Cenno storico su Pietrarsa e le sue Officine

di Lorenzo Ciano - Ferdinando II di Borbone, desideroso di  rendere il Regno delle Due Sicilie 

sempre  più sviluppato economicamente e tecnicamente, ed autonomo dalle industrie inglesi, appena salito al trono nel 1830, avviò un processo di industrializzazione  facendo istallare a Torre Annunziata  una piccola   officina per la produzione di materiale meccanico e pirotecnico ( trivelle, macchine a vapore, affusti per cannoni, proiettili   ad uso della marina e dell’esercito.  Lo sviluppo di questa officina superò ogni aspettativa anche in virtù dell’ alto grado di  specializzazione che le maestranze  avevano raggiunto.  Per rispondere alle necessità di una maggiore crescita industriale, Ferdinando II decise di creare  nuova officina molto più estesa di Torre Annunziata e strategicamente meglio posizionata. La scelta cadde su di una località detta Pietrarsa. Questo luogo ubicato tra Portici, San Giorgio a Cremano e Barra; rispondeva all’antico luogo detto  Leucopetra, cambiato poi in  Pietrarsa dopo l'eruzione del Vesuvio del 1631,. Il nuovo opificio  fu inaugurato nel 1842 da Ferdinando II. Nasceva così, a quei tempi,  il più grande nucleo industriale in Italia.

Durante il discorso d’inaugurazione, Ferdinando II espose il  suo progetto  ferroviario annunciando che il Regno delle due Sicilie sarebbe stato attraversato da due grandi dorsali ferroviarie: la prima avrebbe collegato Napoli a Brindisi con una diramazione per Pescara, e la seconda, partendo dalla Calabria  e dalla  Basilicata avrebbe raggiunto Roma;  potendo poi  proseguire con altri interscambi in direzione di Firenze, Genova e Torino.

Le attività delle officine di Pietrarsa, iniziarono nel 1840 come industria siderurgica in grado di produrre materiale bellico e civile, utilizzando la ghisa ed altri prodotti semilavorati che  proveniva dagli  altiforni del Polo Siderurgico di Mongiana ove dalle proprie miniere, venivano  estratti i minerali per le fonderie ( nel 1860 questo polo siderurgico, ancora tutt'ora sconosciuto a molti, anche calabresi, dava lavoroa circa 1550 operai                                                                                                     

Nel maggio del 1843 Ferdinando II emanò l’editto affinché le Officine di Pietrarsa si occupassero anche della costruzione e manutenzione delle locomotive prodotte. In seguito, le locomotive prodotte, furono esportate anche in altri stati ed il Piemonte, ad esempio, acquistò nel 1847 ben sette locomotive

Nel 1852 la forza lavoro raggiunse il numero di circa 700 operai e, con l’espansione continua della fabbrica, alla fine del Regno delle Due Sicilie, furono superate le mille unità (1050 persone di cui 820 civili e 230 militari).  Con l’indotto delle fabbriche di San Giovanni a Teduccio, anche esse impegnate nella produzione di materiale rotabile, si aggiunsero altre settemila unità lavorative. Per comprendere correttamente l’economia e l’occupazione interna che le Officine di Pietrarsa permettevano anche in termini di autonomia industriale e bellica, che  poneva il Regno delle Due Sicilie fuori dagli interessi stranieri di questi settori ( in primis quelli francesi e quelli inglesi ). Un  quadro più completo di ciò che furono e avrebbero ancora potuto essere le Officine di Pietrarsa  è dato dal fatto che le Officine Breda sarebbero sorte circa trenta anni dopo e la Fiat sarebbe sorta circa 50 anni dopo; la sola Officina Ansaldo di Genova era seconda, per dimensione nell’ambito della penisola, ed occupava appena 480 operai. 

Nel 1860, L’Unità d’Italia, diviene per il Mezzogiorno,  uno spartiacque storico; il passaggio dalla monarchia  Borbonica a quella Savoiarda , culturalmente distante dalla  realtà del Sud Italia, divenne devastante per gran parte delle popolazioni dello stesso Sud. Il nuovo governo  privatizzò le Reali Officine di Pietrarsa  e le diede in gestione alla ditta Bozza che con il suo insediamento adottò una  nuova politica di  gestionale, riducendo  il numero dei dipendenti  di oltre la  metà, diminuendo poi i  salari ed aumentando  l’orario  di lavoro da 10 a 11 ore.

Questa  situazione  creò grande  malumore  tra  le maestranze le quali, il 10 agosto  del 1863,  si radunarono nel  piazzale dell’officina e iniziarono una coincitata protesta. A sedare questa protesta, furono mandati  i Bersaglieri i  Carabinieri e la Guardia  Nazionale che caricarono le maestranze con l’uso delle armi. Al termine degli scontri si contarono tra i manifestanti 7  morti e 20 feriti.  Nel 1877, dopo questo tragico accadimento il governo  decise di cedere la  gestione delle officine alla  Società Nazionale delle Industrie. 

Dal 1877 al 1885 vennero prodotte 110 locomotive, oltre 800 carri merci e quasi 300 carrozze viaggiatori oltre a parti di ricambi per rotabili. Successivamente al 1888 le ordinazioni furono rivolte verso fabbriche del nord Italia e fù dato a quella di Pietrarsa un nuovo indirizzo: manutenzione e riparazione. Con l’avvento dei nuovi sistemi di trazione elettriche e diesel, iniziò il lento declino di Pietrarsa culminato il 15 novembre 1975 con decreto di chiusura, e con la decisione di farne un museo ferroviario.  

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