New Age e Psicologia

di Giuseppe Citarda Una definizione di New Age - La “New Age” ritengo possa esser concepita quale sincretismo di più pensieri o correnti (filosofici, psicologiche, spirituali,

ecc.) che trovano sostegno e teoremi nelle dottrine dello psichismo, della medianità, della magia, dell'occultismo, dell'alchimia, della cabala, dei Rosa+croce, della teosofia, della reincarnazione, dello spiritualismo,  ecc, ecc.. Qui l'elenco potrebbe proseguire a lungo!

New Age, letteralmente “nuova era”, si aggancia alla teoria dell'era dell'Acquario (che avverrà o è già in corso) dopo quella dei Pesci; teoria che vuole “un passaggio epocale” da uno stato di sofferenza (quello attuale) ad uno stato di pace ed armonia e di aggregazione collettiva.

Ora, per quanto concerne i presupposti teorici della New Age,  è facile ipotizzare che se uno prende da più scuole di pensiero (così dette iniziatiche) e ne fa una propria, il rischio è quello di stravolgere i presupposti che regolano la singola scuola di pensiero e che nel tempo ne hanno caratterizzato i paradigmi, il linguaggio proprio,  i rituali, ecc. In un'unica parola ”l'Eggregoro” di quella scuola..

Per quanto concerne l'era dell'acquario, personalmente sono un po' scettico in quanto finché sarà presente “il cono d'ombra” difficilmente l'uomo potrà vivere un'era di pace a meno che non si ammette l'avvento di un nuovo mondo ...dopo la fine di questo!

Ancora sia il Kremmerz, sia altri studiosi di esoterismo (quello vero) quali il Papus, il Levi ecc., hanno sempre messo in guardia gli studiosi sugli effetti nefasti di certe pratiche psichiche, medianiche (a qualunque livello), sull'uso di droghe allucinogene ecc. Lo stesso Bardon, spiega che colui che ritiene di poter “legare” una qualunque Entità degli inferi (per adoperare un termine cattolico), e fargli compiere il proprio volere, alla fine dei suoi giorni diverrà “servo”di quell'Entità che di fatto lo avrà usato.

È vero, non sono molto favorevole alla New Age! Preferisco navigare in acque tranquille, seguendo i presupposti della singola scuola (iniziatica), senza sovrapposizione e, soprattutto senza conflitti “Eggregorici”, per chi crede nei piani “sottili”.

Per quanto riguarda l'uso delle teorie delle terapie transpersonali, da parte della New Age,  spero di poterne dimostrare la mera casualità. Certo quando Assagioli impostava la sua teoria, non pensava certo alla New Age, che era di là da venire.

  • Psicologia: il periodo storico

Sin dalla sua civilizzazione, l’uomo ha tentato di comprendere se stesso sia in relazione  alla Natura, sia in relazione con gli altri. Si è posto pertanto quesiti inerenti la sua costituzione, il rapporto con il Divino e, man mano che progrediva nel cammino di vita, ha tentato di porre in termini “scientifici” i quesiti di sempre: chi sono, come sono costituito, come relazionarmi con gli altri (inteso quale gruppo più o meno allargato).

Fu così che la psicologia nel porre le basi per uno studio “del” e sull’uomo, pian piano diviene quella scienza del comportamento (1908, William MacDougall) che progredisce di significato e si arricchisce nel metodo, man mano che le varie scuole approcciano ad “uno studio” o ad una metodologia d’analisi, seppur sovente in contrasto l’una con l’altra.

Ancora, è necessario tentare di comprendere il periodo storico da cui provengono le analisi dei primi “psicologi”; infatti il decennio 1861-1871 rappresenta un periodo di svolta nella storia d'Europa e del mondo intero. A quegli anni datano , infatti,  l'unificazione italiana e quella tedesca; la guerra civile americana (che vede la vittoria del Nord industriale sul Sud agricolo e schiavista); l'abolizione della servitù della gleba e l'avvio delle riforme economiche in Russia; la fine del feudalesimo e l'inizio della modernizzazione in Giappone su impulso della restaurata autorità imperiale. La seconda rivoluzione industriale incide profondamente sulla vita degli uomini del tempo. Nascono nuove tecnologie, nuovi prodotti, nuovi settori produttivi; il lavoro operaio viene intensificato e scandito dalla introduzione della catena di montaggio; i mercati si collegano sempre più strettamente grazie al perfezionamento dei mezzi di trasporto e di comunicazione. Tutto ciò consente di produrre beni in quantità massicce e di diffonderli con relativa facilità in ogni parte del mondo: la stragrande maggioranza degli abitanti dell'Europa entrano (in veste di produttori o consumatori) nel circolo dell'economia di mercato.

