Virgilio… Mago napoletano

di Adriana Longarzo - Nel 1688, per volontà di Pedro d’Aragona, fu apposta su un’edicola sulla via di Pozzuoli presso una grotta che collega Napoli ai Campi flegrei un’epigrafe scritta da Virgilio morente e tradotta da Sebastiano Bartoli.

Il poeta, la cui poesia esprime realtà e simbolo, ci fa conoscere non solo il suo tempo, ma anche quello successivo poiché ha interpretato tutte le sfumature dell’animo umano. Nel corso del Medioevo, all’ammirazione si sostituì il culto infatti, scrive il Frassinetti, ebbe fama di sapiente, mago e stregone. Emblematici i versi di Dante. Tra il IV e ilV sec al culto di Virgilio contribuirono in modo decisivo 2 autori: Ambrosio Teodosio Macrobio e Marziano Felice Capella ; il primo ridusse tutte le più svariate discussioni di filosofia, diritto, oratoria ad altrettanti passi delle opere di Virgilio, visto come autore di valore normativo in ogni campo dello scibile.  In pieno VI sec., con Fabio Fulgenzio Planeiade (da non confondersi con l’omonimo scrittore ecclesiastico), maturò la tendenza a vedere in Virgilio il misterioso portatore di una dottrina segreta, capace di schiudere nuovi e inaspettati livelli di realtà al di fuori del campo letterario, anche per la diffusione della rinascita neoplatonica che proseguì fino al VI sec., cioè alla chiusura della scuola di Atene ordinata da Giustiniano nel 529, in seguito alla quale i filosofi greci neoplatonici andarono via, essi che avevano diffuso il gusto per le interpretazioni allegoriche, per i significati reconditi, per la ricerca di una verità ideale ed eterna nascosta dalla molteplicità degli eventi. Fulgenzio intendeva spiegare il significato segreto dell’Eneide attraverso strane fantasie: immaginava, quindi, che il Poeta gli fosse apparso non nella sua grandezza classica per dirgli che la sua opera epica era un’immagine della vita umana, ma nelle vesti di mago e negromante. In effetti, era una chiave di lettura dell’epoca quella simbolica come larvate e incompiute prefigurazioni delle verità di fede. Nella vicenda di Enea,infatti, veniva letta ora la storia dell’anima che cerca Dio, ora quella del piano divino per la salvezza del mondo in cui la fondazione dell’impero aveva un ruolo provvidenziale!

La discesa di Enea nell’ Averno era una “navigatio? dell’anima umana nei mari delle passioni. Un altro elemento che ha contribuito al sorgere del culto medioevale di Virgilio è quello cristiano; l’esempio più noto è quello che riguarda il “PUER? della IV ecloga delle Bucoliche: figlio di Asinio Pollione, di Claudio Marcello o dello stesso Augusto? I medioevali vollero vedere una profezia del Cristo redentore cantata da un pagano grazie anche all’accenno a una Vergine, al bimbo nascente, al serpente che muore.Ed è presente anche la profezia del “Grande Anno? delle concezioni orfico-pitagoriche che Virgilio esprimerà per bocca della Sibilla cumana nell’Eneide senza tralasciare il riferimento ad Esiodo detto “cimeo? da Cuma in Eolide o in Campania ..

La credenza nel “Grande anno?della durata di diverse migliaia di anni era stata diffusa a Roma in quel periodo, da culti misterici di sette pitagoriche:la vita sarebbe scandita in grandi cicli che prenderebbero il nome da metalli(oro, argento, ferro…);al ciclo finale retto dal sole(Apollo) tornerebbe a succedere l’età dell’oro retta da Saturno. Questa credenza potrebbe aver ispirato il Leopardi delle “Operette morali? e il Nietzche  dello Zarathustra quando sviluppa la sua dottrina dell’eterno ritorno dell’uguale.

Il “pius Aeneas?,la cui psicologia è più vicina a quella del sacerdote che a quella del guerriero omerico, apparve negli ambienti culturali cristiani dell’?alto medioevo? il ponte ideale tra mondo antico e civiltà cristiana, tra uomo vecchio (uomo-istinto che vede nella guerra l’attività più nobile) e uomo nuovo (dotato di pazienza, umiltà e senso di giustizia).

