Significati allegorici di "'A Livella" di Totò

di Carlo Mormile - Come riferisce Dante, la lettura della Divina Commedia ha due aspetti; quello letterale e quello allegorico. Sono partito da Dante poiché la stessa Divina Commedia, vista nei suoi significati allegorici, altro non è che un’opera alchemica che

disegna un cammino iniziatico: Inferno - opera al nero - Purgatorio - opera al bianco – Paradiso - opera al rosso.

Apparentemente il paragone tra la monumentale opera dantesca e la poesia A Livella, può sembrare blasfemo, ma possiamo osservare che il punto di partenza è assolutamente simile. L’ingresso di Dante all’Inferno rappresenta la morte iniziatica praticata nella caverna. Nella poesia di Totò il passaggio sembra essere più sfumato, ma il cimitero, dove lui rimane solo e per giunta a mezzanotte, ora in cui nelle comunità iniziatiche si terminano i lavori, è palesemente l’allegoria della caverna.Presa in senso letterale la poesia sembra una scadente opera in vernacolo, frutto di un saltimbanco dello spettacolo. Il livellamento inteso come morte del corpo fisico non ha praticamente senso, poiché è un significato ineluttabile ben conosciuto a tutta l’umanità. È evidente che per capire questa poesia bisogna trascendere il significato letterale.

Totò comincia il suo viaggio iniziatico nel cimitero – caverna e guarda come spettatore esterno il marchese e il netturbino che altro non sono che la rappresentazione autobiografica della sua esistenza.

Nato nel 1898 dalla bella popolana del rione Sanità Anna Clemente, Totò era figlio naturale del marchese De Curtis, che nel 1921 sposa Anna Clemente dopo la morte del di lui padre che si era sempre opposto a questa unione per ragioni di casta nobiliare. In Totò dunque convivevano questi due aspetti apparentemente dicotomici.

L’apparente dicotomia era ben nota all’iniziato Totò, che certamente conosceva il dato speculativo che informa il pentagono regolare e il pentalfa pitagorico. Questi oggetti, che possono essere tracciati uno dentro l’altro in una successione infinita e ricorsiva, alternano tra loro il pentalfa con la punta rivolta verso l’alto, simbolo benefico in cui si può iscrivere la figura di un uomo vitruviano, e il pentalfa con la punta rivolta verso il basso emblema degli istinti e dell’animalità.

Questa è la dimensione di Malkut, primo stadio dell’albero sephirotico, rappresentazione simbolica della vita terrena. L’iniziato che voglia risalire l’albero altro non può fare che procedere nella morte iniziatica utilizzando la livella come strumento operativo che gli consente di contemperare e allo stesso tempo superare l’apparente dicotomia del pentalfa. Per fare ciò è importante che l’uomo si spogli dei suoi metalli. In tal senso Totò ritiene che la separazione dai metalli sia più complessa per chi nella vita ha titoli e ruoli importanti. Il marchese infatti ha, nel corso della poesia, una reazione potentemente conservativa rispetto a quel mondo profano che gli riconosce prestigio e onore:

Da Voi vorrei saper, vile carogna,

con quale ardire e come avete osato

di farvi seppellir, per mia vergogna,

accanto a me che sono blasonato!

Viceversa il netturbino essendo già spoglio dei metalli non ha alcuna difficoltà in tal senso:

Si fosse vivo ve farrei cuntento,

pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse

e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento

mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".

Questi versi non solo attestano la separazione dai metalli ma anche la consapevolezza della grossolanità del corpo fisico così come ben descritta da Rudolf Steiner:

Il corpo fisico è, nel mondo manifesto, ciò in cui l'uomo è simile al mondo minerale; d'altra parte, non può considerarsi corpo fisico ciò che differenzia l'uomo dal minerale. Da questo punto di vista, il fatto di massima importanza è che la morte mette in evidenza quella parte dell’entità umana, che, sopravvenuta la morte, è della stessa natura del mondo minerale. Possiamo accentuare il fatto che in questo elemento costitutivo della natura umana, cioè nel cadavere, sono attive le stesse sostanze e le stesse forze del regno minerale; ma occorre insistere non meno vivamente sul punto che con la morte questo corpo fisico entra in decomposizione.[1]

La vera ricerca per l’iniziato è dunque quella di trovare ritrovare quel fuoco concentrato che risiede in se stesso, mascherato dall’involucro grossolano.

Il dialogo tra il netturbino e il marchese trova la sua risoluzione nei versi del netturbino:

Nu rre,'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,

trasenno stu canciello (cominciando il viaggio iniziatico) ha fatt'o punto

c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme: (l’abbandono dei metalli).

Una volta purificato dai metalli l’uomo è pronto per intraprendere il suo cammino iniziatico servendosi della livella.

Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:

Il senso della frase è riferito al distacco dal mondo profano che l’iniziato, utilizzando lo strumento della livella, ha realizzato.

nuje simmo serie...appartenimmo ‘a morte!

In questo caso la purificazione avvenuta attraverso lo strumento operativo viene attestata e dichiarata: nuje simmo serie, (Totò a compiuto il suo cammino iniziatico) appartenimmo à morte! (attraverso la morte iniziatica)

 


[1]  R. Steiner, La scienza occulta nelle sue linee generali

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