Mentre il progresso promette benessere a tutti, parallelamente genera profondi squilibri, come quello fra agricoltura e industria, tra regioni sviluppate e arretrate, tra capitalisti sempre più ricchi e operai sfruttati, tra produzione e consumo. Da questi squilibri nascono tensioni e conflitti sociali che vengono “amplificati” dai mezzi di comunicazione e dalle occasioni “d'incontro” (giornali ad alta tiratura, cinema, scuola, circoli filosofici, ecc.). L'inurbamento e l'emigrazione dei contadini provocano il progressivo spopolamento delle campagne tanto che, fra il 1870 e il 1900, la percentuale della popolazione impiegata in agricoltura scende a tal punto che molti terreni vengono messi in vendita o abbandonati, con il risultato di far scendere il valore della terra; il processo di concentrazione produttiva accentua la tendenza delle attività industriali ad addensarsi in determinate aree territoriali di dimensione regionale o sub regionali, provocando un rapido aumento della popolazione per l'inurbamento di contadini e immigrati; i quartieri operai sono privi delle comodità e dei servizi resi disponibili dal progresso, gli affitti aumentano a causa della eccessiva richiesta di abitazioni; la “sperequazione sociale” aumenta, i rapporti relazionali risentono della transizione storica, ”l'Animus” si  “incattivisce” divenendo sempre più egoico e meno propenso ed incapace di esprimere il proprio disagio; la cultura contadina trapiantata in quella  “cittadina”,  trasferisce ancora i vecchi riti popolari che “cozzano” con le nuove scoperte mediche; è in questa “atmosfera” che i primi medici-psicologi  iniziano a studiare e ad osservare le manifestazioni della psiche, i fenomeni sensoriali, la percezione e... gli “stati di coscienza”.

 

I momenti generativi della Psicologia moderna

-                  Empirismo, Positivismo

La tendenza dominante nella scienza del XVII secolo è l'Empirismo, ossia quel metodo che nell’abbandonare i dogmi, si rifà soprattutto all’osservazione, sostenendo che la conoscenza deriva dai sensi.

Cartesio tenta di risolvere il problema del rapporto fra il corpo e la mente, definendo questi quali due entità distinte e, successivamente, li considererà capaci di interazione o quantomeno di influenzarsi reciprocamente.

Egli definisce il corpo quale materia fisica e, pertanto, soggetto alle leggi della fisica e della meccanica, possedendo l’estensione spaziale e la capacità di movimento; la mente, invece, capace di pensiero e di coscienza, ci dà la conoscenza del mondo esterno; la sua principale caratteristica è la capacità di pensare; è libera, immateriale ed inestesa. Egli crede che l’anima sia compenetrata in ogni parte del corpo.

Un’altra sua teoria influenza il successivo sviluppo della psicologia: la dottrina delle idee (quelle derivate e quelle innate). Le derivate, sono prodotte dagli stimoli sensoriali (la vista di un  albero, il suono di una campana) e, le innate, si sviluppano al di fuori della mente o della coscienza (le idee di sé, di Dio, della geometria, l’idea di perfezione, di infinito).

Verso la metà del XIX secolo termina il periodo della psicologia prescientifica. Con l’avvento del Positivismo, solo i fatti acquisiti con “metodi scientifici” possono dirsi “veri”; ma è l'Empirismo che fornisce alla nuova psicologia un metodo e una teoria. Il metodo consiste nella osservazione e sperimentazione; la teoria riguarda lo sviluppo della mente, ovvero il modo in cui essa acquisisce le conoscenze attraverso il progressivo accumularsi di esperienze sensoriali.

 Nello specifico l’empirismo inglese ha dato importanza ai sensi, quello tedesco ne ha spiegato il funzionamento.

 

  • La psicologia sperimentale, lo Strutturalismo

Il compito dei primi strutturalisti è quello di scoprire la natura delle esperienze coscienti elementari, componendo la coscienza nei suoi elementi costitutivi (v. Wundt). Il metodo di ricerca strutturalista è di natura empirica e si basa sull’osservazione, la sperimentazione e la misurazione. Gli strutturalisti si dedicano allo studio della natura e si pongono domande sul che cosa accade e come accade, ma rimangono ancorati al metodo introspettivo o di auto-osservazione.

