzarsi di uno stato alterato, il transfert[49] acquista in questi casi una ulteriore connotazione, talvolta molto forte, di dipendenza dall'operatore, al quale il soggetto si affida completamente.

Riassumendo per quelli che sono i fini della discussione, già questo livello, per così dire, preliminare di alterazione dello stato di coscienza e nelle condizioni contestuali sopra descritte, si concomita con processi particolarmente delicati: -a) l'inibizione della corteccia –b) il transfert; entrambi questi processi, se impropriamente gestiti, sono potenzialmente suscettibili di essere all'origine di problemi seri e di difficile gestione.

Infatti, il primo processo, che già Tart segnalava, attraverso il progressivo passaggio del controllo-inibizione dal livello corticale a quelli via via sub-corticali, può favorire l'emersione di forze pulsionali profonde appartenenti all'inconscio del soggetto, proprio perché le funzioni di controllo pulsionale vengono esercitate dall'Io cosciente dell'individuo, in funzione del suo apparato normativo, ma, poiché al processo di regressione neurofisiologica descritto si accompagna la regressione psicologica, tutto ciò, in taluni casi, può essere suscettibile di provocare nel soggetto reazioni emozionali anche molto violente, collegate a quelle pulsioni che prima erano sotto il controllo più meno efficace dei meccanismi di difesa del suo Io cosciente.

Il secondo processo, quello del transfert, appare altrettanto di difficoltosa gestione a causa di alcuni problemi che pone. Il primo è proprio quello della sua non facile individuazione. In altri termini, specialmente in un contesto come è quello di una scuola esoterica, la dinamica transferale espressa da un allievo deve essere distinta dalle varie forme di acquiescenza, di entusiastica partecipazione, di impeccabile diligenza, di ammirazione verso un maestro, pur osservabili. Quando invece si instaura una non adeguatamente trattata dinamica da transfert, sollecitata dalla frequentazione delle tecniche suggestivo-ipnotiche descritte, la spinta alla dipendenza dall'operatore o dal conduttore che è forte quanto inconscia, chiude, paradossalmente, all'allievo le porte della crescita e dello sviluppo autonomo delle sue potenzialità, proprio in funzione di quelle tecniche ad esse preordinate.

La frequentazione sistematica di tecniche suggestivo-ipnotiche, poi, tende a produrre due effetti, che nel contesto di una scuola iniziatica sono da giudicare entrambi potenzialmente negativamente, come vedremo. Il primo è quello dell'assuefazione: in altri termini gli effetti generali che vengono prodotti dalle sedute sono così originali ma soprattutto così apparentemente gratificanti, rilassanti, riconcilianti con il mondo, da spingere ad un uso sempre sistematico di esse. Il secondo è strettamente legato al primo e consiste nel fatto che la reiterazione crea, come è logico, anche sul piano strettamente neurofisiologico, l'effetto apprendimento e questo l'effetto facilitazione. Ciò implica che pur proponendosi lo svolgimento di sedute mediante l'uso di una tecnica suggestivo-ipnotica di livello superficiale, la reiterazione, può, in alcuni casi dei quali si vedrà, originare lo slittamento verso piani di coscienza più profondamente alterati. In altre parole, malgrado ci si formuli l'obiettivo di mantenere una modificazione dello stato di coscienza che non oltrepassi il livello alfa, che come sappiamo è quello della calma e della attenzione ridotta agli stimoli esterni, si può verificare che il soggetto transiti verso le onde theta più lente, che sono caratteristiche della sia condizione ipnagogica che della trance[50] e, via via, livelli ancora più profondi.

Se questo fenomeno di induzione dello stato ipnotico può prodursi, come si è visto, anche in risposta a semplici tecniche di tipo meditativo, sia di orientamento occidentale che orientale, esso si instaura quasi immancabilmente ove alla meditazione si abbini una tecnica di rilassamento. Di particolare rilevanza sono le tecniche messe a punto da Edmund Jacobson (1928) detta Rilassamento Progressivo, J. H. Schultz (1932) creatore della notissima metodologia del Training Autogeno e Joseph Wolpe (1969) che, nel contesto della sua terapia di Desensibilizzazione Sistematica, propone una modificazione della originale tecnica di Jacobson. Nessuna delle tecniche accennate è stata pensata come tecnica ipnotica o di per sé finalizzata ad effetti ipnosimili, tuttavia quando una qualsiasi di esse venga impiegata in continuità con una seduta di meditazione o, più ancora, di imagery come il RED, in condizioni di media suggestibilità del soggetto, l'effetto ipnotico è conseguente.