Alla luce di queste considerazioni, la leggenda di Virgilio mago e negromante sembra contrastare con il culto medioevale per il Poeta; infatti, magia e negromanzia erano condannate dalla chiesa ed era vietato, durante la notte, eseguire riti magici o attività da negromanti! Ma a Virgilio molto fu perdonato e gli furono attribuite solo opere di magia bianca rivolte al bene della città che lo ospitava! Il Pasquali  considerava la leggenda del poeta mago di origine colta,  il Comparetti  di origine popolare e le leggende napoletane su Virgilio erano realmente popolari perché facevano riferimento al più vero tessuto religioso del luogo e si esprimevano nei termini del preciso  linguaggio del fantastico collettivo ritualizzato tuttora verificabile in Campania. Per questo, vedremo  che la “Cronica  di Partenope? era la fonte più aderente ai veri linguaggi del fantastico-religioso e, come si riscontra in tutte le favole di magia del folclore, fa sempre riferimento ad antiche forme cultuali; comunque non era testimoniata dalla tradizione anteriore all’XI sec. e nemmeno da autori locali .

Tutto nacque nel 1160, quando un ecclesiastico inglese Giovanni di Salisbury, dopo aver visitato Napoli, scrisse di aver raccolto la tradizione che Virgilio, anticamente, aveva liberato Napoli dalle mosche costruendo una mosca magica di bronzo sotto l’influsso di una certa costellazione. Nel 1196 il vescovo Corrado di Querfurt, cancelliere di Arrigo VI, in una lettera scritta dalla Sicilia ad Arnoldo di Lubecca, affermò di aver potuto conquistare la città per conto del suo signore grazie al fatto che il modellino della città costruito in una bottiglia di cristallo (palladio) si era leggermente incrinato e la sua funzione di mantenere integra la città fino a che fosse rimasto integro esso stesso aveva perduto efficacia!

Nel 1211, uno scrittore inglese, Gervaso di Tilbury, professore a Bologna e frequentatore della corte di Ottone IV, pubblicò i suoi “Otia imperialia?nei quali raccontava non solo del palladio, ma anche di altri oggetti visti a Napoli personalmente; raccontava, ancora, uno strano episodio: un suo compatriota avrebbe chiesto e ottenuto dal re Ruggero d’Altavilla di poter cercare i resti del poeta Virgilio. Li trovò in un monte e sotto il capo, c’era un libro di magia; le guardie gli impedirono di portar via il corpo del poeta, ma ottenne solo il permesso di portare via il volume del quale affermò di aver potuto, grazie al cardinale Giovanni di Napoli, vedere alcuni estratti(era stato trafugato o no?) e sperimentare personalmente alcune magie illustrate. Verso la fine del sec.XII, un altro inglese, Alessandro Neckam (fratello di latte di Riccardo cuor di leone), prof. all’università di Parigi, elencò una serie di talismani fabbricati da Virgilio per Roma e Napoli compresa una sanguisuga d’oro fatta fondere per disinfettare i pozzi napoletani da quegli animali. Probabilmente egli aveva raccolto queste informazioni ma non era mai stato a Napoli ed è di quel periodo la testimonianza di Cino da Pistoia che accennava alle gesta compiute da Virgilio per la sua città adottiva. Nel 1300, dunque, alla corte di Roberto d’Angiò detto il “Saggio?        

fu realizzato il I compendio della leggenda napoletana di Virgilio: ?Cronica di Partenope o Croniche de la inclita città de Napole con li bagni di Pozzuoli e Ischia? di autore ignoto. Non possiamo ignorare, a questo punto, un’ipotesi ardita di uno studioso italiano Maurilio Andriani
che riprese un testo del 1848 di Heinrich Heine pubblicato a Lipsia :?Vergilii cordubensis philosophia?in cui Virgilio sarebbe un mago-filosofo arabo la cui opera, grazie alle traduzioni latine dei suoi scritti, avrebbe avuto origine a Toledo nel1290. Sia Toledo che Napoli nel M.E. godettero fama di essere centri di “scienza segreta? ossia la magia, è vero, ma non ci sono elementi a favore di questa tesi come osserva il Comparetti il quale attribuiva a questo personaggio il desiderio di mettersi in mostra mediante quella scienza che quello dice chiamarsi non negromanzia, ma refulgentia!..