  • Il Funzionalismo

L’obiettivo della psicologia funzionale, in netto contrasto con quella strutturale, studia la mente dal punto di vista del suo funzionamento ovvero del suo uso come mezzo di adattamento dell’organismo al proprio ambiente. Essi affrontano i tre interrogativi del che cosa, del come e del perché. Lo spostamento dell’interesse dalla struttura alla funzione, ha conseguenze di notevole portata; una di esse è che le ricerche sul comportamento animale divengono parte integrante della psicologia (ciò grazie soprattutto alle teorie di Darwin); essi introducono anche lo studio dei bambini, dei ritardi mentali e dei malati di mente, integrando il metodo introspettivo con altri procedimenti di raccolta dei dati (test mentali, questionari, descrizioni oggettive del comportamento).

  • L’Associazionismo

L’associazionismo, cioè la combinazione di molteplici elementi mentali semplici, ammette che le idee complesse di livello superiore derivano dall’associazione di idee semplici. In esso si distinguono due periodi: quello filosofico e quello scientifico sperimentale. Nel periodo filosofico, gli sforzi eseguiti nel ridurre ad associazioni le complesse operazioni mentali, pongono le fondamenta della moderna teoria dell’apprendimento. Nel periodo scientifico si pongono le basi per uno studio più oggettivo e si determina il concetto di riflesso condizionato (Pavlov), il rinforzo, la discriminazione, l’estinzione; dimostrando con Pavlov, che i processi mentali superiori possono essere studiati in termini fisiologici e mediante l’impiego di soggetti animali.

  • La medicina psicosomatica

E’ dall’antica filosofia greca che emerge l’attualissimo concetto dell’unione tra “anima e corpo”, tra psiche e soma. Il termine psicosomatica ( Weiss e Englih) nasce dalla considerazione che l’essere umano è una “entità indissolubile”, tenuto conto della reciproca influenza tra mente e corpo. Si cominciò così a dimostrare che in ogni forma morbosa ed anche nei traumi accidentali, avevano un ruolo fondamentale non solo i fattori somatici ma anche quelli psichici; si iniziò a dare importanza alle reazioni emotive nello scatenamento delle disfunzioni organiche e si andò alla ricerca di alcune malattie la cui biologia poteva essere considerata psicosomatica. Ogni malattia o disturbo somatico poté esser visto come l’evento finale di una serie complessa di cofattori, una delle quali è inerente al terreno biologico dell’individuo. E’ per l’appunto l’applicazione simultanea delle indagini fisiche e di quelle psichiche che conduce ad una “diagnosi psicosomatica” formulata scientificamente. 

  • Ruolo delle emozioni nei disturbi psicosomatici:

Soprattutto i “fattori emotivi” sono i responsabili dell’emergere delle patologie psicosomatiche; quando un’emozione non riesce ad esprimersi mediante la parola o l’azione, essa si esprimerà attraverso il corpo, cioè mediante una specie di “linguaggio degli organi”. L’ansia bloccata, che non riesce a manifestarsi completamente a livello psichico, trova così altri canali di scarico, seleziona alcuni organi bersaglio e pian piano tende a cronicizzarsi. Si è in presenza di pazienti poco propensi a parlare delle proprie emozioni che, apparentemente, presentano un buon equilibrio psichico ma che vivono realmente una frattura netta tra vita emozionale e vita razionale. E tale blocco emozionale conduce alla somatizzazione.

Alexander, distingue due diverse tipologie di malattie psicosomatiche:

  1. soggetti con attitudini simpatico-toniche, in allarme e vigilanza perenne;
  2. soggetti con attitudini parasimpatico-toniche, persone dipendenti o in difesa passiva.

Tale classificazione è da ritenersi valida ancora oggi, anche se non può essere reputata completa, in quanto la pratica clinica, ci ha insegnato che detta suddivisione non è così netta.

 

- La Sindrome Generale d’Adattamento

Serve nel valutare il ruolo che le emozioni hanno nel causare alterazioni fisiologiche, imposta la teoria sulla “sindrome generale d’adattamento”, intesa quale quel complesso delle reazioni specifiche e generali che si verificano nell’organismo a causa dell’azione intensa e protratta di fattori lesivi (stress, urto violento) di carattere fisico, chimico, batterico, psichico. Si distinguono tre stadi:

=>la reazione d’allarme  =>   la fase di adattamento  =>  la fase di esaurimento

 

La reazione d’allarme comporta la liberazione di metabolici tossici quando l’organismo è sottoposto a degli shock di intensità  superiore a quella che può sopportare; questa comporta, in prima istanza, lo sbilanciarsi dell’equilibrio fisico-chimico, della regolazione vasomotoria e un aumento di adrenalina che produce modificazioni metaboliche e vasomotorie che preparano l’organismo a tentare di superare gli effetti dello stimolo lesivo.

