Ricordo di Nino Taranto

di Stanistao Scognamiglio - Nel 1986 si spegneva Eduardo Taranto detto “Nino”. Uno dei più grandi e versatili attori italiani.

Anche lui, come moltissimi della tradizione teatrale napoletana,

figlio della Commedia dell’Arte, sviluppò però un tipo teatrale originale, tutto italico, che risale anch’esso ai greci: la “macchietta”. Una particolarissima figura che non è propriamente maschera, come Maccus delle Atellane, ma da lui e consimili fa derivare il suo carattere predominante. La dabbenaggine, l’ingenuità, che in molti casi sconfina nella palese stupidità. La macchietta, portata agli onori da Maldacea ed altri, adoperata anche da Totò, per esempio nel personaggio del “Bel Ciccillo”, viene nobilitata da Nino Taranto che la rende personaggio teatrale di primo piano.

In genere, l’individuo utilizzato come archetipo della qualità umana che si vuole dileggiare è un folle, uno stupido, reso così dalle pene d’amore. E risponde alla descrizione dell’elemento dionisiaco che Nietzsche adopera per illustrare l’opposto dell’ apollineo. Il mamo, in questo caso, contiene tutti gli elementi grotteschi e surreali della personalità deviata del dio del vino. Egli, come Dioniso, è in preda ai fumi dell’alcol, e per questo, maledice tutto e tutti, bestemmia, e si esprime per turpiloqui. Ma le parolacce, come, accade nel teatro greco, anche nel tempio della macchietta che è il teatro napoletano, sono alluse, ed espresse con doppi sensi, in genere tutti di natura sessuale, se non addirittura scatologici.

Nino Taranto affinò in maniera sublime i personaggi caratterizzati ,come Ciccio Formaggio, e riducendo la volgarità a un soffiato accenno. La postura, l’eleganza dell’abbigliamento strideva solo con la sua celeberrima paglietta, cappello di paglia appunto, in uso nei primi decenni del secolo scorso, soprattutto d’estate, da fior di professionisti. Ma la sua, tagliuzzata sul bordo,  spostava l’attenzione del pubblico tutta sull’accessorio, in maniera tale da ridicolizzare proprio quei difetti e ipocrisie di una casta professionale spesse volte formata da approfittatori e cialtroni.

La comicità di Nino Taranto, che espresse poi nelle recite teatrali e nei tantissimi film era tutta sua. Un originale e sapiente miscuglio di sarcasmo inglese e ironia napoletana caratterizzavano le sue battute asciutte e sornione. Contribuiva all’effetto elegante, una voce calda e pastosa, con una traccia di bonaria prepotenza che gli servì a rafforzare la tipologia guappesca di alcuni suoi personaggi.

 

 

 

 

Nel cinema,  dove interpretò accanto a ruoli comici, personaggi di grande resa drammatica, Taranto si fece apprezzare soprattutto come “spalla” di Totò. Termine riduttivo e ingiusto per un attore a tutto tondo, che al pari di Peppino De Filippo non era un “appoggio” scenico per Totò, ma una controparte attiva. Il protagonista del film “Totòtruffa”, il trasformista Antonio Peluffo(Totò), definisce precisamente il ruolo di Taranto(Camillo )definendolo “mio partner”. Ed è così, a differenza di una spalla “naturale” di Totò, che è Mario Castellani, che dà solo lo spunto al comico, nei loro film, Nino Taranto è l’altro comico protagonista. Il cinema americano lo definirebbe “co-starring”.

Ora facciamo una breve panoramica biografica e artistica

Nacque1907, a Forcella, nel cuore di Napoli, figlio di un sarto, Raimondo e di sua moglie Maria Salomone. Esordì a tredici anni  al Teatro Centrale di Napoli, interpretando quelle che sarebbero diventate le sue specialità: la "canzone in giacca" drammatica e quella da "dicitore" in abito da sera, rivelando le straordinarie doti di caratterista che l'avrebbero reso, per oltre mezzo secolo, uno degli interpreti più amati dal pubblico italiano. Nel 1927 entrò nella compagnia di sceneggiate Cafiero-Fumo e nel 1928 si sperimentò con successo alla sceneggiatura; invitato in tournée negli Stati Uniti, ne tornò con "una pianola a nastro e mille dollari" impiegati per finanziare la sua prima compagnia di varietà, che durò solo quindici giorni e finì con un grande fiasco.

Nel 1933 venne scoperto da Anna Fougez, che lo fece debuttare nella grande rivista, alla quale si sarebbe dedicato fino al secondo dopoguerra, accanto a Wanda Osiris e poi a Titina De Filippo, dando vita a straordinarie macchiette, tra le quali l'indimenticabile Ciccio Formaggio, ritagliato perfettamente su di lui dal duo Cioffi e Pisano: un ometto iellato, tradito e bistrattato dalla fidanzata, la quale per ennesimo gratuito dispetto gli sforbicia la tesa del cappello. Altre canzoni umoristiche di grande successo furono Mazza, Pezza e Pizzo e Quagliarulo se ne va.  Il personaggio macchiettistico  Il barone Carlo Mazza fu trasposto in un film di  Guido Brignone (1948).

Si dedicò anche alla prosa costituendo una propria compagnia solo nel 1955 e mettendo in scena, oltre a farse e commedie leggere, i testi dell'amico e maestro Raffaele Viviani, di cui propose fra l'altro L'ultimo scugnizzo (1956) e Don Giacinto(1961), che valorizzarono al meglio la sua intensa espressività. Negli ultimi anni sarebbe tornato con successo al teatro dialettale, soprattutto al fianco di Luisa Conte e del fratello Carlo

 

Esordì al cinema nel 1938 con Nonna Felicita di Mattoli ma fu stabilmente attivo dal dopoguerra interpretando un centinaio di pellicole, a cominciare da I pompieri di Viggiù sempre di Mattoli (1949), strepitosa carrellata del teatro di rivista. Interprete versatile, ugualmente a suo agio con la paglietta tagliuzzata del macchiettista, con gli abiti dimessi dello sfortunato professore di Anni facili di Luigi Zampa (1953), per cui si aggiudicò un Nastro d'Argento, con i ruoli brillanti di Accadde al commissariatodi Giorgio Simonelli (1954), con la commedia di costume di Mariti in città di Luigi Comencini (1957) e con le calibrate prove drammatiche di Italia piccola di Mario Soldati (1957

Interpretò con Totò,  come già accennato,  Totòtruffa 62 di Camillo Mastrocinque (1961) Totò contro Maciste (1962) di Fernando Cerchio, fino al travolgente Il monaco di Monzadi Sergio Corbucci (1963). Dalla metà degli anni sessanta fino al 1971 (anno in cui girò il suo ultimo film), Taranto prese parte, come caratterista d'eccezione, a ben diciannove musicarelli, al fianco di nomi importanti della musica leggera, comeGianni Morandi e Albano Carrisi.

 

 

 

 

 

Joomla templates by a4joomla