Il Discorso sul Metodo

cartesio di Mario de Maria - Renato Cartesio è pressochè generalmente riconosciuto quale fondatore della filosofia moderna particolarmente per essere riuscito ad intessere quel discorso

“metodologico” che era sostanzialmente assente, sul piano esplcito, nella prospettiva di Galileo. Cartesio ritenne importante dimostrare il carattere oggettivo della ragione e indicare le regole cui ispirarsi per giungere a tale oggettività. L’asse della riflessione e della azione viene così a spostarsi dall’essere al pensiero, da Dio all’uomo, dalla rivelazione alla ragione, nuovo fondamento della filosofia e ideale dell’azione.
Inizia, infatti, il Discorso, coldire che ciò che distinguegli uomini dai bruti è la ragione o “discernimento”, cioè il potere di ben giudicare e distinguere il vero dal falso. Essa è per natura uguale in tutti gli uomini, di conseguenza, la diversità delle opinioni no dipende dal fatto che alcuni siano più ragionevoli di altri, ma dal cattivo uso della stessa. Ciò che propone Cartesio è, appunto, un metodo che consentirà la tarsformazione delle condizioni materiali della vita. Da qui la critica a tutto il sapere tradizionale e in particolare alla filosofia, alla matematica, alla logica ed alla geometria: si tratta di un saere astratto e di nessuna utilità, in cui i precetti veri si mescolano a quelli nocivi, tanto che diventa difficile distinguere i primi dai secondi. Diventava perciò necesario cercare un metodo che raccogliesse soltanto i pregi di queste scienze.
Per prima cosa, occorrerà liberarsi dalla tutela dei precettori e di procedere da se stessi, in quanto il lavoro di uno solo è migliore di quello di tanti insieme. In secondo luogo, occorrerà viaggiare e osservare il mondo, in modo da raccogliere esperienze e imparare a distinguere il vero dal falso. Cartesio propone quattro regole certe e facili che, se osservate esattamente, condurranno alla verità. La prima regola è quella della “evidenza”: bisogna evitare la precipitazione e la prevenzione ed accogliere soltanto ciò che si presenta chiaro e distinto alla ragione. La seconda regola è di scindere un problema complesso in tante parti semplici, per risolverlo più facilmente. La terza  è la regola della sintesi: bisogna ricostruire il composto partendo dagli aspetti semplici per poi risalire a quelli più complessi. La quarta, infine, consiste nella “enumerazione” (controllo la completezza del’analisi) e nella “revisione”(controlla la correttezza della sintesi). E’ questo un metodo che permette a Cartesio di poter adoperare la ragione per poter percepire più nettamente e distintamente gli oggetti, tale, perciò, da poter essere applicato validamente a tutte le scienze. All’astransione della filosofia aristotelico-scolastica si sostituisce l’intuizione, all’universale il semplice.     


Ma la ragione fondamentale del giudizio ideale regolativo dell’azione. Da ciò Cartesio in  vista della felicità dell’uomo, fonda una morale provvisoria, fatta di poche massime. La prima è obbedire alle leggi, ai costumi ed alla reigione del proprio paese e di non seguire le proprie opinioni ma quelle dei più prudenti. La seconda è quella di seguire le opinioni più probabili quando non è in nostro potere discernere quelle vere. La terza è di cambiare i nostri desideri piuttosto che l’ordine del mondo, liberarsi da ogni attaccamento ed essere quindi soddisfatti, liberi, felici. Seguire la verità è dunque seguire se stessi, il proprio io, la “res cogitans” nel pieno rispetto della realtà esterna. Il primo principio autenticamente perativo è quindi il “cogito”, la realtà pensante grazie alla quale si ha la certezza della propria esistenza.

La ragione dell’uomo è limitata, ma ha la capacità di poter conoscere il vero riguardo al mondo ed alle sue leggi eterne. Tale oggettività è governata da Dio, dal qualericeviamo le nostre idee o nozioni, che non possono non essere vere. Certo, l’uomo può sbagliare, ma l’errare non è imputabile a Dio, bensì all’uomo stesso che non essendo fedele alla “chiarezza” ed alla “distinzione”, si lascia ingannare dai sensi e dall’immaginazione. Chiarezza e distinzione sono proprie della “res cogitans”, che è una realtà completamente indipendente dal corpo, ma unita ad essa affinchè si abbiano sentimenti ed appetiti. Il corpo umano e il regno animale sono regolati da leggi meccaniche. L’uomo però rispetto agli animali possiede la “res cogitans” che fonda per lui la garanzia dell’immortalità.

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