Chi scrive ha, infatti, personalmente avuto modo di assistere, perplesso per le circostanze, ad un evento di questo genere, nel corso della quale appunto il RED sopra descritto venne fatto precedere dalla tecnica di rilassamento progressivo di Jacobson, nella variante suggerita da Wolpe, producendo, in quegli astanti che maggiormente si impegnavano, fenomeni inequivocabilmente ipnotici quali levitazione spontanea delle braccia, REM, e, in uno dei partecipanti, una vistosa modificazione della propriocezione barometrica da far assumere al corpo, che era seduto, una innaturale quanto pericolosa posizione tendente ad un fragoroso quanto probabilmente pericoloso clinostatismo. Fortunatamente, però, la brevità della seduta impedì ulteriori complicazioni.

Non è certo la caduta dalla sedia che deve preoccupare maggiormente in circostanze come quella descritta. Né, sostanzialmente, la produzione di onde alpha, che sono poi quelle del rilassamento, della condizione di tranquillità della mente e neppure quelle delle onde theta che sono poi quelle che sperimentiamo tutti i giorni prima di addormentarci o quando ci sottoponiamo ad una benefica seduta di ipnoterapia. Il problema è rappresentato invece dall'effetto che nelle condizioni descritte sopra viene svolto dai sollecitati processi di disaggregazione psicologica o dissoluzione gerarchica delle funzioni cerebrali e dall'attivazione dei meccanismi di regressione, di isolamento (o scissione), di identificazione e di transfert che più sopra si sono in breve analizzati, nei confronti di stati clinici latenti di natura borderline[51], di configurazioni silenti o ancora asintomatiche di personalità di tipo schizotipico, di tipo istrionico o isterico[52] o di tipo dissociativo.

D'altro canto, con una chiarezza che è pari alla loro autorevolezza, infatti, Crasinleck e Hall (1977)[53], descrivendo i pericoli possibili dell'ipnosi, avvertono: "E' importante conoscere non soltanto le applicazioni utili, ma anche i pericoli potenziali dell'ipnosi (Cheek e LeCron(1968)[54]; Scott(1969)[55]. West e Dechert (1965)[56] suddividono il pericoli possibili in quattro categorie. (…). I pericoli per il paziente sono:

- Possibilità di far precipitare una malattia psichiatrica, come la nevrosi dissociativa, la schizofrenia, gli stati paranoidi, il panico omosessuale.

- Pericolo di peggiorare un disturbo esistente (…)

- Pericolo di provocare una regressione (…)

- Pericolo di occultare una malattia

- Pericolo di stabilire una eccessiva dipendenza

- Pericolo di una seduzione fantasticata.

- Pericolo di una attività criminale.[57]

Tutto ciò pone con forza l'accento su tre aspetti del problema fin qui trattato, che a questo punto diventa indispensabile sottolineare al fine di operare in sicurezza in un contesto che non sia quello sanitario. Il primo si riferisce al soggetto partecipante; il secondo è attinente all'operatore; il terzo al contesto ed alla finalizzazione di quanto si va facendo.

Il primo aspetto richiede che venga operata una severa selezione di tutti coloro che aspirano ad avvicinarsi alle tecniche finalizzate ad un intervento manipolativo sugli stati di coscienza e particolarmente quelle che sono suscettibili di modificazioni del sensorio, di alterazioni della percezione, di promozione di stati oniroidi, stati ipnoidi o di ipnosi. La selezione deve riguardare il livello di suggestibilità della persona e soprattutto deve essere in grado di escludere la presenza nella sua personalità di linee di rottura latenti, ancora asintomatiche ma, in funzione degli scivolamenti automatici dei piani di coscienza di cui abbiamo detto, suscettibili di improvvisi affioramenti da acting-out. La mancanza di questi dati di valutazione deve inibire assolutamente la partecipazione della persona a sedute nelle quali siano implicate tecniche di tal genere, proprio a salvaguardia della sua salute.

