Teoria ingenua sull’origine del tutto e sulle possibili conseguenze nel rapporto con tempo, spazio e materia.

di Alessandra Calabrese - Prima di iniziare vorrei specificare che alla base delle mie ipotesi non si pone nessuna erudizione specifica riguardo tali argomenti, anzi: la più totale ignoranza,

e che le argomentazioni non sono esaustive per ovvi motivi di focalizzazione e di conoscenza, prego quindi l’eventuale lettore di considerare quanto segue solo mie ingenue speculazioni nate da una vita di riflessioni basate solo ed esclusivamente sulla osservazione empirica della realtà.

Qualche tempo fa, di getto, ho scritto una paginetta riguardo la natura ontologica delle cose. Ovviamente già da tempo, a livello “sotterraneo” stavo elaborando il mio pensiero a riguardo, finché un giorno è arrivato l’insight e ho scritto. Il mio scopo è qui di discutere del tempo, dello spazio e della materia e quello che scrissi allora è la base del discorso senza cui non potrei giungere al punto, quindi lo riporto di seguito.

“Tutto ciò che chiamiamo reale è fatto di cose che non possiamo considerare reali” e “se la meccanica quantistica non ti ha provocato un forte shock significa che non l’hai capita bene” (Niels Bohr). Cito queste parole solo perché quanto segue assume come base l’idea che ciò che noi percepiamo come materia altro non sia che vibrazione di energia pura, ossia: la materia in realtà non è materiale ma noi la percepiamo come tale.

Ipotizzo che un unicum energetico, vibrando a diverse frequenze, crei delle increspature che si concretizzano in materia organizzata a livelli sempre crescenti verso la macroscopia e sempre più complessi fino a dare forma alla materia (e, quindi, anche a noi). Come attorno ad un granello di sabbia si crea la perla, così, attorno a queste increspature, l’energia si organizza in forme sempre più complesse.

Ne deriva che il corpo, così come tutta la materia percepita, possa essere l’organizzazione dell’energia vibrante a diverse frequenze a partire dall’increspatura primaria che costituisce il pensiero originario, ossia la coscienza di sé (l’io primario, per così dire); l’energia vibrante si può estraniare dall’io primario diventando altro da sé (come gli oggetti e tutto ciò che non è la “persona”) e da questo può essere destrutturata-smaterializzata.

L’unicum energetico, così come la sua organizzazione a partire dalle increspature, è indipendente dallo spazio-tempo: esiste al di là di questi concetti e dà origine a ennesime dimensioni differenti che coincidono, nel senso che coesistono in un “unico punto” (che visto oggettivamente al di fuori dello schema che ci imbriglia è) privo di spazio e tempo. Queste dimensioni sono lo sviluppo delle infinite potenzialità implicite nella increspatura primaria (e, come vedremo tra breve, nelle interferenze delle infinite potenzialità implicite nelle diverse increspature primarie).

La realtà oggettiva che in una data dimensione spazio/temporale osserviamo e misuriamo di comune accordo (ossia in una visione condivisa del mondo), nasce dalle possibili ennesime interazioni delle diverse increspature primarie[1], che sono le diverse coscienze/individualità e che per (e nel) interagire danno origine ad un piano di comunicazione comune che è il continuum spazio/temporale. Questo determina la comune percezione della realtà e, automaticamente, diventa una griglia che imbriglia queste increspature primarie (in ogni possibile dimensione) rendendosi imprescindibile e impedendo il movimento inverso dell’energia addetta alla percezione/comprensione, a ciò consegue la contingente impossibilità percepita di approcciare all’esistente al di fuori dei concetti di spazio/tempo. Ossia questa griglia condivisa di comunicazione imbriglia le increspature originarie facendo sì che, non riuscendo a comunicare al di fuori di essa, non siano più in grado di percepirsi al di fuori della stessa.

Si dà conto così del rapporto predestinazione/libero arbitrio: in ogni dimensione si sviluppa una delle ennesime possibilità e noi possiamo passare dall’una all’altra in punti di modificazione di frequenza (snodi) che sono bivi continui di possibilità che intrecciano i vari piani. Dando vita così a nuovi “percorsi”.

Si dà conto così della preveggenza: in realtà non esistendo il tempo, tutto è stato, è e sarà in un unico punto accessibile. Ossia tutto è in una contemporaneità atemporale anche nella declinazione delle varie dimensioni.

Questo è quanto avevo scritto un po’ di tempo fa ma, proseguendo, i due ultimi concetti risulteranno più chiari.

