I Tarocchi come via iniziatica (I parte)

Qualche considerazione storica ed evolutiva

di Danilo Formaggia - Nonostante l’origine esoterica di queste “carte” sia ignota, non è difficile intravedere in esse un’origine nella scienza esoterica egiziana ed ancor prima sumera, civiltà quest’ultima ritenuta la vera culla della civiltà post diluviana. L’influenza che queste culture hanno avuto nei secoli successivi è immensa basti pensare che il nome della città sumera di Ur, patria di Abramo, compare anche nelle rune celtiche con il medesimo nome Ur. Queste civiltà avevano l’abitudine di istruire i suoi iniziati con tavolette raffiguranti immagini di numeri e lettere che avevano una natura di origine divina come si evince dall’incipit di molte tavolette sumere dove viene riportata la scritta: “ questa conoscenza ci è stata fornita direttamente dai nostri dei Anunnaki”. Iscrizioni simili ci sono anche nei papiri e nei geroglifici egizi! Così sicuramente già a quell’epoca conoscevano la potenza del simbolo quale maestro e lume di vita! Simili istruzioni attraverso la Qabbalah vi sono anche nell’ebraismo e quindi ,in una certa misura, anche nel cristianesimo. Possiamo quindi constatare che da quando la civiltà è stata creata ha sempre riposto nei simboli rappresentati su tavole o fogli  un valore iniziatico istruttivo. Per le ragioni che seguiranno credo che l’anello di congiunzione tra quei simboli così antichi e quanto vi è di iniziatico nelle Lame dei tarocchi debba nel cristianesimo o meglio in quelli che nei primi anni dell’anno 1000 divennero figure preponderanti nella storia in generale: i templari. Non intendo dire che i tarocchi li abbiano inventati i templari ma che furono loro a fare da divulgatori di antichi riti e verità.

Dei e sui tarocchi si è detto già molto e chi ha dimestichezza con le Lame può ben capire le difficoltà che io abbia incontrato nel cercare un argomento che non fosse detto o quanto meno non fosse così esplicitamente raccontato. Infatti ho voluto porre l’attenzione sul fatto che i tarocchi venissero utilizzati per “educare”. Qua e là ho messo delle “provocazioni storiche” che una mente viva non mancherà di notare e sicuramente approfondire…

La mia ricerca – in senso storico - ha come punto di partenza una data: venerdì 15 luglio 1099 giorno in cui i crociati ripresero possesso della Città Santa, Gerusalemme.

Non voglio chiaramente entrare troppo nel merito storico dell’evento Crociata perchè meriterebbe una trattazione assai ampia;  occorrerebbe chiarire la posizione di molti dei personaggi di questa vicenda troppo spesso lasciati nell’oblio e che, una volta riportati alla luce, metterebbero in evidenza contraddizioni e quindi chiarificazioni pericolose; il risultato sarebbe quello di demolire molte o parte delle credenze e fatti raccontati nella storia tradizionale.

Nel contempo voglio citare solo alcuni di questi personaggi perché comunque essenziali . Tra i primi 9 cavalieri templari cito Ugo di Payns, signore vassallo di Ugo di Champagne e capo dei Templari e André de Montbard, signore vassallo di Ugo di Champagne e zio di Bernardo di Chiaravalle (Bernardo sarà una figura importante per l’ordine templare poiché nel 1128 otterrà per questo una regola pontificia).  Dalla presenza di questi due personaggi e di ciò che stava a loro attorno, chi vorrà potrà indagare sulle “strane” implicazioni storiche che stanno alle spalle dell’evoluzione dell’ordine, ma a noi interessa un altro aspetto. È ormai “tacitamente” assodato che il formale scopo dei Templari non fosse quello di accompagnare i pellegrini in Terra Santa; a dimostrazione di ciò è che non esiste una bolla di accompagnamento!

