Grenoble: “ Valore, intrepidezza, maestria” Il battesimo di fuoco dei Carabinieri

di Vincenzo Solvi - Ed ecco che i carabinieri sono arrivati al termine della loro  lunga cavalcata. Sostano al riparo d'una lieve ondulazione del terreno; soltanto di scorcio, oltre i filari delle piante che segnano il corso

del fiume, si vedono ancora lontane le rosseggianti moli dei bastioni ideati da quel gran costruttore di difese che fu maestro Vauban. Più oltre svetta un campanile che sovrasta una distesa di tegoli. Grenoble. E quella la meta. Per giungere  in vista delle sue fortificazioni hanno scavalcato le Alpi, sono scesi dai passi chiazzati di neve, siamo a luglio,è vero, ma lassù i pascoli sono lambiti  dal gelido abbraccio  dei ghiacci perenni, hanno lasciato l'impronta  del loro passo lungo  le polverose  strade del Delfinato. Poca gente si è affacciata a vederli passare. Timore, incertezza. E l'armata piemontese che avanza, la comanda il generale  De La Tour, va a combattere contro quei francesi che hanno giocato la loro carta disperata per un estrema fedeltà al loro antico imperatore.

E il 1815, un anno sul quale la posterità farà fermare molte pagine della sua storia. Napoleone era stato sconfitto l'anno prima, aveva abdicato e il suo esilio era stata

un'isola verde in mezzo al Tirreno. Non lontano, a vista, c'era la sua Corsica a risvegliare nostalgie. All'Elba il Bonaparte, imprigionato in un regno troppo esiguo per le sue  ambizioni, non aveva fatto che rimuginare rivincite. Cosi il 1 marzo era sbarcato in Francia. La notizia si era sparsa fulminea: è tornato!                    

I giorni seguenti non fanno che registrare la sua marcia inarrestabile verso nord. Verso Parigi. I reparti  che sono mandati a fermarlo defezionano. Passano a sognare nuovi voli, sulla scia dell'aquila imperiale, che precede la colonna in marcia, appaiata al tricolore biancorossoblu nuovamente spiegato. Digne, Disteron, Gap sono superati in un delirio di folla. E dopo era venuta Grenoble. La città più importante, l'incognita più grossa. Quelli di  Grenoble vogliono resistere. Contro la travolgente avanzata dell'imperatore viene schierato il quinto reggimento di linea. Un reparto che rimarrà famoso, legato a una famosa apostrofe napoleonica. Anche un'incisione, destinata a diventare popolarissima, fermerà l'avvenimento. Il Bonaparte è solo davanti ai suoi, eretto, inerme, fiero. ”Soldati del quinto di linea”,grida agli uomini che dovrebbero spianargli contro i fucili, “mi riconoscete voi?”. L'immagine del reparto. Forse c'è un po' di enfasi. Forse la retorica ha preso un po' la mano dell'artista. Ma l'episodio è proprio questo. Grenoble ha schiuso  le sue porte  a Napoleone. Davanti a Grenoble si trovano adesso i carabinieri dell'armata del generale De La Tour. I tempi sono cambiati, poco più di cento giorni sono passati da allora: i Cento Giorni dell'ultima speranza di napoleonica, che le fanterie inglesi di Wellington e i cavalieri prussiani di  Bluecher  hanno appena frantumato fra  le ondulazioni  di Belle Alliance, su nel Belgio, in prossimità d'un villaggio chiamato Waterloo. Le potenze della Alleanza  hanno ripreso il sopravento sull'uomo  che aveva fatto tremare l'Europa. Bonaparte è avviato al suo ultimo esilio di Sant'Elena. Inglesi, prussiani, russi, austriaci hanno marciato sul suolo di Francia  per ristabilire l'antica monarchia. L'ala meridionale di questo sterminato  esercito include  anche le forze di un piccolo regno.

E la tarda mattina del 6 luglio 1815 quando i piemontesi si affacciano davanti alle fortificazioni di Grenoble. L'artiglieria  nemica fa sentire il suo peso nella battaglia. La difesa si è irrigidita. Gifflenga manda  all'assalto  i suoi  battaglioni. Le fanterie  urgono  contro il nemico, che arretra senza tuttavia mostrare di voler cedere il campo. Occorre un'azione decisiva.  Gifflenga sa di avere  a sua disposizione  un piccolo nucleo di cavalleria. Al riparo d'un avvallamento, i carabinieri  aspettano. Il loro  comandante è  giovane, impaziente. Di tanto in tanto giostra fin oltre il ciglio per osservare. E li che lo raggiunge un cavaliere. “Sottotenente  Cavassola!  grida. L'ufficiale e il messaggero hanno un breve scambio di voci, poi il primo chiama  alla radunata i suoi uomini. I carabinieri muovono il passo dalla parte  di dove  vengono  i rumori  della battaglia. Lo schieramento è  prefetto, come a una manovra. Il reparto è giovane, ma molti nelle sue file sono veterani. Sarà  comunque il battesimo del fuoco per i carabinieri. Il sottotenente leva la sciabola. “Trotto,trotto lungo,galoppo,allungare...”. Un urlo. I carabinieri caricano!

L'azione viene ripetuta due volte. Una sola perdita: il carabiniere Alessio, lo scampato di Aiguebelle, è rimasto ferito. Il nemico è rintuzzato entro le sue difese. Il giorno dopo  Grenoble chiederà la resa. Il rapporto del generale Gifflenga dice: “I carabinieri hanno fornito una carica che ha fruttato molti prigionieri. Il carabiniere Alessio è ferito e merita  per la sua condotta  i riguardi  del colonello del suo corpo “ . E  l'ordine del giorno del generale  De La Tour : “Maggiori di ogni elogio sono il valore, l'intrepidezza, e la maestria con cui  si distinsero nell'attacco  di Grenoble le truppe e i pichetti di cavalleria  e dei  carabinieri comandati  dal sottotenente  cavalier Cavassola “.

A questi riconoscimenti possiamo aggiungere due promozioni. Toccano ai carabinieri Mosca  della stazione  di  San Pietro  d'Albigny e Forneris  della della stazione  di L'Hòpital, che potranno  fregiarsi del grado di brigadiere. Unica la motivazione: “perchè distintisi in modo particolare  per zelo, attività, coraggio ed intelligenza  nel servizio  d'informazioni  durante la  circostanza in cui  fu  invaso  il ducato di  Savoia”.

Ai primi di ottobre  l'esercito  piemontese rientra in patria. Il suo intervento a stroncare le ultime  velleità imperiali della Francia non è stato simbolico. Chambèry e Annecy, che si volevano annesse allo stato transalpino, sono ricuperate. E ricuperate sono molte  opere d'arte  che i francesi avevano sottratto. I carabinieri hanno ben meritato.  Era la loro prima prova di impegno, sotto il fuoco di un nemico agguerrito. La  loro storia militare  non poteva incominciare meglio. Ma, la loro, non sarà soltanto una storia militare.                                

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