La fase di adattamento, si verifica quando lo stimolo traumatico risulta essere continuo; qui si osserva una regressione della maggior parte delle lesioni morfologiche presenti nel primo stadio, mentre la resistenza allo stimolo continuo raggiunge un minimo per la continua secrezione degli ormoni corticali ma che indebolisce la mucosa gastrica, aumenta la glicemia e produce alterazioni.

La fase di esaurimento, rinviene dall’insuccesso del meccanismo di adattamento; infatti, se lo stimolo persiste, si determina una ridotta efficienza dell’organismo fino a pervenire alla morte dell’individuo. 

  • Nuovo concetto di malattia

In relazione a tali principi muta il concetto di malattia; infatti, se nel XIX secolo la formula era alterazione cellulare=> lesione anatomica=> disturbo fisiologico, nel XX secolo tale formula fu modificata in disturbo funzionale=> alterazione cellulare=> lesione anatomica.

Oggi si può completare tale formula in disturbo psicologico=> menomazione funzionale=> alterazione cellulare=> lesione anatomica.

 

-  Etiologia multifattoriale

Accennando le cause che sono alla base dell’emergere di una malattia psicosomatica, ci si deve orientare verso un’impostazione di tipo multifattoriale; infatti in ogni disturbo non può essere trascurata la valutazione della predisposizione biologica ed ereditaria, delle alterazioni e delle lesioni organiche, della storia del soggetto, del suo ambiente e della sua cultura, dei conflitti sperimentali, etc.. Quando si riesce a mettere in rapporto l’uno con l’altro tutti questi fattori, si può dire che la patologia della malattia è chiarita.

 

La psicologia contemporanea

Sigismund Schlomo Freud, detto Sigmund,  è stato un neurologo e psicoanalista,  fondatore della psicoanalisi, una delle principali correnti della moderna psicologia. Ha elaborato una teoria scientifica e filosofica secondo la quale l'inconscio esercita influssi determinanti sul comportamento e sul pensiero umano, e sulle interazioni tra individui.  Di formazione medica, tentò sempre, di stabilire correlazioni tra la sua visione dell'inconscio e delle sue componenti, con le strutture fisiche del cervello e del corpo umano: queste speculazioni hanno trovato parziale conferma nella moderna neurologia e psichiatria.

 Nella psicoanalisi l'impulso sessuale e le sue relazioni con l'inconscio sono alla base dei processi interpretativi. Nell'indagine dell'attività mentale umana, la psicoanalisi, si rivolge soprattutto a quei fenomeni psichici che risiedono al di fuori della coscienza. L'inconscio per Freud è il "luogo del rimosso", cioè un contenitore psichico vuoto alla nascita, che man mano si popola di “complessi”  causati da episodi traumatici infantili.

Carl Gustav Jung  è stato uno psichiatra,  psicoanalista e antropologo.  La  sua tecnica   è chiamata "psicologia analitica". Inizialmente vicino alle concezioni di Sigmund Freud se ne allontanò definitivamente nel 1913, dopo un processo di differenziazione concettuale culminato con la pubblicazione, nel 1912, di “La libido: simboli e trasformazioni”. In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia personale del singolo alla storia della collettività umana. L'inconscio non è più solo quello individuale, ma nell'individuo esiste anche un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi. Per Jung anzitutto l'inconscio non è "vuoto", ma è il contenitore di forme archetipiche universali ereditarie, all'interno del quale si organizzano le esperienze individuali; inoltre esso precede la formazione dell'Io cosciente, e contiene il progetto esistenziale dell'individuo che ne è portatore. Di fondamentale importanza è la teoria del simbolo, inteso da Jung come motore dello sviluppo psichico e strumento di trasformazione dell'energia psichica, originato dal confronto della coscienza con l'inconscio ed i suoi contenuti. La dialettica tra conscio e inconscio è ciò che delinea il percorso analitico. L’innovazione che Jung portò nella pratica psichiatrica fu innanzitutto la consapevolezza che la funzione del terapeuta non consistesse solo nell'applicare rigidamente un "metodo meccanico", ma nel porre attenzione alla "storia" del paziente e a quelle che egli stesso raccontava.