Inoltre lo strapotere che l’ordine acquisì nei confronti della Chiesa di Roma non ebbe eguali, a tal punto da potersi permettere una serie di immunità, una flotta navale personale e l’esclusivo permesso di trasportare la lana nel bacino del mediterraneo, cosa questa non consentita praticamente a nessuno. Se non accompagnarono nessuno in Terra Santa, se non loro stessi, come si spiega tutto questo potere? Questo potrebbe essere accaduto a seguito di un fatto: gli scavi che per anni i Templari fecero sotto le rovine del Tempio di Gerusalemme, le antiche rovine del Tempio di Erode. Dopo questi scavi i Templari (con l’ausilio dell’ordine benedettino) a seguito di un’udienza privata col Papa ottennero una regola e i privilegi sopra citati. Questo può significare solo una cosa che sotto il tempio di Gerusalemme i Templari trovarono dei documenti che potevano compromettere il potere temporale e spirituale dello Stato della Chiesa di Roma e quindi del Papato. Voglio chiaramente non soffermarmi troppo anche su questo argomento irto di ulteriori implicazioni e lasciando l’indagine a chi, incuriositosi, voglia sciogliere quei nodi creati su alcuni fatti, che fortunatamente oggi possiamo per certi versi comprendere meglio. Mi limito a considerare che il segreto di tale ricchezza doveva essere trasmesso in qualche modo. E  così non è da escludere che i templari (analfabeti solo nei gradi inferiori ma non stupidi) idearono una sorta di gioco nelle quali comparivano alcune figure non numerate che avessero un significato preciso per gli iniziati; questo fatto rendeva il gioco un mezzo sicuro per trasmettere insegnamenti segreti senza il pericolo che fossero scoperti da spettatori indiscreti. L’idea venne loro sicuramente dalla frequentazione dei saraceni, che fin dall’VIII secolo avevano la consuetudine di utilizzare delle carte illustrate solo che in queste particolari carte i Templari racchiusero la loro iniziazione e quella verità che potevano aver appreso dai documenti trovati sotto il Tempio. Il ritrovamento dei così detti Rotoli del Mar Morto ha portato alla luce scomode verità sugli anni in cui il Cristo viveva e notizie circa la sua dottrina;questo fa pensare che i documenti ritrovati dai cavalieri, ben più integri dei frammentati rotoli suddetti, contenessero precise indicazioni riguardo a Gesù , a suo “fratello” Giacomo il Giusto, al tesoro del Tempio e alle dottrine iniziatiche a cui i futuri messiah venivano istruiti.  Anche qui non voglio andare oltre…non è questo il motivo della ricerca. Rispetto a come li vediamo oggi i Tarocchi hanno avuto una storia ben precisa che cercherò di riportare in maniera sintetica più sotto, ma le tracce templari sono assai evidenti. Mi riferisco immediatamente alla figura dell’Appeso perché è proprio così che hanno trovato la disposizione del cadavere dei cavalieri nelle tombe, oppure al fatto che alcune carte scomparirono dal mazzo di quelli che all’ora si chiamavano i Trionfi e non Tarocchi (nome successivo e di origine assai controversa come vedremo) perché ritenuti dalla Chiesa di Roma pericolosi per la fede cristiana: la Papessa ed il Papa. Senza contare poi la figura del Diavolo che porta il volto della testa barbuta adorata dai templari e conosciuta come Baphomet.

