Louis Claude de Saint-Martin

di Stanislao Scognamiglio - Louis Claude de Saint-Martin nasce da famiglia nobile ad Amboise il 18 gennaio 1743. Avvocato, non si interessa alla professione e preferendo la carriera militare diviene sottotenente a Bordeaux. Si occupa di studi esoterici. Diventa seguace del teosofo taumaturgo Martinez de Pasqually la cui dottrina si manifestava come erede delle tradizioni segrete d'Egitto, della Grecia dell'Oriente. Abbandona l'esercito nel 1771 per dedicarsi interamente a questi interessi.


Tra il 1773 ed il 1774 dimora a Lione presso Jean Baptiste de Willermoz (1730-1824), altro discepolo di Martinez che ideerà nel 1778 il Rito Scozzese Rettificato, adottato dalla Massoneria fino ai nostri giorni. A Lione Saint - Martin scrive la sua prima opera, Des erreurs et de la vérité, ou les Hommes rappelés aux principes de la science. Segue la Tableau naturel des rapports qui unissent Dieu, l'Homme et l'univers del 1782. Si distacca dalle ricerche esoteriche e dalla massoneria per cercare un contatto diretto col divino attraverso la preghiera. Nel suo soggiorno a Strasburgo (1788-1791) incontra Madame de Böcklin che gli rivela la filosofia di Jacob Böhme, di cui lui poi tradurrà cinque opere.

Durante la Rivoluzione Francese fa i turni di guardia al Tempio, prigione della famiglia reale. Scrisse molto sotto l'influenza di Böhme conciliandone gli insegnamenti con quelli del suo primo maestro Martinez e traducendone le opere.

Si spegne il 13 ottobre 1803 ad Aulnay.

Gli studi esoterici lo portano poi ad elaborare un sistema iniziatico che derivante dal martinezismo[1], diviene un rituale di influenza massonica che però tende a elaborare in chiave cristiana la Tradizione esoterica di origine misterica ma soprattutto esseno-teurgica da un lato, e cabalistico - alchemica dall’altro, il Martinismo.

Il filosofo illuminista che poi, secondo i canoni della Tradizione, si farà chiamare Filosofo Incognito( Philosophe Inconnu)[2], avendo rinvenuto, probabilmente per cattiva interpretazione, nei rituali del maestro de Pasqually accenni ad operazioni magiche che includono evocazioni ed evocazioni di entità antropomorfe di origine trascendente, ha ritenuto abbandonarli perché li riteneva pericolosi per gli adepti, ma soprattutto per una interpretazione letterale che, da un lato, pensiamo, seppure in età illuministica, avrebbe concorso a riaccendere la persecuzione contro la massoneria e i riti afferenti ad essa, dall’altra perché l’interpretazione letterale di certe pratiche, per i profani può essere dannosa per l’equilibrio mentale , e le ha così trasformate in preghiere e invocazioni teurgiche molto vicine alla dottrina cristiana.

In verità, da un lato l’allegoria e la metafora simbolica del Cristianesimo è comune, in quanto a iconografia, agli insegnamenti ermetico - cabalistici, dall’altra, de Saint Martin, aveva ben chiaro un sistema mistico facilmente adattabile ai capisaldi del Martinismo: la  Purificazione e la Reintegrazione, che letti così apparirebbero come un allargamento di tipo sincretico verso la meditazione ed altre forme di studio vicino all’oriente, o una rielaborazione gnostica della dottrina cattolica( e questo elemento forse ha fatto generare dal puro Martinismo, diverse interpretazioni e vere e proprie chiese neognostiche afferenti a questa corrente). Ma i due concetti citati non differiscono dai termini che in alchimia, ad esempio indicano il ciclo delle trasmutazioni, Solve et Coagula. E in effetti, il sistema martinista, che poi si serve comunque degli insegnamenti cabalistici, che si dice lunare proprio per affermazione del Saint Martin, contiene nel rituale sia operazioni di purificazione attiva - solare, che preghiere di natura devozional-lunare. Dove per lunare intendiamo un complesso simbolismo che indica una via iniziatica fatta di processi emotivi   -che in esoterismo si dicono sotto l’influenza dell’astro femminile- e di attesa passiva. Mentre per solare, intendiamo un atteggiamento mentale creativo e costruttivo che prende l’iniziativa dell’azione anche di contrasto con il trascendente pur di ottenere in maniera virtuosa la presa di possesso di una personalità nuova e rinnovata.