Riprendiamo un attimo in considerazione la dimensione spazio-temporale in cui ci percepiamo mentre leggiamo, questa che noi consideriamo l’unica reale e possibile. Qui noi percepiamo il tempo come misurabile, lineare, direzionale, irreversibile, costante, indeformabile e anche lo spazio per noi è misurabile e indeformabile. Ne consegue che noi possiamo agire solo nel presente e che non possiamo modificare il passato, né conoscere il- o agire nel- futuro; ne consegue, altresì, che se siamo in un posto non possiamo essere contemporaneamente in un altro. Come si nota da quest’ultima affermazione lo spazio e il tempo sono interconnessi e imprescindibili vicendevolmente: in un determinato momento l’oggetto in esame è in un determinato luogo e non altrove e, soprattutto, non “anche” altrove. Inoltre noi consideriamo la realtà composta di materia sulla quale non è possibile agire al di là delle leggi conosciute della chimica e della fisica; non consideriamo, quindi, possibile che un solido ne attraversi un altro, che un corpo si possa disgregare e si possa poi riaggregare da sé, né tantomeno che si possa concepire una dimensione dove la materia semplicemente non esiste.

Ma questo modello spazio-temporale della realtà (e questo concetto di materia) non spiega, come è ormai chiaro anche agli scienziati, una quantità di accadimenti statisticamente rilevante, non può, quindi, più essere considerato un modello di riferimento assoluto per approcciare al reale.

Basti pensare all’esistenza di eventi discronici per mettere in crisi il modello lineare del tempo: perché un evento sia discronico, vuol dire che si è manifestato in un punto del continuum temporale al quale non potrebbe appartenere, deve quindi appartenere ad un altro punto del contunuum temporale, il quale, ripiegandosi su sé stesso, dovrebbe sovrapporli per renderli “contemporanei”. La nostra percezione del tempo, però, resta lineare: se ci fosse sovrapposizione dei due punti la linea temporale, ripiegandosi su sé stessa e congiungendosi, darebbe origine ad un circolo e il tempo diventerebbe ciclico, quindi si entrerebbe in un loop, ma così non è, si può perciò dire che l’evento discronico dia vita ad una sorta di bolla temporale, dove il tempo così come noi lo percepiamo è sospeso e l’evento discronico può manifestarsi contemporaneamente a quelli per così dire sincronici. Ovviamente quando l’evento discronico si manifesta diventa immantinente e necessariamente anche sincronico: nella bolla temporale sincronicità e discronicità perdono il loro senso relativo e si attualizzano in un tempo altro. L’ipotesi della bolla temporale, però, pur sembrandomi un passaggio necessario, non può essere considerata una spiegazione sufficiente a liquidare l’argomento, quanto piuttosto una porta verso un passaggio successivo che, invece di fungere da contenitore per una anomalia, sconfessi definitivamente la concezione lineare del tempo. 

Torniamo ora alla prima teoria esposta, quella dell’unicum energetico: nella mia ipotesi ogni increspatura primaria, createsi nell’unicum energetico da vibrazioni a diverse frequenze, possiede in sé infinite potenzialità implicite di sviluppo di differenti dimensioni o piani di esistenza, che dir si voglia. Per di più, il numero di questi piani si moltiplica esponenzialmente a causa delle interferenze che si creano quando le onde provenienti dalle diverse increspature si sovrappongono, e quindi quando le onde provenienti da ogni attualizzazione dei potenziali piani di sviluppo di ogni singola increspatura primaria si scontra con onde proveniente da ogni attualizzazione dei potenziali piani di sviluppo di ogni altra increspatura primaria, creando ulteriori possibilità di sviluppo. È chiaro quindi che questi infiniti piani, intersecandosi infinite volte in punti di snodo dai quali si diramano altre possibilità di sviluppo, danno origine ad una struttura complessa di attualizzazione di potenzialità. Come detto prima sia l’unicum energetico, sia la sua organizzazione in struttura a partire dalle increspature, sono indipendenti dallo spazio e dal tempo e coesistono in un unico punto privo di tali dimensioni, il continuum spazio-temporale non essendo altro che un piano di comunicazione comune. In quest’ottica noi percepiamo la realtà in termini di qui ed ora. Ma affinché ci sia comunicazione c’è bisogno tra l’altro che i soggetti[2] che comunicano mettano in atto una codifica e una decodifica e che, quindi, portino la loro attenzione all’atto comunicativo in sé. Ed è proprio questo il punto importante, a mio avviso, che può spiegare una notevole quantità di cose: “porre attenzione a” o meglio “focalizzare l’attenzione su”…

Cosa rende attuale (qui ed ora) e quindi reale un piano potenziale di sviluppo piuttosto che un altro? Cosa ci fa prendere coscienza di “essere ed esistere” in questa vita, in questo presente, in questo luogo, in queste dinamiche e così via? Io ipotizzo che l’io primario può “focalizzare l’attenzione su” un particolare percorso e nel farlo si trova imbrigliato nella griglia spazio-temporale al di fuori della quale, come dicevo all’inizio di questo scritto, non è più capace di percepirsi. Deve quindi percorrere quel piano di sviluppo fino in fondo per poter, una volta giunti al termine, liberarsi dalla griglia spazio-temporale e poter “focalizzare l’attenzione su” un altro dei percorsi che ora posso definire non più piani di esistenza ma piani di consapevolezza.

