«Nuovo Cielo e Nuova Terra» per Giordano Bruno dalla Luna del suo rogo

 

di Gaetano Barbella - 1. Prologo  «[...] Chiunque abbia mai una volta edificato un “nuovo cielo”, trovò la potenza per questaimpresa unicamente nel suo proprio inferno», così si espresse Friedrich Nietzsche nella sua“Genealogia della morale”, del 1887.

 

Così dovette essere per il suo gemello Giordano Bruno nel nascere a Nola nel 1548, una certa porta di un inferno che gli si rivelò tale lungo il suo difficile percorso della sua vita, di girone in girone, sempre più verso il suo orrido centro. Viscere in cui si approssimò, prima in quelle del Palazzo del Sant'Uffizio di Venezia, nelle carceri dell'Inquisizione. Era la sera del 23 maggio del 1592. Ma fu solo un perverso “introibo ad altare dei” per essere estradato il 27 febbraio 1593 e rinchiuso definitivamente nelle carceri romane del Palazzo del Sant'Uffizio. Per Bruno fu un lungo calvario, lungo il quale dovette sopportare una croce che diveniva sempre più grave, come fu per il Cristo, in nome del quale, paradossalmente, venne torturato più volte.

 Infine, sempre “in nome di Cristo”, l'8 febbraio 1600, fu costretto in ginocchio ad ascoltare la sentenza di condanna al rogo, terminata la quale Bruno riuscì a dire ai suoi giudici la storica frase: «Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» («Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell'ascoltarla»). L’atto finale lo vededenudato e legato sulla sua croce, un palo con molte fascine intorno, preparate per lui e pronte per dissolverlo con le fiamme. Arse vivo, certo con sofferenze inaudite, ma il suo spirito era saldo come quello di una salamandra che, di lì a poco, si involava per un suo confacente “mondo parallelo”, uno dei tanti da lui preconizzato con la sua eterna filosofia. Del suo corpo rimaseroceneri che furono gettate nel Tevere, una vana modalità per disperderle, ma era proprio così che potevano, molecola per molecola, legarsi a un TUTTO della Terra in base al suo credo. E poi svaporarsi nell’aria e di lì nelle spazio, fino alla provvida Luna, giusto secondo il pensiero di Bruno, fisso nella sua mente, fino alla morte: «Non più la luna è cielo a noi, che noi a la luna». Un pensiero che gli si addice poiché è riportato nel suo profetico libro “La cena de le ceneri ”, guarda caso inspiegabilmente “ coincidente”, il suo ultimo “cenacolo” con degli ideali apostoli in attesa su quella Luna dell’attimo fuggente del suo rogo.

È detto di Gesù nel suo Vangelo «Quando sarò elevato da terra, attrarrò tutti a me» (Gv 12, 32), e così dovette essere anche per Filippo Giordano Bruno. Quando spirò fra le fiamme attrasse a sé i suoi giusti apostoli da venire nel futuro e tanti saranno perché la sua filosofia degli “infiniti mondi” darà lo spunto alla scienza moderna di concepire gli “universi paralleli” della sua verità inoppugnabile.

Giordano Bruno chiama la Luna l’astro narrante , ecco un certo cambio di paradigma non ancora concepito in quest’era moderna che pur inneggia in molti bruniani, aderendo all’idea un universo infinito. Di infiniti mondi, ipoteticamente abitati, altra ipotesi fortemente sostenuta dagli astronomie astrofisici d’oggi.

Di qui l’idea, diffusa proprio attraverso quelle provvidenziali “ceneri” disperse nel Tevere, sulla centralità della narrazione selenica nella radicale proposta del filosofo nolano. La Terra è come la Luna e così gli altri pianeti, e ogni altra cosa dello spazio: «son dumque infiniti gl'innumerabili e principali membri de l'universo, di medesimo volto, faccia, prerogativa, virtù et effetto» [Del’infinito universo e mondi – Dialogo III – Filoteo].

