E l'uomo?

 di Adriana Longarzo - Vorrei che si riprendesse a parlare di quello che l’uomo fa nel suo quotidiano lottare per la vita, talvolta per la sopravvivenza soprattutto in questi ultimi tempi! Ma non parlo di sopravvivenza materiale, bensì di quella dell’anima,

dimenticata, mortificata, messa in un angolo come se fosse divisa da un corpo che non riesce più nemmeno a rivolgerle uno sguardo di sfuggita, a nutrirla perché mantenga il ruolo che le è stato assegnato. E pensare che si è lottato per far comprendere che non c’è dicotomia corpo-anima, materia –spirito, che è l’armonia che li rende complementari in un rapporto che apre le porte all’evoluzione, alla conoscenza e all’aspirazione a livelli sempre più elevati; come potrebbe esserci nell’uomo quella particella di divino che lo rende tutt’uno con l’universo, partecipe del creato e in grado di creare senza quella unione?

Nel mondo attuale,purtroppo, altri sono gli interessi, altre le cose che contano: spread, banche... e tutto ruota intorno ad esse, la politica in primis che ha inquinato e travisato vergognosamente il suo significato originario: Polis (città), Polites(cittadino) tanto che pochi lo ricordano ancora! Nei tempi antichi, i Greci consideravano la Polis il loro centro culturale, dove la vita poteva esprimersi in tutte le sue forme e lottarono per la vittoria della democrazia, perché le classi sociali acquistassero  la possibilità di confrontarsi e di raggiungere pari dignità! E che dire dei Romani che consideravano un onore ottenere la cittadinanza romana e poter affermare:”Civis romanus sum…”? Questi tempi sono tanto lontani, ma noi, figli di quelle culture, dovremmo essere orgogliosi di quel passato che, invece, sembra un fardello fastidioso quando nasce spontaneo il  confronto!

L’uomo non è un valore, ma”il valore”, in quanto è punto di riferimento, senza il quale tutto ciò che ci circonda non avrebbe senso perché è tutt’uno con il creato , è un microcosmo perché ha in sé tutti gli elementi che gli consentono di manifestare l’ orizzontalità nel suo rapporto con gli altri,ma anche la verticalità nella tendenza al miglioramento di sé e alla ricerca della verità.  

Il desiderio di emergere è un’altra cosa, si perde nella notte dei tempi, l’affermazione della superiorità è caratteristica storicamente documentata comune a molti, ma che tutte le aspirazioni dell’uomo si riducano ai giochi di potere, alla capacità di incamerare danaro in tutti i modi, a considerare la corruzione l’unico mezzo  per ottenere quello che con il merito non è capace di ottenere, significa che l’essere umano ha perduto la sua vera identità, che non ha più la voglia di guardare dentro di sé, di fermarsi a considerare in solitudine e silenzio, lontano dai condizionamenti e dal rumore chi è veramente e quale compito gli è assegnato.!

Siamo tutti travolti dagli eventi, tutti vorremmo il meglio, ma ridurre la sacralità della vita e le aspirazioni soltanto o quasi al raggiungimento del potere economico mi sembra che svilisca il vero significato della vita!

E’ proprio quello che oggi sta avvenendo; una grande rete sta avvolgendo molti, troppi e la realtà appare attraverso le maglie che si stringono sempre di più senza consentire la riconquista della libertà,quella libertà che dovrebbe essere un diritto inviolabile

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