Gli archetipi

La psiche è composta oltre che dalla parte inconscia, individuale e collettiva, anche dalla parte conscia. La dinamica tra la parte conscia e quella inconscia è considerata da Jung come ciò che permette all'individuo di affrontare un lungo percorso per realizzare la propria personalità in un processo che egli denomina "individuazione". In questo percorso l'individuo incontra e si scontra con delle organizzazioni arche-tipe (inconsce) della propria personalità: solo affrontandole egli potrà dilatare maggiormente la propria coscienza. Esse sono "la Persona", "l'Ombra", "l'Animus” (nella donna), “l'Anima" (nell'uomo) e "il sé".

La Persona (dalla parola latina che indica la maschera teatrale) può essere considerata come l'aspetto pubblico che ogni persona mostra di sé, come un individuo appare nella società, nel rispetto di regole e convenzioni. Rispecchia ciò che ognuno di noi vuol rendere noto agli altri, ma non coincide necessariamente con ciò che si è realmente.

L'Ombra rappresenta la parte della psiche più sgradevole e negativa, coincide con gli impulsi istintuali che l'individuo tende a reprimere. Impersona tutto ciò che l'individuo rifiuta di riconoscere e che nello stesso tempo influisce sul suo comportamento esprimendosi con tratti sgradevoli del carattere o con tendenze incompatibili con la parte conscia del soggetto. È, in un certo senso, l'evoluzione junghiana dell' Esfreudiano.

Animus e Anima rappresentano rispettivamente l'immagine maschile presente nella donna e l'immagine femminile presente nell'uomo. Si manifesta in sogni e fantasie ed è proiettata sulle persone del sesso opposto, più frequentemente nell'esperienza dell'innamoramento. L'immagine dell'anima o dell'animus ha una funzione compensatoria con la Persona, è la sua parte inconscia e offre possibilità creative nel percorso di individuazione.

Il simbolo è inteso da Jung come motore dello sviluppo psichico e strumento di trasformazione dell'energia psichica, originato dal confronto della coscienza con l'inconscio ed i suoi contenuti.

Il Sé è il punto culminante del percorso di realizzazione della propria personalità, nel quale si portano ad  unificazione tutti gli aspetti consci ed inconsci del soggetto.

-  Individualità e personalità

Oggi si ritiene che sin dalla nascita, l'uomo attraverso la trasmissione ereditaria riceva un suo proprio “bagaglio” biologico; da questo “bagaglio” derivano quelle che chiamiamo:  la costituzione  morfologica (forme e proporzioni del corpo) e la modalità delle funzioni vitali (respirazione, digestione, circolazione sanguigna,...).  A queste, che costituiscono la struttura psichica di base,  dobbiamo aggiungere, per meglio definire la personalità, quelli che vengono detti i fattori ambientali e i  fattori educativi.

La personalità è quindi frutto dell'interazione di questi tre fattori (struttura psichica di base, fattori ambientali e  fattori educativi)  e delle “risposte/reazioni” che l'individuo pone in essere di fronte a questi stessi fattori. Infatti la personalità non solo unifica gli aspetti biologici del temperamento (risposta psichica naturale al corredo organico ereditario: esprime impulsi, tendenze istintive, disposizioni, necessità, stati affettivi...) ma unifica anche gli aspetti psichici del carattere, che sono frutto dell'iniziativa del soggetto sotto l'influsso dell'ambiente, sviluppando valori, modelli comportamentali, forme di organizzazione sociale che a loro volta modificano non solo l'ambiente ma anche la personalità stessa dell'individuo.

L'individualità, invece, attiene alla denotazione reale di un determinatoindividuo, ovvero, riguarda l'essere umano nella sua unità esistente, unica e irripetibile, cioè dotata di anima. L'individualità è, di fatto, la capacità di elaborare, secondo la propria formazione ed esperienza, secondo il proprio livello di coscienza, ciò che accade, ciò che si muove, ciò che viene espresso dalla natura e dall'umanità, ciò che è.  L'individualità è qualcosa che si muove all'interno del nostro processo cognitivo. Non ha necessariamente a che fare con ciò che siamo, ma piuttosto con quello che rappresenta il nostro interpretare e il conseguente agire, cioè attiene al Sé, inteso quale centro di pura coscienza o di auto-consapevolezza.

 

Assagioli e la Psicosintesi

Secondo Maslow, ciascun essere umano possiede in sé una natura interiore essenziale, intrinseca, innata, inalterabile. Questa natura interiore è in parte specifica della persona ed in parte è caratteristica dell’intera specie umana. Essa non sembra necessariamente malvagia, in quanto gli impulsi distruttivi, la crudeltà, la malizia il sadismo, sono da considerare quali reazioni violente alla frustrazione dei propri bisogni rivolti all’appagamento del piacere e delle proprie capacità. Si deduce così che detta natura interiore è buona, o quanto meno neutra.