Per dovere di cronaca faccio notare che i tarocchi , nella struttura ultima, sono costituiti da 56 carte note come Arcani minori e da 22 carte illustrate dette Arcani Maggiori. Dagli Arcani minori si svilupparono le moderne carte da gioco , consistenti di serie di bastoni (fiori),coppe ( cuori), spade (picche) e ori (quadri). Inizialmente ciascuna sequenza era formata da quattordici carte : quattro figure (re, regina, cavallo e fante, o Jack) e le carte numerate dall’asso al dieci. I quattro pezzi mancanti al moderno mazzo di 52 carte sono i cavalieri di ciascun seme, che scomparvero subito dopo l’accusa di eresia rivolta ai Templari, quando la Chiesa si dedicò a cancellare ogni traccia dell’ordine. Gli Arcani Maggiori consistono di 22 carte illustrate, tutte misteriosamente sparite (fatta eccezione per una) più o meno nella stessa epoca in cui scomparvero i cavalieri dei semi, in quanto vennero definiti dalla Chiesa “i pioli di una scala che conduce all’inferno” e “il breviario del maligno”. Non è da escludere che durante il periodo persecutorio alcuni templari arrestati e torturati a dovere, avessero confessato il vero scopo delle carte. Unico pezzo a sfuggire alla censura fu il giullare, il jolly del mazzo moderno. Nella storie di queste carte si crea un “buco” temporale di circa 150 anni durante il quale, sciolto l’ordine templare, sembra che le figure emblematiche di un certo gioco di carte sparirono per comparire dal nulla attorno al 1450 alla corte lombarde. È verosimile pensare i che templari scampati al massacro si mischiarono e confusero per i popoli; sicuramente alcuni trovarono rifugio negli ordini monastici a loro collegati, come i benedettini (e vicino a Milano è ben nota la loro sede). Altri potevano essersi aggiunti in quella che era la popolazione zingara. Queste ipotesi trovano riscontro in paesi come l’Inghilterra, dove per molti anni dopo lo scioglimento dell’ordine, i crociati prendevano parte alla storia politica combattendo a fianco dei re che li appoggiavano oppure che erano discendenti di quei signori che al tempo delle crociate aderirono all’impresa. Tracce salienti si trovano in quello che è definibile il Tempio per eccellenza ovvero la cappella di Rosslyn dove compare addirittura una raffigurazione di una iniziazione con tanto di benda e cappio al collo; siccome siamo nella seconda metà del 1400, quella che è la costituzione massonica è ancora da venire e su questo ci sarebbe da riflettere sul 1717! Continuando coi Tarocchi e i templari, per deduzione logica, viene da pensare che nel buio di cui si erano avvolti, questi iniziati continuassero a far proseliti delle loro scoperte e dei loro riti.

Le opinioni sulle origini

Nella seconda metà del 1900 l’esoterista olandese Gerard Van Rijnberk giunse alla conclusione che i Tarocchi erano un gioco di origine italiana, nato sul finire del Medioevo; dello stesso parere è Gertrude Moakley, statunitense, che realizza un parallelismo tra i Trionfi ed i Tarocchi che sarebbero stati creati per la commemorazione di eventi o feste medievali. A sostegno di queste testimonianze una serie di ricerche approfondite sui mazzi esistenti, sui carteggi, sulla poesia e via dicendo, gli studiosi moderni hanno potuto collocare la data di nascita di queste carte attorno ai primi anni del 1400 in Lombardia. Infatti già coi Visconti prima e con gli Sforza dopo si parla di Ludus Cartorum, gioco in cui l’utilizzo di temi etici intrecciati ad allegorie avevano lo scopo di istruire. Queste figure dette Trionfi che rappresentavano le carie virtù, trovavano ispirazione nel trionfo dei Cesari ma con  l’intento di avvicinare l’uomo a Dio.

Lo stesso Petrarca parla dei Trionfi come mescolanza delle virtu teologali e cardinali (forza,temperanza,prudenza,giustizia) a cui venivano aggiunte le allegorie delle condizioni umane (matto,papa,imperatore,imperatrice,amanti,eremita) che messe in parallelo con “i figli dei pianeti” - ovvero luna e sole. A questo elenco si accostava la ruota della fortuna, monito sulla precarietà delle conquiste umane e sulla fragilità della vita. Si uniscono poi morte e diavolo, giudizio e mondo che erano quelle figure che si potevano ritrovare nella pittura e nella scultura dell’epoca. Come facevo notare più sopra queste figure non erano numerate; I numeri a bordo carta arrivano per la prima volta con i Tarocchi di Ferrara, quando nel 1463 compare per la prima volta anche la torre spaccata. Si può dire tranquillamente che in queste immagini vi sia la manifestazione enciclopedica del Medioevo. Un esempio massimo in tal senso sono i Tarocchi detti del Mantegna che nulla hanno a che vedere col noto Andrea Mantegna, ma così chiamati per la loro bellezza estetica e completezza allegorica che fu fonte di ispirazione artistica per altri autori. In queste figure vi era tutto il sapere e le concezioni medievali; infatti troviamo le grandi teorie dantesche espresse poi nel Convivio dove veniva evidenziato il rapporto tra sfere celesti e le intelligenze angeliche, poi tra le prime e le arti liberali.