Il secondo aspetto si riferisce all'operatore.L'impiego delle tecniche ipnotiche è inibito al di fuori dell'ambito sanitario, si è visto. Tuttavia si è anche visto quanto sia facile pervenire all'instaurazione di condizioni ipnotiche per il tramite di meditazioni profonde, soprattutto quando queste siano abbinate a tecniche di rilassamento, in grado di attivare quella catena di dissoluzione gerarchica delle funzioni, che a partire da un certo punto tende a diventare automatica, che sopra abbiamo cercato di seguire nelle sue componenti fisiologiche, bioelettriche e psicologiche, e che è la responsabile delle slatentizzazioni e degli acting-out sopra detti. Perciò si pone un problema serio di qualificazione dell'operatore di tecniche così delicate, che deve essere in grado di fronteggiare e risolvere rapidamente ogni evenienza e, soprattutto di riconoscere negli aspiranti i sintomi eventualmente nascosti che gli controindicano la partecipazione in questione. Ma anche nel caso in cui le sedute vogliano promuovere solo una meditazione o, distintamente, solo un rilassamento profondo, è consigliabile tutelarsi, e tutelare soprattutto i partecipanti, mediante la presenza di persone in grado di assicurare gli interventi eventualmente necessari.

Il terzo aspetto si riferisce al contesto e alla finalizzazione.

Qui stiamo parlando di manipolazione degli stati di coscienza nel senso della loro alterazione e abbiamo cercato di approfondire i motivi di diversa natura che rendono queste operazioni molto delicate, potenzialmente pericolose quando avvengano in un contesto non di ricerca scientifica, sanitaria. Tuttavia la storia dell'esoterismo ha da sempre trovato nella meditazione e nel rilassamento due vie per predisporre la mente nelle condizioni migliori per ricercare un iter di crescita e di trasformazione.

E' perciò indispensabile che una scuola esoterica, sempre unitamente alle tutele di cui sopra si è detto, impieghi, distintamente, tanto la meditazione quanto il rilassamento, gestendoli con l'attenzione e la cautela dovuta a strumenti sofisticati quanto delicati, da impiegare con le modalità diverse da far corrispondere ai livelli diversi di preparazione dell'adepto.

Da ultimo, sulla finalizzazione da assegnare alle operazione sugli stati di coscienza va ribadito con forza che la trasformazione che l'adepto ricerca non si manifesta attraverso l'ottundimento del sensorio, la promozione di stati oniroidi o simil-letargici. Chi intende sa che la coscienza non va negata, superata ma ampliata sempre più permettere da ri-svegliati l'ingresso nel Palazzo del Re..


 

[1] Nel senso di Brigdman

[2] A puro titolo indicativo oltre al fondante discorso kantiano (vedi Cassirer, E., Storia della filosofia moderna, Newton Compton Eds., Roma, 1977), sul problema della coscienza,

[3] Mead G.H., Mente Sé e Società , Universitaria, Firenze, 1966

[4] Purtroppo si ha motivo, invece, di ritenere ancora numerosi coloro i quali, pur ritenendosi "iniziati" sostengono l'oppositività tra sapere scientifico e sapere tradizionale o esoterico e si rifiutano di scorgere la corrispondenza biunivoca che, all'occhio non prevenuto, si palesa sempre di più tra queste due modalità di conoscenza, solo apparentemente diverse e mutuamente escludentesi. Di sfuggita, gli stessi epigoni sostengono spesso l'inconciliabilità del dualismo oppositivo tra materia e spirito. L'importanza di queste problematiche è tale che occorrerà una trattazione separata.

[5] Cioè come prodotti dei propri entero ed esterorecettori.

[6] Vale a dire immagini mentali senza eccitazione sensoriale, di tipo uditivo, visivo, olfattivo, tattile.

[7] Tipico il fenomeno del deja-vu, secondo il termine introdotto dallo psicologo F. L. Arnauld nel 1896

[8] Arieti, S., (ed.) Manuale di psichiatria, Boringhieri, Milano 1979. La realtà separata definisce errore esoterico nella misura in cui costituisce una rappresentazione alternativa quanto della realtà autoreferenziale nella quale l'agire dell'operatore, lungi dal farlo avanzare nel suo itinerario esoterico, lo riduce nella cattività dei suoi specchi deformanti che gli rimandano continuamente la sua immagine. Non può sfuggire la grande importanza di questo pericolo, ben conosciuto da tutti coloro che sono seriamente impegnati nel cammino esoterico, nei confronti del quale i maestri del passato hanno predisposto, nelle adeguate forme ed agli adeguati livelli, le necessarie premunizioni, sulle quali andrà fatta una riflessione separata.