La malattia, sempre secondo Maslow, è il risultato della negazione o della repressione di questa natura interiore ma ciò nonostante, essa, pur essendo debole rispetto agli istinti primordiali, agli atteggiamenti errati dell’individuo e alla pressione culturale, non viene mai del tutto sopraffatta da questi e, quindi, non si dissolve del tutto nella persona normale e, anche se negata, resiste sempre e preme per realizzarsi.

 

La Psicosintesi (in Roberto Assagioli)

 

Per psicosintesi,  nella sua accezione minimale,  si deve intendere  un insieme di metodi psicologici che hanno lo scopo di favorire e promuovere l'integrazione e l'armonia della personalità umana. In altre parole, il percorso psicosintetico ci aiuta, principalmente, a star bene con noi stessi.

Roberto Assagioli riguarda l'essere umano quale unità “bio-psico-spirituale” orientata in senso oloarchico e, quindi,  composta da diversi livelli interconnessi tra loro; ancora, nel pensiero di Assagioli, l'uomo è collegato  a tutti gli altri esseri umani e al cosmo.

N.B.: per olismo, dal greco “holon”: tutto, dobbiamo intendere quella teoria secondo la quale l'intero è un tutto superiore alla somma delle sue parti prese autonomamente.

Per Wilber, l'olismo è, invece, il livello più avanzato di sviluppo umano fino ad ora documentato; egli vede anche livelli più elevati,  cioè  mistici.

5.1  I presupposti teorici

La psicologia transpersonale nasce dalla crisi della cultura materialista; l’uomo prende coscienza della sua separazione dal trascendente e dell’impossibilità di trovare risposte al senso ultimo dell’esistenza, in un contesto in cui si crede solo a ciò che si tocca. La patologia più diffusa, diviene patologia spirituale, noetica, creativa, derivante dalla non attivazione delle potenzialità umane più alte. Il termine transpersonale deriva dalla preposizione latina “trans” (al di là, “oltre”) e “persona”, il cui significato “primo”, di tale termine,  è maschera. Maschera che era indossata dall’attore nelle rappresentazioni teatrali greche. Da qui si accede al significato letterario del termine transpersonale, di “oltre la maschera”, oltre la “persona”.

Per R. Assagioli, il termine assume un significato prettamente spirituale, riferendo tale terminologia all’inconscio superiore, da cui provengono le più alte potenzialità umane (intuizioni, aspirazioni artistiche, filosofiche, letterarie, etc.…). Esso è centro dell’umana interezza che trascende l’io prendendo parte ad una più alta e trascendente realtà universale.

la psicologia transpersonale, non si limita al mero studio della dimensione umana ma si allarga a quella del cosmo nel quale l’individuo è inserito e si spinge alla considerazione delle realtà superiori, esperibili solo soggettivamente e che pertanto, sfuggendo ad ogni codificazione scientifica, sono state studiate solo dalla mistica e dalla metafisica. In altre parole,  la   psicologia   transpersonale,   riguardando   l’essere    umano   quale   unità   di    “corpo-mente-anima-spirito”, o meglio quale unità bio-psico-spirituale (in quanto, secondo me la mente è lo strumento per la manifestazione della psiche),  si basa su una visione della realtà di tipo unitario e spirituale riguardando l’uomo sia come un sistema “complesso” e allo stesso tempo unitario, sia quale parte inscindibile dell’universo con il quale vive in relazione continua e, contemporaneamente, in relazione di interdipendenza. Essa, rivolge il proprio interesse agli stati non ordinari della coscienza, alla trascendenza, all'auto-realizzazione e alla qualità della salute. 

Per quanto attiene  alla “conoscenza” il modello transpersonale individua tre differenti tipi di conoscenza:

  • quella “sensoriale-empirica”, con la quale si accede alle esperienze del mondo “grossolano” (fisico, corporale) e ai suoi dati sensibili;
  • quella “razionale-fenomenologica”, con la quale si accede all’esperienza del mondo intellegibile e ai suoi dati simbolici, concettuali ed emozionale;
  • quella “spirituale-contemplativa”, con la quale si accede all’esperienza del mondo trascendente e ai suoi dati archetipici e noumenici.

 O                Ogni grado di conoscenza presuppone lo sviluppo di quello che lo precede, in quanto il superiore ingloba l’inferiore e non viceversa.

