Il filosofo cosentino Bernardino Telesio, il primo dei moderni.

di Paolo Mongiardo Storicittà – Bernardino Telesio di Cosenza, è uno dei filosofi e pensatori della Calabria rimasti nell’ombra della notorietà, ignorato dal grande pubblico, ancor più del conterraneo Tommaso Campanella di

Stilo. Difatti, mentre tutti sanno chi è l’autore della Città del Sole, pochissimi riescono ad associare il nome di Telesio la ponderosa opera in nove volumi De Rerum natura iuxta propria principia, che pure ha tanto influenzato l’orientamento di pensiero di non pochi ingegni dell’età moderna e contemporanea, ponendolo come l’iniziatore e l’ispiratore dell’empirismo, del sensismo e dell’utilitarismo.

Bernardino Telesio nacque a Cosenza nel 1509, dove morì nel 1588, dopo essere vissuto a lungo per ragioni di studio e per incontri culturali con studiosi molto in vista, nelle città di Padova, Brescia, Milano, Bologna e Napoli. Egli subì la censura della Chiesa cattolica al pari del Campanella, del Bruno e del Galilei, e se riuscì ad evitare le persecuzioni di cui furono vittime il Bruno ed il Campanella, fu solo perché fece atto di sottomissione e ritrattò le sue idee eccentriche, come il grande Galilei.

Dal De rerum natura di Telesio, Francesco Bacone apprese il principio che solo mediante l’esperienza l’uomo potrà, non solo conoscere, ma anche dominare la natura. Sotto questo aspetto, secondo il giudizio di Valeria Giachetti Assenza, Bacone ha un debito nei confronti del pensiero telesiano. Hobbes ne ammirò e imitò la gnoseologia e l’etica naturalistica del De rerum natura. Il Gassendi considerò Telesio tra quelli che hanno costruito una nuova fisica. A giudizio del Dilthey, Telesio si sarebbe ispirato alla tradizione stoica e avrebbe influenzato l’etica dello Spinoza. E persino il grande Cartesio, pur non avendo letto l’opera di Telesio, in una lettera del 17 ottobre 1630 a Becchmann, poneva il filosofo cosentino tra i novatores, insieme a Campanella e a Bruno.

Ma, come spesso succede, al tempo dell’Accademia Cosentina e quando l’autorità ecclesiastica nella città di Cosenza era rappresentata dal cardinale Orsini, Telesio non solo visse l’umiliazione di essere considerato profeta in patria sua ma si attirò le più aspre critiche proprio dalla città che gli aveva dato, mentre le stesse riscuotevano l’approvazione e il consenso da molte città italiane e dagli studiosi più in vista dell’epoca.

A differenza di Campanella, che ha fatto della natura e del mondo una trattazione sostanzialmente scientifica, la trattazione delle questioni naturali è stata svolta da Telesio dal punto di vista strettamente fisico, occupandosi della natura più con la mentalità dello scienziato che del filosofo, checché ne dicano Giacomo Soleri, Eugenio Garin e Giovanni Gentile, agli occhi dei quali Telesio sarebbe stato un metafisico materialista. Certo, Telesio non può essere collocato nella prospettiva di quella che sarà dopo di lui la rivoluzione scientifica galileiana,  di fronte alla quale il De Rerum natura iuxta propria principia di Telesio potrebbe apparire più una metafisica che una fisica vera e propria, non fosse altro perché nel suo tempo mancava ancora un saldo metodo scientifico e non si era ancora compreso a pieno quale fondamentale importanza avesse l’applicazione della matematica a tale metodo.

Telesio costruisce una fisica qualitativa e non quantitativa di cui tuttavia ne intravede la prospettiva, quando confessa di voler lasciare questo compito ad altri dopo di lui. È per questo che Telesio è considerato dagli studiosi della scienza moderna il vero precursore di Galilei. Il metodo induttivo-deduttivo di Galilei e lo sperimentalismo baconiano saranno conquiste del secolo successivo al suo. Anche per Telesio la natura è un libro aperto su cui bisogna saper leggere  con gli stessi intrinseci caratteri della natura, che Telesio non può intendere appieno come farà invece Galilei, che attribuisce alla natura un linguaggio matematico, per cui bisogna conoscere questo per conoscere quella in tutto ciò che ha in serbo. Ma, inquadrato nell’ottica del suo tempo, quando ancora è muta la voce di un Galilei e di un Bacone, il pensiero naturalistico di Telesio può ben essere considerato come uno dei tentativi più radicali e più avanzati di avviare la fisica nel cammino di una rigorosa ricerca del tutto autonoma ed indipendente dai vecchi presupposti metafisici e teologico-religioso. Telesio fu il primo a fare con la Natura ciò che Maviavelli aveva fatto con la politica, proclamandone l’autonomia e l’indipendenza dalla religione. Questo nostro mondo è oggettivo ed autonomo perché una volta creato ed ordinato da Dio, è stato lasciato nella sua piena libertà di agire al suo interno senza alcun ricorso a Dio da parte dell’uomo nell’indagine fisica. È questo che afferma Telesio quando afferma che nella sua opera non c’è nihil divinum et nihil administratione dignum. E se anche vi è qua e là adombrato qualche residuo di dottrine magiche, retaggio rinascimentale, quando Telesio si dice convinto che nella natura tutto è vivo, esprime, sia pure in modo rudimentale ed approssimativo, una teoria scientifica tanto somigliante a quella che quattro secoli dopo si chiamerà costituzione elettrica della materia.