 2. Il giusto “astro narrante”, la Luna del rogo di Giordano Bruno

Per certi versi, il selenico astro narrante bruniano, argomentato nel capitolo precedente, è per forza maggiore anche la Luna, del mondo di oggi, e lo è stato da sempre. Lo è particolarmente dell’uomo di scienza, quello umanistico e quello dell’arte, ma essi non l’hanno potuto ancora intravedere nella sua possanza, nel suo splendore. Sarà l’umanità del prossimo futuro a gustarne i frutti e trarne profitto. Oggi non è precisamente la Luna degli “infiniti mondi” della filosofia del nolano. Tuttavia

 Galileo, suo contemporaneo, ne aveva intravisto i tratti che si evincono con la seguente nota citazione celebre, tratta dal suo libro “Il Saggiatore” 1623, cap. 6:

«La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.».

 Ma non è tanto la corrente “lingua matematica” degli astronomi, e comunque degli accademici della scienza moderna, a permettere di intravedere la Luna e tutti gli altri astri del sistema planetario che ruota intorno al Sole, quella capace di far delineare, come dice Galileo, il NUOVO MONDO preconizzato da Giordano Bruno. Tuttavia Giordano Bruno vi ha intravisto l’uomo del futuro che potrà possedere i requisiti che gli derivano dall’avere una mente disposta, per cominciare a far la parte del “geometra” di questo ipotetico NUOVO MONDO in prospettiva. Poiché la prima cosa che l’uomo ha dovuto fare nei primordi fino ad oggi, è stato quella dell’esploratore per conoscere le terre di questo mondo e perciò occorrevano sempre migliori e più precise mappe topografiche. Geometri perciò capaci di misurare e disegnare sulla carta ogni minimo dettaglio per ben delineare la geografia terrestre.

Credere, non credere su questo genere di avverarsi di simile prospettiva?

Eppure, quella stessa Luna, che si delineò nello spazio nello stesso istante del macabro rogo di Giordano Bruno, lasciò per gli increduli la sua orma caratteriale, la sua “firma” con le appropriate geometrie immaginate da pisano Galileo. E non si tratta di segni che possono rientrare nelle note procedure dell’Astrologia, no, tanto più che lo stesso Giordano Bruno era ostile a questo genere di pratica. Infatti, farò vedere che potrà essere la moderna astronomia a far da base per permettere di concepire quei “ caratteri”, di Galileo, fra “triangoli, cerchi. Ed altre figure geometriche”. Più da vicino lo potrà l’ASTRO-GEOMETRIA SOLARE da me concepita a permettere di lasciar configurare la mappa astronomica del quadro planetario geocentrico dell’esatto momento in cui fu avvenne il rogo di Giordano Bruno, cioè il mattino 17 febbraio 1600. Come si sa non si conosce l’ora esatta di quella esecuzione, ma con la procedura astro-geometrica si avrà modo di risalire a questo preciso momento, almeno questo con certezza matematica. E questo deriverà dalla posizione astronomica della Luna che in quel momento si troverà nella condizione di lasciar configurare una particolare geometria. Come vedremo fra poco, si saprà che Giordano Bruno morì alle ore 7 e 54 minuti. Altre cose risalteranno dall’indagine astro-geometrica, ma l’interpretazione porterà a delle ipotesi tutte da convalidare e/o aggiornare col contributo dei “geometri” del futuro, com’è stato del resto per tutte le scienze e filosofie fino ad oggi.

L'astro-geometria solare proposta da me, riguarda il nostro sistema planetario e si affianca all'astrologia tenendo per buone le stesse correlazioni polari dei pianeti e Sole rispetto alla Terra, ossia secondo il sistema geocentrico. In più vengono rese attive le distanze dei pianeti proiettate sul piano equatoriale in modo da concepire possibili geometrie che potranno essere interpretate al pari degli aspetti e direzioni valutate astrologicamente.

L'astronomia si può considerare in qualche modo figlia dell'astrologia, dato che storicamente le prime osservazioni del cielo non erano fini a se stesse, fatte per il puro piacere della conoscenza, com'è appunto tipico dell'osservazione astronomica, ma dedicate invece a cogliere nei moti celesti il segno di quanto sarebbe potuto accadere in terra e indicazioni sul modo migliore per affrontare gli eventi.

I primi osservatori del cielo erano dunque astrologi, gente concreta che guardava in alto per cercare nel cielo uno strumento atto a migliorare, e in certi casi forse anche salvare, la propria vita quaggiù. Gli astronomi, puri osservatori di un cielo supposto privo di influenze dirette sulla vita delle persone, studiosi dei moti celesti per puro piacere intellettuale, sarebbero venuti molto tempo dopo, facendo peraltro tesoro dell'immenso patrimonio di conoscenze accumulato dai loro progenitori astrologi, che avevano così a lungo studiato e approfondito le geometrie celesti. 