Per ASSAGIOLI, l’inconscio, oltre a contenere quanto già delineato da FREUD e da JUNG, è sede delle nostre pulsioni biologiche fondamentali e dei nostri complessi irrisolti (nozione di primitivo o inferiore); il conscio è sede dell’Io o “sé”, sul cui centro gravitano le sub-personalità; il super-conscioè la sede delle energie latenti dell’individuo, le quali potranno manifestarsi nel futuro se adeguatamente liberate ed indirizzate (percorso psicosintetico); è sede delle funzioni  e delle attività umane più elevate, dell’esigenza di ogni essere umano di dare un senso alla propria vita, dei valori e delle intuizioni creative, scientifiche filosofiche, religiose etc. …

Vi è un continuo scambio, un’osmosi, fra coscienza e inconscio; in un dato momento quello che era super cosciente diviene cosciente, resta tale per un certo periodo (breve o lungo che sia) e poi ritorna ad essere super cosciente.

Ancora, in ognuno di noi sono presenti, in diversa misura negli strati più profondi della nostra psiche, gli istinti, le passioni, i vizi, le virtù  e le doti di tutta l’umanità; oltre a questi elementi ancestrali e atavici, derivanti dal passato, che si manifestano bruscamente in varie circostanze, ve ne è un altro, derivante dagli influssi esterni: “noi , psichicamente, non siamo <sistemi chiusi>. Vi è un continuo scambio di elementi vivi, di influssi profondi con gli altri esseri. Già fisicamente il nostro corpo non è isolato, esso subisce continui influssi “meteorologici e cosmici”. I gruppi più importanti di questa classe di influssi sono quelli psichici prenatali e della prima infanzia (v. Freud: i disturbi nevrotici affondano le loro radici in esperienze infantili).

Per Assagioli, i sintomi patologici, anziché essere visti come qualcosa di indesiderabili da eliminare, sono considerati come un blocco dell’energia psichica da esplorare e da sciogliere, per consentire all’individuo di riprendere la strada interrotta verso la sua auto-realizzazione. Solo liberando tale energia e, quindi, consentendo alle potenzialità personali di manifestarsi liberamente, i sintomi patologici potranno scomparire definitivamente.

Tali concetti, sono da Assagioli rappresentati, attraverso il diagramma  a forma di “ovoide” .

Assagioli schematizza l'essere umano secondo un modello detto ad ovoide; esso è formato dall'inconscio individuale, composto dai livelli 1, 2 e 3; dall'inconscio collettivo: l'ambito 7; l'Io superiore o Sé transpersonale (la stella, ambito 6);  il campo della coscienza, l'area n° 4 e l'io, o sé cosciente, l'ambito 5.  

 

 - L'ambito 1, l'inconscio inferiore, è sede delle attività elementari che presiedono alla vita organica e da cui deriva la coordinazione “intelligente” delle funzioni fisiologiche; contiene i resti del passato prossimo remoto, le fobie, le emozioni e gli impulsi indesiderati (v. Freud: lotta tra Io ed Es), le attività parapsicologiche di tipo elementare e gli oggetti rimossi dall'Io.

- L'ambito 2, l'inconscio medio, è quella parte in cui avviene la gestazione dei fenomeni che stanno per emergere nel campo cosciente, ovvero quella parte in cui si elaborano le esperienze, preparando le attività che la personalità porrà in essere.

- L'ambito 3, l'inconscio superiore, è sede delle potenzialità più alte dell'uomo, da qui emerge il talento intuitivo, le ispirazioni etiche e filantropiche, la creatività artistica, filosofica, letteraria, le capacità parapsicologiche di tipo superiore, gli slanci dovuti all'amore altruistico  e le qualità spirituali.

- Nell'ambito 4, campo della coscienza,  si avvicendano i contenuti psichici: le sensazioni le emozioni, le idee, ecc., dei quali siamo consapevoli in ogni momento. Qui risiedono le sub-personalità: entità psichiche, monadi, che si sono organizzate allo scopo di adattarsi alle forze esistenti sia all'esterno sia all'interno dell'individuo; esse tendono ad emergere e a condizionare l'essere umano con la loro subdola arroganza. Sono paragonabili, in qualche modo, ai ruoli che svolgiamo (padre, libero professionista, figlio, genitore, ecc.) e dei quali non riusciamo a disidentificarci senza un opportuno processo psicosintetico (è quando, per es., portiamo i problemi di lavoro nella famiglia e/o viceversa). Le subpersonalità hanno un loro centro di volontà, un loro repertorio standardizzato e meccanico di comportamenti, di atteggiamenti, di automatismi, di funzioni e di desideri; queste entità psichiche, sub-personalità, cercano di prevalere l'una sull'altra, formano la nostra vita interiore ed hanno attinenza con le nostre attitudini, le pulsioni, le abitudini, i sentimenti e i pensieri, limitando tutte le nostre potenzialità; sono in grado di “consociarsi” per affinità.