Il personaggio di Virgilio ha portato con sé dei misteri come il dubbio se fosse un romano o un etrusco; dalle storie sugli Etruschi sono tratte le gesta dell’eroe Tarconte fondatore delle 12 città nella valle del PO, fra cui Mantova da Mantus, forse divinità infernale come il poeta rievocava : 5) …Ocno ancor, figlio del tosco…. Il suo stesso cognome o patronimico Maro è legato col titolo di magistrato Maru.

La fama di Virgilio era tale che si raccontava che con la sua poesia e con incanti avesse  fatto tornare da una ragazza pazza d’amore l’amante infedele oppure la narrazione dello studioso Charles Godfrey Leland imperniata su 2 bambini di famiglia nobile che non avevano nulla da mangiare. Nel giardino della loro casa a Firenze c’era la statua di una donna bellissima  con un arco rappresentata mentre  corre con un cane. La bambina decise di offrire dei fiori alla statua ed in quel momento entrò nel giardino Virgilio mago che sorridendo informò i bambini che avevano offerto nel modo giusto i fiori alla dea Diana e da quel giorno la dea offrì ogni tipo di selvaggina per sfamarsi! Nel suo testo stampato a New York nel 1900 “Le leggende inedite di Virgilio? raccolse le tradizioni popolari su Virgilio intervistando il popolo su due zone in particolare: Romagna e Toscana sulle quali erano imperniate le 44 leggende della fonte più importante, l’informatrice Maddalena e fu per lui faticoso rispettare l’oralità della tradizione in dialetto e tradurre poi in inglese.

In molte leggende Virgilio era il deus ex machina che riusciva a risolvere fatti incresciosi operando nel bene e punendo i colpevoli con chiare lezioni di vita

tanto da sembrare rivolte proprio all’insegnamento del bene.

Precise erano le formule magiche citate, i ritornelli pronunciati per ottenere benefici o procurare malefici; tutto questo lavoro valorizzò l’importanza della tradizione orale come radice della cultura dell’uomo.Comunque, presso di noi non venne mai dimenticato Virgilio poeta per lasciare spazio solo alle leggende come, invece spesso altri autori all’estero.

La leggenda di Virgilio mago nacque e si inserì, dunque, nel periodo del M. E. normanno ed angioino, proprio quando il discorso sull’esoterismo a Napoli diventò molto interessante dal momento che fiorì una grande scuola ermetica che si occupava di alchimia. Ricordiamo che nell’antica Neapolis viveva una colonia alessandrina ancora oggi testimoniata dalla statua del Nilo e se c’erano gli Egiziani, se c’era il culto di Iside, la dea degli iniziati, se era viva la tradizione iniziatica pitagorica come testimoniano le fonti storiche e la forma aY del quartiere detto Forcella, se il culto mitriaco aveva i suoi seguaci, sicuramente non mancavano gli adepti della via alchemica! I processi, dunque di “ liquefazione?,?soluzione?  e “calcinazione?erano favoriti da una particolare terra vulcanica offerta dal Vesuvio e la distillazione dell’acqua marina era l’unico surrogato alla rugiada raccolta nella notte che doveva possedere un grado altissimo di purezza cosmica.I rapporti del grande poeta latino con Neapolis riguardano l’aspetto colto, cioè la sua prestigios a opera letteraria e quella popolare di mago-salvatore della città; la testimonianza