Mi sembra doveroso fare un omaggio seppur piccolo al grande iniziato Dante, elencando la sua correlazione che può essere solo motivo di riflessione per il secondo grado muratorio:

Luna                                   Grammatica

Mercurio                            Dialettica

Venere                                Retorica

Sole                                     Aritmetica

Marte                                  Musica

Giove                                 Geometria

Saturno                              Astrologia

Cielo Stellato                    Fisica

Primo Mobile                   Filosofia Morale

Empireo                            Teologia

Queste “affinità” venivano distribuite secondo una gerarchia di valori partendo dalla dimensione quotidiana (condizioni umane) e procedendo seguendo  un percorso di elevazione intellettuale (muse ed arti liberali) ed etico (virtù); infine, attraverso la struttura tolemaica dell’universo (corpi celesti), si accede alla conoscenza suprema che coincide con la Divinità (Prima Causa). Distribuite in successione le carte formano una scala simbolica che lega cielo e terra ed è leggibile come la luce che procede da Dio se si parte dall’alto e come il percorso che l’uomo può fare per elevarsi fino Dio se si parte dal basso.

I primi scontri

Il gioco dei Trionfi tanto ambito alle corti medioevali, divenne inviso a tal punto che se ne occuparono i  giuristi, ma i veri scontri arrivano con l’intervento della Chiesa di Roma. Come si evince da un discorso di un predicatore domenicano anonimo tratto da il SERMO DE LUDO CUM ALIIS (sermone sui giochi di sorte) l’astio che si era creato attorno alle lame alla fine del 1400 era profondo. Vorrei porre l’accento su 2 figure in particolare la papessa e il papa. Infatti della prima viene detto: “o miseri quod negat Christiana fides” (miseri, coloro che negano al fede cristiana) e del secondo “o pontifex cur, & c. qui debet omni sanctitate polere, et isti ribaldi faciunt ipsorum capitaneum” (o pontefice perché a lui si deve ogni perfetta santità, e questi ribaldi ne fanno il loro capitano). Siamo sul finire del XV° sec ed il riferimento ai templari e al mito della Maddalena pare evidente! La svalutazione del gioco dei Trionfi ha un’ulteriore prova nella perdita del nome originario sostituito da un termine svilente: fa la comparsa la parola Tarocchi.

Significato del termine Tarocchi

Varie sono le teorie sull’origine di questa parola, ma mi limiterò a parlare di quelle che hanno influito di più. Della svalutazione del nome Trionfi  e nella trasformazione in Tarocchi i linguisti e gli storici fanno riferimento al fatto che in gergo veneto o ferrarese taroccare significa litigare; siccome il gioco delle carte era spesso teatro di liti, hanno dedotto che Tarocchi indichi appunto l’oggetto che porti al taroccare ovvero al litigare. Andrea Alciati (1492-1550) ad esempio trova una assonanza col termine  greco hetarichoi che vuol dire compagni, quelli che si riunivano per giocare a carte e che litigavano, e così si arriva al significato di “litigare” di cui sopra. Oltre a questa teoria vi è poi quella degli occultisti od esoteristi che dalla fine del ‘700 si occuparono dei Tarocchi come Antoine Court de Gebelin uno pseudo egittologo; egli sosteneva che il termine derivasse da Ta-ros o Ta-Rosh che significa sentiero reale della vita, con richiamo particolare alla dottrina di Mercurio e all’antica religione egizia. Troviamo poi Eliphas Levi, famoso mago ed esoterista, che intravedeva un legame con la Torah; essendo le figure 22 vi era una certa vicinanza con le letteree dell’alfabeto ebraico anch’esse 22 e combinabili fra loro; fu lui per primo che ribattezzò i 22 trionfi come Arcani Maggiori