Occorre subito precisare un paio di questioni che uniscono e dividono l'astrologia dall'astronomia: prima di tutto, è opportuno segnalare che quando l'astrologo parla di pianeti include tra questi anche il Sole e la Luna, che per l'astronomo non sarebbero ovviamente pianeti ma rispettivamente una stella e un satellite: una semplice questione di terminologia che non cambia in nulla la sostanza delle cose. Lo stesso vale naturalmente anche per Plutone, recentemente declassato dagli astronomi, che in Astrologia rimane comunque un pianeta.

Per quanto riguarda la posizione dei pianeti nella sfera celeste: per l'astrologo ciascuno degli astri occupa in ogni istante una precisa posizione nel cielo in un determinato segno zodiacale, mentre un astronomo non userebbe i segni zodiacali per indicare la posizione di un pianeta ma più asettiche coordinate astronomiche. I dodici segni zodiacali basati sulla linea d'Ariete costituiscono comunque un sistema di coordinate valido come qualsiasi altro, per cui anche in questo caso si tratta semplicemente di un modo diverso, rispetto alla terminologia astronomica, di denominare la stessa cosa, ossia la posizione occupata in cielo dai diversi corpi astrali in un istante dato.

Peculiarmente la geometria astrologica considera lo spazio astrologico bidimensionale in quanto proiettato sull'eclittica, e Geocentrico in quanto l'origine è posta nel pianeta Terra. Le posizioni degli astri sono individuate da coordinate polari, in cui però il modulo (ossia la distanza dalla Terra) non ha interesse astrologico e può essere considerato unitario, così che lo spazio si riduce di fatto a una circonferenza (il cerchio zodiacale), dove la posizione del singolo pianeta è individuata dall'angolo formato tra la linea che lo unisce alla Terra e la linea d'Ariete 1. In modo astronomico, cui si riferisce il mio metodo dell'astro-geometria solare, l'angolo è misurato in ascensione retta (A.R.) in termini di ore, minuti e secondi al posto di gradi sessagesimali di 30 in 30 conforme le 12 costellazioni dell'eclittica. Il piano geometrico operativo comporta la proiezione delle posizioni planetarie risultanti dalle effemeridi geocentriche.

3. Solar System: Thu 1600 Feb 17 7:54

 

 Illustrazione 1: Quadrante eliocentrico dei pianeti veloci. - Illustrazione 2: Quadrante eliocentrico dei pianeti lenti.

41°53’44’’N 12°28’21’’E (Roma, Piazza Campo de’ Fiori)

Tratto sul web da: “Solar System Live by  John Walker 2

 

 

 

 

 

 

 

 

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 Time:   Now

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 UTC:

 

 

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 Orbits: Real

Logarithmic Equal

 

 

 

 

 

 

 

 Observing site: Lat.41°53’44’’N Long. 12°28’21’’E

 

 

 

 

 

 

 Heliocentric: Lat.

N S Long.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Colour scheme:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Ephemeris:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Right

 

 

 

Distance

From 41°53'44"N 12°28'21"E:

 

Sun

Ascension

Declination

(AU)

Altitude Azimuth

 

 

 

22h

0m

46s

-12° 11.5'

0.989

17.439

-54.606

Up

 

Mercury

20h

42m

21s

-15° 34.4'

0.702

24.916

-35.471

Up

 

Venus

18h

49m

26s

-19° 17.2'

0.609

28.651

-5.256

Up

 

Moon

0h

7m

1s

+5° 52.2'

57.0 ER

8.168

-90.574

Up

 

Mars

8h

20m

35s

+23° 58.9'

0.717

-19.323

153.276

Set

 

Jupiter

9h

12m

44s

+17° 16.8'

4.388

-19.901

138.519

Set

 

Saturn

13h

49m

27s

-8° 28.4'

9.246

8.750

70.224

Up

 

Uranus

1h

44m

41s

+10° 19.2'

20.252

-6.612 -110.259

Set

 

Neptune

9h

56m

7s

+13° 15.7'

29.148

-17.293

127.019

Se

 

 

Tabella dei valori corrispondenti in gradi sessagesimali per configurare la posizioni del Sole e dei pianeti sul piano dell'eclittica.  