 più affascinante è quella di Castel dell’ovo sull’isoletta di Megaride(F.15) unita poi alla costa dal Borgo marinaro.  Il nome va analizzato,  infatti gli studiosi di Alchimia sanno che il termine uovo, o meglio uovo filosofico, era il nome esoterico dell’Athanor, il piccolo forno chiuso di metallo o vetro nel quale avveniva la trasmutazione dello zolfo e del mercurio in metallo prezioso(operazione iniziatica che definiva una profonda mutazione dello spirito e dell’ intelligenza dell’operatore). Molte ricerche alchemiche avvenivano proprio nel segreto di alcuni monasteri medioevali ed è confermata la presenza di monaci sull’isolotto già rifugio di eremiti in epoca classica. In un antico documento si legge che un amanuense  aveva speso tutta la sua esistenza nello studio di Virgilio e le ricerche hanno evidenziato “la profonda cultura virgiliana?della classe colta e religiosa napoletana nel periodo angioino e aragonese .Quando il re Ruggiero il normanno, che aveva conquistato Napoli dopo un lunghissimo assedio, diede il permesso ad un medico inglese di prelevare le ossa del Poeta per fare degli studi, le autorità cittadine, temendo delle infauste conseguenze, consegnarono solo i libri magici posti in un “vasello di rame?sotto il capo del Poeta e trasferirono le ossa a Castel dell’ovo dove potevano essere viste attraverso una grata. Vennero successivamente murate con il consenso della Chiesa perché l’interesse dei Normanni era rivolto alla sottomissione della città;quei libri magici si racconta che siano stati trovati sul monte Barbaro con il suo allievo Filomeno nella tomba del centauro Chirone sotto  il suo capo e da questo libro avrebbe appreso le arti divinatorie, la negromanzia, la magia, le arti taumaturgiche che lo resero tanto caro al popolo napoletano! Ora, pare che il libro sia custodito nelle Biblioteche Vaticane.  I suoi poteri magici aiutarono Napoli in varie occasioni come quando un gran numero di mosche molestava la città tanto da costringere gli abitanti a fuggire; Virgilio fece costruire una mosca d’oro, le diede vita con parole magiche al punto da trasferirle il potere di far morire ogni mosca che incontrava.Asciugò pure le paludi che rendevano malsana l’aria e lì sorsero giardini rigogliosi e case che godevano di aria pura. Addirittura invitò il vento Favonio a mutare direzione per non distruggere piante e fiori nel mese di aprile rendendo, quindi, la vegetazione rigogliosa;fu chiamato in soccorso anche nel quartiere chiamato “Pendino? dove un terribile serpente si annidava ed aveva procurato la morte a tutti coloro che avevano tentato di ucciderlo. Virgilio lo addormentò per sempre con formule magiche; il folklore popolare ritenne che egli costruì un cavallo di metallo che con lo sguardo riusciva a guarire le ferite dei cavalieri e gli attribuì anche di aver posizionato due teste di marmo sui lati di Porta Nolana , una con il volto triste e l’altra  con il volto allegro e a coloro che passavano sotto e guardavano una delle teste, il destino donava auspici in base alla testa che guardava. E che dire della realizzazione in una sola notte della grotta di Pozzuoli, un’enorme galleria che collegava Napoli con Fuorigrotta per poter giungere più facilmente a Pozzuoli? Era scavata nella collina in tufo, alta da 2,80 fino a oltre 9 metri, lunga circa 700 metri e larga 3,20. Seneca la chiamava la “lunga prigione? perché oscura al punto da non essere illuminata da ben 64 lampioni, tetra e inquietante da destare paura in chi la percorreva, polverosa e lunga; agli equinozi, si diceva, il sole tramontava di fronte alla grotta e la luce riusciva ad illuminarla fino all’uscita del lato opposto.

Cert, trovandosi il sepolcro di Virgilio all’ingresso di quella grotta, è comprensibile che fosse il centro delle tradizioni virgiliane! Lo Scoppa aggiunge che(sempre riferendosi alla Cronica) Plinio affermava che fosse opera di Lucullo, ma egli crede a quanto veniva detto dagli antichi “particolarmente quando sono del paese?. Questa opinione è confermata dal nome “Grotta di Virgilio? non solo, ma anche dal fatto che il Petrarca, come egli stesso racconta,fu seriamente interrogato atal proposito da re Roberto e rispose: “Non ho a mente aver mai letto che Virgilio facesse il tagliapietre?. L’opera è da attribuire molto probabilmente al popolo dei CIMMERI legato al mondo sotterraneo, descritto da Omero, costruttore anche dell’antro della Sibilla che sono da considerare tra i più antichi abitanti della zona di Cuma e dei Campi Flegrei; le grotte scavate da loro avevano forma di trapezio ed erano immense. Cuma deriva, infatti, proprio dal nome Kymamineira, poi Kymmery o Kummeri. I Romani chiamarono PUTEOLI, cioè pozzi, cavità, quella che si chiamava Dicearchia (dominio della giustizia); i Greci trovarono queste grotte e nella Crypta un tempietto mitraico dove evidentemente si svolgevano i culti solari dedicati al dio Mitra.

