Totò, Principe "Scupatore", memoria di Antonio de Curtis

di Adriana Longarzo - “….E se qualche volta sono riuscito anche a commuovervi,ne sono felice perché […] una lacrima è solo l’altra faccia del sorriso. E ci siamo capiti, perché

ognuno di noi è passato attraverso gioie, dispiaceri e amare delusioni nella grande commedia della vita. Altrimenti, se fossimo sempre impassibili, spettatori e non attori, non saremmo veri uomini, ma caporali?. Questa è la conclusione della biografia di Totò apparsa nel 1952 che pone l’accento sulla sua esperienza di vita: fame, freddo, dolore,che gli fa dire che l’ingiustizia e la disuguaglianza socia e creano il diritto di sovrapporsi agli altri per dominare e così nascono i caporali ai quali viene affidato il compito di imporre ai sottoposti obbedienza

senza discussione, di esercitare i loro meschini poteri, di umiliare gratuitamente quell’altra parte dell’umanità costretta a lavorare come bestie, senza soddisfazione e spesso conducendo una vita grama! Non c’è la solidarietà che consente a tutti gli uomini di porsi sullo stesso piano umano, non quell’uguaglianza senza la quale non si possono affermare la legalità e la democrazia né quello spirito di fratellanza che dà a tutti la stessa dignità. Il grande attore napoletano portò avanti, attraverso i suoi frequenti ruoli di colui che è costretto a vivere di espedienti e attraverso la comicità che non era fine a se stessa, una sorta di impegno politico-sociale e un mezzo per denunciare le ingiustizie e le sofferenze della povera gente.

La vita del nostro Totò non fu affatto facile anche dal punto di vista artistico; erano gli anni in cui dominava la critica neoilluminista che lo accusava di girare film leggeri, disimpegnati, di utilizzare una “vis comica?appartenente al peggior teatro di avanspettacolo, di interpretare macchiette prive di una coscienza politica e di ogni luce di intelletto umano come facevano notare “La voce repubblicana? e “L’unità? dimenticando che l’artista, in quanto tale, è libero!

Si aspettavano, forse, che mostrasse di aderire ad una ideologia politica, ma l’arte è indipendente, come dichiarò E. Vittorini all’epoca della polemica con Togliatti e Totò incarnava la “napoletanità?, la storia e le caratteristiche degli Italiani, l’ignoranza, la miseria, la rassegnazione,ma anche il coraggio della ribellione che può trasformare gli uomini in eroi. Fu amato proprio perché non si poneva come un intellettuale, ma come l’uomo qualunque che, pur in difficoltà per il lavoro, i soldi, la fame, si arrangia sempre, è onesto e timorato di Dio, ma truffa per necessità.

I film di Totò hanno contribuito a sottolineare i difetti degli uomini attraverso il verso ai ceti cosiddetti benpensanti, lo sberleffo ai fanfaroni, l’irriverenza verso potenti e non potenti, nobili e plebei, ricchi e poveri secondo lo spirito irrefrenabile che era suo e solo suo, non paragonabile a nessun altro!

E’ vero,il suo abbigliamento ricordava quello di Charlot: un tight troppo largo, un paio di pantaloni “a zompafuosso?, una camicia consumata, una stringa per cravatta, una bombetta logora tipica degli inizi del ‘900 come quella di Chaplin; la maschera di Totò, come quella di Pulcinella, rappresentava la povertà dei meridionali come quella dei settentrionali,degli Italiani come degli Americani. I suoi umili natali determinarono il desiderio

del riscatto quando fu adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas dal quale derivarono i titoli nobiliari da lui vantati, ma principe lo fu davvero,non solo della comicità ma soprattutto nell’anima. Nel rione Sanità dove nacque, molti erano grati ad uno sconosciuto che di notte lasciava sotto le porte dei più poveri una busta con i soldi che

srvivano per sfamare quella povera gente!

