La Liberta'

statua liberta'di Filomena Diana - La libertà, diritto fondamentale dell'uomo. Parola sulla bocca di tutti che indica, però, un concetto di difficile attuazione.

Innanzitutto, sembra possibile affermare che in una società moderna, a tutti i livelli, la vita quotidiana poggi prevalentemente su una serie di contraddizioni che hanno il risultato di alterare o nascondere a tutti e a ciascuna la verità.

Quale è, infatti, la verità nelle vicende politiche? Quale è la verità nelle conoscenze scientifiche? Quanta parte di verità ci risulta conoscibile sugli armamenti o sulle tecnologie militari? Quale è la verità che permette ad un terzo dell'umanità di vivere nel benessere a spese dei restanti tre quarti, malgrado le illuminate teorie politiche moderne, tutte, a diverso titolo, umanitaristiche? Quale è la verità nei rapporti interpersonali, al di sotto delle nostre intenzioni esplicite? Quale è la verità nelle informazioni dei mezzi di comunicazione di massa, soggetti alla legge del mercato che impone di "vendere notizie"?

Queste contraddizioni contribuiscono a creare una rappresentazione collettiva del mondo, quella cioè che ciascuno di noi si scambia quotidianamente con gli altri, non vera o parzialmente illusoria. Una illusorietà che si rivela tanto più pericolosa se si pensa che queste contraddizioni finiscono per mettere in crisi la nostra stessa identità.

Infatti, chi sono io "veramente" se per definire me stesso e quindi per descrivere  la mia identità personale debbo fare ricorso a quella rappresentazione collettiva, appena definita tutta od in parte ilIusoria?

Vivendo in un mondo di illusioni, nel senso che ho detto, la stessa libertà non può che risultare una vittima. Infatti, se l'idea che ciascuno di noi ha del mondo, in base alla quale sceglie i propri itinerari di vita, emette i propri comportamenti - ed in tal senso esercita la propria libertà -  è costituita da quella rappresentazione del mondo inesatta o illusoria sopra descritta, allora ciascuno di noi non può che esprimere una libertà da essa condizionata e perciò, in assoluto,  una non-libertà.

In questo senso si può anche dire che la libertà autentica coincida completamente con la conoscenza autentica e che, a sua volta, la seconda sia la condizione necessaria, purtroppo non sufficiente, per la prima. Si ha libertà solo quando si ha la possibilità di conoscere la verità, ma quella che sta al di sotto della contraddittorietà di quei messaggi che vanno a costituire la rappresentazione quotidiana del nostro mondo.

Ora, come fare per liberarsi da questa illusione di libertà per avvicinarci alla libertà autentica? Paradossalmente, come ho detto, proprio avvicinandoci alla verità. È l'essere esposti alla verità che può farei acquistare giorno per giorno consapevolezza e liberarci dalle illusioni. Naturalmente non si deve trattare di una verità del genere di quelle per esempio descritte sopra, ma della Verità: quella cioè che è sottostante alla verità de quotidiano.

Tutto ciò ha naturalmente un alto prezzo iniziale: la solitudine. Essa è conseguenza della messa in dubbio della ordinaria percezione della realtà, quella che sostiene la "quotidiana rappresentazione del mondo", per aprirsi alla possibilità di immaginarne un'altra, non necessariamente contraddittoria rispetto alla prima, ma anche solo più profonda.

Solo attraverso l'itinerario disegnato da una processo di conoscenza originale ed intrinsecamente singolare è, infatti, possibile trovare i binari che conducono l'individuo attraverso successive e graduali tappe, da un lato ad ampliare progressivamente la propria capacità di autoanalisi, necessaria per capire quali elementi della sua sensibilità siano stati condizionati dalla "quotidianità" e, dall'altro, in che modo e con quali strumenti egli debba lavorare su di essi per affinarli onde giungere a disporre di una sensibilità più autentica, fine e profonda.

Il risultato di questo processo, i cui tempi dipendono dal singolo individuo, dalla sua forza e dalla sua costanza, sarà una nuova capacità di vedere ed interpretare il mondo, forse di arrivare a scoprirne il senso profondo e, comunque di porre in crisi e di svincolarsi da una visione condizionata e falsante, per intravvedere in qualche misura la realizzazione della libertà autentica.

Cristo, sembra giusto sottolineare, dice "dei fanciulli è il regno di Dio". Il fanciullo è infatti libero, innocente ed esprime il suo essere non ancora condizionato dagli schemi sociali, cioè dal modo adulto di vedere il mondo. Si suppone, cioè, per l'adulto, la necessità, non meramente illuministica, di fare un passo indietro, ritornando "fanciulli", raccogliere le energie "pulite" di questo stato e, con la maturità dell'adulto, indirizzare gli sforzi per realizzare la comunicazione autentica fondando, in questo modo, una convivenza diversa, perché autenticamente libera.

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