Accanto alla Crypta, dove furono riposti i resti di Virgilio, un tempo esisteva un albero di alloro cresciuto sul sepolcro che prosperava grazie alle energie magiche del corpo del Poeta; la gente prendeva dall’albero una foglia e la masticava ritenendo che avesse proprietà terapeutiche. La pianta che cresce spontaneamente sulle ossa del defunto (di cui ci sono vari riferimenti in Campania) rappresenta la “presenza viva? del morto, la sua possibilità di?parlare? come oracolo o di operare miracoli. La tomba del Poeta,   dunque, sintetizza un contenuto iniziatico: l’albero è il simbolo dell’ascesa e il libro dei poteri sotto la testa, il simbolo della discesa.  ! Boccaccio, nel commento a Dante,citò le opere meravigliose fatte da Virgilio a Napoli dove visse molto più che a Roma e, prima di lui, Cino da Pistoia alludeva alla mosca nei suoi versi satirici contro Napoli: 5)“ O sommo vate,…  .Qualche eco della leggenda nella versione straniera, così come abbiamo già detto, che esaltava gli aspetti più ridicoli  si trova a Roma dove la Meta Sudans, fu chiamata “Torre di Virgilio? e il Settizonio “Scuola di Virgilio?.  

A Roma, dunque, in quell’epoca il Petrarca, a causa dei suoi studi virgiliani, andò incontro a numerosi problemi in quanto il nome del poeta era collegato alla magia nel senso negativo della parola. Il nome di Virgilio, negli antichi manoscritti del Mirabilia Urbis Romae del sec. XII, non figurava, ma venne inserito successivamente dopo la diffusione delle fantasie estere come colui che a Roma aveva esercitato la negromanzia. Infatti, nel sec.XIV Hans Folz, il barbiere-cerusico-poeta di Norimberga, scriveva in una sua novella burlesca che “Correva voce esservi a Roma un maestro dotto in negromanzia di nome Virgilio che dava risposte ai quesiti rivoltigli da tutto il mondo?. In un manoscritto dei Mirabilia del sec. XIII, si trova, a proposito del Viminale, l’aggiunta? di dove Virgilio, preso dai Romani, invisibilmente se ne andò a Napoli ond’è che si dice vado ad Napulum?. Questa etimologia indubbiamente rozza, si riferisce al nome di una strada che si chiama Magnanapoli (corruzione di Balnea Pauli) che conduce al Viminale.

Sempre nella Cronica, veniva  citato un orto di erbe medicinali e magiche che piantò sul Montevergine e ancora la costruzione dei bagni termali di Baia e Pozzuoli.(F.24) Dobbiamo tener presente che l’uso dei bagni a scopo terapeutico era molto diffuso nel M.E. e la prova più significativa è il poema composto da Pietro Ebolitano nel XIII sec. che descriveva le qualità mediche di 35 bagni nei Campi Flegrei, ma non solo, perché le cure termali offrivano, al tempo dei Romani, occasione di divertimento e, come affermava Marziale, di ben altro: le donne arrivavano novelle Penelopi e partivano licenziose Elene!

Dal XII sec. il nome di Virgilio fu associato a quello dei bagni di Pozzuoli che acquistarono, quindi, fama internazionale; il Poeta si sarebbe preoccupato di dotare ogni stabilimento di figure esplicative della particolare efficacia delle acque in relazione alla malattia da curare senza l’aiuto dei medici che, in cambio dei consigli, dovevano essere pagati. L’invidia dei medici della “scuola salernitana? si manifestò ben presto quando 3 di essi: Antonio Solimena, Filippo Capogrosso ed Ettore da Procida andarono a cancellare con ferri ed altri strumenti le indicazioni poste sui bagni, ma furono puniti perché sulla strada del ritorno, una tempesta li travolse, tranne 1 che raccontò ciò. Naturalmente questo episodio è frutto di fantasia, ma sta ad indicare l’antagonismo, nel M. E., tra i bagni di Pozzuoli, istituzione pubblica alla portata di tutti e la “ Scuola salernitana? che rappresentava la medicina ufficiale alla quale Federico II aveva concesso la facoltà di conferire l’abilitazione all’esercizio della professione medica in tutto il Regno. I termini della polemica sono ancora evidenti nel sec. XV in un sonetto del Pontano:6) “Si svaga un medico……? Virgilio, quindi,al quale la tradizione estese i poteri mantici della Sibilla da lui cantata nel VI libro dell’Eneide, operò sempre a beneficio della città e divenne il simbolo dell’identità del popolo, della forza e della libertà della Napoli altomedioevale, quella Napoli che voleva proteggere le reliquie del Poeta per la salvaguardia propria e del mito.

