Il SistemaYoga di Patanjali

di Mario de Maria - Si ritiene che il sistema del Raja Yoga sia stato fondato da Patanjali circa 300 anni prima di Cristo.

Yoga è un termine sanscrito che indica “unione”, ovvero, l’anima individuale che si ricongiunge universale. Secondo i principi filosofici dello yoga esistono tanti Purusha, ovvero innumerevoli entità le quali penetrano in Prakrti (o Prakriti, la natura o la materia) e così facendo no solo la vitalizzano, ma producono la creazione delle forme, dei mondi e della vita: i Purusha restano così involuti e legati a Prakrti. Quando poi inizia la risalita, i Purusha si liberano dalla stretta di Prakrti e raggiungono la perfetta libertà od “emancipazione”; a questo punto diventano esenti da illusioni e dalle sofferenze prodotte loro dalla unione con Prakrti e, di nuovo in uno stato di indisturbato e beato, trascendentale riposo.

            I Purusha individuali non differiscono dal Purusha universale, tuttavia quest’ultimo resta al di fuori ed al di sopra del tempo, mentre i Purusha individuali sono coinvolti nel Sāmsāra, o ciclo delle esistenze.     Le istruzioni contenute nel sistema di Patanjali, tendono a far risalire i Purusha individuali verso il Purusha universale.

            Tramite il Raja Yoga lo yogin impara a ricordare le sue vite passate e viene aiutato a comprendere ciò che lo ha “legato” alla vita materiale e a conseguire la liberazione sotto cinque aspetti: gli opposti, i guna (i tre aspetti fondamentali della natura), lo spazio, il tempo e la legge di causalità. L’obiettivo dello Yoga è quello di calmare la mente che si è evoluta da Prakrti tramite il movimento che creato dal Purusha. Quest’ultimo è considerato come il Sé reale, che usa la mente come strumento.  Otto sono gli stadi del Raja Yoga

-          Yama: consiste nell’osservare le norme etiche preliminari al Raja Yoga, ritenute indispensabili dai maestri indiani per percorrere i passi successivi: 1) rette relazioni 2) giustizia 3) compassione;

-          Niyama: o dovere religioso, consiste nella purezza interiore ed esteriore, cioè purezza di pensiero e di azione, evitando la sensualità e la vanità mondana, uniformandosi ai doveri religiosi della propria fede e mostrando profondo amore per la Divinità:

-          Pranayama: consiste nella gestione del respiro (inalazione, ritenzione, esalazione) per dominare il Prana, ossia la forza vitale presente ovunque. Viene insegnato che esistono due canali di Prana: Ida e Pingala che salgono a desta e a sinistra lungo il Sushumna, il terzo canale posto lungo la colonna vertebrale. Alla base di quest’ultimo, nel Muladhara-Cakra, è presente una potentissima forza che, se risvegliata e indotta a scorrere lungo  il Sushumna fino al cervello, dove si trova il Sahasrara-Chakra, può produrre effetti portentosi, sia di tipo fisico che psichico, liberando l’anima dalla schiavitù della materia. Ovviamente la tecnica è molto delicata e deve essere condotta da istruttori preparati, per evitare disastri irreversibili. Ben condotta, al contrario, produce guarigioni di una vasta gamma di patologie e al tempo stesso il risveglio della Kundalini che sale, potenziando tutti i centri energetici che incontra sul suo cammino.

-          Pratyahara: è il dominio della volontà sui sensi che devono essere staccati  dagli oggetti materiali che li legano e li tengono in soggezione. Una volta liberati, essi vengono poi tramutati in funzioni psichiche. Si tratta di una delle tecniche più difficili perché la mente viene chiamata “la pazza di casa” ossia colei che difficilmente si lascia assoggettare ad una regola. Le tecniche mentali, arrivate anche in occidente, sono moltissime. Molte sono adatte specificamente per un solo individuo e automaticamente molte altre sono per lui controproducenti. Ciò è dovuto al fatto che gli esseri umani hanno caratteristiche di sviluppo coscienziale diverse e spesso opposte.

-           Dharana:consiste nel liberare la mente dalle influenze sia dei sensi che delle emozioni e dei desideri.

-          Dhyana:ovvero la meditazione. Consiste nel fissare la mente su qualche oggetto di conoscenza per renderlo fisso ed immobile. L’oggetto più alto è ovviamente il Purusha o anima universale. In questo modo la mente controllata viene indirizzata verso finalità superiori che favoriscono il distacco dagli oggetti più bassi e vincolanti. Questa tecnica può portare chi è ben preparato e l’abbia svolta con costante assiduità e perfezione, alla realizzazione di passi progressivi di Samadhi, in cui la coscienza individuale si perde nella coscienza universale.

-          Samadhi: è uno stato di coscienza che non può essere descritto perché manca il linguaggio adatto e pertanto difficilmente trasmissibile. È  uno stato di esesi che può dare l’illusione di aver raggiunto la Supercoscienza, ma si può addirittura essere scesi a livelli inferiori di facoltà psichiche che tendono a vincolare il soggetto ad aspetti più bassi o si possono raggiungere alti stadi che tuttavia racchiudono in sé un po’ di veleno dell’illusione perché sono molto alti e molto belli, ma non sono ancora il punto finale. Per questo possono illudere e fermare l’attività dello yogin, che deve, al contrario, continuare a trascenderli fino a ricongiungersi davvero con la Radice.   

Dal raggiungimento dello stadio di Superuomo e della trascendenza oltre l’esperienza dell’uomo comune, derivano alcuni risultati: conoscenza degli eventi del passato e del futuro (chiaroveggenza), conoscenza del linguaggio degli animali, conoscenza delle proprie incarnazioni precedenti come quelle altrui, capacità di inviare la mente in mondi lontani e percepire gli eventi che vi si svolgono, capacità di vedere nel proprio corpo o nell’altrui e anche dentro il suolo. Queste sono alcune delle facoltà psichiche che sono possedute da persone che hanno uno sviluppo psichico superiore, ma a volte anche anormale, con poca spiritualità.

Tali facoltà sono il pallido bagliore della luna di fronte al fulgido bagliore del sole: infatti gli occultisti usano espressioni “luce solare” e “luce lunare” per distinguere tra la reale illuminazione spirituale e la contraffazione dei fenomeni e delle esperienze astrali.

Nel genuino Raja Yoga del sistema di Patanjali vi sono molte cose di valore ma, indubbiamente, vi è stato aggiunto molto falso.

 

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