Produzione

Dalla metà del 1400 inizia una produzione di Tarocchi in Italia che vede il suo apice con la Regia Fabbrica di Milano del 1800. Vanno poi citate le tradizioni di Bologna e Ferrara; una particolare diffusione vi fu anche in Sicilia attorno al 1700, dove venne introdotto il gioco del tarocco moralizzato; l’autore si proponeva di educare i giocatori introducendo soggetti definiti virtuosi, infatti veniva tolto il Diavolo che poteva forse impressionare.

Diffusione in Europa

I Tarocchi si diffusero in Francia a seguito dell’invasione francese che subì il Ducato di Milano nel 1494 ad opera di Carlo 8°; i parigini non poterono esimersi dal tentativo di staccarsi dalla tradizione iconografica delle lame. Per quanto riguarda i Tarocchi più utilizzati ovvero i Marsigliesi, questi fanno la loro comparsa attorno al 1930 quando la ditta Grimaud produsse una riedizione del Tarocco di Nicholas Conver, stampato a Marsiglia nel 1730. Gli storici concordano sul fatto che questo mazzo sia il più fedele all’originale milanese. Anche in Germania arrivarono le lame; anche i tedeschi crearono i propri tarocchi scostandosi da tutti per dar vita ad una realtà completamente germanica. La follia dilagante nella materia porta al tarocco di fantasia con la produzione di carte che avevano come oggetto qualsiasi cosa, dallo strumento musicale agli insetti.

La questione divinatoria

Ai primordi della storia dei Tarocchi nessuna fonte fa cenno ad un utilizzo divinatorio delle lame. Non vi è traccia in Paracelso (Philipp von Hohenheim alchimista svizzero 1541), che nei suoi viaggi raccolse le forme di divinazione europee. Lo stesso dicasi per gli scritti dell’umanista Caspar Peucer (1525 – 1602) che contenevano una aspra polemica nei confronti di tutte le arti divinatorie. Mai nel secolo dei lumi i Tarocchi furono oggetto di interpretazioni divinatorie, piuttosto bisogna notare che riaffiora l’interesse per la via istruttiva e iniziatica che le lame contengono. Questo porterà ad una trasformazione radicale dell’antico gioco milanese.

Personaggi che influenzarono e trasformarono il mondo delle Lame

Antoine Court de Gebelin (1719-1784) parlò per primo di un testo sacro il libro di Thot, tramandato nei secoli attraverso un gioco di carte degli zingari. L’idea si diffuse subito nell’Europa del ‘700 che era pervasa da una moda egiziana che coinvolgeva non solo le logge massoniche, ma anche i salotti aristocratici, circoli letterari, ambienti artistici e musicali. Court de Gebelin  non ebbe problemi a divulgare il suo pensiero, avendo fra le sue amicizie personaggi come Diderot, Franklin e La Fayette. Egli sosteneva che all’origine dei tempi fosse esistita una età dell’oro, in cui l’umanità aveva un solo linguaggio, una sola religione e identiche usanze, semplici e pacifiche. Un mondo che degeneratosi moralmente nel corso dei secoli, compì l’atto d’orgoglio massimo erigendo la Torre di Babele nel tentativo di raggiungere il cielo ; questo atto venne punito da Dio con la confusione delle lingue. L’ambizione era quella di riportare quell’età dell’oro. Poiché la civiltà egizia era unanimemente considerata la più antica del mondo, proprio sull’Egitto si concentrò l’interesse generale e in particolar modo l’interesse della fratellanza massonica, che arricchiva i sui riti di oggetti “faraonici”. Quindi attraverso i simboli dei tarocchi si poteva comprendere la storia del mondo e la strada da percorrere per tornare a quell’epoca.