Tabella dei valori corrispondenti in gradi sessagesimali per configurare

la posizioni del Sole e dei pianeti sul piano dell'eclittica.

 

Astri

Longitudine

in gradi sessag.

Angolo di declinazione

δ in gradi sessag.

Distanze reali

d in AU

(10^6 km)

Distanze piano equatore

d cos δ

Sole

330,1916

-12,1916

 0,989

 0,9667

Mercurio

310,5875

-15,3446

 0,702

 0,6769

Venere

282,3583

-19,2866

 0,609

 0,5748

Luna

    1,7541

+  5,87

57,0 ER

56,7ER

Marte

125,1458

+23,9826

 0,717

 0,6551

Giove

138,1833

+17,28

 4,388

 4,1900

Saturno

207,3625

-   8,4243

 9,246

 9,1462

Urano

  26,6615

+32,0

20,252

19,9243

Nettuno

149,0292

+13,2616

29,148

28,3706

http://www.fourmilab.ch/cgi-bin/Solar/action?sys=-Sf

4. Sviluppo dell’astro-geometria solare del tema di morte di Giordano Bruno

Una volta conosciuto i dati astronomici del Sole e dei pianeti, al momento del rogo di Giordano Bruno, sul piano dell’eclittica, secondo la tabella sopra riportata, si passa all’esecuzione dei due grafici, del tutto simili ai due quadranti delle illustr. 1 e 2.

 

4.1 Quadrante planetario geocentrico dei pianeti veloci.

 Illustrazione 3: Quadrante planetario geocentrico dei pianeti veloci. Configurazioni geometriche dell’A.R. 0h,7m,1s. Come si vede dalla posizione di A.R. della Luna è possibile la configurazione del quadrato e poi del pentagono. Di qui i dati del giorno e ora dell’evento del rogo di Giordano Bruno, ossia 17 febbraio 1600 ore 7,54’.

 

4.2 Fasi operative per disegnare il grafico dell’illustr. 3

  1. La prima cosa da fare è tracciare gli assi, ortogonali fra loro, del quadrante geocentrico (la Terra è al centro) con le 4 direzioni dell’ascensione retta (A.R.).
  2. Poi si collocano al loro posto i pianeti Mercurio, Venere, Marte e il Sole secondo i parametri indicati nella tabella su esposta.
  3. La direzione della Luna si è ottenuta per tentativi per permettere la configurazione precisa della geometria spiegata di seguito.
  4. Preliminarmente si sono scelte le geometrie disegnate nell’illustr. 3, quelle che poi hanno permesso le configurazioni che si osservano nell’illustr. 3. Per queste condizioni grafiche, ho posto in evidenza il triangolo, colorato marrone, che ha per vertici i pianeti Terra, Venere e Mercurio e successivamente il secondo triangolo, colorato verde, che ha per vertici Terra, Marte e Sole. 
  5. A questo punto, del triangolo Terra-Venere-Marte si ricerca il cerchio circoscritto ai vertici che risulta con centro in Q.
  6. Si traccia poi un secondo cerchio con centro in Q in modo che sia tangente alla direzione della Luna.
  7. Del secondo triangolo Terra-Marte-Sole, esaminiamo il lato Marte-Sole. Interessa la parte secante del cerchio tangente alla direzione luna, ossia la corda AB. Questa corda risulta perfettamente il lato di un pentagono inscritto al cerchio relativo, che ho evidenziato con linea verde. A dopo il commento per capire cosa comporta.
  8. Disegniamo ora il cerchio inscritto al triangolo verde Terra-Marte-Sole. Il centro relativo è P.
  9. Resta da eseguire il quarto cerchio puntando il compasso in Q e raggio QP.

 Ecco che appare ora il quadrato CDEF ottenuto con la direzione della Luna e con i vertici delimitati dal cerchio appena fatto. Anche per questo pentagono a dopo i possibili commenti.

 

4.3 Quadrante planetario geocentrico dei pianeti lenti.

 Illustrazione 4: Quadrante planetario geocentrico dei pianeti lenti. Configurazione del triangolo equilatero e della stella a 11 punte. 