Criticando il metodo con cui Aristotele studiava la natura, Telesio sostiene che questa va studiata iuxta propria principia e non secondo concetti precostituiti, come quelli di atto e potenza, che hanno origine nel nostro intelletto anziché nella natura stessa. Così, ai due concetti di materia e di forma aristotelici, Telesio sostituisce, nella spiegazione dei principi naturali, i due novi concetti di massa materiale  e forma. Quando Telesio sostiene che nella generazione e corruzione delle cose nulla si corrompe in un ente, perché rimane sempre la materia delle singole cose, non fa un discorso metafisico sulla materia, (come qualcuno) ha voluto vedere, ma formula un principio di fisica simile a quello che secoli dopo formulerà Lavoisier, che  metafisico non era per niente. Il giudizio su Telesio che ci sembra più equilibrato tra i critici contemporanei, è quello di Nicola Abbagnano, per il quale gli sviluppi metafisici di Campanella e di Bruno sono sostanzialmente estranei allo spirito di Telesio, che è scientifico più che filosofico, il che spiega perché il suo naturale continuatore è Galilei.

Delle teorie fisiche di Telesio parla il Campanella nella sua Philosophia sensibus demonstrata, opera scritta per difendere il pensiero di Telesio dagli attacchi polemici dell’aristotelico napoletano Marta. È in quest’opera che il Campanella passa in rassegna le teorie scientifiche di Telesio: il principio che in natura nulla si distrugge, la teoria sulla accelerazione della caduta dei gravi, la teoria della riflessione e rifrazione della luce,  dimostrata da Telesio su  un piano sperimentale, la teoria sull’accennata costituzione elettrica della materia, la teoria del sistema nervoso (genere nervoso)  collocato nei ventricoli del cervello, sua sede principale dalla quale non si può prendere atto di una conoscenza fisiologica molto avanzata, anche se l’ispirazione gli proviene dalla tradizione medica d da Galeno. Quest’ultima teoria gli venne fuori confutando l’opinione di Aristotele secondo cui i nervi emanavano dal cuore, che invece per Telesio non aveva altra funzione  che importare il sangue. Per dimostrare l’errore di Aristotele Telesio si rifà all’esperienza di Galeno: gli animali a cui è tolto il cuore possono per qualche tempo sopravvivere, finchè non si dissanguano del tutto, mentre la presenza di uno spirito corporeo nel sistema nervoso è dimostrata dai casi di morte temporanea, di apoplessie ecc.. Uno spirito corporeo che per Telesio è un’unità sussistente di per sé, che ha sede nel cervello, da cui si diffonde in tutto l’organismo e che l’uomo ha in comune con tutti gli altri animali e piante, con la differenza che egli solo è dotato anche di una vera e propria anima, sostanza spirituale infusa da Dio (mens super addita) divina ed immortale. Uno sviluppo di questa abbozzata teoria lo si riscontrerà oltre che in molte future opere specialistiche prettamente scientifiche, anche nell’opera Lo spirito e il corpo di A. Bain, in cui l’attività mentale è spiegata tenendo solo presenti le condizioni fisiche che sono sottese, in particolare i processi concomitanti che hanno luogo nel cervello e nel sistema nervoso.

L’atteggiamento di umiltà che è proprio dello scienziato si coglie in Telesio allorquando consapevole che lo stato delle conoscenze scientifiche del suo tempo e le sue stesse teorie non offrivano risultati del tutto precisi e definitivi, si augurò che la sua indagine potesse trovare in futuro cultori e studiosi meglio preparati, ut nomine non omnium modo scientes, sed omnium fere potentes fiant (affinchè gli uomini non solo diventino conoscitori, ma quasi dominatori di tutte le cose.

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Storicittà, XXI, 206, nov.2012, pp.50-52.

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