La Sacra Tetraktys. Sintesi del Tutto.

di Stanislao Scognamiglio - La realtà, come sappiamo, è frutto di una nostra elaborazione mentale. E dalle origini del mondo, l’uomo cerca in qualche maniera di rappresentarla in termini speculativi.

 

Secondo la Tradizione Occidentale e tutto il complesso di discipline che si ascrivono all’ermetismo, la raffigurazione più completa del mondo è il Tutto. Questa unica manifestazione di ciò che esiste si sarebbe mostrata attraverso ciò che gli occhi di noi uomini vediamo. Ma in sostanza, la vera natura del Tutto è di tenebra. Ovvero solo i nostri sensi definirebbero il mondo con i suoi colori e le sue creature. Nello specifico, creato e creature non sono altro, come del resto dice la fisica, che vibrazioni di diversa frequenza.

Ma, abbiamo detto, dalle sue origini, la speculazione filosofica ha cercato di astrarre il concetto di Cosmo e di illustrarlo con relazioni filosofiche.

Ma la filosofia, all’origine della civiltà, era l’unica scienza e parlava, paradossalmente attraverso la matematica.

Sin dalle civiltà mesopotamiche, l’aritmetica fu considerata in funzione della geometria. Ovvero, la necessità di misurare la terra e successivamente gli edifici, portò a concepire una scienza che desse proprio la cognizione della quantità dello spazio da suddividere. Per cui la geometria concettualmente era il principio dal quale discendeva quello di numero. E a sua volta, il numero fu considerato entità.

Da questo assunto, la Gnosi, preesistente alla civiltà occidentale, ma probabilmente nata in parallelo con la religione, determinò la sacralità dell’ente numero, che costituiva e costituisce un vero e proprio archetipo sacro. Per cui, nella mistica esoterica mediorientale, trasmessa attraverso l’ellenismo all’ occidente europeo, si dà importanza primaria alle cifre numeriche.

Dalla Mesopotamia, probabilmente il concetto di Numero-Principio migrò prima in Egitto, per poi giungere contemporaneamente nel Vicino Oriente e nell’Italia pitagorica.

Prima ed unica tra le scuole filosofiche occidentali, la scuola italica della Magna Grecia, si sviluppò con Parmenide sull’ontologia, e con i presocratici locali che disquisirono sui principi archetipi, che in quell’ ambito geografico assunsero decisamente un tratto misteriosofico. Infatti, se a Pitagora dobbiamo, non solo l’invenzione del termine filosofo( inteso come amante della Conoscenza) e la dottrina per la quale l’universo è composto da leggi matematiche fondate sull’opposizione di Numeri, a Empedocle, non a caso, in contemporanea, dobbiamo l’attribuzione ai Quattro Elementi del Principio Creativo.

 

Secondo Pitagora, o meglio ancora, secondo le scuole pitagoriche, ciascun numero racchiude un Numero, una essenza animata che rappresenta la misura mistica a cui corrisponde. Così l’1 è l’unità del Cosmo, il 2, il suo contrario, la divisibilità. E se 1, in quanto Potenza è metafora maschile, il 2, suo opposto, rappresenta il Vuoto, allegoria femminile. Il 3 è il Figlio di questa congiunzione, ma di nuovo dispari, finito, maschile. Nello stesso tempo, 3 svolge la funzione di 1 nel microcosmo. Cioè 1 – Unità Primordiale si completa con 2- Molteplicità Primordiale. E allegoricamente otteniamo la Congiunzione tra Maschile e Femminile. Il risultato(il composto) ottenuto da questa mescolanza dà luogo alla prima espressione sensibile dell’Universo. Perché l’ 1 intangibile e inconoscibile, attivo, ma occulto alla sua stessa vista e a quella degli uomini, unendosi col 2, allo stesso modo intangibile e in conoscibile, ma passivo, formano le due metà di Cielo. Dalla loro unione, nasce il 3 che essendo sintesi dei due, come una sorta di astrazione mentale, è invece conoscibile e rappresentabile.

Il 4 quindi completa il ciclo, è il contrario di 3, e come archetipo primordiale, come Principio superiore ,è l’ultimo che serve per equilibrare le due coppie, 1 e 2 parti opposte dell’indefinibile(Macrocosmo), 3 e 4, parti opposte del definito(microcosmo).

In questo modo i 4 Numeri risultano il senso compiuto della creazione. E per questo, quando i pitagorici si accorsero che la somma di 1,2,3 e 4 forma 10, ovvero 1(Unità) e 0 (Infinito), ritennero questa somma Sacra. E fu definita Tetraktys.

Ma considerato che ciascuno di questi quattro numeri, abbiamo detto, simboleggia una sfumatura cosmica, una parte di emanazione del Tutto, un attributo divino, la Sacra Tetraktys, innestata sulla teoria empedoclea dei Quattro Elementi, si completa con la definizione alchemica di questi ultimi, che sono la base fondamentale dell’Essere.

 

Ad essi, per questo, la Tradizione affianca degli Eoni, ovvero leggi generali che regolano l’universo. E, nella fattispecie giudaico-cristiana, si tratta degli Arcangeli Raphaèl, Michaèl, Gabrièl e Uriel, associati a loro volta a iconografie che li caratterizzano secondo colori, abbigliamento e armi. Ci rendiamo conto, quindi che per procurare alle energie descritte un ponte, un appoggio, un catalizzatore attraverso il quale la loro Opera si compia, occorre un valore numerico successivo, il 5. La somma di 4+1. Cosicché da rendere attive immediatamente le forze che regolano il cosmo. Il 5, come detto, somma dei Quattro più l’Unità è dato da 1+2+3+4 che dà 10, più 1. Così otterremo 10+1 = 11, dunque 1+1= 2. E osserveremo che la Comprensione, fenomeno femminile(il 2 è pari) deve avvenire nella somma della perfezione cosmica + 1, che è l’Uomo, la creatura che addensa i Quattro Elementi.

 

I Quattro Elementi, secondo Tradizione, sono Aria, Fuoco, Acqua e Terra. Se assegniamo a ciascun Elemento un Numero, secondo quanto enunciato sopra, tenendo conto dei susseguenti stati di aggregazione e non della simbologia che viene loro associata, Aria = 1; Fuoco = 2; Acqua = 3 ; Terra = 4; noteremo che il ragionamento di prima è esatto. Infatti, passando dall’elemento più volatile( proprio in senso chimico) a quello più denso, avremo fatto corrispondere ai Numeri i rispettivi elementi che li descrivono anche in funzione di ciò che appartiene alla sfera trascendente e a quella più materiale. Aria e Fuoco sono entrambi infatti stati spirituali della manifestazione e Acqua e Terra sono stati palpabili.

 

Ma se torniamo a ragionare in termini pitagorici, notiamo come addirittura nel linguaggio della simbologia matematica, sebbene più scarno di immagini evocative, anzi direi senza immagini, si avverta quanto questi saggi abbiano precorso i millenni, codificando con cifre l’energia sottesa a questi Arcani. In questo, il pitagorismo, si avvicina alla cultura orientale ove l’essenza della meditazione metafisica si cerca nella pratica dell’esplorazione del sé profondo, che è specchio dell’esplorazione delle leggi del Cosmo senza mediazioni simboliche. E per questo, aldilà dei significati, che per quanto da me citati secondo rigorosa Tradizione, possano però sempre essere opinabili, e fini a se stessi, è fondamentale identificarsi con le energie, non studiarle semplicemente come nozioni. Fare cioè in modo che l’Io combaci sempre più con le cifre che determinano il Cosmo, per ottenere la Reintegrazione attesa.

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