Eliphas Levi tentò, attorno alla metà dell’800, di far convergere varie tradizioni esoteriche in un unico sistema, capace di affrontare tutti i misteri antichi e moderni che la scienza non era in grado di spiegare. Eliphas Levi Zahed (traduzione ebraica di Alphonse-Louis Constant) venne a contatto con i più importanti rami esoterici europei tra cui va citato l’inglese Edward Bulwer-Lytton (1803-1873) autore del romanzo rosacruciano Zanoni e futuro patrono della Societas Rosicruciana in Anglia 1866. Come già detto Levi fu il primo a definire le 22 lame come lo specchio delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico; e siccome per la Cabala ,di cui Levi era seguace, sostiene che nella combinazione delle lettere dell’alfabeto ebraico è possibile leggere la manifestazione del divino,così le lame erano le chiavi maggiori perché contenti tutte le associazioni fra le diverse dottrine esoteriche. Con Levi i Tarocchi si arricchiscono del misticismo ebraico, ed il riferimento ad Ermete e Thot diventa puramente formale.

Negli anni a seguire i tarocchi sono veri e propri simboli di un itinerario che dovrebbe condurre alla trasformazione o alla rigenerazione del proprio se. Poco importava l’accostamento egiziano, tanto meno importavano i tentativi ritualistici di cui i tarocchi furono oggetto. Sull’onda di questa fervente ricerca esoterica e cabalistica altri personaggi si cimentarono nel tentativo di dare corpo al tarocco e tra questi è doveroso citare il marchese De Guaita che fondato l’OKRC (Ordre Kabbalistique de la Rose+Croix) impose ai suoi adepti lo studio della Cabala. Tra questi adepti spiccano sicuramente alcune figure che svolsero un ruolo preminente nello studio e nella comprensione del simbolo esoterico:

Gerard Encausse medico, è più noto come Papus. Egli sosteneva che i Tarocchi fossero un gioco iniziatico divulgato dagli zingari e rivolse il suo studio  agli scritti degli emergenti ermetisti cristiani tra cui spicca Fabre d’Olivet di cui va ricordato il suo splendido Storia filosofica del Genere Umano.

Sicuramente il personaggio che più è legato alla tradizione iniziatica dei tarocchi è Oswald Wirth (1860-1943), il cui studi sulla materia sono stati fonte di ispirazione per le generazioni successive. Fu proprio l’OKRC a suggerire a Wirth di intraprendere un lavoro di pulizia realizzando un nuovo mazzo che avesse l’originale purezza geroglifica. Wirth lavorò confrontando un mazzo di Besançon  e uno italiano. Dal suo lavoro esce il parallelismo fra credenze, miti, elementi provenienti dall’astrologia, dalla Cabala e dalla Massoneria, proponendo una chiave di lettura per ogni Lama.

Oltre manica avvenne un procedimento di ricerca simile a quello francese con l’avvento della Golden Down di Mathers e Westcott ed il Liber T che altro non era che l’abbreviazione de “Il libro di Thot”. Il ciclo evolutivo è oggi in una fase di stallo in cui troviamo di tutto:  Tarocchi New Age del Nord America,  Karma Tarot, Cosmotarot e Tarocchi di stampo orientale cioè a quelle lame che racchiudono l’essenza delle dottrine orientali quali tantrismo e buddismo. Tra questi ultimi vale la pena di citare il massimo esponente di questa dottrina che nel 1976 parlando di simboli egizi, cabala, energia tantrica, logge bianche e sesso si accaparrò un buon numero di seguaci: Samael Aun Weor. Ben inteso nel suo manuale lungo 500 pagine Weor espone anche riflessioni interessanti, ma già Freud conduceva tutto al sesso, quindi basta e avanza!

In sostanza pare che le carte dei Tarocchi, in particolare i 22 Trionfi, siano in grado di adattarsi alle diverse culture e agli interessi personali di ogni artista. Forse il loro vero potere è proprio questo.