4.4 Fasi operative per disegnare il grafico dell’illustr. 4

  1. Anche per questo caso si tracciano gli assi, ortogonali fra loro, del quadrante geocentrico (la Terra è al centro) con le 4 direzioni dell’ascensione retta (A.R.)
  2.  poi si collocano al loro posto i pianeti Giove, Satruno, Urano e Nettuno. 
  3. La direzione Luna è la stessa del caso dei pianeti veloci.
  4. Si è scelto il caso della geometria del triangolo Nettuno-Urano-Saturno, colorato in marrone.
  5. Si ricerca per questo triangolo, appena individuato, il cerchio che circoscrive i vertici. Il centro relativo è in O.
  6. Si analizza la direzione determinata dai prolungamenti delle stremità del tratto Terra-Giove. Si ottiene così la corda AB.
  7. Si traccia poi il cerchio tangente a questo lato AB con centro in O.
  8. Di qui si completa la geometria del triangolo equilatero ABC perché tutti i lati sono tangenti al cerchio fatto precedentemente. A poi i commenti.
  9. Si traccia il cerchio passante per Giove con centro in O.
  10. Si traccia successivamente il cerchio tangente alla direzione Luna che, approssimativamente, passa anche per la Terra.
  11. Si traccia di conseguenza il relativo asse passante per Giove e, naturalmente per il centro O.
  12. Restano da eseguire tante corde che sono tangenti al cerchio passante per Giove e aventi gli estremi comuni al cerchio tangente alla direzione Luna. La geometria che ne deriva porta alla realizzazione di una stella a 11 punte. Anche per questo caso a fra poco i commenti.

 

5. Decodificazione delle geometrie astro-geometriche

 Ascolta la Luna e lei ti dirà com’è fatta la Terra e come son fatti gli infiniti mondi che popolano l’universo infinito, volle far capire Giordano Bruno nei suoi scritti.

E poi ancora, egli così affermò con assoluta certezza e discernimento sui pianeti intorno alla Terra e molto oltre: «Questi fiammeggianti corpi son que' ambasciatori, che annunziano l'eccellenza de la gloria e maestà de Dio. Cossì siamo promossi a scuoprire l'infinito effetto dell'infinita causa, il vero e vivo vestigio de l'infinito vigore; ed abbiamo dottrina di non cercar la divinità rimossa da noi, se l'abbiamo appresso, anzi di dentro, più che noi medesmi siamo dentro a noi; non meno che gli coltori degli altri mondi non la denno cercare appresso di noi, l'avendo appresso e dentro di sé, atteso che non più la luna è cielo a noi, che noi alla luna» [La cena de le ceneri, 1956; Teofilo:dialogo I]

Perciò, proprio tramite quei grafici delle illustr. 3 e 4, che io ho fatto, eccolo il DIVINO dell’interiorità di Giordano Bruno, e in modo traslato e adeguato, in ognuno di noi, compresi gli abitatori di altri mondi. Così come noi osserviamo la Luna nel cielo, egualmente apparirà la Terra vista dalla Luna.

Vedremo perciò l’UOMO DEL COSMO che, per il grande nolano, è chiaramente interpretabile attraverso il PENTAGONO emerso tramite l’indagine per i pianeti veloci con l’illustr. 3, non senza la “firma” posta dalla Luna stessa attraverso la rispettiva sua direzione astronomica: PORTA LA DATA DELL’ORA 7 PIÙ 54 MINUTI ed È QUESTO IL SUO GRANDE SIGILLO. E la Terra riservata a Bruno, quale può essere se non la figura segnata con un netto QUADRATO in linea con la direzione Luna? Sempre LEI!

E poi il segno del CIELO, che è chiaramente interpretabile dal grande segno del TRIANGOLO EQUILATERO, configuratosi tramite i pianeti lenti dell’illustr. 4.

E, dulcis in fundo, il magistrale segno della STELLA A 11 PUNTE, in cui, secondo la tradizione, è espresso il destino che si conviene all’UOMO della levatura di Giordano Bruno.

 Il numero 11 è un numero cosiddetto maestro, è perciò di grande importanza.

Lo psicologo Carl Jung è stato forse il primo terapeuta ad associare il significato dei Numeri e degli Archetipi, all’evoluzione intellettuale della persona.

