Il Parco Archeologico di Baia

parco archeologico di baiadi Mariano Piromallo - Per gli antichi romani Baia era un luogo veramente speciale, tanto speciale da attrarre in questo sito il fior fiore dell’aristocrazia romana. Questo grazie al clima dolce, alla malia del paesaggio e principalmente grazie alle acque termali. (Le Terme)

Le fonti ci confermano la presenza di Crasso, di Giulio Cesare, di Clodia, la Saffo di Catullo, e di tanti altri influenti personaggi della vita pubblica romana.

Nell’anfiteatro naturale, composto dalla caldera semisommersa di un vulcano oramai spento, le ville degli aristocratici romani si stendevano sui piani sovrapposti che, dalla collina, degradavano al mare. Le loro residenze iniziano a configurare quel sistema urbanistico privo di apparente regolarità, definito da Plinio more baiano, in cui gli edifici pubblici convivono con quelli privati, evidenziando il carattere squisitamente residenziale di Baia.

Nel periodo repubblicano, queste ville avevano una rilevante funzione di fructus, grazie ai profitti ricavati dalle peschiere,createdall’ingegno di Sergio Orata e dai latifondi e dagli orti terrazzati di pertinenza delle ville, ma poi, con l’impero, le ville di Baia assunsero una funzione prettamente residenziale.

A Baia vennero in tanti, da Marcello, figlio adottivo dell’imperatore Augusto, a Caligola, che in uno dei suoi non rari momenti di follia fece costruire un enorme ponte di barche sulla rada, per poi traversarlo al galoppo. Felice della sua esperienza decise di nominare senatore il cavallo che lo aveva accompagnato in questa impresa. Anche l’imperatore Claudio fu attivo a Baia, e i resti della sua villa sono ancora immersi, a causa del bradisismo, nella acque di Baia. Nerone amò particolarmente questi luoghi tanto da concepire grandiosi progetti, come quello di convogliare tutte le acque termali in un grande bacino che avrebbe dovuto unire Miseno all’Averno. Ma qui concepì anche tragiche scelleratezze, come l’omicidio della madre Agrippina, oramai d’ostacolo nelle sue scelte politiche.

La cittadina era all’apice della sua fama, e tale fama fu propagandata e amplificata da diversi autori che, la descrivevano prevalentemente nelle stesse tinte.

Per Cicerone, Baia è sinonimo di disordine morale e di dissolutezza, mentre secondo Varrone “i vecchi giocano a fare i giovanotti mentre i giovanotti giocano a fare le fanciulle”. Orazio si limita ad esaltarne le bellezze naturali, mentre Ovidio definisce Baia il luogo ideale per i cacciatori di donne; “queste vanno a Baia per curare il corpo con le terme, ma tornano ferite nel cuore”. Ancora più laconico è Marziale secondo il quale “a Baia una donna arriva come Penelope e riparte come Elena”.

Ma tutto ha un termine, e le fortune di Baia erano comunque legate a quelle dell’impero, nella cui decadenza vengono trascinate anche le regioni flegree, e per finire il bradisisma porterà al definitivo abbandono dell’area. La città che la mitologia voleva essere stata fondata da Baios, il compagno di Ulisse, tra VII ed VIII secolo, era coperta da metri d’acqua e di essa erano visibili solo le cupole di alcuni edifici, i cosiddetti templi di Diana, di Mercurio e di Venere e le immagini delle strutture e dei mosaici che il mare lasciava trasparire.

baiaNel corso del medioevo si riaccese un certo interesse per questa zona. Il suo fascino “ruderale” colpì, tra gli altri, Petrarca e Boccaccio. Sull’onda di questi grandi autori, gli Umanisti napoletani, come pure la corte Aragonese, rilanciarono la moda di Baia.

Ma anche questa nuova parentesi baiana stava per chiudersi. Le vicende belliche tra Aragonesi e Francesi prima (1493/1503) e il disastroso evento vulcanico che portò alla nascita del Monte Nuovo nel 1538, confinarono Baia e con lei i Campi Flegrei nel dimenticatoio.

Oggi Baia è lontana dall’antico splendore. L’uomo, con il suo intervento, ha influenzato pesantemente il paesaggio manomettendo e spesso cancellando le antiche testimonianze.

Nella parte continentale di Baia, l’edilizia e i lavori di cava hanno praticamente distrutto qualsiasi forma di vestigia del passato. Si è salvata la sola area del parco archeologico e i resti coperti dalle acque che presentano uno stato di conservazione migliore. E sono proprio le acque di Baia ad aver restituito importanti reperti oggi conservati al Museo Archeologico dei Campi Flegrei, sito nel Castello di Baia.

Oggi la visita al Parco Archeologico di Baia si apre con l’epigrafe dedicata ad Orazio: “Nullus in orbe sinus Baiis praelucet amoenis -Nulla al mondo splende più dell’ameno golfo di Baia”. Da qui si accede al primo dei quattro settori in cui è stato convenzionalmente diviso il parco, quello dell’Ambulatio; gli altri settori sono quello della Sosandra, da una statua della divinità protettrice degli uomini, il settore di Venere.

Tra le cose notevoli presenti nel parco, oltre ad una serie di ambienti termali riccamente decorati, la grande natatio, una piscina in cui venivano rappresentate battaglie navali, secondo una moda consueta all’epoca, ed il maestoso teatro ninfeo da cui l’aristocrazia romana godeva lo spettacolo, per finire al settore di Mercurio, col suo suggestivo tempio a cupola, che affascina per i giochi di luce riflessa dall’acqua e dal particolare eco che la struttura rimanda.

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