Pare comunque evidente che, pur non avendo prove certe che l’idea di Tarocchi come via iniziatica, derivi direttamente dai Templari e dalle loro scoperte, queste tracce ci sono. E lo hanno evidenziato gli studi esoterici compiuti nel ‘700. Per meglio evidenziare questa influenza templare e quindi iniziatica nelle lame del ‘400 farò un breve elenco di alcune lame aggiungendovi un’immagine della stessa.

Nel mazzo detto di Francesco Sforza(1460-70), Il matto è ritratto come un apprendista libero muratore o come un compagno in fieri

Nel mazzo detto di Isabella d’Este, La morte cammina su un pavimento a scacchi bianco e nero

Nel mazzo dei tarocchi estensi detti di Carlo VI°,  La luna mostra un astrologo con compasso, Il sole mostra una donna che trae il filo da una rocca

Nel mazzo detto di Goldschmidt (fine xv sec), Il sole viene rappresentato con 3 piccole montagne e il pavimento a scacchi.

[1]Oltre ai simboli massonici vi sono anche quelli alchemici:

Nel mazzo detto Tarocchi degli Antichi Condottieri  le fiamme del 9 di dischi (denari) sono il fuoco ermetico che ritroviamo anche nel 7 di dischi;  qui una grande coppa contiene 7 pianeti disposti ordinatamente dentro una cornice formata da 2 ali. La coppa è posta sopra un fornello circolare e un uomo nudo regola la fiamma per mezzo di una valvola di aereazione collegata ad un asta. Le raffigurazioni trovano riscontro nel Commentarius seu Tabulae Smaragdine redatto dall’Hortolanus nel sec xv.  

Completata la parte storica non mi resta che affrontare la parte iniziatica. Dapprima analizzerò le lame una per una e cercherò di darne una mia interpretazione in senso iniziatico.  Tale interpretazione è priva della ben che minima presunzione di voler indicare un cammino universale di perfezionamento; è piuttosto la consapevolezza che, al di là della stratificazione esoterica e del significato dei vari simboli contenuti nelle lame, ognuno di noi debba dare il suo contributo interpretativo. Ritengo che questo sia il modo migliore per applicare quanto si apprenda nello studio di un qualsiasi argomento. Infatti non sarebbe di aiuto a nessuno – me compreso – il ripetere parole scritte da altri senza fare il minimo sforzo per cercare di comprenderne l’applicabilità simbolica. Durante la preparazione di questo lavoro ho compreso che i Tarocchi servono ad esprimere ciò che ognuno porta dentro di se. Un po’ di immaginazione è indispensabile per giungere alla comprensione del significato occulto delle carte così che viene a crearsi un vincolo più tra il nostro io e le figure rappresentate sui tarocchi.

Chiaramente riporterò nella trattazione delle singole lame, concetti che ho letto e analizzato perché come ho detto all’inizio: “sui tarocchi molti hanno scritto e soprattutto tanto!” e fare un omaggio a chi prima di me si sia cimentato nell’argomento non mi pare una cosa cattiva o deplorevole.

Fatte queste premesse iniziamo ad analizzare i 22 Arcani Maggiori o Lame per come si presentano a noi nella loro evoluzione. Per dovere di cronaca faccio notare che ho preso in esame i classici Tarocchi  detti Marsigliesi. Possiamo notare subito un fatto: il numero 1 non è l’inizio del mazzo infatti esiste un altro numero che è lo 0 spesso messo nei manuali che trattano di Tarocchi come ultimo degli Arcani Maggiori oppure tra il Giudizio ed il Mondo cioè tra 20° e 21° Lama! Se voglio però tracciare una logica iniziatica devo separare il profano dal sacro. Infatti troviamo una divisione interna che prevede uno 0  staccato da un gruppo di 21 lame legate fra loro! Dopo questa considerazione va notato che ad un certo punto compare la raffigurazione della morte (arcano numero 13) come a voler indicare la fine di un ciclo che da vita a qualche cosa di nuovo! Procedendo con la nostra architettura mentale posiamo generare altre considerazioni tra cui il fatto che il n° 21 sia importante in esoterismo perché indica in giugno il giorno in cui cade il solstizio d’estate e in dicembre il solstizio d’inverno.