Jung definisce il numero come un’entità sacra e lo ha indicato come “un archetipo” che rappresenta l’ordine cosmico, uscito dal Caos. Egli era convinto che vi fosse una coscienza collettiva nella quale convergevano tutte le esperienze del genere umano, dove passato, presente e futuro, convivevano allo stesso momento: il mondo delle infinite possibilità.

Jung affermava anche che, tra tutti gli Archetipi, esiste un legame e che questo sia la prova che l’inconscio collettivo sia un campo di energia. In questo campo di energia, dove agiscono gli Archetipi sono presenti anche i numeri che rivestono la funzione di ordinatori, i regolatori del campo di energia.

Detto questo in premessa, sul numero 11 si potrà parlare all’infinito ma, cogliendo i pareri di un esperto in materia fra i diversi, sinteticamente questi sono i concetti che vi si possono accostare, ma son sempre ipotesi, tutte da suffragare nel prossimo futuro secondo un’appropriata scienza.

 «Il numero Undici, insieme al Ventidue e al Trentatre è un numero maestro e rappresenta la potenza, la giustizia e il potere acquisito per meriti e valori in senso positivo. In senso negativo il numero Undici rappresenta, invece, la paura e la decadenza morale. Considerato come la via della maturità spirituale e della conoscenza oltre il limite della comprensione umana, è associato a una forte intuizione e una grande apertura mentale. Idealismo e visione d'insieme sono aggettivi propri del numero Undici che è armonizzato con i ritmi del suo numero base, cioè il 2 (11 = 1+1=2). In questo modo si fondono sia la geniale ispirazione propria del numero Undici che le forti capacità intuitive tipiche del numero 2. Questa combinazione erge il numero 11 a simbolo visionario e profetico.[...]» 3

 Per concludere ripeto ciò che ho già detto nel capitolo 2, ossia, l’interpretazione porterà a delleipotesi tutte da convalidare e/o aggiornare col contributo dei “geometri” del futuro, com’è stato delresto per tutte le scienze e filosofie fino ad oggi. Tuttavia resta il punto saldo di partenza in merito, cioè l’astro-geometria secondo la quale si è rivelato l’attimo fuggente del trapasso di Giordano Bruno a causa del rogo in Campo de’ Fiori a Roma quel 17 febbraio 1600. Quell’attimo, firmato dalla Luna, resta memorabile, erano le ore 7 e 54 minuti. Del resto, per chi crede fermamente nella grandezza di Giordano Bruno, poco conta saperlo, perché egli poté cominciare a regnare nel suo giusto e meritato reame di chissà quale mondo di una ignota galassia.

 6. L’ora di morte di Giordano Bruno e il segno della stella a 11 punte

 È  stato appurato che l’ora di morte di Giordano Bruno dovette verificarsi, approssimativamente alle 7 e 54 minuti, ma nel 1600 le ore erano computate in base alla cosiddetta “ora di campanile”. 4 La prima ora iniziava dal rintocco campanario dell’Ave Maria che suonava mezz’ora dopo il tramonto. Perciò le ore 7 e 54 minuti, risultanti dal calcolo astronomico, corrispondevano a circa mezz’ora dopo il rintocco delle 11, ossia 35 minuti.

 Viene da riflettere sulla curiosa “coincidenza significativa”, direi junghiana, 5 del rintocco delle 11 con la stella a 11 punte che, mezz’ora dopo, appare nel cielo astronomico che si delinea in base alla configurazione dei pianeti lenti!

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Nota: l’immagine di copertina ritrae la nota ‘salamandra del fuoco’ che era famosa come la fenice, ritenute nate nel fuoco e capaci perciò di saper sopportare le fiamme più violente. Fu Plinio a divulgare questa leggenda greca, il quale amava le creature prodigiose. Questo influì in modo profondo sugli scrittori cristiani, che ne fecero un’allegoria del giusto spegnere le fiamme della lussuria. Tradotta poi nella figura di un drago, l’alchimia l’adottò quale simbolo del fuoco stesso e dello zolfo, gli agenti purificatori nei processi alchemici.

L’immagine è stata tratta da:  http://mikeplato.myblog.it/tradizione-alchemica/page/2/

 

 

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