[9] James W., Principi di Psicologia, Milano 1901.

[10] Tart, C. T., Stati di coscienza, Astrolabio, Roma,1977. Tart, che insegna psicologia all'Università di California, è considerato uno dei più accorti ricercatori delle problematiche della coscienza ed in particolare degli stati alterati di coscienza. La sua indagine si spinge, pur non abbandonando il rigore scientifico, anche in aree di ricerca cosiddette "di confine".

[11] Attraverso i meccanismi di caricamento (ballasting), feed-back (negativo e positivo), limitazione (Tart, cit. pp.76 e segg.).

[12] Teorie generali della coscienza si ritrovano, oltre che in Tart, in Ludwig, Lewin, oltre che nella prospettiva classica psicoanalitica di Freud e Jung.

[13] Tart, (cit.) cap. 7. Il processo richiama quello descritto da Vogel che individua nella evoluzione da uno stato di coscienza all'altro le fasi di Io- intatto, Io- destrutturato, Io-ristrutturato (cfr.: Vogel, G., Foulkes, D., Trosman, H., Ego function and dreaming during sleep onset, Arch. Gen. Psychiat., 1966, 14, 238-248).

[14] Ibd., p. 86. Il riferimento è naturalmente a quelle forze che, per esprimersi nei termini oggi sufficientemente noti della psicoanalisi, pur operando al di fuori del campo di consapevolezza del soggetto ne determinano il comportamento o che, a causa del loro contenuto inaccettabile alla censura superegoica, vengono attivamente rimossi dall'Io che se ne difende.

[15] Heider, F., The Psychology of interpersonal relations, Wiley, N.Y., 1958. Tuttavia, un'ottima presentazione della psicologia ingenua o teoria del senso comune si può trovare in Baldwin, A., Teorie dello sviluppo infantile, Angeli, Milano, 1978.

[16] Fondamentali contributi di Bernheim: De la suggestion, 1884 e Suggestive therapeutics, 1886

[17] Con il termine suggestibilità si designa la variabilità interindividuale nella risposta alla suggestione.

[18] L'etimo fa derivare il nome da sub-gerere nel significato di porre sotto, introdurre, insinuare.(cfr.:Mosconi, G., nota n.13)

[19] Dalla Volta, A., Dizionario di Psicologia, Giunti Barbera, Firenze, 1974

[20] Mosconi, G., Psicoterapia ipnotica: Principi e Fondamenti, Piccin, Padova, 1993

[21] Mesmer , F. A., Mémoire sur la découverte du magnétisme animal, Didot, Paris 1797. Wolberg addirittura fa risalire al Genesi (2:21-21) la prima descrizione dell'ipnosi (cfr.: Wolberg, L. R., Hypnosis- Is It for You, Harcourt Brace Jovanovich, 1972)

[22] Braid, J., Neuroipnology: the Rational of Nervous Sleep Considered In Relation with Animal Magnetism, Illustrated Cases of its Successflul in the Relief and cure of Disease, Churchill, London, 1843. Il chirurgo oculista di Manchester introdusse il termine per indicare lo stato di sonno nervoso che era in grado di indurre sui pazienti.

[23] Gill, M.M., Brennan, M., Hypnosis and related states, In. Univ.Press, N.Y, 1961.

[24] Canstrari, R., Psicologia generale e dello sviluppo, Clueb, Biologa, 1984

[25] cfr. Barber, T.X.,Ipnosi, un approccio scientifico, Astrolabio Ubaldini, Roma, 1972. Tra l'altro Richard Bandler e John Grinder, studiosi delle tecniche ipnotiche del medico psichiatra Milton Erickson, ne danno un'altra spiegazione. Essi scrivono: "Se l'ipnosi viene intesa come alterazione dello stato di coscienza di una persona, allora qualsiasi comunicazione efficace è ipnosi" (R. Bandler e J. Grinder, Ipnosi e trasformazione, Astrolabio, Roma 1983)..

[26] Con particolare riferimento alla importante Scuola di Ipnoterapia di Milton Erickson, cfr. Erickson, Milton H. - La natura dell'ipnosi e della suggestione / Milton H. Erickson ; a cura di Ernest L. Rossi - Roma - 1982

[27] Ma le prime registrazioni dell'attività elettrica del cervello si devono a Richard Caton nel 1875 (cfr. Caton, R., The electrical currents of the brain, Br. Journ. Med., 2:278, 1875).