Vale la pena di ricordare che : “Il solstizio d'inverno segnava il passaggio tra la fine di un anno e l'inizio di un altro; quello d'estate era il centro dell'anno, il momento in cui il Sole, che nei 365 giorni di una rivoluzione terrestre percorre un arco apparente, si trova appunto al culmine dell'arco”; ed ancora “mentre il Solstizio d'Inverno, segnando il momento in cui, nei vari punti dell'emisfero boreale, il giorno ha la minima durata mentre la notte domina cronologicamente la giornata, da quel momento in poi il Sole riprende pian piano forza, dando costante crescita al tempo della luce rispetto a quello delle tenebre, nel Solstizio d'Estate esso ha raggiunto la sua massima potenza e la più lunga durata del giorno. E poiché il Sole rappresenta la fonte della vita, sia per la natura vegetale che per il mondo animale, nel giorno del suo dominio e della sua massima irradiazione, sono anche massimi i suoi benefici effetti. E l'uomo, che del Sole ha fatto anche uno dei suoi dei, nel giorno del Solstizio d'Estate ne ammira, adorante, la potenza e l'energia, benefica e nociva allo stesso tempo, ma senza la quale la vita non sarebbe più possibile”.

Come ricorda l’accostamento solstizio / porta, attraverso i 21 arcani si esce dal mondo profano e si entra nel mondo simbolico iniziatico. Questa precisazione sui solstizi mi da la possibilità di introdurre un argomento: la disposizione delle carte. Rispetto a quelle classiche utilizzate dai cartomanti ( 3 o 5 carte, 7 o 10 carte disposte a piramide o a croce o ancora disposte secondo il così detto quadrato magico) io propongo un sistema piuttosto antico che vede come meccanismo di base un nastro detto di Mobius; questo nastro è una struttura costituita da una superficie bidimensionale a una sola faccia. Per costruire una struttura del genere basta far ruotare di 180 ° una striscia di carta e unendola poi all’estremità si ricava un’unica superficie. Visto che  non c’è una fine nella struttura, la figura a 8 che si è venuta a creare indica l’emblema della morte e della risurrezione, mentre nel linguaggio convenzionale moderno essa è usata quale simbolo dell’infinito. Il primo cerchio è la sfera della luce solare ed è formato dalle carte comprese tra il matto ( n° 0) e l’eremita (n° 9) , che si muovono in senso orario esternamente all’anello a rappresentare il mondo generalmente noto. La decima carta , la ruota della fortuna, fa da punto di incontro tra questo ed il secondo cerchio, a sfera lunare le cui carte sono rivolte verso il centro , come a raffigurare la via interiore degli insegnamenti segreti, e vanno dalla forza (n°11) al giudizio (n°20). L’ultima carta il mondo (n°21) incrocia di nuovo il primo cerchio, suggerendo la necessità che gli intimi ammaestramenti si ricolleghino alla vita ordinaria. È da notare che il senso della lettura da orario passa ad anti-orario ovvero la stesso che è previsto per il camminamento in loggia ( per quelle obbedienze che seguono chiaramente questa pratica). Pur essendo una mia deduzione non credo sia difficile immaginare che l’apprendista imparasse a disporre le carte in questo modo grado a grado ovvero mano a mano che assimilava gli insegnanti che il suo maestro gli impartiva. Ho chiaramente preferito questa disposizione tra le tante esistenti, perché come il lettore avrà capito è quella che meglio si presta ad accogliere il concetto di simbolo (essendo la rappresentazione dell’infinito) e di via interiore ed esteriore (le Lame vengono dapprima disposte verso l’esterno e poi rivolte all’interno). Mi sembra utile precisare ancora che la lunghezza della trattazione delle singole Lame varierà in funzione della necessità che ho trovato di volta in volta di chiarire meglio l’arcano contenuto nell’Arcano.

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