Oltre la “Città del Sole”, ovvero alla riscoperta di Tommaso Campanella, il filosofo di Stilo

di Paolo Mongiardo Storicittà *– Nell’immaginario collettivo il nome di Tommaso Campanella si identifica con quello della Città del Sole. Ormai è diventato come un riflesso condizionato: dire Campanella è dire Città del Sole.

E viceversa. Del nostro filosofo di Stilo pare che non ci sia altro di cui parlare e di cui andare orgogliosi. E pensare che dell’intera costruzione metafisica ed utopistica dell’operetta, il solo aspetto che resta vivo, anche se è il meno conosciuto ed il meno diffuso, è dato dalle intuizioni pedagogiche relative all’educazione, che non deve basarsi sui libri ma sull’esperienza e sulle capacità individuali, rilevabili da appositi test attitudinali. Per il resto, a motivo anche del mutato atteggiamento del Campanella nei riguardi della religione, la Città del Sole viene superata dalla sua stessa teologia. In generale non si sa che oltre questa operetta giovanile, del Campanella ci sono opere filosofiche di più grande mole e di maggiore importanza. Fermandoci alle più significative dal punto di vista speculative e dottrinarie, abbiamo la Metafisica in 18 volumi, la Teologia 29 volumi e il saggio teoretico del Senso delle cose. Solo gli addetti ai lavori conoscono questi scritti e li commentano con bibliobragie monografie ed articoli vari, ma in sordina e senza preoccuparsi di farli conoscere al grande pubblico. Men che mai è stata trattata fino ad oggi, per quanto merita, la complessa e sottile dottrina della conoscenza di Campanella, il cui pensiero filosofico è veramente originale più di quanto non lo sia qualsiasi in nessuna costruzione metafisica. Città del Sole compresa. Ispirata alle utopie di Platone e del Moro.

Tale dottrina della conoscenza la troviamo svolta in tre opere del Campanella: Philosophia Sensibus demonstrata, Libro della Metafisica e Del Senso delle Cose, ritenuto il suo capolavoro relativamente alla gnoseologia.

Non potendo qui trattare in maniera esaustiva l’intero processo attraverso il quale all’uomo è dato conoscere la realtà, può essere sufficiente un accenno ai punti saldi da cui Campanella, per primo nella età moderna, si muove per affrontare e risolvere il problema della conoscenza.

Il Sensus sui (sensus innatus) è per Campanella un senso interno all’uomo, un principio originario dello spirito umano, che precorre l’autocoscienza del cogito cartesiano e dell’Io kantiano. In esso c’è la consapevolezza da parte del Campanella dell’inscindibilità del conoscere con l’essere (conoscere est esse), nel senso che alla base di ogni conoscenza sta la certezza assoluta del proprio essere. Siamo già con Campanella nel Cogito ergo sum.

Infatti, la conoscenza di sé per campanella precede e condiziona qualsiasi altra conoscenza, perché l’uomo prima di conoscere le altre cose, conosce se stesso. L’uomo per un ritorno a sé dell’atto conoscitivo si realizza. Affinché dalle cose che l’hanno modificato, l’uomo possa tornare di nuovo ad essere se stesso, deve mettere in dubbio le conoscenze oggettive, perché è nel dubbio, come diceva Sant’Agostino e come dirà Cartesio, che l’uomo ritrova la sua certezza. Ma, dalle cose del mondo, come diceva Campanella, possiamo conoscere solo l’esistenza, non l’essenza: solo il fenomeno, le cose per come appaiono e per come si vedono e non per come sono. Anche questo concetto della limitatezza dell’uomo che non sa e non può andare oltre il fenomeno, sarà ripreso e più ampiamente trattato da Kant. Ma, per Campanella proprio da questa conoscenza di sé come limitazione, l’uomo può risalire all’intuizione del divino.

Il termine alienazione che ricorre per la prima volta nella gnoseologia del Campanella, avrà una grande fortuna nei secoli successivi, in tre diversi campi di indagine: nelle teorie della conoscenza, per tutto l’idealismo fino ad Hegel, nelle riforme etiche e politiche, in particolare in Marx, nelle dottrine psicologiche e psicanalitiche, secondo cui chi prende coscienza di essere alienato smette di esserlo e guarisce.

La dottrina sensualistica della conoscenza del Campanella avrà inconfondibili riflessi nella storia della filosofia moderna e contemporanea. Molti sono i filosofi, più noti di Campanella, i quali, dopo un’attenta lettura delle loro opere relative al problema della conoscenza, ci fanno riandare con la mente al nostro filosofo di Stilo: Vico, Condillac, Locke, Hobbes, Hume, Schopenauer, Ardigò, Mach, Stuart Mill, James, Frank, Maurice Merlau-Ponty. In tutti c’è qualcosa che in un modo o nell’altro, non può non farci pensare a Campanella. Solo per fare qualche accenno, il Vico, per la sua formula del verum et factum convertuntur, esposto nel De Antiquissima, si ispira al Campanella, come ci testimonia il Sarno. La frase pronunciata dal Campanella nel cap. VIII del libro I della Metafisica: ”solo Dio conosce tutte le cose come sono perché le fa”, la ritroveremo quasi testualmente ne La Scienza Nuova del Vico. La stessa  cosa può dirsi di Cartesio, le cui opere principali come il Discorso sul Metodo e le Meditationes, furono pubblicate quando le sue opere maggiori il Campanella le aveva già scritte e le teneva con sé in Francia. La dice lunga il fatto che Cartesio si sia rifiutato di ricevere la visita di Campanella in Olanda, benché caldeggiato da Marsenne, accampando come scusa che lo aveva letto che non c’era altro da vedere.

C’è stata sempre una controversia sulla priorità di certe assiomi e postulati in Campanella ed in Cartesio, come c’è stata per Newton e Leibnitz a proposito del calcolo infinitesimale. Ma le coincidenze anche qui sono sorprendenti ed inducono a riflettere. Ne abbiamo almeno tre: la res extensa (l’estensione dei corpi) che Cartesio contrappone ontologicamente alla res cogitans (pensiero) e che considera come un dato certo, accanto a quello del pensiero, è anticipata dal Campanella nella Apologia della Matematica in Metafisica: “I corpi hanno estensione e quantità, e questo è il fondamento più certo”; un altro pensiero esposto da Campanella  nella sua Metafisica al cap. I art. VIII, lo ritroveremo espresso con lo stesso linguaggio da Cartesio nel Discorso sul Metodo: “Non sappiamo se sappiamo veramente, se sogniamo o siamo svegli” dirà Cartesio.

Ma più ancora sorprende il fatto che nella Metafisica del Campanella ci siano perfino intuizioni che troveremo alla base di certe teorie scientifiche dell’800 e del ‘900. Ci viene in mente per esempio la teoria dell’aggiramento nel comportamento animale e quella della simpatia ed antipatia contenute ne L’intelligenza delle scimmie antropoidi di W. Koheler e nella psicofisiologia degli sati emotivi di Th. Robot.

Un uomo, il Campanella, di multiforme ingegno e di poderoso pensiero, che ben merita essere collocato accanto ai giganti della storia della filosofia moderna.

Un avverso destino lo ha perseguitato in vita e ha anche infierito sul pensiero dopo la morte strappandogli i meriti di gran pensatore e facendolo restare nell’ombra dei geni dimenticati.

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“Storicittà” a.XXI/2012, n.207,p.50-52

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