[28] Oltre all'EEG, che oramai vanta alti livelli di efficacia di lettura, è attualmente disponibile tutta una serie di tecniche di brain imagin strutturale (prevalentemente realizzata a mezzo della RMN) e funzionale (condotta con la Low resolution ElectromagneticTomography –LORETA-)

[29] Nencini, R., Introduzione alla psicofisiologia, Organizzazioni Speciali, Firenze, 1959.

[30] Kamiya, J., Autoregulation of the EEG alpha rythm, in Mind Body Integration, (Peper, E., Ancoli, S., Quinn, M., Eds.) Plenum Press, N.Y., 1979.

[31] Questa suddivisione si corrisponde con quella proposta da MacLean, detta "Triune Brain" A queste tre formazioni egli ha dato i nomi di cervello rettiliano (Protorettiliano, R-complex), mammaliano antico (Paleomammaliano, Sistema Limbico) e mammaliano recente (Neomammaliano).

[32] Determinanti sono state nell'ambito delle indagini sul SNC le possibilità assicurate da TAC, PET, fRM, MEG, ERP.

[33] Detta anche Sistema Reticolare Attivatore Ascendende (SRAA). In essa i mediatori essenziali si sono mostrati essere la serotonina, l'aceticolina e la noradrenalina.

[34] Moruzzi, G., Magoun H. W., Brain Stem Reticular Formation and of the EEG, Clin. Neurol., 1:455-473

[35] Mediazione che avviene (v.nota32) attraverso messaggeri chimici che trasmettono impulsi da un neurone ai successivi, ed è in rapporto con una gamma di effetti molto ampia. Infatti, il sistema della noradrenalina è risultato essere decisivo nella regolazione delle risposte comportamentali (capacità di pensiero, tono d'umore) ed ormonali in presenza di stimoli considerati come pericolosi. Il sistema serotoninergico si è mostrato implicato, oltre che nel comportamento motorio, in quello comportamento alimentare, in alcune funzioni neuroendocrine e la temperatura corporea, anche nella variazione del tono dell'umore, in alcune funzioni cognitive e negli stati d'animo di depressione. Il sistema della dopamina, tra l'altro, si è mostrato determinare gli stati di ansia e quello delle endorfine gli stati emotivi di gioia e di piacere. Infatti la carenza di tale mediatore diminuisce o inibisce completamente la capacità di godere di eventi gratificanti o esperienze piacevoli, mentre livelli particolarmente alti di dopamina sono stati associati alla sintomatologia della schizofrenia (Cfr. p.es.: LeDoux J. E., Il cervello emotivo. Baldini & Castoldi, 1998.; Papez,J. A proposed mechanism of emotion. Archives of Neurology e Physiology, 38, 725-744. 1937.)

[36] E' proprio per tali motivi che l'art. 728 C.P. recita che: "Chiunque pone taluno, col suo consenso, in stato di narcosi o d'ipnotismo, o esegue su lui un trattamento che ne sopprima la coscienza o la volontà, è punito, se dal fatto deriva pericolo per l'incolumità della persona, con l'arresto da uno a sei mesi o con l'ammenda da lire sessantamila a un milione.
Tale disposizione non si applica se il fatto è commesso, a scopo scientifico o di cura, da chi esercita una professione sanitaria.

[37] Freud, S., Introduzione alla psicoanalisi, Boringhieri, Torino 1978

[38]cfr. la cosiddetta Psicologia dell'Io, Scuola scaturita particolarmente dalle ricerche di Anna Freud (cfr. L'Io e i meccanismi di difesa, Martinelli, Firenze, 1967).

[39] Musatti, C., Trattato di Psicoanalisi, Boringhieri, Torino, 1970.

[40] Fenichel, O., The Psychoanalytic Theory of the Neurosis, Norton N.Y., 1943.