Voglio precisare che nel percorrere un dato piano di consapevolezza l’io primario si trova ad incontrare una quantità infinita di snodi di quel piano e quindi prendendo una “via” piuttosto che un’altra ha la possibilità di “vivere” solo una delle ennesime potenzialità di quella stessa dimensione.

Ovviamente il fatto che i vari io primari possano generalmente focalizzare l’attenzione su un solo piano di consapevolezza per volta, essendo appunto incappati nello spazio-tempo, non significa che gli altri infiniti piani non siano, al di fuori del tempo e dello spazio concepito in quel momento, altrettanto reali. Ne consegue che l’evento discronico che prima abbiamo lasciato in una bolla, altro non è che un passaggio verso la consapevolezza contemporanea, non compresa a pieno e quindi, a seconda dei casi, a diversi livelli ingenua, di più piani di sviluppo potenziale. Ne consegue anche che l’esistenza contemporanea di un evento discronico e di uno sincronico, quindi la sincronizzazione della discronia, attualizzando in uno snodo più di una possibilità, crea un ulteriore dimensione in cui entrambe le realtà sono vere e una non sconfessa l’altra essendo entrambe vere sui rispettivi piani di sviluppo ed essendosi entrambe attualizzate attraverso lo snodo in un nuovo piano di consapevolezza.

Si può capire così, uscendo da una visione lineare del tempo, che la preveggenza, come il ricordo di vite “passate” altro non sono che la possibilità di focalizzare l’attenzione anche su altri piani e che la capacità di “causare” un evento o di guidarlo verso una direzione, le profezie autoavverantesi, l’esaudirsi di una preghiera e via discorrendo sono la possibilità di gestire gli snodi del piano di consapevolezza che si sta attualizzando.

Ma cosa accadrebbe se un io primario fosse capace di uscire dalla griglia spazio-temporale e concepirsi al di fuori di essa?

Bene, io ritengo che un individuo capace di approfondire così intensamente la consapevolezza di sé fino a giungere all’io primario e a travalicare quindi i limiti della griglia spazio-temporale, possa senza dubbio “contemplando tutto simultaneamente” scegliere di focalizzare l’attenzione in un punto qualunque della struttura o in più punti contemporaneamente ed agire sulla organizzazione della energia in materia,  gestendo così il tempo, lo spazio, la materia a suo piacimento essendo giunto alla conoscenza profonda del reale.

L’ubiquità, la capacità di viaggiare nel tempo, l’immortalità, il teletrasporto, la telecinesi, la telepatia, la possibilità di mutare la materia e di agire su di essa a prescindere dalle leggi della fisica e della chimica, e tutto ciò che di fantascientifico o neoscientifico possa venirci in mente, è possibile una volta giunti ad una tale capacità di consapevolezza profonda.

Ovviamente non essendo io una esperta di tali argomenti avrò sicuramente usato termini in maniera non corretta, attribuendo loro solo il significato che il senso comune gli conferisce e non il significato tecnico e preciso che un tale discorso pretenderebbe, ma prego i lettori di sorvolare su questi difetti di scrittura e di cercare di comprendere il senso profondo di quanto io non saprei in altro modo comunicare.

Altrettanto ovviamente, quanto scritto non è esaustivo, ci sarebbe ancora molto da approfondire e c’è ancora molto da prendere in esame. Ad esempio, solo per citare alcune domande fondamentali che immediatamente nascono: l’unicum energetico da cosa prende origine, come e perché e da cosa scaturisce l’energia che lo sostanzia? E le diverse frequenze di vibrazione che generano le increspature da cosa sono modulate? E cosa modula poi gli sviluppi delle singole increspature per dare origine ai diversi piani potenziali di sviluppo? Ma per il momento la mia elaborazione ingenua non mi consente di ipotizzare oltre…



[1] Quando parlo di interazioni delle increspature primarie del continuum energetico, ovviamente parlo dei punti di interferenza generati dalla sovrapposizione delle onde originate dalle diverse increspature primarie sviluppatesi nel campo.

[2] In questo caso, forzando un po’ il concetto, è utile far rientrare anche il caso in cui un soggetto comunichi con sé stesso, ossia prenda coscienza di qualcosa.

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