“Signorina, i titoli non si comprano, li danno i sovrani?-diceva ad Oriana Fallaci che lo intervistava- “e vi sono due specie di titoli: quelli nativi che vengono da famiglie che hanno regnato e quelli dativi dati dal re a qualcuno che ha fatto qualcosa. Il mio è nativo….questo è lo stemma sul quale è incisa la data:362 a.C., l’araba fenice che guarda il sole nascente sotto le colonne d’Ercole, la mezzaluna con 3 stelle che sarebbe l’Oriente……… Signorina mia, di tutto questo mi importa, ma il più bel titolo resta Totò; con l’Altezza imperiale io non ci ho fatto nemmeno un uovo al tegamino, con Totò ci mangio dall’età di 20 anni. Mi spiego?? Un uomo solo, per sua stessa dichiarazione, che amava essere solo per contemplare, per pensare, che preferiva il silenzio della notte ai rumori del giorno, quel silenzio necessario all’uomo che vuole capire cosa c’è dentro di lui, quella solitudine costruttiva che rende migliori e consapevoli,

Erano i significati importanti della vita che Totò seppe trasmettere, attraverso il cinema prima e poi la televisione, nel momento in cui il neorealismo metteva in evidenza tutti gli orrori e le conseguenze della seconda guerra mondiale,con serietà e spensieratezza, con preoccupazione e comicità.

P.P.Pasolini sostenne che il linguaggio attraverso il quale la maschera di Totò si esprime non va sottovalutato, ma decodificato estrapolandone la cultura, i valori e la visione filosofica che è quella del popolo napoletano ad iniziare dai motivi orgiastici e sacrali della civiltà greco-romana (carpe diem) passando per un certo spirito satirico rinascimentale, impersonato da Lorenzo il Magnifico(chi vuol esser lieto sia…)fino ad E.De Filippo, interprete anche lui dell’espressivo linguaggio napoletano grazie al quale bastava una sola parola o un solo gesto per compendiare un solo discorso e lo stesso Totò, con il suo linguaggio, andava ben oltre la parola!Si esprime come persona semplice che pronunzia termini burocratici storpiandoli dai quali sono nati modi di dire come “eziandio, quisquilie, pinzellacchere, a prescindere….? o equivoca volutamente quello che dicono gli altri come nella scena sul treno con l’onorevole Trombetta. Il rapporto con i politici non fu mai idilliaco e nel film “Miseria e nobiltà?loda ironicamente chi mantiene nell’ignoranza coloro che, invece, avrebbero diritto ad essere istruiti per non essere ostaggio degli approfittatori!

Tolleranza e gentilezza erano alla base del suo carattere e delle relazioni con gli altri; amava le donne, soprattutto quelle in carne perché affermava che “i peccati di carne si fanno con la carne, non con le ossa!?ed era molto galante e generoso.Giustificava la sua passione per il sesso debole dicendo che l’uomo è per sua natura poligamo e di aver sempre visto 1 montone e 100 pecore, o 1 gallo e 10 galline!

Con Totò i luoghi comuni crollano, le frasi fatte che inseriscono in una categoria quest’attore geniale vengono a mancare perché non è definibile; Antonio Ghirelli, nel suo libro “Una certa idea di Napoli? riserva una parte molto significativa a Totò:?L’arte di Totò è l’universalità del vicolo,la violenza buona e incontenibile del lazzaro, l’eternità di Pulcinella principe in sogno….E’ la ricchezza del morto di fame, una risata senza perfidia, una sensualità senza peccato…….Totò non si è sporcato nemmeno girando le idiozie e le assurdità che i produttori gli facevano girare per sfruttarlo fino all’osso….Totò è la natura che si disarticola, è un punto esclamativo che apre e chiude il discorso come nella grafia spagnola, è un fuoco d’artificio, una fanfara, un “movimento?che solca lo spirito come una lingua di fuoco?

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