- L'ambito 5, l'io o sé cosciente, è il centro di pura coscienza e di volontà; centro unificatore della nostra personalità; è il “me stesso”, centro di identità stabile che non subisce nessun cambiamento.

- L'ambito 6, il Sé transpersonale, è anch'egli un centro di coscienza e di volontà ma con un campo d'azione molto più ampio, tanto da includere tutto l'inconscio personale.

- L'ambito 7, l'inconscio collettivo, è rappresentato tratteggiato, perché delimita ma non separa completamente un'entità psichica dall'altra; infatti per Assagioli gli uomini non sono monadi senza finestre. E' attraverso  questa “membrana” semipermeabile che avviene un continuo scambio di “fluidi”, di osmosi psichica, fra i vari esseri umani  e fra ciascuno di questi e l'ambiente psichico generale. Ha una funzione trascendentale.

(Il pieno  sviluppo  e  armonia  dell'essere umano,  quindi,  avviene  attraverso  un  percorso psicosintetico,  capace  di  attivare il  centro  di  pura  coscienza  e  di  volontà  e  da questo  pervenire alla presenza cosciente del Sé transpersonale).      

Stabiliti i fondamenti della psicologia transpersonale e, premesso che,  l’entrata del super cosciente nella coscienza può avvenire in due modi: modo discendente (gli elementi del super cosciente, irrompono nel campo della coscienza attraverso intuizioni, illuminazioni improvvise, ispirazioni. Spesso tutto ciò avviene in modo spontaneo, inatteso; talvolta costituiscono la risposta ad un appello, ad una invocazione, consapevole o no) e modo ascendente (il centro di coscienza, l’Io autocoscienze, il sé, evolve a livelli superiori a quelli ordinari, fino alla sfera del super cosciente), Assagioli stabilisce  i metodi d’indagine del super cosciente, essenziali per ottenere una documentazione scientifica,  identificandoli in tre fasi:

- raccolta dati: ricerca di documenti già esistenti, biografie, autobiografie, raccolta diretta di informazioni mediante colloqui personali e attraverso questionari;

- classificazione, interpretazione, valutazione dei dati: consiste nell’esame delle informazioni raccolte;

- sperimentazione: consiste nell’applicare i metodi psicologici atti a facilitare la “discesa” di elementi super coscienti nel campo della coscienza, oppure atti a promuovere “l’ascesa” del centro di coscienza nelle regioni superiori.

Dalla sua ricerca,  Assagioli, ha sintetizzato i seguenti caratteri dei livelli superiori:

senso di approfondimento

senso di interiorizzazione

senso d’elevazione

senso dell’espansione

senso dello sviluppo, dell’attivazione

senso del potenziamento, del sentirsi più forti, dinamici

senso del risveglio

senso di illuminazione

senso di gioia

senso di rinnovamento

senso di resurrezione, di assurgere ad uno stato perduto

senso di liberazione (libertà interna)

coscienza dell’essere.

Maslow ritiene che tutte queste manifestazioni siano interpenetranti e collegate, in quanto sono tutti aspetti dell’essere, più che parti di esso.

Nell’ambito, del super cosciente, vi sono “elementi”, contenuti di vario genere, attivi, dinamici, mutevoli, i quali partecipano alla corrente della vita psichica nel suo insieme; Il Sé, però, è immobile, stabile, immutabile; in definitiva è diverso dal suo ambito. Anche la posizione del Sé, nell’ovoide, sta ad indicare la sua natura individuale e universale allo stesso tempo. Il Sé spirituale, Centro più alto che completa e perfeziona quanto la volontà ha iniziato, agisce senza che noi ce ne accorgiamo, in quanto è al di sopra di ogni conflitto ed essendo “unità” coordina, armonizza, unifica. Il suo risveglio comporta il risveglio di potenzialità latenti, l’elevazione della coscienza verso nuovi livelli e una nuova dimensione interna.

L'esperienza del Sé  raramente si realizza  spontaneamente;  la sua realizzazione,  però,  può essere

facilitata o stimolata tramite l’uso di vari metodi di meditazione e di concentrazione,  sotto  l'attenta

super visione di un vero esperto.

 

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Bibliografia:

            Benigno, F., Salvemini, B., Progetto Storia 1900/2000 Tempi e Problemi, Laterza.

            Citarda, G., Terapie Transpersonali,  TerreSommerse.

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