[41] Krenberg, O., Disturbi gravi di personalità, Boringhieri, Torino, 1984

[42] Venturini, R., I Livelli di Vigilanza, Bulzoni, Roma, 1973
[43] Lalli, N. (a cura di), La passione sonnambulica, Pierre Janet, Liguori Editore, Napoli, 1996

[44] Cavallaro E. L'ipnosi: una introduzione psicofisiologica, Caleidoscopio Italiano, Genova, 1996

[45] Le ricerche sulla specializzazione emisferica sono in realtà antiche, ma in medicina moderna prendono le mosse dalle scoperte di Broca (1861), Jackson (1870) e di Wernicke e da allora hanno ricevuto costantemente conferme nelle ricerche successive, anche se i dati sottolineano sempre più chiaramente il funzionamento olistico del cervello, dalla metà degli anni '50 del secolo scorso in poi, con i lavori di R. Sperry , Meyers, e Gazzaniga con le esperienze sulla commissurotomia, le osservazioni di Penfield, Erikson, Watzlawitck ed altri, si è reso possibile individuare alcune caratteristiche costanti dei due emisferi cerebrali, che Barrett(1992 ) riassume: all'emisfero sinistro vengono ricondotte le attività del linguaggio logico-proposizionale, logico-matematico (digitale), del ragionamento, della analisi; a quello destro, il linguaggio di tipo analogico (perciò direttamente collegato all'inconscio) attività legate alla elaborazione simultanea e globale dei dati, immaginazione, fantasia, sogni, rèverie, senso del colore, capacità artistiche,capacità musicali, di tipo spaziale, attività emozionale, ed un rapporto più immediato con il Cervello Limbico. Cfr. Granone F. Trattato di Ipnosi, UTET 1989 Gazzaniga, M.S., The Split Brain, in Scientific Amer., 1967; Gazzaniga M. S., Non sappia il cervello sinistro, in Kos, 1, ott 1984, 8, 93-102- Gazzaniga M. S. (1989), Il cervello sociale: alla scoperta dei circuiti della mente, Firenze, Giunti (ed. orig. The Social Brain, New York, Basic Book Inc, 1985; Ornstein, R.E., The Psychology of Consciusness, Harcourt Brace, 1977 Penfield, Erikson, E., Nuove Vie dell'Ipnosi, a cura di J. Haley, Astrolabio, Roma, 1978; Watzlawitck, P., Il Linguaggio del Cambiamento, Feltrinelli, MI, 1991. Per quanto riguarda le correlazioni eeg, v. anche De Pascalis V., "Psychophysiological correlates of hypnosis and hypnotic susceptibility" Int. J. Clin. Exp. Hypnosis 47 p.117-143,1999 e De Benedittis, Specializzazione emisferica e natura della trance. Verso un paradigma neuropsicologico dell'ipnosi. Ipnosi. Rassegna Internazionale di Ipnosi Clinica e Sperimentale, n. 1:1980, in Cavallaro, E., cit., che ha sperimentalmente dimostrato che ogni volta che si pone al soggetto un problema che richieda l'uso di funzioni proprie ad un emisfero, l'altro produce un aumento consistente del ritmo alfa (ritmo di riposo).

[46] Desoille, R., Teoria e pratica del Sogno da Svegli Guidato, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1974.

[47] Non può discutersi qui in esteso, per non appesantire ulteriormente il testo, del caso in cui le operazioni suggestivo-ipnotiche avvengano in condizioni di gruppo.

[48] Watzlawitck, P., Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1971.

[49] Pur senza voler accogliere le teorie di Jones, che suggerisce una analogia tra ipnosi e situazione edipica o di Ferenczi che vede la proiezione sull'ipnotista di sentimenti preedipici ambivalenti verso un genitore potente.

[50] Per l'aumento delle onde alfa e theta v. Talairach e Coll.,1974

[51] Cfr. Schmideberg, M., I Casi Limite, in Arieti, S., Trattato di psichiatria, Boringhieri Milano, 1980 e Bergeret, J., La Personalité normale et patologique, Dunod, Paris, 1974 - Kernberg, O. R., Sindromi marginali e narcisismo patologico, Boringhieri, Torino, 1978,

[52] Gabbard, G. O., Psichiatria Psicodinamica, III ed., Cortina, Milano, 2002.

Bergeret, J. e Coll., Psicologia Patologica, Masson, Milano, 1984

[53] Crasinleck, H.B., Hall, A.J., Ipnosi clinica, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1977 (pag. 349)

[54] Cheek, D.B., LeCron, M.L., Clinical Hypnotherapy, Grune & Stratton, N.Y., 1968

[55] Scott, D. L., The complications and dangers of hypnotherapy, Brith. Journ.Clin.Hypn. 1/3-10,1969

[56] West, L.J., Dechert, G., Dangers of Hypnosis, J.A.M.A., 192/9-12, 1965

[57] Crasinleck, H.B., Hall, A.J., Ipnosi clinica (cit., pag.349).

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