La grotta di Posillipo continuò ad essere luogo di devozione con la festa di Piedigrotta e, dietro alle immagini della Madonna o di un Santo si possono rintracciare segni virgiliani e reminiscenze di antichi culti pagani; questo sta a significare che si passa da una connotazione sincronica di mito-rito a una disgregazione di quest’ultimo per cui la struttura del modello rituale resiste per la sua funzionalità rappresentativa, ma che i segnali sono trasferiti in un altro rito!  

Perfino dall’ America giungevano richieste di souvenirs costituiti da rami del lauro cresciuto intorno alla tomba a Piedigrotta e Avram Davidson, novellista di fantascienza, trasse da ciò un romanzo fantastico: “La Fenice e lo specchio?, un’avventura di Virgilio negromante a Napoli che, preda di una strega bellissima, si imbarca nella difficilissima costruzione di uno specchio magico. A partire dal sec. XII, il Poeta destò l’interesse da parte della nuova classe di intellettuali, i chierici; Bernardo di Chartres commentava i primi 6 libri dell’Eneide interpretandoli allegoricamente e la sua poesia era sentita come fonte di dottrina, simbolo stesso del sapere, guida per percorrere la via della conoscenza che conduce alla verità, ossia a Dio. Fu proprio questo retroterra che indusse Dante a scegliere, un secolo dopo, il grande poeta mantovano come Duca,Maestro, Autore.

La sua magia più grande è stata la sua poesia, nella quale ha rivelato un amore profondo per la natura rigogliosa proprio della Campania felix, rivolgeva il suo sguardo alle stelle,ascoltava il ritmo del mare nella quiete di Posillipo, con una nota di sfumata malinconia congeniale alla sua personalità. La morte di Virgilio fu narrata dall’ Aliprando con questa orazione funebre che pose in bocca ad Ottaviano:?Di scientia è morto lo più valente……?.La tomba di Virgilio, il colombario, si trova vicino alla Crypta neapolitana, a forma di tronco di cono, la cui parte superiore è crollata, ed è chiusa al pubblico  da un’altissima cancellata per lavori che non vengono mai eseguiti perché si dice che i lavoratori scappino terrorizzati per i rumori e le visioni. Il Parco, detto Virgiliano nel 1930, ospita anche la tomba commemorativa del poeta G. Leopardi; al di fuori della Crypta,don Pedro di Toledo fece istallare degli affreschi che rappresentavano la Madonna col Bambino e San Luca anche per evitare che avvenissero lì riti orgiastici in onore di Priapo. La persistenza del culto “magico?di Virgilio, nonostante 2000 anni di Cristianesimo, è testimoniata dai libri del Poeta che venivano conservati presso ogni tempio dell’impero romano  come dei veri e propri   Libri Sibillini; essi venivano consultati nei momenti di difficoltà ed aperti a caso per trarne auspici, le cosiddette “Sortes Virgilianae?, consultazioni che pare si siano praticate  in tutta Europa fino alle soglie del XVIII secolo, cioè quasi fino alle soglie dell’Illumismo! Un latinista laicissimo, Concetto Marchesi data la sua piena adesione al marxismo, a conclusione delle pagine dedicate al poeta mantovano, scrive:? In Virgilio sono elementi di santità, che è quello spirito tra visionario e patetico che rinnova la vita, quella vastità sprituale che comprende tutte le cose, dal filo d’erba alla stella, quel senso di amore per tutto ciò che non è malefico, quell’aspirazione a una bontà unificata del mondo. Il sogno dell’anima sua è una società di uomini che lavorano in pace e in pietà sulla terra feconda e benedetta dal cielo?.

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