Altro elemento fondamentale della dottrina martinista, propria cioè di Saint Martin, è il Riparatore, simbolo esoterico, che in alcune discendenze dell’insegnamento Martinista è l’emblema dell’Ordine iniziatico che di esso si serve. Secondo la dottrina cristiana, trattandosi della sovrapposizione tra croce e esagramma o stella di David, esso rappresenterebbe l’opera redentrice di Gesù di Nazareth, il Messia. Ma aldilà delle interpretazioni esoteriche della energia cristica, solare e mitriaca, su cui ci sarebbe molto da aggiungere, il Riparatore simbolizza l’umanizzazione della divinità e viceversa, ovvero ciò che in alchimia è la spiritualizzazione della materia e che nella Cabala  è l’Adam Kadmon, l’Uomo Primordiale a cui lo stesso Louis Claude de Saint Martin fa riferimento. Ovvero l’uomo, creatura divina, mezzo attraverso il quale la divinità partecipa del creato, la Legge, il Logos diventa carne e può riscattare la caduta inizale, che altro non è che uno squilibrio spostato verso la materia, che ha condizionato e condiziona la vita umana nel senso della comunicazione con l’invisibile, ciò rende un essere nato perfetto, inferiore per certi aspetti, alle bestie.

Altro risvolto del Riparatore, un'altra sua ipostasi è citata nel rituale modificato dal Nostro, ovvero la lettera Shin, che in ebraico corrisponde al fuoco e che è, letta come vibrazione, la più sacra di esse perché rappresenta il respiro divino, l’anima insufflata nell’uomo. In effetti il nome stesso del Cristo YeHoShUa, senza la Shin resterebbe Y H V(vocalizzata in U) H, cioè il nome, lo shem impronunciabile del Creatore.

Pertanto, alla luce di queste considerazioni, è riduttivo se non sbagliato attribuire al de Saint Martin un carattere di ricercatore mistico sconfinante nella teologia. Prova ne sia la sua espressione anche questa di ambigua interpretazione, uomo di desiderio. Il desiderio non può essere considerato una identificazione della cupidigia né della concupiscenza. In esoterismo esiste infatti una forza primordiale, molte volte identificata con la simbologia del drago, che è ciò che ci tiene in vita, legata alla potenza sessuale e alla conformazione stessa del cosmo, caratterizzata da un’attrazione formidabile delle cose verso i loro principi complementari, maschile con femminile, vuoto con pieno, positivo con negativo. Il desiderio, di cui fa menzione il filosofo francese, è, in questo caso, un coacervo di concetti, un attributo che si trova in persone che non si accontentano di leggere la realtà così come appare all’inganno dei sensi, quindi iniziati, e che nello stesso tempo adoperino la volontà che nasce anche allo scopo di spezzare paradossalmente, proprio le leggi che sono messe in atto dal desiderio, quella forza primigenia che tiene uniti perfino i legami particella-particella, per dare adito ad una nuova concezione della vita, ad una nuova decodifica del cosmo, attraverso appunto le purificazioni di cui egli parla. Infatti separando[3] o meglio spezzando, forze che in natura si attraggono, si creano forze terze che figlie delle matrici separate hanno analoga forza ma si caratterizzano dall’essere individui a sé stanti.

In sintesi, Louis Claude de Saint – Martin, filosofo figlio dell’Illuminismo, non entrando in contraddizione con quel movimento che ha influenzato e rivoluzionato la storia e la filosofia moderna, partendo dalle conoscenze occulte dei popoli mediterranei, con particolare riferimento agli egizi e ai greci, attraverso una rielaborazione in chiave pseudo-religiosa, almeno rispetto all’idea tradizionale della religione, del pensiero esoterico, e, anche, attraverso una rielaborazione della preghiera, intesa come contatto diretto con il divino e  il principio divino che è in ciascuno, ha gettato le basi per l’esoterismo moderno, che, da Saint Martin in poi, ha dato alla luce alle correnti di pensiero che fecero capo a Papus, Sar Peladan, Stanislas de Guaita ed altri che hanno aperto nuovi campi di studio ma, anche attraverso sostanziose sfumature, hanno posto in questi filoni la vera essenza dell’insegnamento tradizionale.

 




[1] Il sistema esoterico di Martinez de Pasqually

[2] La traduzione letterale sarebbe Filosofo Sconosciuto ma probabilmente per quell’ “Inconnu” , in Italiano del Settecento si è preferito l’aggettivo “Incognito”.

[3] Ci riferiamo anche al processo alchemico della Separazione
 

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